L'Italia non è una Nazione
Sommergiamoli di NO
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=333281


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...limba secata....
anku! bos si siket!


Grazie a Davide per lo splendidio lavoro fatto..... I nominati gli saranno certamente grati. (?)
Io, comunque avrei anche lanciato un concorso senza premi (embè, vi piacerebbe....) per stilare la speciale classifica F.d.C.2007. Ah! Non sapete cos'è? E allora, aggiungete la risposta a questo indovinello....


QUANDO A ROMA SI TRATTA DI VOTARE IL BILINGUISMO
Deputati sardi italocentrici
DI FRANCESCO CASULA
La Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza un disegno di Legge costituzionale, per riconoscere l’italiano come lingua ufficiale della Repubblica.
Hanno votato contro solo Lega Nord e Rifondazione comunista.
Si è così creata una sorta di unione sacra che ha visto alleati – alla faccia del bipolarismo e dell’alternatività dei due poli - Ds e Margherita, An e Forza Italia con cespugli vari. Tutti insieme, appassionatamente, in nome di un neocentralismo linguistico e culturale: compresi molti deputati sardi. Evidentemente dalla lingua biforcuta. Che in Sardegna parlano il linguaggio dell’Autonomia e del Federalismo, di Lingua sarda e di valorizzazione della cultura locale e a Roma, invece, si intruppano nei rispettivi partiti, che ancora una volta hanno mostrato il volto di sempre: biecamente statalista e italocentrico.
Con avvedutezza, i Costituenti - e parlo di Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, e Palmiro Togliatti - non avevano formalizzato il monolinguismo nella Costituzione, lasciando le porte aperte ad altre lingue: pensavano sicuramente alle regioni di frontiera (come Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, in cui sarà presente e praticato il bilinguismo), ma probabilmente non escludevano che anche in altre regioni, certo insieme all’italiano, fossero adottate a livello ufficiale altre lingue.
Per quanto riguarda la Lingua sarda, dovremo aspettare ben cinquant’anni perché venga riconosciuta e valorizzata: prima con la Legge regionale N. 26 del 15 ottobre 1997 e poi con la Legge statale N. 482 del 15 dicembre 1999. La prima attribuisce al sardo “pari dignità rispetto alla lingua italiana”; quella dello Stato va oltre: riconosce e tutela i sardi come minoranza linguistica, in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione.
Si tratta di un riconoscimento che si fonda sul diritto personale e collettivo di una comunità etno-linguistica, la cui lingua gode di pari dignità e, almeno per ora, di pari opportunità solo parziali.
A parte il possibile uso nell’amministrazione e nei media, la lingua sarda gode - ai sensi della legge 482 - di una condizione privilegiata all’interno della scuola: infatti, in quella primaria e in quella secondaria di primo grado, è possibile insegnare il sardo, ma soprattutto insegnare in sardo le diverse discipline del curriculum scolastico, nella convinzione che l’acquisizione del sapere e la formazione possano avvenire indifferentemente in italiano e/o in sardo. Ne risulta, così, un panorama nuovo dell’istruzione in Sardegna, che assume la lingua come elemento costitutivo dell’identità e della cultura. Questa prospettiva merita un’attenzione particolare non solo per le sue valenze culturali e identitarie, ma anche per le sue implicazioni economiche e occupazionali.
Ebbene, la Camera dei deputati, con l’approvazione del disegno di legge, vorrebbe cancellare quanto faticosamente si è ottenuto sul versante del bilinguismo in Sardegna e in altre regioni.
Pensavamo che il paradigma “una lingua, uno Stato” appartenesse a tempi bui e ormai consegnati al passato. Dobbiamo prendere invece atto che la maggioranza del Parlamento italiano a quei tempi è ancora legata e abbarbicata.
Nei Paesi più grandi e democratici d’Europa e del mondo (vedasi Spagna, Stati Uniti, Canada) il bi/multilinguismo da decenni è ormai assodato e operante. Anzi, la pluralità linguistica è tutelata e riconosciuta. I gruppi dirigenti, colti e civili lo capiscono. E lo ha ben capito anche la Chiesa cattolica, che con il Concilio Vaticano II ha riscoperto le ragioni della pluralità linguistica, promovendo in tutto il mondo numerose esperienze di alfabetizzazione nelle lingue native.
L’onda del pluruilinguismo va avanti nelle nostre società e un freddo studioso di prospezioni economiche come John Naisbit prevede una crescita ulteriore dei fattori di plurilinguismo.
Il Parlamento italiano, invece, è fermo al monolinguismo. Si dirà che la lingua sarda continuerà a essere valorizzata. Questo è il punto: non si tratta solo di valorizzarla ma di utilizzarla socialmente, ufficialmente e quotidianamente: costringere all’uso del sardo in ambito privato – ha scritto l’antropologo Bachisio Bandinu - significa solo «biascicare parole per saziarsi di esse».
Quando, invece, il parlare è un’operazione sociale e politica che attiene alle basi materiali della significazione e della comunicazione, in ogni sfera delle situazioni di vita e degli accadimenti storici.
Che i nostri deputati non pensino ancora che il bilinguismo attenti all’unità dello Stato?


PARTIDU SARDU - PARTITO SARDO D'AZIONE
Segreteria Nazionale
Sull’Impugnazione, all’Unione Europea, della Legge Costituzionale italiana contro l’eliminazione della Lingua Sarda.
In seguito alla legge costituzionale, relativa alla modifica dell’art. 12 della Costituzione concernente la tutela delle pluralità linguistiche, approvata dalla Camera dei Deputati che ha decretato, con l’aiuto di molti deputati sardi, l’esistenza e l’importanza della sola lingua italiana a discapito delle variegate differenze culturali e linguistiche proprie di ciascuna Regione, ho ricevuto una lettera da parte del Presidente della Commissione Europea, Dott. Barroso.
Nella sua lettera viene evidenziato come l’Unione Europea intraprenda numerose azioni, riconosciute dallo stesso art. 149 del Trattato che istituisce l’Unione Europea, volte alla tutela delle diversità linguistiche.
L’impegno della Commissione a progredire in quest’ambito è enunciato chiaramente nella Comunicazione “ Promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica – Un piano d’azione 2004-2006”, pubblicata nel 2003.
Tale impegno è stato reiterato nella più recente Comunicazione “Un nuovo quadro strategico per il multilinguismo”, del 22 Novembre 2005.
Non si comprende l’atteggiamento e la scelta politica effettuata dal Parlamento Italiano, e nello specifico da molti deputati Sardi, il quale non solo tenta di cancellare, con tale legge costituzionale antidemocratica la dignità, l’identità e la cultura delle varie pluralità linguistiche ma si pone, oltrettutto in contrasto con le stesse disposizioni che l’Unione Europea attua per la salvaguardia delle minoranze linguistiche.
Il PSd’AZ invita tutti i cittadini sardi a promuovere un’istanza indirizzata al Parlamento Europeo affinché tale Legge venga impugnata, qualora dovesse essere approvata anche al Senato.
Il Segretario del PSd’AZ
Efisio Trincas
(Efisiu Trincas)


Lettera del presidente Barroso al segretario del Psd’Az
L’Unione europea scrive a Trincas:
«Difenderemo i dialetti regionali»
Per tutelare la lingua sarda si era rivolto anche all’Unione Europea.
Ora da Bruxelles hanno risposto all’appello del segretario Psd’Az, Efisio Trincas sottolineando come l’Ue «per il suo livello di competenza, intraprende azioni per promuovere la diversità linguistica».
Trincas si era rivolto all’istituzione europea nei primi giorni del 2007 «avendo appreso che a livello parlamentare si stava portando avanti una proposta di legge cancellando di fatto le pluralità linguistiche delle Regioni. In quella circostanza mi ero rivolto al presidente della Commissione, José Manuel Barroso, sollecitando un suo intervento».
La risposta di Bruxelles è del 13 marzo ma, se azione c’è stata, non deve avere sortito particolare effetto in quanto, nel frattempo, la Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza l’articolo 12 della Costituzione indicando l’italiano come lingua ufficiale del Paese.
Il voto della Camera, ovviamente, non è stato condiviso dal Psd’Az secondo il quale «con questa proposta di legge, che indica l’italiano come lingua ufficiale, l’unica ad essere parlata e scritta in tutto il territorio, si sta cercando di cancellare la dignità, l’identità e la cultura del popolo sardo».
Resta l’impegno della Comunità europea «che - si legge nella lettera indirizzata al segretario sardista – contribuisce allo sviluppo di una istruzione di qualità incentivando la cooperazione tra Stati membri e, se necessario, sostenendo la loro azione nel pieno rispetto della responsabilità degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto dell’insegnamento e l’organizzazione del sistema di istruzione». ( g. a. )