Guarda che Bertinotti è socialdemocratico.
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C'è un piccolo particolare. chi siede in Parlamento non lo decidi tu, ma gli elettori. O almeno, così dovrebbe essere con una legge decente.
In ogni caso, la sinistra radicale si può quantificare intorno al 10%. Non è pensabile che una percentuale di elettori così ampia non debba avere una rappresentanza in Parlamento.
Compagni, vengo a portare la luce!
Innanzitutto con una lettera di Fassino di oggi, in cui spiega che il Partito democratico è un partito moderno, laico e riformista, non un partito di moderati cioé un partito di centro o di centrocattolico.
Poi riguardo Mussi che per ora non ha dichiarato nessuna scissione.
:)
Riguardo il Partito Democratico:
29 Marzo 2007
Fassino: la sinistra e i suoi valori vivranno nel Pd
di Piero Fassino - Il Riformista
Pd, lettera aperta a Fassino e Veltroni di Achille Occhetto
Caro Achille, rispondo volentieri alla lettera che mi hai inviato. Lo faccio certamente per un’antica amicizia mai venuta meno, nonostante le nostre storie politiche si siano allontanate. Ma lo faccio anche perché considero importante rispondere a interrogativi e dubbi che so non essere soltanto tuoi.
Intanto è rilevante che tu ti riconosca nell’obiettivo di un grande Partito democratico che, fondendo culture politiche e esperienze storiche diverse, dia rappresentanza politica unitaria al riformismo italiano.
D’altra parte - come tu stesso ricordi - quest’obiettivo era iscritto in quella coraggiosa e drammatica “svolta” che, sotto la tua guida, ci portò a considerare esaurita l’esperienza del Pci e a dare vita ad un nuovo soggetto politico che, non a caso, denominammo Democratici di sinistra. E l’obiettivo di dar vita a un nuovo soggetto riformista è stata la bussola che ha ispirato la condotta del nostro partito dalla nascita del Pds ad oggi. Fu mossa da quell’ispirazione la formazione della lista dei Progressisti nel ’94, che avrebbe potuto essere più larga se il Ppi avesse colto tempestivamente la rivoluzione in atto nel sistema politico di quel tempo.
Fu la stessa ispirazione unitaria che ci portò nel ’97 a dar vita ai Democratici di sinistra, aprendo il Pds all’incontro con uomini e donne provenienti dai Cristiani sociali, dalla Sinistra repubblicana, dal mondo socialista e laburista, dai Comunisti unitari. Un carattere plurale dei Ds che ancora in questi ultimi anni si è arricchita di compagni provenienti dal mondo verde e ambientalista e di esponenti della Sinistra Liberale. Fu ancora la stessa ispirazione unitaria che sollecitò la formazione nel ’95-’96 dell’Ulivo, che fin dall’inizio non pensammo solo come una alleanza elettorale, ma un soggetto politico “in divenire”. Ed è questa stessa ispirazione che, dopo la sconfitta del 2001, ci ha portato ad un nuovo progetto per l’Ulivo, come soggetto politico riformista. Dunque, è una coerenza di lungo periodo a condurci oggi al passaggio del Partito democratico. Coerenza che consente di dare risposte ai tuoi dubbi e interrogativi.
Una prima questione riguarda la configurazione del Partito democratico. Tu dici «ripartiamo dal grande Ulivo del ’96». È una bella suggestione che, tuttavia, elude un aspetto dirimente: L’Ulivo del 96-2001 non riuscì mai a divenire un soggetto politico. E non, come tu pensi, perché un complotto della nomenclatura politica lo abbia ostacolato, ma per una strutturale eterogeneità di composizione, dall’Udeur di Mastella al Pdci di Diliberto passando per Verdi, Ds, Margherita, Sdi, Italia dei Valori, che si è manifestata vincolo insuperabile per dare vita ad un soggetto riformista.
Naturalmente non ignoro che anche tra Ds, Margherita, socialisti, repubblicani - le forze che, insieme a Prodi, hanno fondato il nuovo Ulivo nel 2004 - ci siano differenze. Ma infinitamente minori di quante ce ne sarebbero in un Pd formato grande Ulivo.
Multilateralismo come asse di una politica estera per la pace e la stabilità; integrazione europea come dimensione ineludibile in cui pensare il futuro dell’Italia; sviluppo sostenibile, fondato su sapere, conoscenza e un più alto livello di specializzazione tecnologica; welfare-state rinnovato per una nuova coesione capace di governare trasformazioni demografiche, anagrafiche e sociali; rifondazione della democrazia e dei suoi istituti per respingere le derive populistiche e plebiscitarie su cui scommette la destra: su tutti questi temi oggi tra le forze che costituiscono l’Ulivo c’è una comune visione e comuni proposte, frutto proprio del fatto che l’Ulivo è stato in questi anni il luogo in cui culture riformiste diverse si sono incontrate, si sono riconosciute, hanno costruito una comune lettura della società italiana e una comune progettualità politica sottoposta agli elettori con il simbolo dell’Ulivo.
E anche sui temi etici, soltanto una strumentalità polemica può sostenere la inconciliabilità di posizioni: la lettera di 60 parlamentari cattolici dell’Ulivo - che in quanto cattolici impegnati in politica hanno rivendicato la loro autonomia e responsabilità istituzionale di fronte alle pressioni integraliste - è lì a dirci che il Partito democratico può essere una formidabile occasione per un incontro tra credenti e non credenti che promuova una nuova stagione di riflessione tra fede e politica nella costruzione di un nuovo umanesimo.
La seconda questione: noi vogliamo dare vita a un partito “riformista”, non a una formazione moderata. Un partito del lavoro, che oggi nel tempo della flessibilità ha certo bisogno di essere rappresentato e tutelato ancor di più di fronte ai tanti rischi di precarietà. Un partito dello sviluppo sostenibile capace di fare i conti con le sfide che i cambiamenti climatici ci pongono. Un partito per i giovani che chiedono di veder riconosciuto merito, talento, capacità. Un partito della cittadinanza e della solidarietà. Un partito della democrazia che guidi l’Italia fuori da una transizione istituzionale ormai troppo lunga. Un partito che assuma la pace, la non violenza, i diritti, la democrazia come valori fondanti.
Sono i valori che da sempre connotano l’identità della sinistra che dunque con il Pd non sparisce. La sinistra e i suoi valori vivono nel Pd e concorrono a fare del riformismo una cultura politica maggioritaria.
La terza questione da te sollevata che non mi convince è che il Partito democratico sarebbe una semplice fusione burocratica tra Ds e Margherita. Non è così. Intanto è una caricatura definire i Ds come un partito stanco e scettico, trascinato suo malgrado ad una decisione non condivisa. Il Congresso dice esattamente il contrario: 7.000 Congressi di sezione; 250.000 partecipanti, cifra superiore a ogni congresso precedente; 200.000 a favore - con voto segreto - del Pd, a conferma di un consenso reale al progetto riformista. Non solo, potrei raccontare di tantissime iniziative a cui ho personalmente partecipato - da Biella a Cagliari, da Matera a Venezia, da Milano a Ancona, da Torino a Udine - con migliaia di presenti, non solo militanti, ma elettori, cittadini. Potrei raccontare di affollati incontri nelle Università di Firenze, Bologna, Torino, Roma. Potrei raccontare dell’incontro con 150 dirigenti dell’associazionismo politico - dalla Tavola della Pace all’Arci, dal Forum del terzo settore alle Cooperative sociali alle Ong internazionaliste - che tutti hanno manifestato interesse alla nascita del Pd.
Certo, in questa fase - da Orvieto ad oggi - è prevalso il dibattito nei partiti: ma era inevitabile visto che soprattutto gli oppositori del Pd hanno posto come condizione per avviare il processo costituente che “prima” ci fosse una formale decisione congressuale dei partiti. Adesso - svolti i Congressi - si tratta di aprire la “seconda fase”, dando vita subito in tutta Italia ai comitati promotori del Partito democratico, aperti alla più ampia partecipazione di partiti, società, associazionismo democratico, cittadini.
E questo renderà evidente che l’intesa tra Ds e Margherita è necessaria per realizzare il Pd, ma non lo esaurisce assolutamente. Vogliamo realizzare un processo più largo. Non credo, intanto, che ci si debba rassegnare ad un autoisolamento dello Sdi, il cui obiettivo di una “costituente socialista” ha più senso se in funzione della partecipazione alla costituzione del Pd. C’è una vasta area ambientalista che vuole essere partecipe del nuovo partito. Ci sono formazioni repubblicane e liberal-democratiche altrettanto interessate. E contemporaneamente ci sono nella società italiana energie culturali e sociali da rendere protagoniste: quel grande popolo delle Primarie, così come quel ricco tessuto associativo che è cresciuto proprio con l’obiettivo del Partito democratico.
La fondazione di una vasta e capillare rete di comitati promotori del Pd fin dai primi giorni di maggio può perciò segnare l’avvio del percorso costituente aprendo una stagione di discussione che promuova una amplissima consultazione sulla prima bozza del Manifesto, al fine di arrivare in autunno all’assemblea costituente, a larga base democratica e partecipativa. E l’assemblea costituente potrà approvare il testo aggiornato e definitivo del Manifesto e uno Statuto.
E, infine, la questione della collocazione europea e internazionale del Pd: che non può che essere costruita insieme al Pse. Se obiettivo del Pd è anche concorrere ad una più vasta unità riformista su scala europea, non si può certo prescindere dal farlo insieme a quel soggetto politico - il Pse - che oggi rappresenta oltre il 90% del campo riformista europeo. E anche su questo il dibattito non è fermo: un anno fa dalla Margherita veniva la proposta che il Pd fosse il perno di una nuova famiglia politica europea “democratica” che si aggiungesse alle famiglia socialista, popolare, verde, liberale. Nelle tesi congressuali della Margherita - e in recenti dichiarazioni di Rutelli - quella ipotesi è abbandonata per lasciare il posto a un Pd che insieme al Pse persegua una comune azione per unire il riformismo europeo. Non è un’evoluzione insignificante e vi è dunque lo spazio per una soluzione politica forte e condivisa.
Mi fermo qui. Come vedi il Partito Democratico a cui, insieme a tanti, sto lavorando è una sfida alta, appassionante, ambiziosa. E per questo mi auguro che tu non voglia farci mancare la tua passione e la tua generosità. Un abbraccio.
http://www.dsonline.it/stampa/docume...p?id_doc=40639
E poi:
Riguardo Mussi il reazionario:
29 Marzo 2007
Pd, Mussi e Angius: serve una pausa di riflessione
I congressi di sezione sono quasi terminati. Il partito si avvicina a lunghi passi all’assise nazionale di Firenze che si terrà dal 19 al 21 aprile prossimi. Come noto, sono tre le mozioni in campo. I risultati parlano di un 75% degli iscritti che si sono espressi a favore della mozione Fassino (Per il Partito democratico), un 15,5% per la mozione Mussi (A sinistra, per il socialismo europeo), ed un 9,5% per la mozione Angius-Zani (Per una partito nuovo, democratico e socialista).
Comincia ora, come annunciato dal segretario Piero Fassino una nuovo fase, che, nei suoi piani e in quelli della maggioranza, dovrebbe portare alla nascita del Partito democratico entro la primavera del 2008, prima dell’importante tornata elettorale delle elezioni amministrative. Quelli di avvicinamento al Congresso nazionale, e quelli immediatamente successivi, saranno giorni decisivi per la Quercia. Le minoranze della sinistra Ds e degli “eurosocialisti” decideranno del loro futuro e scioglieranno i dubbi sulla loro permanenza nei Ds e nel Partito democratico che verrà.
Ieri, in un’intervista all’Unità, e ancora oggi, Piero Fassino ha rivolto il suo accorato appello alle minoranze «affinché portino nel Partito democratico» il loro patrimonio e non si stacchino da questo «grande progetto». Tempo di appelli, dunque. E se il segretario invita i compagni delle aree di Mussi e Angius, gli stessi esponenti di seconda e terza mozione fanno arrivare il loro messaggio alla maggioranza.
Oggi il coordinamento nazionale dell’ex-Correntone ha ufficializzato la sua posizione. Messe da parte le volontà “aventiniane”, la sinistra Ds ha deciso di partecipare al Congresso di Firenze. Troppo importante l’appuntamento delle amministrative di maggio per potersi permettere di arrivare divisi. Non ci sarà la temuta scissione precongressuale, ma l’area che si riconosce nella seconda mozione non intende arretrare.
«Fermate il processo di costruzione del Pd che porterebbe alla scomparsa dei Ds o noi, che non vogliamo fare la sinistra minoritaria e ininfluente di questo soggetto, sceglieremo l'altra opzione, ossia la possibilità di aprire un processo politico nuovo a sinistra». E' questo il succo dell’«estremo appello» che la sinistra Ds rivolge alla maggioranza del partito in un documento presentato all'Assemblea.
«Andremo al congresso a dire la nostra, ma senza entrare nei gruppi dirigenti visto che il gioco è fatto e quando si aprirà la fase costituente del Partito democratico noi apriremo la costituente di un movimento politico organizzato, autonomo, della sinistra». Sono drastiche le parole di Fabio Mussi. Il ministro di Università e Ricerca spiega che il 16 di aprile si riuniranno i delegati al congresso per discutere del documento licenziato oggi e della posizione da tenere a Firenze.
Questo, si legge ancora nel testo dell'appello, «è il momento della riflessione, non dell'accelerazione. Un'accelerazione che va al di là degli stessi tempi e modi indicati nella mozione di maggioranza. Il Pd nasce al buio. Nessun serio chiarimento c'è stato nei congressi di Ds e Margherita, né sulla tavola dei valori, affidata fin qui all'improponibile Manifesto dei 12, né sulla collocazione internazionale, né sui punti cardinali, di programma e di cultura politica».
Per l'ex-Correntone «Ds e Dl vanno all'ultimo congresso, poi nascerà rapidamente un partito prima che ne siano chiari i fondamenti. Questa è la prima ragione per cui un quarto degli iscritti è contrario o pieno di dubbi. La percentuale cresce in molte grandi città... non si respira il clima di entusiasmo per qualcosa di forte e di nuovo che nasce». Per queste ragioni la minoranza della Quercia chiede «alla maggioranza di fermarsi, di non sciogliere questa esperienza collettiva, i Ds, che sono essenziali per la democrazia del nostro paese e per la stessa tenuta del centrosinistra. La scomparsa del nostro partito avrebbe conseguenze negative per l'insieme del centrosinistra. Il destino della sinistra italiana non può ridursi a questo: una rete di correnti dentro un partito che cancella i simboli stessi della sinistra e del socialismo».
Ma Fassino insiste. Non vuole perdere pezzi per strada. «Il fatto che il 75% dei nostri iscritti abbia detto sì al Partito Democratico – ribadisce - significa che c'è una amplissima condivisione per questo progetto. Naturalmente noi lo vogliamo realizzare con tutta la ricchezza del nostro partito. Quindi dico alla mozione Angius e alla mozione Mussi, e a chi le ha sostenute: state dentro il nostro partito, state con noi, siate parte della costruzione di questo progetto».
Ma se la sinistra Ds è ferma sulla sua contrarietà al Pd, gli esponenti della terza mozione, forti dell’ottimo risultato raggiunto nei 7mila congressi di sezione, si mostrano tutt’altro che arrendevoli e non nascondono tutti i loro dubbi. Duro il commento del portavoce degli “eurosocialisti” Alberto Nigra. «Ci siamo battuti in questo congresso per dare vita ad una nuova formazione politica, democratica e socialista fondata sui valori della laicità, della sinistra, membro effettivo del Pse. Tutto questo non è presente nel progetto di Fassino. I componenti della terza mozione – sottolinea Nigra - per poter proseguire nel proprio impegno ritengono indispensabile l'ottenimento delle richieste formulate nella riunione del coordinamento nazionale: una vera fase costituente; una verifica congressuale; l'adesione al Pse, anche attraverso l'eventuale utilizzo del referendum tra gli iscritti e i soggetti che daranno vita al nuovo partito».
Altrettanto fermi i commenti dei primi firmatari della mozione, Gavino Angius e Mauro Zani. Secondo il vicepresidente del Senato, è arrivato il momento che «la maggioranza avanzi nuove proposte, altrimenti non escludiamo la possibilità, per ora prematura, di poter guardare altrove, ad esempio alla proposta dei socialisti di Borselli». Partendo dal presupposto che «il manifesto del Pd è inaccettabile e costituisce un ostacolo insormontabile all'adesione al nuovo partito», e rilevando «la grande preoccupazione per la lotta di potere all'interno della Margherita», Angius chiede a Fassino di dare «risposte chiare su tre punti: la fase costituente del Pd deve avere tempi congrui e, quindi, non prima della fine del 2008». Quindi, il senatore diessino chiede che «al termine della fase costituente si proceda ad una verifica congressuale dei Ds sugli esiti politici e organizzativi con l'assunzione di una formale decisione di sciogliere il partito».
Un richiamo a rallentare arriva anche dal co-firmatario della terza mozione Mauro Zani. «E' il momento di una riflessione rigorosa sull'esito dei congressi di Ds e Margherita e sull'avvio del processo costituente di un partito nuovo. Se si procede a tappe forzate tra Ds e Margherita, senza farsi carico delle fortissime perplessità che stanno emergendo da più parti, non nascerà nulla di duraturo». Secondo l’euorparlamentare, si sta sprecando l’occasione per costruire «quel partito del XXI secolo, una grande sinistra, di nuova concezione, a larga base popolare, capace di edificare una casa riformista e progressista accogliente per tante e diverse forze».
L'esponente della Quercia conferma la sua posizione intermedia rispetto a Fassino e a Mussi. «Personalmente – spiega - non mi rassegno ancora all'idea di una scelta tra un'operazione politica che guarda prevalentemente al centro dello schieramento elettorale e la suggestione di far partire, a sinistra, un altro progetto politico necessariamente competitivo con quello del Pd. Mi domando - dice ancora Zani - se non sia ancora possibile aprire il processo costituente su basi allargate allo Sdi di Boselli, all'Idv di Di Pietro e all'insieme delle forze verdi e ambientaliste. E, insieme, tener aperto un dialogo costruttivo con tutte le forze della sinistra italiana, con l'obiettivo di mettere in campo, nel futuro, un vasto e plurale rassemblement in grado di raccogliere veramente tutta la spinta all'unità che viene dal popolo dell'Ulivo e dall'intero centro-sinistra». Per fare ciò i tempi non sono ancora maturi. «Non si fa un partito nuovo in un giorno», conclude Zani.
http://www.dsonline.it/stampa/docume...p?id_doc=40643
Mio commento:
Mussi è totalmente fuori dalla società, come i preti cattolici continua a ripetere le stesse pippe mentali, che la storia ha dimostrato inefficaci.
Inoltre invece di entrare nel PD, pensa di fondare altri partiti, mostrando di non aver capito ancora che gli Italiani ne hanno i coglioni pieni del fatto che ognuno che la pensa in maniera leggermente diversa si fa un partito!
:)
Mauro, lascia stare le dichiarazioni di circostanza.
Se si fa il PD Mussi se ne va, lo ha detto chiaro e tondo.
Se se ne va Mussi il PD rimane un partito per metà cattolico.
La situazione è questa.
No, Mauro, la questione sollevata da Mussi non è una pippa mentale.
E' sostanziale.
Ma dove vuole andare, Mussi? E' davvero impagabile: ha perso clamorosamente al Congresso (è andata molto meglio la terza mozione, in proporzione) e cosa fa per non essere minoranza? Va a fare un altro partito, dove finalmente potrà essere lui stesso maggioranza :lol
Davvero patetico. Eh sì che dagli elettori lo stimolo all'unità dell'Ulivo è stato ben forte e chiaro.
Io andrei pure nella sinistra radicale, se non avessi una profonda sfiducia in quella che sara' la sua classe dirigente...