Polemica sulle donne in politica ed il quorum riservato ad esse
La partitocrazia è necessariamente in mano agli uomini.
Il potere va inteso nel senso comune come una forma legale di furto.
Gli uomini hanno la presenza culturale di accettare il furto, la malversazione, la rapina e sono i grado di suffragare tale operazioni come momenti ideologici di pensiero e conseguentemente opinabili.
La donna è pragmatista, può avere la medesima predisposizione, o anche di più, nell’appropriazione indebita, ma mai potrebbe trasformare ed accettare nel suo immaginario che un furto sia una operazione frutto del pensiero, di una cultura del potere.
Per una donna , anche se non lo fa apparire, un furto è un furto.
E immaginiamo che un partito abbia come rappresentanti la stragrande maggioranza di donne, Culturalmente non vi sarebbe più nessuno a sostenere come il furto partitocratrico è una componente essenziale del potere.
Ma se i partiti non hanno al loro interno una forte componente culturale di rapina, ed il furto non viene considerato una parte essenziale della vita partitocratrica, allora crollano.
Pertanto la maggioranza di donne in politica ucciderebbe il concetto di signori della guerra che hanno i partiti.
Questi morirebbero e per rubare occorrerebbe inventare qualcosa altro.
Per una società dove il depredare è la norma, i partiti sono la migliore espressione per fornire spazio, lavoro e protezione ai ladri.




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