
Originariamente Scritto da
calvin
LA VOCE REPUBBLICANA ONORA IL MANCHESTER UNITED
LA VOCE REPUBBLICANA ONORA IL MANCHESTER UNITED
“Per favore, permettimi di presentarmi, sono una persona facoltosa e di classe”. Così Sir Alex Ferguson è sbarcato per la prima volta con la sua armata in una giornata piovosa nella città Santa e chissà, un brivido deve avergli percorso la schiena. Mica l’ha fatto togliere quel diavolo rosso dalle casacche del Manchester United, come pretendeva un prete cattolico scozzese pronto a lanciare anatemi. “Non ci pensiamo proprio”, ha sorriso Sir Alex che, forte dei suoi vent’anni di panchina all’Old Trafford e 30 titoli vinti, con il demonio un patto l’ha stipulato di certo. Ad esempio quella notte ad Atene contro il Bayern, a 3 minuti dalla fine Ferguson era sotto di un gol e vedeva la Coppa fuggire. Ma in un solo minuto la sua squadra segnava due volte e furono i bavaresi ad avere la maggiore pena della loro esistenza calcistica da espiare. Per Ferguson, il trionfo. Poi l’oblio, i litigi, gli addii, i titoli persi, gli infortuni. Da quell’anno ad oggi sembrava che lo United e il suo padrone, nonostante ancora altri 4 titoli in otto anni, avessero imboccato la parabola discendente. Ed invece nuovamente in testa alla premier, avanti in FA Cup, ed ora a Roma per i quarti di Champions. Ferguson davanti a S. Pietro, forse ha pensato che fosse l’ora della resa dei conti. Non sarà stata comunque questa idea a impedirgli di bersi un paio di birre e scommettere sui suoi adorati cavalli. Insomma più della Roma e di Totti, Ferguson avrà temuto i tanti preti di cui a Manchester non c’è quasi traccia. Per questo ha parlato a lungo con il suo arcidiavolo Paul Scholes, che ha tirato su dalle giovanili della squadra e gli ha detto: Paul mi raccomando non perdere la calma. Scholes è l’anima dello United in mezzo al campo. Ramazza palloni su palloni e riparte. Mena il giusto, ingrana la quinta e supera avversari come birilli. E’ successo sabato con i RoverS. Sotto di un gol nel primo tempo, Scholes prende la palla sul vertice alto dell’area salta il primo difensore, si defila e ne salta un altro, converge e lascia di sasso un terzo, aspetta il portiere e la piazza nell’angolo. Il diavolo ci vive negli angoli, Scholes ci infila i palloni. Tozzo, rosso, con occhi di bracia, Paul parla poco. Ma che carattere, e mai una volta in vent’anni che in fondo ascoltasse davvero il suo tutore Ferguson. Il problema di un satanasso come Scholes è che più del calcio gli piacciono le zuffe. E non resiste al richiamo. Tre falli in mezz’ora senza motivo e finisce sotto la doccia. Puntuale la Roma colpisce il diavolo con le sue stesse armi, un paio di rimpalli ed è 1 a 0. Diciamocelo tra di noi: a sir Alex stare sotto di un gol non è mai garbato. Sprofonda nella sua panchina, nemmeno cori di cherubini lo chiamassero in cielo. Del resto, come diceva il Tentatore al Nazareno nel deserto? “Gettati in basso. Se sei davvero il figlio di Dio i suoi angeli verranno a soccorrerti”. Sir Alex conta solo sui suoi demoni. E lui ce l’ha sulla fascia un angelo caduto sul campo di calcio per come è capace di tessere ghirigori e svolazzi, ricami e veroniche. Cristiano Ronaldo che davvero sa volare come se sotto la maglia avesse le ali. E dall’inferno dei ghiacci è uscito il norvegese Olef Gunnar Solkiaer, Baby Killer Face, che tocca pochi palloni, ma solo per spedirli dentro, e ancora più infernale è il rozzo Wayne Rooney, ma che infila gli zoccoli nella calza di velluto. Sono pochi secondi. Ronaldo prende una palla nella sua metà campo, mette a terra il primo avversario con una finta, il secondo lo salta in corsa, il campo è aperto, ma tocca per Solskiaer che converge, Solskiaer accarezza la sfera e subito la gira al centro. E’ lì che l’arcidiavolo Rooney arriva in carrozza, si libera di un avversario, aspetta il portiere e segna. 1 a 1. Lo stadio Olimpico si placa d’incanto, perché diciamolo, i tifosi romanisti non lo sanno ancora che cosa è davvero una bolgia. Signori: se questo è il prologo tra le forze del male e quelle del bene, se qui si sfida una squadra che viene benedetta ogni anno dal santo padre, contro una i cui giocatori si ubriacano, si drogano, si travestono e finiscono regolarmente in galera, Il buon Dio non può stare a guardare. Ed ecco che il tiro più disperato acquista potenza, sorprende quel lungagnone di Van der Sar, che si sa che un diavolo vero non lo è, e anche se il portiere ribatte, la palla ricade sul piede del montenegrino Vucinic che di gol ne ha fatti pochini quest’anno e a cui il buon Dio vuol dare una chance. E’ il 2 a 1. Il diavolo è sconfitto. I cattolici tifosi della Roma esultano, forse anche troppo. Poche partite di coppa hanno giocato gli entusiasti sostenitori romanisti, per capire a fondo l’importanza di una rete in trasferta con un passivo tanto limitato. Il diavolo si lecca le ferite e sa che c’è sempre una seconda possibilità.