Ci vuole coerenza: via aborto e divorzio. di Massimiliano Parente. Caro Marco Pannella, chi ti scrive è uno scritto*re che politicamente sta a te come un cattolico al papa, e pertanto ho deciso di rivol*gerti una preghiera, una ri*flessione, una "modesta pro*posta" come te l'avrebbe ri*volta Jonathan Swift, il quale, ne sono certo, sarebbe stato anche lui radicale. Prendia*mo atto anche noi libertari della "Nota" della Cei rivolta ai legislatori cattolici, e pren*diamo atto che il Parlamento italiano è a larga maggioranza cat*tolica. Che siano laici clericali, atei devoti, credenti non praticanti, praticanti non cre*denti, neocreazionisti travestiti da evoluzionisti, teo-con o teodem poco importa. Occorre un salto di strategia e di lotta non violenta, per*ché insomma, se non possia*mo non dirci cattolici, da radicali siamo tenuti a affron*tare la questione radicalmen*te, io e te non possiamo non dirci radicali, e tu sei il mio papa. Poiché ormai i disegni di legge per i diritti civili pas*sano per il Vaticano, poiché il principio è l'unità della famiglia, il mio desiderio sarebbe che tu producessi al più pre*sto una proposta di legge per abrogare l'aborto e il divor*zio, la quale sarà immediatamente appoggiata dal papa, dal clero nonché da quasi tutto l'arco costituzionale. Per scrupolo raccogliamo, in aggiunta, nel caso come spes*so succede doves*sero dormire o fa*re orecchie da mercante, anche le firme per due refe*rendum abrogativi delle suddette schifose leggi laiciste, ho già compra*to un mio banchet*to e nel caso ritienimi a di*sposizione. Non c'è tempo da perdere, Marco. Poiché se l'embrione è persona, se l'a*borto è omicidio già dalla pillola del giorno dopo, pochi avranno da obiettare, e se questa posizione cattolica è lo specchio del paese, signifi*ca che gli italiani sono cam*biati da quando, trent'anni fa, votarono a favore delle proprie libertà e contro la Chiesa e quindi anche contro la famiglia. Stessa cosa per il divorzio, che distrugge le fa*miglie e la loro sacralità e indivisibilità, e non è ammesso, anzi condannato dalla Chie*sa: se il Parlamento è lo spec*chio del paese, se ne è la sua rappresentanza democratica, questa proposta sarà appog*giata all'istante da gran parte del governo e dalla Cdl in toto, e dalla Cei, e dai grandi quotidiani e telegiornali, e incontrerà pochissime resi*stenze, da bollare mediaticamente come anticlericali, moderniste, edoniste e laiciste. Non dovremmo faticare molto, basterà dare il la e sarà un concerto, un tripudio, un alleluja corale. No ai Di*co, no al matrimonio civile, no al divorzio, no alla ricerca sulle cellule embrionali, no all'aborto, coerenza e cattoli*cità su tutta la linea. Con il tempo arriveremo anche a vietare i rapporti sessuali non unitivi e procreativi, ma per ora concentriamoci su aborto e divorzio. Lo dice, fi*nalmente, anche l'ateo devo*tissimo Giuliano Ferrara, «se il matrimonio è una promes*sa definitiva, e altro non può essere per definizione, per*ché c'è il divorzio?». Hanno ragione Marco, stare a discu*tere non serve, dire Dico o non Dico, Dio o non Dio, è una partita persa, diamogli una risposta altrettanto defi*nitiva, facciamoli scendere in campo, non potendo far prevalere princìpi liberali, lasciamo che prevalgano i princìpi loro, reli*giosi. Non potendo due amanti avere un Dico perché un cattolico non può acconsen*tire, battiamoci perché due cattolici non possano divor*ziare, e vediamo cosa succe*de, o cosa ci rispondono. Col tempo aboliremo anche il matrimonio civile, e tana libera tutti, omosessuali e eterosessuali. Dovrebbero fare i salti di gioia. Noi siamo convinti, è ve*ro, che all'elettorato italiano freghi poco dell'embrione e della ricerca, noi pensiamo che sulla questione feconda*zione e cellule embrionali non siano andati a votare perché dovevano andare al mare e pensano che chi deve abortire abortisce e chi non deve abortire pensa lo si debba fare in libera coscien*za e le altre sono cose astru*se, la l.40 chi la conosce. Co*me fregherà poco ai cittadini di questo paese menefreghi*sta delle unioni civili eterosessuali o omosessuali se non si sentono toccati da vicino. Ma se li portiamo alle urne su qualcosa di rea*le, sulla conse*guenza, in termini di diritto, dei sacri principi branditi dalla Chiesa e dal*la maggioranza dei politici postcrociani che non possono non dirsi cattolici, otterremo due risultati, en*trambi migliori della situa*zione attuale: o scopriremo di vivere in una succursale geografica e politica dello Stato Vaticano, o viceversa, come è presumibile, avremo democraticamente abolito il parlamento cattolico. Ti abbraccio con amore. Fammi sapere.




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