...conflitto d'interesse
Il decreto Bersani sulle liberalizzazioni approvato al Senato è in realtà un brutto episodio d'affarismo economico e d'illusione finanziaria del governo Prodi.
Hanno fatto mancare il voto personaggi come Pininfarina, Andreotti, Cossiga, Ciampi. I
l decreto non liberalizza niente di sostanziale, contiene norme dirigiste di gravità inaudita sui contratti pubblici ed ha, quali maggiori beneficiari, le cooperative rosse.
Sembra studiato apposta per questo obbiettivo.
Non si tratta solo del fatto che esse possono, ora, vendere benzina nei supermercati.
Si tratta anche del fatto che ora, grazie al decreto Bersani, sono entrate in un nuovo grande business, quello dei telefonini.
Con una coincidenza perfetta, il giorno in cui è stato approvato il decreto, è partita la nuova iniziativa di Coopvoce, una nuova società di telefonia mobile della Lega delle coop. Che fa affidamento sui 1300 punti vendita dei supermercati coop e che vende servizi telefonici a scheda.
Per tali servizi non usa una propria rete, che non ha, ma quella di Tim, a cui paga un canone.
E che, naturalmente, così, sarà più affollata e con servizio peggiorato. Accanto al servizio telefonico di Coopvoce, ci sarà anche la vendita di apparecchi telefonici mobili, targati Coop, ovviamente fabbricati da terzi, ma commercializzati da questi punti vendita.
Le Coop puntano a un milione di utenti. Non abbonati, ma puramente acquirenti del servizio a scheda. Il numero di telefono si può portare su un'altra utenza. La ricarica non costa più. E quindi è possibile lanciare questa operazione a scheda più facilmente di prima, quando l'utente doveva confrontare la convenienza del servizio a scheda con quello in abbonamento.
C'è di più. Ed è il fatto che, con l'abolizione del costo della ricarica, la società che faceva le tariffe più scontate, cioè Wind, che guadagnava sulle ricariche più che sulla durata delle telefonate, è in ginocchio.
Ha aumentato i suoi prezzi e ciò permette a Coopvoce d'entrare facilmente sul mercato. Chiaramente, l'abolizione del prezzo della ricarica e la portabilità del numero erano le condizioni che occorrevano alle Coop per lanciarsi in questi business. Il fatto che le tariffe aumentino, in quanto le società telefoniche si devono rifare del mancato introito delle ricariche (1,5 miliardi) e della perdita di utenti trasferiti ad altri, va in seconda linea.
L'essenziale è che, così, la Lega delle cooperative ha potuto ingrandire il suo giro d'affari.
Quanto a Tim, di Telecom Italia, ci si può domandare che affare fa a dare alle coop la possibilità di sviluppare un loro servizio di telefonia mobile, che le farà perdere una bella fetta dei suoi clienti. La risposta potrebbe essere che Tim spera che a Coopvoce vadano utenti di Vodafone.
Ma è chiaro che ciò è vero solo in parte. La realtà è che Telecom Italia, in questo momento, è come una impresa commissariata dal governo. Prodi e compagni, assieme alle banche, hanno in mano il suo destino. Ed avere le coop rosse come amiche, per Telecom Italia, nelle attuali condizioni, è come avere dalla propria parte un santo protettore.
Il decreto contiene anche la abolizione della penale per chi risolve un mutuo immobiliare. Anche prima tale penale poteva essere evitata. Bastava fare un contratto di mutuo con un costo maggiorato.
È quello che ora accadrà, per tutti. Questa norma è solo una illusione, per allocchi.
C'è un'altra liberalizzazione illusoria. Quella che permette di fare una società in meno giorni di prima. Ora ne bastano 13 contro i precedenti 23. Ma il problema sta dopo, nel tempo richiesto per i certificati amministrativi per operare: urbanistici, ecologici, sanitari, più quelli relativi alla manodopera e al fisco.
È per queste ragioni che l'Italia è fra i paesi meno attraenti per gli investimenti esteri.
F.F. su Libero
saluti




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