Indagini su un sequestro talebano

Gino Strada vuole che il “governo di servi e di vigliacchi” chieda a Karzai
la liberazione del mediatore di Emergency. Ma Kabul indaga su Hanefi per
il mancato rilascio dell’interprete di Mastrogiacomo e il sequestro Torsello



Kabul. I “danni collaterali” del sequestro
Mastrogiacomo stanno inasprendo il confronto
tra Gino Strada, il fondatore di Emergency,
e il governo di Romano Prodi. Il crescendo
di dichiarazioni della famiglia Strada,
cominciate con quelle della moglie del
chirurgo, è sfociato ieri in un attacco frontale.
In un’intervista alla Stampa, il Gino pacifista
ha dichiarato: “Noi abbiamo un governo
di servi e di vigliacchi. Servi degli americani
e vigliacchi perché non sono in grado
neanche di difendere chi lavora per loro
”. Il
riferimento è a Rahmatullah Hanefi, responsabile
del personale e della sicurezza
dell’ospedale di Emergency a Lashkhargah,
il capoluogo della provincia di Helmand dove
Mastrogiacomo è passato prima di finire
in bocca ai suoi rapitori, appena fuori città.
Hanefi è stato arrestato subito dopo il rilascio
del giornalista italiano ed è ancora indagato
dall’Nds (National directorate for security),
i servizi segreti afghani guidati da
Amrullah Saleh, un ex consigliere del comandante
antitalebano Ahmad Shah Massoud,
ucciso da al Qaida.
L’arresto del pachistano Hanefi potrebbe
rivelarsi una bomba a orologeria. L’intelligence
afghana vuole sapere perché – considerato
che è stato lui a parlare con i comandanti
talebani al momento dello scambio –
Adjmal Nashkbandi è poi tornato nelle mani
degli uomini di Dadullah.
Eppure l’interprete
di Mastrogiacomo, anche lui in ostaggio,
è stato visto senza catene dallo stesso inviato
di Repubblica. Secondo i servizi afghani,
il mancato rilascio di Adjmal è dipeso
da un fitto colloquio fra i talebani e Rahmatullah,
sul greto del fiume dove è avvenuto
lo scambio con i cinque prigionieri
compari dei tagliagole.
Ci sono pesanti interrogativi anche su chi
e perché abbia incoraggiato o volutamente
aiutato il giornalista italiano ad andare a intervistare
il comandante talebano Lal
Mohammed, al posto del quale ha trovato i
rapitori.
L’intelligence afghana sta chiedendo
a Hanefi chiarimenti anche sul precedente
sequestro del free lance italiano Gabriele
Torsello, avvenuto lo scorso anno
sempre nella provincia di Helmand. Proprio
Rahmatullah aveva fatto acquistare a Torsello
il biglietto dell’autobus diretto a Kabul,
che poi l’italiano ha effettivamente preso.
Peccato che i suoi rapitori, informati da
qualcuno a Lashkargah su orario di partenza
e tipo di pullman, lo abbiano sequestrato
a colpo sicuro. Pure in questo caso il responsabile
della sicurezza di Emergency
aveva mediato per la liberazione.
Possono
essere soltanto sospetti infondati. In ogni caso
l’intelligence afghana ha fatto sapere che
renderà noti i risultati dell’indagine, che potrebbero
imbarazzare non soltanto Gino
Strada, ma anche chi da Roma gli ha concesso
carta bianca
per lo scambio di prigionieri.
Per questo motivo il premier Romano
Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D’Alema
sono molto cauti nel chiedere a gran
voce la scarcerazione di Hanefi
, che nel frattempo
è stato visitato dai delegati della Croce
rossa internazionale, che non avrebbero
riscontrato segni di torture, come denunciato
da Emergency. Un chiaro sgarbo a Strada,
che non ama la Croce rossa e aveva chiesto
di visitare in carcere il suo uomo.
Ieri il sito Peacereporter ospitava il diktat
di Strada al governo italiano: “Chiediamo ci
sia una pubblica richiesta di scarcerazione
a Karzai. Che si dica che Rahmatullah ha lavorato
su precisa richiesta del governo italiano,
ha fatto solo quello che l’Italia gli ha
chiesto di fare e che per questo l’Italia ne
chiede la immediata liberazione”. Per sottolineare
la richiesta è pubblicata una foto
di Hanefi a braccetto con Strada e con Ettore
Sequi, l’ambasciatore italiano a Kabul.

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