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Discussione: Regione Romagna

  1. #1
    itaglia=paese miserabile
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    Predefinito Regione Romagna

    Movimento per l’Autonomia della Romagna

    Forlì, 2 aprile 2007
    I romagnoli sono, forse, “figli di un Dio minore”?

    E’ tempo di Congressi partitici. In queste ultime settimane, cortesemente invitati, abbiamo partecipato con piacere a diversi Congressi locali di forze componenti la “Casa delle Libertà”, constatando, con interesse, che la questione autonomistica romagnola continua a far parte del loro primario impegno ad ogni dimensione. Cosa della quale li ringraziamo vivamente. E testimoniando, per quanto ci concerne, che tale rivendicazione non è assolutamente in disarmo. E viene quotidianamente alimentata dalle discriminazioni che il governo regionale emiliano—romagnolo consuma nei nostri confronti, nonché dal continuo procedere in tutta Europa del processo autodeterminativo ed autogestionario. Fortemente sollecitato, anche come antidoto, rispetto all’avanzata della “globalizzazione”. Ciò che stimola la salvaguardia e la valorizzazione delle varie identità locali.
    Non è, forse, questo il vero significato della nascita, in questi anni, senza contestazioni di sorta da parte dei precedenti “partners”, della Repubblica Slovacca e di quella Montenegrina? E, su di un piano più interno, ma egualmente significativo, dei territori autonomi ella Scozia e del Galles nella tradizionalista Inghilterra, della forte autonomia Basca e di altri territori spagnoli? E che dire della Confederazione Svizzera, la più antica del mondo, dove, in questi ultimi decenni, i tradizionali 22 Cantoni sono saliti a 26 ?
    E, in realtà tanto diverse, queste storiche modifiche si sono verificate secondo le regole della democrazia e del popolo sovrano. Ai cittadini interessati è stata data una scheda referendaria, ed il parere della maggioranza è di venuto legge per tutti. Del resto, ad una dimensione ovviamente diversa, quanto avvenuto recentemente nell’Alta Valmarecchia in funzione del ritorno in Romagna (dalle Marche) di quelle popolazioni.
    In questo quadro estremamente generalizzato, e con quanto disposto dagli articoli 5 e 132 della nostra Costituzione, sembra persino impossibile che esista ormai da vent’anni un Movimento, il nostro, il quale, forte di 90 mila adesioni, chiede non il dono dall’alto della Regione Romagna, come è accaduto di ogni altra Regione italiana, Molise compreso, ma il coinvolgimento degli elettori locali perché decidano, col loro voto, se restare legati all’Emilia, oppure divenire la ventunesima Regione del Paese. Avendone tutti i titoli storico— culturali, economici, demografici, ecc.
    Per essere più chiari, ai fini dell’espletamento del referendum romagnolo, fino all’anno 1993 si erano detti d’accordo, alla nostra dimensione, la DC, il PSI, il PRI ed altre formazioni minori. Lasciando di tale orientamento anche testimonianze parlamentari. In diversi Consigli comunali, pur dichiarandosi contrario alla Regione Romagna, non si era manifestato sfavorevole neppure il PCI. Ed anche di questo restano tracce nei vari archivi comunali.
    Con la nascita della cosiddetta seconda Repubblica, non è mancato da subito il favore dei quattro partiti della Casa delle Libertà, ma, l’accresciuto “potere di coalizione” del PDS—DS, ha irrigidito i suoi atteggiamenti negativi anche sulla questione referendaria, ed ha portato dalla sua parte, anche per gli aspetti referendari, le restanti forze. Il discorso è, ovviamente, riferito ai vertici delle formazioni partitiche locali. Non alla loro base ed alla generica pubblica opinione, le quali seguono il nostro impegno con crescente interesse.
    Siamo, comunque, al punto nel quale il quadro partitico nazionale e locale sembra volersi profondamente modificare, coinvolgendo in prima persona parte de gli eredi del PCI e della DC. Parlo dell’obiettivo “nascita Partito Democratico” non come somma di due realtà politiche già in campo (i DS e la Margherita), ma come realizzazione, anche sul piano della discontinuità e di un aggiornamento dei valori e degli obiettivi, di una forza riformista, europea, sollecita a quanto di nuove si esprime nelle realtà di riferimento. Democratica, dunque, a pieno titolo.
    In data 18 febbraio scorso il Comitato regionale del Movimento per l’Autonomia della Romagna ha inviato alla Federazioni romagnole dei citati due parti. ti un proprio documento, col quale si permette chiedere una risposta di coerenza rispetto agli obiettivi ed ai valori conclamati ed al quadro europeo di riferimento, in relazione non al problema “autonomia romagnola”, bensì al referendum indicato dall’art.132 della Costituzione e largamente praticato, per casi analoghi, nell’intero nostro continente, ed altrove.
    Non ci sarebbe dispiaciuto che, della questione, si fosse parlato nelle recenti occasioni congressuali, trattandosi indubbiamente di problema localmente prioritario ed attuale. In grado di evidenziare, nell’approccio comportamentale, reali novità.
    Non è, forse, “democratico” chiamare in causa il popolo che la Costituzione definisce “sovrano”? E non è, parimenti, “europeo” e “riformista” trattare l’oltre milione di romagnoli alla stessa stregua, e riconoscendo le stesse prerogative, di ogni altra realtà, sia essa inglese o spagnola, iugoslava o cecoslovacca o svizzera?
    E che cosa hanno i romagnoli di diverso, sul piano del trattamento istituzionale, dal Molise, che nel 1963 DC e PCI promossero al ruolo di Regione autonoma, staccandolo dagli Abruzzi, pur senza il milione di abitanti ed il referendum popolare previsti dalla Costituzione? Sono, forse, figli di un Dio minore?
    Ecco, dunque, una occasione significativa per indicare, oltre le parole, la direzione di marcia di una forza politica veramente impegnata ad aggiornarsi guardando al mondo ed al futuro senza più gli schemi del “centralismo democratico” e del “potere per il potere”, bensì come autorevole interprete di ciò che sale dal Paese sul piano del nuovo e del partecipativo. Contrariamente, siamo soltanto alla propaganda ed alla dissociazione fra le parole ed i comportamenti.

    Stefano Servadei - Fondatore del M.A.R.


  2. #2
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    Movimento per l’Autonomia della Romagna

    Forlì, 2 aprile 2007
    I romagnoli sono, forse, “figli di un Dio minore”?

    E’ tempo di Congressi partitici. In queste ultime settimane, cortesemente invitati, abbiamo partecipato con piacere a diversi Congressi locali di forze componenti la “Casa delle Libertà”, constatando, con interesse, che la questione autonomistica romagnola continua a far parte del loro primario impegno ad ogni dimensione. Cosa della quale li ringraziamo vivamente. E testimoniando, per quanto ci concerne, che tale rivendicazione non è assolutamente in disarmo. E viene quotidianamente alimentata dalle discriminazioni che il governo regionale emiliano—romagnolo consuma nei nostri confronti, nonché dal continuo procedere in tutta Europa del processo autodeterminativo ed autogestionario. Fortemente sollecitato, anche come antidoto, rispetto all’avanzata della “globalizzazione”. Ciò che stimola la salvaguardia e la valorizzazione delle varie identità locali.
    Non è, forse, questo il vero significato della nascita, in questi anni, senza contestazioni di sorta da parte dei precedenti “partners”, della Repubblica Slovacca e di quella Montenegrina? E, su di un piano più interno, ma egualmente significativo, dei territori autonomi ella Scozia e del Galles nella tradizionalista Inghilterra, della forte autonomia Basca e di altri territori spagnoli? E che dire della Confederazione Svizzera, la più antica del mondo, dove, in questi ultimi decenni, i tradizionali 22 Cantoni sono saliti a 26 ?
    E, in realtà tanto diverse, queste storiche modifiche si sono verificate secondo le regole della democrazia e del popolo sovrano. Ai cittadini interessati è stata data una scheda referendaria, ed il parere della maggioranza è di venuto legge per tutti. Del resto, ad una dimensione ovviamente diversa, quanto avvenuto recentemente nell’Alta Valmarecchia in funzione del ritorno in Romagna (dalle Marche) di quelle popolazioni.
    In questo quadro estremamente generalizzato, e con quanto disposto dagli articoli 5 e 132 della nostra Costituzione, sembra persino impossibile che esista ormai da vent’anni un Movimento, il nostro, il quale, forte di 90 mila adesioni, chiede non il dono dall’alto della Regione Romagna, come è accaduto di ogni altra Regione italiana, Molise compreso, ma il coinvolgimento degli elettori locali perché decidano, col loro voto, se restare legati all’Emilia, oppure divenire la ventunesima Regione del Paese. Avendone tutti i titoli storico— culturali, economici, demografici, ecc.
    Per essere più chiari, ai fini dell’espletamento del referendum romagnolo, fino all’anno 1993 si erano detti d’accordo, alla nostra dimensione, la DC, il PSI, il PRI ed altre formazioni minori. Lasciando di tale orientamento anche testimonianze parlamentari. In diversi Consigli comunali, pur dichiarandosi contrario alla Regione Romagna, non si era manifestato sfavorevole neppure il PCI. Ed anche di questo restano tracce nei vari archivi comunali.
    Con la nascita della cosiddetta seconda Repubblica, non è mancato da subito il favore dei quattro partiti della Casa delle Libertà, ma, l’accresciuto “potere di coalizione” del PDS—DS, ha irrigidito i suoi atteggiamenti negativi anche sulla questione referendaria, ed ha portato dalla sua parte, anche per gli aspetti referendari, le restanti forze. Il discorso è, ovviamente, riferito ai vertici delle formazioni partitiche locali. Non alla loro base ed alla generica pubblica opinione, le quali seguono il nostro impegno con crescente interesse.
    Siamo, comunque, al punto nel quale il quadro partitico nazionale e locale sembra volersi profondamente modificare, coinvolgendo in prima persona parte de gli eredi del PCI e della DC. Parlo dell’obiettivo “nascita Partito Democratico” non come somma di due realtà politiche già in campo (i DS e la Margherita), ma come realizzazione, anche sul piano della discontinuità e di un aggiornamento dei valori e degli obiettivi, di una forza riformista, europea, sollecita a quanto di nuove si esprime nelle realtà di riferimento. Democratica, dunque, a pieno titolo.
    In data 18 febbraio scorso il Comitato regionale del Movimento per l’Autonomia della Romagna ha inviato alla Federazioni romagnole dei citati due parti. ti un proprio documento, col quale si permette chiedere una risposta di coerenza rispetto agli obiettivi ed ai valori conclamati ed al quadro europeo di riferimento, in relazione non al problema “autonomia romagnola”, bensì al referendum indicato dall’art.132 della Costituzione e largamente praticato, per casi analoghi, nell’intero nostro continente, ed altrove.
    Non ci sarebbe dispiaciuto che, della questione, si fosse parlato nelle recenti occasioni congressuali, trattandosi indubbiamente di problema localmente prioritario ed attuale. In grado di evidenziare, nell’approccio comportamentale, reali novità.
    Non è, forse, “democratico” chiamare in causa il popolo che la Costituzione definisce “sovrano”? E non è, parimenti, “europeo” e “riformista” trattare l’oltre milione di romagnoli alla stessa stregua, e riconoscendo le stesse prerogative, di ogni altra realtà, sia essa inglese o spagnola, iugoslava o cecoslovacca o svizzera?
    E che cosa hanno i romagnoli di diverso, sul piano del trattamento istituzionale, dal Molise, che nel 1963 DC e PCI promossero al ruolo di Regione autonoma, staccandolo dagli Abruzzi, pur senza il milione di abitanti ed il referendum popolare previsti dalla Costituzione? Sono, forse, figli di un Dio minore?
    Ecco, dunque, una occasione significativa per indicare, oltre le parole, la direzione di marcia di una forza politica veramente impegnata ad aggiornarsi guardando al mondo ed al futuro senza più gli schemi del “centralismo democratico” e del “potere per il potere”, bensì come autorevole interprete di ciò che sale dal Paese sul piano del nuovo e del partecipativo. Contrariamente, siamo soltanto alla propaganda ed alla dissociazione fra le parole ed i comportamenti.

    Stefano Servadei - Fondatore del M.A.R.



    Un saluto agli anacronistici amici del M.A.R., Avv. Chiesa compreso
    Una domanda: quando il movimento comincerà ad interessarsi dei veri problemi della Romagna?

  3. #3
    Emiliano-Luneziano
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    Citazione Originariamente Scritto da Sant'Eusebio Visualizza Messaggio
    Un saluto agli anacronistici amici del M.A.R., Avv. Chiesa compreso
    Una domanda: quando il movimento comincerà ad interessarsi dei veri problemi della Romagna?
    Ah perché allora vorresti dirci che in Romagna ci sono problemi? Ma come sarebbe? Questa mitica e monolitica regione Emilia+Romagna non è più la panacea di tutti i mali? Il paradiso su terra? Quali sono per te i problemi "veri" della Romagna che il M.A.R dovrebbe affrontare? Non dovrebbe piuttosto essere qualche capetto di Bologna a farlo? Tu conosci le battaglie del M.A.R ?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Pramsan Visualizza Messaggio
    Ah perché allora vorresti dirci che in Romagna ci sono problemi? Ma come sarebbe? Questa mitica e monolitica regione Emilia+Romagna non è più la panacea di tutti i mali? Il paradiso su terra? Quali sono per te i problemi "veri" della Romagna che il M.A.R dovrebbe affrontare? Non dovrebbe piuttosto essere qualche capetto di Bologna a farlo? Tu conosci le battaglie del M.A.R ?
    In tutta onestà, oltre ad una progetto "ossessivo" di frantumazione della regione Emilia - Romagna, non ricordo particolari iniziative concrete da parte del M.A.R..
    Saluti

  5. #5
    Emiliano-Luneziano
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    Citazione Originariamente Scritto da Sant'Eusebio Visualizza Messaggio
    In tutta onestà, oltre ad una progetto "ossessivo" di frantumazione della regione Emilia - Romagna, non ricordo particolari iniziative concrete da parte del M.A.R..
    Saluti
    Lo sospettavo. Farti la lista diventa lunga ma potresti dare un occhiata al sito http://www.regioneromagna.org/ per vedere su quali battaglie il MAR si batte. Clicca ad esempio su "le nostre ragioni" vedrai apparire differenti temi di dibattito: Servizi sociali, politica, ambiente, cultura, turismo....cliccaci sopra e poi dai un'occhiata alle news correlate. Il problema è che in mancanza di argomenti vogliono farci credere che si tratta solo di campanilismo....e a quanto pare questo argomento funziona ancora.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Pramsan Visualizza Messaggio
    Lo sospettavo. Farti la lista diventa lunga ma potresti dare un occhiata al sito http://www.regioneromagna.org/ per vedere su quali battaglie il MAR si batte. Clicca ad esempio su "le nostre ragioni" vedrai apparire differenti temi di dibattito: Servizi sociali, politica, ambiente, cultura, turismo....cliccaci sopra e poi dai un'occhiata alle news correlate. Il problema è che in mancanza di argomenti vogliono farci credere che si tratta solo di campanilismo....e a quanto pare questo argomento funziona ancora.
    Prendere le distanze dalla Lega Nord sarebbe un primo passo importante per far capire alla persona di strada (quale io sono) che l'interesse del MAR è di rinnovare e dare nuova linfa al territorio Romagnolo senza voler demolire oramai radicati assetti istituzionali.
    Saluti

  7. #7
    itaglia=paese miserabile
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    Lettere al Direttore

    Romagna: una priorità
    Stefano Tramonti - Ravenna
    L’autonomia della Romagna è una priorità politica che non deve essere più rimandata. Si stanno organizzando congressi e assemblee locali di diversi partiti, ma il problema dell’autonomia della Romagna, pur inserito nei programmi di alcune forze politiche come Forza Italia, fatica ad ottenere una posizione centrale. la Romagna ha tutti i requisiti, demologici, economici e soprattutto culturali, per essere la ventunesima regione d’Italia e Ravenna per esserne il capoluogo per le sue indubbie valenze storico-culturali e oggi anche economiche. Gli abitanti dell’alto Montefeltro desiderano far parte della Romagna e democraticamente lo hanno dichiarato tramite referendum; Imola soffre la dipendenza da una Bologna che non ne valorizza a sufficienza le potenzialità territoriali; le realtà montane dell’alto Santerno che gravita sull’imolese, dell’alto Lamone e dell’alto Senio che gravitano sul faentino ugualmente soffrono la dipendenza amministrativa da Firenze la Romagna avesse la forza sufficiente di una regione per interloquire con questi suoi ‘cittadini amministrativamente separati’, le loro legittime richieste sarebbero sicuramente ascoltate di più. Ma la via obbligata è l’accelerazione delle iniziative per procedere non solo con il referendum, ma anche con la sensibilizzazione del cittadino, che ha bisogno di sentire vicina a lui la voce di chi nell’autonomia della Romagna da sempre ha creduto.



  8. #8
    itaglia=paese miserabile
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    Forlì, 15 aprile 2007

    Il bisogno di autonomia dei romagnoli

    Nel quadro di un articolato progetto di ricerche sul territorio dal titolo “La Romagna e la sua gente”, il prof. Marcello Novaga, docente di Psicologia nelle Università di Milano e Padova, coadiuvato da una équipe di suoi laureati, ha recentemente realizzato la ricerca di “psicologia sociale” denominata: “Il bisogno di autonomia delle genti di Romagna agli inizi del XXI secolo”.
    Precisato che il termine “autonomia” significa “indipendenza, capacità di pensare ed agire .liberamente”, e che “è la condizione di governarsi da sé, di agire indipendentemente da determinazioni esterne”, e che il “bisogno” è “uno stimolo fisico e psicologico a compiere una determinata azione”, l’autore ha suddiviso il territorio romagnolo in quattro zone di maggiore omogeneità culturale (nord ovest, sud ovest, centro, est) estraendo dalle stesse e da 25 Comuni un adeguato numero di campioni rappresentativi, a ciascuno dei quali ha sottoposto un “questionario”, precedentemente realizzato con la collaborazione di 16 “opinion leader” e di persone comuni. Ed ha, successivamente, elaborato statisticamente, e a mezzo di “analisi fattoriali” i dati, coi risultati che seguono
    Il romagnolo si sentirebbe “appagato” dell’autonomia del proprio territorio regionale. Di contro, sarebbe “deluso” se l’obiettivo non fosse raggiunto. Per lui l’Emilia e la Romagna hanno bisogni ed esigenze di carattere economico, politico, amministrativo molto diversi fra di loro. Tali differenze hanno anche riferimenti di natura culturale e di tradizione. L’autonomia romagnola consentirebbe pure vantaggi sul piano della “tipizzazione e valorizzazione” di nostri specifici prodotti.
    Il desiderio di autonomia dei romagnoli, supera anche quello di una maggiore valorizzazione della loro cultura. Evidentemente ritenendo il primo pregiudiziale rispetto a tutto il resto. Ed è convinzione diffusa che l’Emilia goda, rispetto alla Romagna, di privilegi politici, economici ed amministrativi. La separazione dall’Emilia, poi, per molti romagnoli, non significa isolare il proprio territorio e le proprie attività.
    L’autonomia è anche concepita come “bisogno di autogestione e snellimento burocratico”, e non si considera incompatibile con la nostra appartenenza all’Europa, la quale “è più delle Regioni che degli Stati”. In ogni caso, il romagnolo, caratterizzato da “identità e senso di appartenenza alla propria terra e gente”, esprime il bisogno di sentirsi autonomo ed indipendente. La sua visione “autogestionaria” è, in ogni caso, abbastanza varia. Ed è, in primo luogo, “gestione sociale del proprio territorio e della propria comunità”.
    La ricerca è recente ed aggiornata, pure essendosi sviluppata in un certo periodo di tempo, in termini scientifici, ed in maniera totalmente “autonoma”. Per quanto ci riguarda, come Movimento per l’Autonomia della Romagna, ne siamo venuti a conoscenza soltanto in questi giorni, a risultati pubblicati. Del resto, come è giusto che sia.
    Le autorevoli conferme che ne vengono ai presupposti della nostra lunga battaglia autonomistica ci fanno certamente piacere, anche se non ci sorprendono. La realtà che ci si prospetta l’abbiamo complessivamente acquisita nei rapporti intrattenuti con decine di migliaia di romagnoli, e con la relativa facilità con la quale, al suo sorgere, 17 anni fa, il M.A.R. ha realizzato circa 90 mila adesioni.
    Dell’impegnativo ed oggettivo lavoro svolto, desideriamo ringraziare vivamente il prof. Marcello Novaga e la sua “équipe” universitaria. E’ un atto di verità, nei confronti della nostra gente, di fondamentale importanza soprattutto per chi la governa ad ogni dimensione.
    Se le informazioni del nostro Movimento, o i sondaggi fin qui espressi su iniziativa delle forze politiche autonomiste, o della stampa locale, sono state in qualche modo considerate “di parte”, questo atteggiamento non è più possibile oggi.
    Il momento è anche opportuno, in quanto le forze politiche locali contrarie non soltanto alla Regione Romagna, ma anche al referendum popolare per consentire ai romagnoli di sciogliere democraticamente il nodo se restare ancora legati all’Emilia, oppure ottenere la nostra autonomia amministrativa, del resto come accaduto col concorso di tutte le forze politiche nazionali al piccolo Molise non molti anni fa, si accingono a decisioni congressuali impegnative.
    Mi riferisco in particolare ai DS ed alla Margherita, i quali dicono di puntare al Partito Democratico come ad uno strumento nuovo per raccogliere e valorizzare tutto quanto cresce sul piano della partecipazione e della responsabilità dalla società civile.
    La “questione romagnola”, oggi, costituisce anche una “cartina di tornasole” per verificare se le parole che si spendono per accreditare la “rigenerazione democratica” hanno un senso o sono semplice, consueta propaganda dal respiro cortissimo.
    In ogni caso, per quanto concerne noi e, penso, le forze politiche con noi impegnate sul fronte autonomistico, i risultati della “ricerca” sono un serio sprone ad accentuare l’impegno. Ed un motivo di orgoglio, in quanto interpreti fedeli delle più sentite aspirazioni della nostra gente.

    Stefano Servadei - Fondatore del M.A.R

  9. #9
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    Parlando "terra terra" è palese l'isofferenza del comprensorio di Imola; non penso che la ragione sia però il fatto che la provincia di Bologna non la valorizza.
    Diciamo che sostanzialmente cerca l'autonomia e l'indipendenza che le spetta, però i vincoli istituzionali e burocratici gliela negano.

    Io ho diversi amici imolesi e devo dire che sono i più infervorati per la causa romagnola, anche perchè sentono di più la "rivalità" campanilistica con Bologna. E ogni volta che vado a Imola mi rendo conto perfettamente delle differenze abissali (a partire dal dialetto e dalla cadenza) che ci sono...

    Leggendo i commenti di questo post però un dubbio sorge spontaneo: i romagnoli vogliono l'indipendenza, gli emiliani anche, l'autonomia è al primo punto di tutti i partiti della regione, esiste pure un movimento politico trasversale che si batte per ottenerla...che ci sta a fare ancora l'Emilia-Romagna?!? secondo me tutto sta nella risposta a questa domanda....

  10. #10
    itaglia=paese miserabile
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    Citazione Originariamente Scritto da Bulgnàis Visualizza Messaggio
    Parlando "terra terra" è palese l'isofferenza del comprensorio di Imola; non penso che la ragione sia però il fatto che la provincia di Bologna non la valorizza.
    Diciamo che sostanzialmente cerca l'autonomia e l'indipendenza che le spetta, però i vincoli istituzionali e burocratici gliela negano.

    Io ho diversi amici imolesi e devo dire che sono i più infervorati per la causa romagnola, anche perchè sentono di più la "rivalità" campanilistica con Bologna. E ogni volta che vado a Imola mi rendo conto perfettamente delle differenze abissali (a partire dal dialetto e dalla cadenza) che ci sono...

    Leggendo i commenti di questo post però un dubbio sorge spontaneo: i romagnoli vogliono l'indipendenza, gli emiliani anche, l'autonomia è al primo punto di tutti i partiti della regione, esiste pure un movimento politico trasversale che si batte per ottenerla...che ci sta a fare ancora l'Emilia-Romagna?!? secondo me tutto sta nella risposta a questa domanda....
    Bella domanda, cosa ci sta a fare ancora l'Emilia Romagna, direi che cosi come è stata pensata non ci sta a fare più nulla che non sia foraggiare le cooperative, creare aziende tipo HERA, sostenere i DS a livello locale e italiano, sostenere le giunte comunali e provinciali solo se sono dello stesso colore politico, imporre candidati sindaco (vedi Parma) distruggere qualsiasi identità territoriale, bloccando sul nascere qualsiasi istanza autonomista.
    Infine non parliamo di "campanilismo" termine dispregiativo inventato per svilire la voglia di autonomia, parliamo invece di federalismo, sussidiarietà, autonomismo, concetti che non hanno colore politico, che non sono ne di destra ne di sinistra, ma solo sinonimo di libertà.
    Allora basta Emilia-Romagna, avanti con Romagna, Lunezia e Ferrara autonome.

 

 
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