Forlì, 15 aprile 2007
Il bisogno di autonomia dei romagnoli
Nel quadro di un articolato progetto di ricerche sul territorio dal titolo “La Romagna e la sua gente”, il prof. Marcello Novaga, docente di Psicologia nelle Università di Milano e Padova, coadiuvato da una équipe di suoi laureati, ha recentemente realizzato la ricerca di “psicologia sociale” denominata: “Il bisogno di autonomia delle genti di Romagna agli inizi del XXI secolo”.
Precisato che il termine “autonomia” significa “indipendenza, capacità di pensare ed agire .liberamente”, e che “è la condizione di governarsi da sé, di agire indipendentemente da determinazioni esterne”, e che il “bisogno” è “uno stimolo fisico e psicologico a compiere una determinata azione”, l’autore ha suddiviso il territorio romagnolo in quattro zone di maggiore omogeneità culturale (nord ovest, sud ovest, centro, est) estraendo dalle stesse e da 25 Comuni un adeguato numero di campioni rappresentativi, a ciascuno dei quali ha sottoposto un “questionario”, precedentemente realizzato con la collaborazione di 16 “opinion leader” e di persone comuni. Ed ha, successivamente, elaborato statisticamente, e a mezzo di “analisi fattoriali” i dati, coi risultati che seguono
Il romagnolo si sentirebbe “appagato” dell’autonomia del proprio territorio regionale. Di contro, sarebbe “deluso” se l’obiettivo non fosse raggiunto. Per lui l’Emilia e la Romagna hanno bisogni ed esigenze di carattere economico, politico, amministrativo molto diversi fra di loro. Tali differenze hanno anche riferimenti di natura culturale e di tradizione. L’autonomia romagnola consentirebbe pure vantaggi sul piano della “tipizzazione e valorizzazione” di nostri specifici prodotti.
Il desiderio di autonomia dei romagnoli, supera anche quello di una maggiore valorizzazione della loro cultura. Evidentemente ritenendo il primo pregiudiziale rispetto a tutto il resto. Ed è convinzione diffusa che l’Emilia goda, rispetto alla Romagna, di privilegi politici, economici ed amministrativi. La separazione dall’Emilia, poi, per molti romagnoli, non significa isolare il proprio territorio e le proprie attività.
L’autonomia è anche concepita come “bisogno di autogestione e snellimento burocratico”, e non si considera incompatibile con la nostra appartenenza all’Europa, la quale “è più delle Regioni che degli Stati”. In ogni caso, il romagnolo, caratterizzato da “identità e senso di appartenenza alla propria terra e gente”, esprime il bisogno di sentirsi autonomo ed indipendente. La sua visione “autogestionaria” è, in ogni caso, abbastanza varia. Ed è, in primo luogo, “gestione sociale del proprio territorio e della propria comunità”.
La ricerca è recente ed aggiornata, pure essendosi sviluppata in un certo periodo di tempo, in termini scientifici, ed in maniera totalmente “autonoma”. Per quanto ci riguarda, come Movimento per l’Autonomia della Romagna, ne siamo venuti a conoscenza soltanto in questi giorni, a risultati pubblicati. Del resto, come è giusto che sia.
Le autorevoli conferme che ne vengono ai presupposti della nostra lunga battaglia autonomistica ci fanno certamente piacere, anche se non ci sorprendono. La realtà che ci si prospetta l’abbiamo complessivamente acquisita nei rapporti intrattenuti con decine di migliaia di romagnoli, e con la relativa facilità con la quale, al suo sorgere, 17 anni fa, il M.A.R. ha realizzato circa 90 mila adesioni.
Dell’impegnativo ed oggettivo lavoro svolto, desideriamo ringraziare vivamente il prof. Marcello Novaga e la sua “équipe” universitaria. E’ un atto di verità, nei confronti della nostra gente, di fondamentale importanza soprattutto per chi la governa ad ogni dimensione.
Se le informazioni del nostro Movimento, o i sondaggi fin qui espressi su iniziativa delle forze politiche autonomiste, o della stampa locale, sono state in qualche modo considerate “di parte”, questo atteggiamento non è più possibile oggi.
Il momento è anche opportuno, in quanto le forze politiche locali contrarie non soltanto alla Regione Romagna, ma anche al referendum popolare per consentire ai romagnoli di sciogliere democraticamente il nodo se restare ancora legati all’Emilia, oppure ottenere la nostra autonomia amministrativa, del resto come accaduto col concorso di tutte le forze politiche nazionali al piccolo Molise non molti anni fa, si accingono a decisioni congressuali impegnative.
Mi riferisco in particolare ai DS ed alla Margherita, i quali dicono di puntare al Partito Democratico come ad uno strumento nuovo per raccogliere e valorizzare tutto quanto cresce sul piano della partecipazione e della responsabilità dalla società civile.
La “questione romagnola”, oggi, costituisce anche una “cartina di tornasole” per verificare se le parole che si spendono per accreditare la “rigenerazione democratica” hanno un senso o sono semplice, consueta propaganda dal respiro cortissimo.
In ogni caso, per quanto concerne noi e, penso, le forze politiche con noi impegnate sul fronte autonomistico, i risultati della “ricerca” sono un serio sprone ad accentuare l’impegno. Ed un motivo di orgoglio, in quanto interpreti fedeli delle più sentite aspirazioni della nostra gente.
Stefano Servadei - Fondatore del M.A.R