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    Predefinito tutti con lo straccetto

    numero 17 - giovedì 5 aprile 2007


    società
    Manifesta laicità
    Il nostro è uno Stato aconfessionale? In teoria sì. In pratica c'è
    chi lancia l'allarme che non sia così scontato. Da Firenze e Bologna
    parte la campagna Uno straccio di laicità. Indossare un pezzo di
    stoffa rosa per chiedere alla politica di fare le sue scelte senza
    l'interferenza vaticana
    di Marianna Russo




    «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine,
    indipendenti e sovrani». Dopo sessant'anni che fu sancito dalla
    Costituzione nell'art. 7, stiamo ancora a chiedere la laicità dello
    Stato come un diritto non ancora acquisito. Dopo l'ennesima
    interferenza della Cei nella politica italiana, con l'invito del
    segretario Bagnasco, rivolto ai parlamentari credenti, a non votare
    leggi non conformi alla morale cattolica e dopo che, sempre
    Bagnasco, ha assimilato un disegno di legge del governo, i Dico,
    all'incesto e alla pedofilia, la società civile inizia a smuoversi e
    parte la campagna Uno straccio di laicità.
    Parte da due città, Firenze e Bologna, forse più sensibili al
    problema perchè da sempre promotirci di politica aconfessionale. Con
    due radio che se fanno portavoce: Controradio di Firenze e Radio
    Città del Capo di Bologna. Tutto accade per scherzo la scorsa
    settimana, quando dai microfoni di Controradio,chiecchierando con
    gli ascoltatori in diretta, si lancia l'idea di rendere visibili i
    cittadini che chiedono più laicità, con uno straccetto rosa porpora
    messo ben in vista. In realtà c'è poco da scherzare. Il problema è
    reale: in meno di 24 ore Uno straccio di laicità è già diventato una
    vera e propria campagna di sensibilizzazione.

    Radio Città del Capo chiama Bologna ad aderire alla campagna e le
    adesioni non si fanno attendere. Tante le associazioni che si sono
    unite alla pacifica e originale protesta. Tanti gli ascoltatori che
    singolarmente si sono recati alla sede della radio per ritirare uno
    straccetto.«Mettiamo uno straccetto colorato alle nostre borse, alle
    auto, agli scooter, alle finestre, uno straccetto per dichiarare
    pubblicamente la nostra voglia di laicità e la nostra contrarietà
    alle pesanti e quotidiane ingerenze del Vaticano nella vita politica
    italiana». E' l'invito che si legge sul sito della radio ma che
    ormai compare nella rete anche in altre centinaia di blog.

    Carlo Lucarelli, Pino Cacucci, Alessandro Bergonzoni, Carlo Flamigni
    sono tra i testimonial di Uno straccio di laicità che si avvia a
    trovare altri sostenitori nella Bologna nota. Ma la campagna è
    ancora all'inizio. «Il tema non si esaurirà in tempi brevi - spiega
    il direttore di Radio Città del Capo, Giovanni Dognini - Fin quando
    le istituzioni e chi ci rappresenta continueranno a tacere in
    maniera così imbarazzante ai tentativi della Chiesa di influenzare
    le scelte politiche del nostro Paese, dovrà parlare la società
    civile».

    L'obiettivo, che, in concreto, si propone la radio bolognese, è
    creare una rete di negozi, associazioni e realtà cittadine che
    aderiscano e pubblicizzino l'iniziativa distribuendo straccetti. Ma
    non basta che la città si colori di rosa. «Ci aspettiamo che tutta
    la campagna si traduca in un' effettiva risposta politica- continua
    Dognini- e ci auguriamo che lo straccetto varchi i confini delle due
    città. Bolognesi e fiorentini hanno aderito perché si sentono
    cittadini italiani indignati e limitati nei loro diritti».

    «Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione), siamo tutti
    conviventi, siamo tutti gay, siamo tutti credenti e tutti laici. Ma
    vogliamo che lo stato sia laico». E' l'esortazione di chi aderisce
    alla campagna, ma si può anche considerare la traduzione in chiave
    moderna del cavouriano 'libera Chiesa in libero Stato'. Sono passati
    più di 150 anni.






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  2. #2
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    Sono d'accordo sull'iniziativa, ma non sulla frase:
    Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione)

    Se sei divorziato e vai contro la Chiesa poi non puoi pretendere la comunione, l'importante è che la Chiesa non ti rompa le balle con il divorzio.
    La chiesa ha le sue regole e leggi, l'importante è che non le imponga a tutto il paese.

  3. #3
    Verrà un giorno...
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    La religione a misura d'uomo. L'uomo plasma sulle proprie esigenze quelli che dovrebbero essere i dettami del proprio credo religioso. Relativismo.
    La Chiesa ha tutto il diritto di parlare ai cattolici, di esortarli a non praticare eutanasia, di non unirsi a persone dello stesso sesso, di non divorziare, di non abortire.
    I non cattolici dovrebbero mostrarsi indifferenti innanzi a simili "dictat" e invece proclamano "Libera Chiesa in libero Stato"...confondendo la laicità con la deriva laicista. Poco libertari.
    La Chiesa parla ( o dovrebbe farlo) alle coscienze di tutti gli uomini non agli Stati. Sta al singolo scegliere, così come è dovere di ognuno rispettare le scelte altrui, diverse.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da demos77 Visualizza Messaggio
    confondendo la laicità con la deriva laicista. Poco libertari.
    Deriva laicista, quante persone si riempiono la bocca con questa parola, affibbiandoli un significato negativo. Essere laicisti è un dovere per qualsiasi cittadino di uno stato democratico. La religiosità deve essere nell'ambito privato e personale, l'unico modo per non sfociare in rigurgiti teocratici, come in italia è sempre accaduto.

 

 

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