Cogliendo la sollecitazione dell'amico Biondini, che chiedeva lumi, apro questo thread anche per proseguire la discussione sulla nostra collocazione europea, in vista degli scenari che si configurano nel panorama italiano.


Cogliendo la sollecitazione dell'amico Biondini, che chiedeva lumi, apro questo thread anche per proseguire la discussione sulla nostra collocazione europea, in vista degli scenari che si configurano nel panorama italiano.


AMICI SCUSATE SE TRASCRIVO QUI' LA MIA RICHIESTA DI SPIEGAZIONE CHE AVEVO POSTATO NELL'ALTRO TREAND PER ERRORE.
NON VOGLIO SPAMMARE (si dìce così?)
Siccome mi sono "buttato nella mischia" e c'è un fermento in Lombardia fra favorevoli e contrari al PD.
Qualcuno condiziona l'aderire al fatto che i DS vorrebbero far aderire poi il PD verso il PSE e io vedo che noi MRE (a cui orgogliosamente mi vanto di appartenere!) siamo in Europa per l'altro schieramento.
Ecco la ragione della domanda.
Io credo che prima vada fondato il PD (e per questo, per non restare fuori, dico e ripeto che ci dobbiamo cimentare con i nostri principi MAZZINIANI) POI SI VEDRà TUTTI ASSIEME DOVE ANDARE.
Ritengo prematuro aderire, pretendendo di essere iscritti a questo o a quello schieramento EUROPEO e di far iscrivere gli altri a questo o a quello!!!
Insomma è un pò la storia dell'uovo e della gallina.
Preferirei aspettare che l'uovo diventi gallina, così dopo che avrà fatto altre uova, io mi mangio la gallina!!
O reso l'idea?
Chi mi dice qualcosa?
Ciceruacchio


Mi pare ovvio che, se e` difficile che la Margherita consenta un`adesione del futuro partito democratico al PSE, e` d`altra parte assolutamente impossibile che esso aderisca all`ELDR, di cui fanno parte anche partiti che sono sistematicamente avversari dei partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti europei e con loro strutturalmente incompatibili.
Qualche esempio? I liberali svedesi, i lberali danesi, Bayrou in Francia, i liberali romeni, di norma i liberali neerlandesi.
Per non parlare della matrice idologica, che puo` essere piu` o meno conservatrice o piu` o meno progressista, ma di certo non e` socialista.
Si potrebbe ipotizzare in linea teorica una soluzione analoga a quella trovata in occasione delle ultime europee del 2004, con gli europarlamentari appartenenti a DS ed SDI che hanno aderito al gruppo socialista e quelli di Margherita ed MRE che hanno aderito al gruppo liberale. Solo che cio` che e` concepibile per un cartello elettorale non lo e` certo per un partito singolo.


Ds >> Pse
Dl >> Pde
Mre >> Eldr
Pd >> ?


Già. L’uovo o la gallina.
Direi che la questione può essere posta anche in quest’altro modo: l’Italia potrà essere un modello per l’Europa, o sarà l’Europa un modello per l’Italia?
Io credo che la peculiarità della vicenda politica italiana, difficilmente possa costituire un modello esportabile per l’Europa, né tantomeno un modello in sé. Perché non è riconoscibile in nessun altro Paese europeo, e perché non è virtuoso.
La situazione in cui ci troviamo, infatti, è il frutto di una serie di accadimenti storici specifici del nostro Paese, che è interessante ripercorrere, sperando di non annoiare.
Il primo deriva dalla presenza, a sinistra, di un Partito Comunista di gran lunga più possente del Partito Socialista (il partito comunista più grande di tutto l’occidente democratico). Con un rapporto di forza tra i due che, negli altri principali Paesi, è sempre stato per lo più inverso.
Il motivo risiede nella sua origine. Il PCdI nacque dal PSI nel 1921, sull’onda della Rivoluzione d’Ottobre e a ridosso della marcia su Roma. E nacque sul modello leninista, con personale politico selezionato per la rivoluzione, con un apparato organizzativo efficiente, disciplinato e ben distribuito nel territorio.
Quando il fascismo salì al potere e mise al bando gli altri partiti, il PCdI fu l’unico in grado di sostenenere la clandestinità, perché era già plasmato sulla lotta clandestina. Non lo fu altrettanto il PSI, come non lo furono tutti gli altri partiti.
Così, quando nel ’43 ebbe inizio la lotta di liberazione, i comunisti si ritrovarono in prima fila ad organizzare la resistenza. Anche perché, a differenza della popolazione (che temeva l’incubo di passare dalla guerra a fianco di Mussolini ad una nuova guerra civile), erano allettati dal miraggio che la cacciata dei tedeschi potesse preparare il terreno alla rivoluzione.
Tutto questo dà la dimensione di quanto sia stato determinante l’apporto dell’azionismo nella lotta partigiana, e di dove albergasse davvero lo spirito patriottico e democratico su cui si è fondato lo Stato Repubblicano.
Ma non usciamo dal seminato.
Di qui, dunque, le basi per l’egemonia a sinistra del PCI sul PSI (come su tutte le altre forze democratiche). Il primo contò su una continuità organizzativa e sul protagonismo operativo nella Resistenza, il secondo ebbe molte più difficoltà a ritessere le fila della sua organizzazione e svolse un’attività partigiana più sfilacciata e meno riconducibile alla propria matrice.
Il PCI subì molte evoluzioni nel corso della sua storia, dalle dissociazioni di alcuni suoi esponenti durante le repressioni sovietiche in Polonia e Ungheria, all’Eurocomunismo di Berlinguer, alla solidarietà nazionale, fino ad arrivare all’89, al crollo del muro di Berlino. Quando arrivò la svolta della Bolognina, essa cadde in un altro periodo particolare. Unico in Europa. Il ciclone Tangentopoli, che ha scoperchiato tutto il marcio della cultura clientelare e corruttiva della nostra politica, di cui principale imputato, insieme alla Democrazia Cristiana, fu proprio il PSI di Bettino Craxi. Un PSI ormai riformista, che aveva archiviato Marx in favore di Preudhomme già nei primi anni ’80.
Tangentopoli azzerò l’intero sistema politico, risparmiando il solo PCI-PDS, che non poteva più abbracciare una cultura socialista così infangata e tanto deprecata nel corso degli anni.
Il PDS, e poi i DS, sono rimasti così nel limbo per anni, alla ricerca di un’identità e di una cultura democratica che hanno dovuto importare in modo disorganico, trasformando il partito in un contenitore di “subculture” politiche e di residui del proprio passato.
Oggi tutto questo diventa una metà del Partito Democratico.
L’altra metà è la Margherita, che eredita una parte rilevante della diaspora cattolica e una parte minimale della galassia laica.
In tutti i principali Paesi d’Europa le cose sono andate molto diversamente.
A sinistra è esistita una forza riformista (Socialista o Laburista) forte, in grado di dare voce alle classi deboli, che sul piano europeo ha trovato albergo, senza esami e senza dubbi, ma per diritto naturale, nel PSE.
Dove finirà adesso il PD?
E’ un vero dilemma, che non ha soluzione. Tanto meno per i repubblicani, che aderiscono chiaramente, da sempre, all’ELDR.
Molti dicono che si farà promotore di un nuovo scenario europeo. Ma su quali basi, con che credenziali, in virtù di quale proposta politica? E con che sponde, sul piano partitico extraitaliano?
La realtà è che l’Italia è sempre stata un’anomalia, e tutt’oggi continua ad esserla.
Ma in un periodo in cui la politica europea ha bisogno di ritrovare ordine, compattezza, organizzazione univoca, per dotarsi di solidi strumenti operativi, sarà più facile che l’anomalia italiana finisca per normalizzarsi allo schema europeo.
D’altronde, le cose si stanno muovendo. Le forze tradizionali, distrutte da Mani Pulite, stanno cominciando a cercare le nuove basi su cui riorganizzarsi. Ci vorrà del tempo. Ma saremo in grado di rimettere ogni cosa al suo posto.
E se in Europa il quadro politico generale saprà evolversi, non sarà certo sulla spinta di un partito straccione con velleità pionieristiche come il PD, vuoto culturalmente e politicamente, ma per via di più grandi evoluzioni generali di tutto il complessivo quadro europeo. Non prima.
Ora di allora, il PD resterà uno zombi vagante per il Parlamento europeo, tormentato dalle lotte intestine, dalla politica dei contrari, e da domande amletiche.


Come rinpiango le lucide analisi di Jan il quale mi ha mandato a quel Paese prendendomi per un'infiltrato della Sbarbati!
Io gli contesto l'impulsività di essersi licenziato per poca pazienza.
Ma è giovane e ce lo ritroveremo nel PD?
Io, scusate se mi cito, sono rimasto se pur nella TEMPESTA DEL DUBBIO e in cuor mio mi sono "autoricaricato" illudendomi che quei 51.000 voti presi dall'MRE sia identici a quelli che gratificò Mazzini quando fondò la GIOVINE ITALIA.
Ai posteri l'ardua sentenza!!!
Se ci scioglieremo nel PD, rimarrà il ricordo, (UN BUON RICORDO) di avervi incontrati e ci riconosceremo. QUESTO BASTA PER ESSER STATO UN BUON REPUBBLICANO. UN REPUBBLICANO GIUSTO?
Ciceruacchio


PD o non PD speriamo che non usino i miei dati (che hanno , visto che votai e me ne pento ! alle primarie) per iscrivermi al nuovo partito PD, cosi come mi sono ritrovato iscritto, senza averlo mai chiesto, ad altro partito che voi ben conoscete.
Sinceramentee spero non mi riempiano neppure la casella postale di casa con tutta quella carta contenenti inutili promesse elettorali ed infine spero proprio che non servano al futuro PD tessere false, almeno non con il mio nome, per condizionare le leadership e riservare strapuntini !
![]()


Come è, come non è... ho l'impressione di sapere chi gestisse il seggio dove hai votato per le primarie... e non ha in tasca la stessa tessera che ho io!
Motivo di più per tenere gli occhi aperti in questa fase...![]()
Per quanto riguarda la collocazione europea, trovo che la discussione muova da un errore di fondo, ossia che i Gruppi europei siano una realtà immutabile e perfettamente adatta a rappresentare l'attuale (e futura) rappresentanza politica. E così non è, per me, essendo essi figli diretti dei vecchi schieramenti, e raggruppando essi oggi forze nazionali che non hanno altro che marginali visioni comuni. Vale per il PPE, per il PSE e per l'ELDR (che è sempre stato più che altro una categoria dello spirito...).
Mi piacerebbe che il passaggio costitutivo del PD aiutasse una rapida scomposizione degli attuali raggruppamenti, e la costruzione di nuovi Gruppi più aderenti alla realtà, basati su discriminanti politiche forti più che su visioni mutuate dal passato: tanto per fare un esempio immediato ed evidente, non ha alcun senso che convivano all'interno dello stesso Gruppo formazioni convintamente europeiste e formazioni euroscettiche...
Ciao
Eremita


Caro Eremita AMEDEI,
scrivo a te perchè suocera intenda, come si usa dire!!!
RITENGO CHE L'ARGOMENTO IO ADERIREI SE SO' CON CHI SI SCHIERERA' IL PD SIA UNA SCUSA PER NON ADERIRE.
IO SONO DELL'OPINIONE CHE DI QUESTO SI DISCUTERA' POI UNA VOLTA FORMATO IL PD SE NO E LA SOLITA STORIA DELLA VOLPE CHE NON RIUSCENDO A PRENDERE L'UVA DICEVA CHE TANTO NON ERA MATURA!!!
Non so come la pensi e mi piacerebbe saperlo.
Ciao.
Biondini
Ciceruacchio
Beh, nando è impressionante quello che dici!! Intanto diamo un assegno in bianco a catto comunisti poi decideranno loro le nostre sorti!! Ma noo non ci siamo proprio!!! con sta gente andateci voi... io non morirò ne democristiano ne socialista se a te e ad altri amici piace fate pure!!!
Io ho delle mie opinioni autonome a riguardo che non vado ad annacquare con quelle della binetti, rutelli, dalema ecc!!!
...accomodatevi prego... sabato darò battaglia in tal senso all'assemblea regionale!!