
Originariamente Scritto da
eddyred
Per chi nutrisse ancora dubbi sulle intenzioni belligeranti di Hezbollah, l'intervista rilasciata al Guardian dal numero due del movimento sciita, lo sceicco Naim Kassem, dovrebbe fugare le ultime perplessità. Hezbollah, spiega lo sceicco al quotidiano britannico, si sta preparando «a una nuova guerra» contro Israele, che potrebbe esserci già la prossima estate. La responsabilità di un nuovo conflitto, va da sé, nella percezione del rappresentante Hezbollah dovrebbe ricadere interamente su Tsahal e sugli Stati Uniti, «che lo spingono in quella direzione». Nel dubbio, quindi, il partito di Dio sta provvedendo al riarmo, in barba alla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza che proibisce il traffico di armi e di materiali paramilitari (paragrafo 15 A) sul territorio libanese, per non parlare della richiesta di «disarmo di tutti i gruppi armati», di cui Hezbollah proprio non vuole sapere.
Nell'intervista, però, le accuse del numero due di Hezbollah non si rivolgono solamente a Washington e allo Stato ebraico. Certo, «Dick Cheney ha ordinato una guerra sotto copertura contro Hezbollah», tuona lo sceicco. Ma il vero nemico è il governo di Fouad Siniora, colpevole di «facilitare» il lavoro degli agenti americani. In realtà, il livore del partito di Dio nei confronti del governo libanese, democraticamente eletto, sembra avere a che vedere con il rifiuto del primo ministro di aprire la coalizione agli estremisti sciiti. Inoltre, Hezbollah sa bene che provvedere al disarmo di tutte le milizie rientra nei compiti del governo di Beirut, anche se per il momento l'esercito libanese non sembra nelle condizioni di affrontare la questione.
A ben vedere, le parole dello sceicco Kassem suonano come excusatio non petita in vista della nascita di una commissione speciale Onu che dovrebbe presto fare luce sul traffico di armi lungo il confine tra Siria e Libano, caldeggiata soprattutto da Usa, Francia e Gran Bretagna. A denunciare il traffico di armi illegali è stato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.