A chi volesse sapere perchè i quotidiani italiani vendono tante copie quante nel 1934, una risposta più che attendibile è giunta ieri dagli stessi quotidiani.
Tutti titolavano, nelle pagine dedicate ai postumi del sequestro Mastrogiacomo, sul "nuovo allarme" dei servizi segreti sul "rischio attentati" per l'Italia e per le nostre truppe in missione nel Medio Oriente.
In Italia
(avvertono i servizi)
si sono registrati "130 tentativi di attentato in sei mesi".
Visto che fortunatamente nemmeno uno su 130 è andato a buon fine, vuol dire che la situazione non è così catastrofica, ma lasciamo perdere.
Quanto ai rischi per le nostre truppe, non c'era bisogno dei servizi segreti per supporli: salvo pensare che i nostri soldati siano partiti per una scampagnata di Pasquetta.
Il dato interessante è che, a leggere bene gli allarmati e allarmanti articoli, il rapporto dei nostri servizi si riferisce al secondo semestre (luglio-dicembre) 2006.
Cioè è vecchio di quattro mesi.
Col sequestro Mastrogiacomo e tutto quel che ne è seguito, non c'entra nulla.
Ma andiamo avanti.
Sulla prima pagina di Libero, sotto il consueto titolo "Son tonti o ci fanno?"
(un sempreverde: è buono per la legge finanziaria e il festival di Sanremo, per l’aviaria e il delitto di Cogne)
si dà conto del ricorso del governo Prodi alla Consulta contro il processo per il sequestro di Abu Omar.
Il ricorso nel quale l'Avvocatura dello Stato, per conto dell'esecutivo, dipinge i magistrati di Milano come delinquenti e gli spioni che hanno sequestrato un cittadino egiziano per mandarlo a torturare nel suo paese come dame della carità.
Sommario:
"Il governo smonta il processo dei giudici ai nostri 007".
Didascalia:
"L'Avvocatura dello Stato ha stabilito che l'inchiesta dei giudici sul presunto (sic) sequestro di Abu Omar ha provocato un danno sensibile all’Italia…".
Ai giureconsulti di Libero forse sfugge che, non essendo ancora l'Italia
(almeno formalmente)
lo Stato libero di Bananas, i governi non hanno il potere di "smontare" alcun processo né l'Avvocatura dello Stato di "stabilire" una bella cippa.
I processi li fanno i giudici, non i ministri e nemmeno gli avvocati.
Ma il bello deve ancora venire, perché sotto il titolone:
"Son tonti o ci fanno?"
(si spera senz'alcuna allusione ai tonti)
campeggia il faccione di Farina, alias Betulla.
(il vicedirettore del giornale infeltrito che è stato appena espulso dall'Ordine dei giornalisti perché prendeva soldi dal Sismi per spiare i magistrati antiterrorismo e per rifilare balle su balle ai suoi lettori, e che ha patteggiato 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar)
"Chi lo riabilita?", chiede Littorio Feltri.
Bella domanda.
Ma andrebbe posta a Farina.
Se il sequestro è "presunto"
(il fellone potrebbe essersi rapito e torturato da solo,per incastrare Betulla)
che gli è saltato in mente di patteggiare 6 mesi di galera?
Vogliamo forse insinuare che era innocente e non se n'era accorto?
E perché nessuno in redazione l'ha avvertito in tempo, prima che patteggiasse?
Son tonti o ci fanno?
C'è poi il caso Potenza.
L'altroieri la Mastella
(e Dio solo sa quanto dev'essergli costato)
ha dovuto ammettere alla Camera che le intercettazioni chieste dal pm Woodcock e disposte dal gip Iannuzzi erano perfettamente legittime e regolari:
"disposte con provvedimento motivato dal gip a seguito di richiesta motivata del pm".
Una bella scoperta, che spazza via due anni di fesserie giuridiche e polemiche inutili.
I deputati Buemi e Piazza dello Sdi
(che pretendevano di trascinare i magistrati dinanzi alla Corte dei conti)
han dovuto ritirarsi con la coda fra le gambe.
Ma non senza protestare per "lastratta formalità" della risposta
(che sarà mai il codice penale, per due socialisti)
e accusare Woodcock di "mancanza di economicità" per le "troppe intercettazioni a cui non fa riscontro un risultato adeguato".
I due pretendono che, quando un pm dispone un'intercettazione, abbia già la certezza matematica che gli intercettandi verranno condannati in Cassazione.
Non sanno che le indagini
(e dunque le intercettazioni)
si fanno per vedere se uno è colpevole o innocente.
(se si sapesse già che è colpevole, non ci sarebbe bisogno di intercettarlo)
Devono aver studiato diritto alla scuola di Feltri e Betulla.




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