Ecco te lo sposto qua. si parlava delle posizioni di certi padani che seprimevano solidarietà alla comunità cinese.
No, hai ragione, ma parlavo del punto di vista di Max Ferrari poichè lo ritengo esemplificativo. Non so di dove sei, ma molti amici milanesi che ho mi hanno sempre detto che la comunità cinese è stata fino all'altroieri la comunità "straniera" in assoluto più tranquilla del capoluogo lombardo. Ora non penso che avessero interesse a dirmi bugie.
Con questo NON VOGLIO DIRE che la Cina sia un modello o un esempio: è uno stato mafioso che si regge sul demoniaco connubio capitalcomunistatecnocratico che ormai impera ovunque. Ma la Cina ha indubbiamente un elemento (come ha notato qui giustamente Blondet) che noi non abbiamo più: il nazionalismo da grande potenza! E ' questa la loro forza: solidarietà concreta tra cinesi in tutto il mondo! Non è il nazionalismo spiritualistico fascista, è un nazonalismo fortemente sciovinista e altrettanto xenofobo, però rappresenta certamente un elemento di volontà che a mio avviso giocherà la differenza con il marciume decadente dell'Occidente.
Ora noi ci dobbiamo chiedere: perchè non abbiamo più identità nazionale? Perchè siamo ridotti alla decadenza più totale?
E' colpa dei cinesi, degli indiani, degli iraniani, degli arabi, dei romeni, o degli angloamericani che ci dominano sostanzialmente dal 1945? Chi ha avuto interesse ad annientare la spiritualità italiana e mediterranea?
Domanda fondamentale ed ineludibile per una rinascita nazionale! lo posto qua. Là discutevamo delle posizioni di Max Ferrari al riguardo.


I Cinesi vincono ogni giorno un plebiscito sul mercato italiano.
Tale plebiscito vede affermarsi il sì di tanti consumatori "nazionali" i quali scelgono prodotti a basso prezzo, vuoi perchè non possono permettersi prodotti più costosi e di qualità, vuoi perchè la paccottiglia ha sempre trovato spazio nei panieri del popolo.
D'altra parte chiediamoci da chi vengono prodotte le bandiere ed i gadgets in vendita a Predappio o quelle che sventolano negli stadi, o le magliette...e chiediamoci chi le acquista...


La colpa sta probabilmente in un botta e risposta, tra lo stesso Metapolis e non ricordo chi altro, proprio qui su Pol, in una discussione incentrata sul 1968:
"Alcuni fecero notare al tempo che ebbe luogo ad una generazione esatta dalla guerra e che fu probabilmente il surrogato della necessaria guerra stessa, resa impossibile dall'armamento atomico. Perché ogni generazione nell'ordine normale delle cose fa la sua guerra, le è necessaria.
Poi l'ordine normale è totalmente scomparso e si è passati nel virtuale, nell'oggi atemporale e sbiadito e, quindi, non si è più avuta una pulsione così forte.
La spiegazione ultima, probabilmente. Con un'unica crepa, però: la generazione attuale costituisce un'eccezione con il ciclo naturale del conflitto: nel senso che non fa nessuna guerra (salvo rimpinzarsi al Mc Donald, stravaccarsi davanti a Mtv, fumare etc. etc. etc.)
La verità è che per fare una guerra occorre un potente stimolo. Un qualcosa da raggiungere, un bisogno profondo da soddisfare. La gioventù viziata di oggi, per un verso o per un altro, ha GIA' tutto ciò che vuole (o crede di averlo), pertanto non tenta di raggiungere nulla, ma semplicemente si lascia vivere, giorno per giorno.
Questo è il nulla. Il vero capolinea. Siamo "alla fine di tutto""



