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    Predefinito Congresso Sdi, gli interventi

    L’intervento di Ugo Intini
    Sabato 14 aprile 2007

    Mi occuperò di un solo argomento programmatico. La competitività sul mercato globale è oggi la preoccupazione di tutti. La destra, ovunque, martella la stessa risposta: per competere bisogna ridurre il costo del lavoro, il che significa, in parole più franche, tenere bassi i salari e le garanzie. Ma il costo del lavoro, in Cina, è un ventesimo che in Europa e il costo del lavoro italiano è ormai tra i più bassi d’Europa.
    Su questo terreno, che è quello della rinuncia e del pessimismo, quello negativo,la partita è persa in partenza. La risposta dei Socialisti è un’altra. Si colloca sul terreno positivo della fiducia e dell’ottimismo. Bisogna aggiungere a ogni unità di prodotto o di servizio made in Italy o in Europe una percentuale di tecnologia, di cultura, di intelligenza e di creatività superiori. Bisogna allora investire sulle persone, sul capitale umano, sui nostri ragazzi e sul loro talento, bisogna spingere non verso il basso, ma verso l’alto i nostri lavoratori. Questo si chiama premiare i meriti. Ed ecco la ragione profonda, strutturale, della crisi italiana. In Italia si premiano i meriti? C’è mobilità sociale? Ci sono nella cabina di guida i più bravi? No. L’ Italia è l’unico Paese al mondo dove l’Associazione dei Giovani Imprenditori dà lezione alla politica.
    E la politica non osa rispondere: voi non siete i giovani imprenditori, siete i figli dei vecchi imprenditori, per questo, non per merito, siete arrivati al vertice, non siete il medico, ma il simbolo della malattia italiana più grave, la mancanza di mobilità sociale, la trasmissione per via ereditaria del potere aziendale, delle professioni, delle cattedre. Abbiamo conquistato la Repubblica nelle istituzioni, sono rimaste la monarchia e i diritti ereditari nella società civile che è la più sclerotizzata dell’Occidente. L’uomo più retribuito d’America è Billy Gates perché cominciando da un garage ha inventato “Window”, non perché è figlio di qualcuno. La donna più retribuita d' Italia, guadagna 5 milioni e 25 mila euro all’anno. Non perché ha creato qualcosa, ma perché è la figlia di Ligresti. Gardini era arrivato al top della chimica perché aveva sposato la figlia di Ferruzzi. Tronchetti Provera è arrivato al top della Pirelli ( e poi della telefonia) perché ha sposato la figlia di Pirelli. E infatti non abbiamo più la chimica. Rischiamo di non avere più la telefonia.I capitani di ventura della oligarchia dinastica all'italiana sono in verità capitani di sventura. Sono gli imperatori dei debiti. L'unica tecnologia nella quale credono è quella delle scatole cinesi.Si risponde. Questo è il mercato. No. Come dimostrano Tronchetti Provera e la Telecom, proprio no. Non è mercato controllare una società con lo 0,6 per cento del capitale. Non è mercato caricare questa società, che era sana, con 30 miliardi di Euro di debiti. Non è mercato far perdere alla Pirelli 4 miliardi di Euro e rimanere al vertice. Non è mercato diventare top manager come i baroni medioevali, per nascita o matrimonio. Tutto questo non è mercato, ma la punta dell'iceberg di uno scandalo.
    Lo scandalo del capitalismo all'italiana che è costato al Paese 100 volte più di tangentopoli. Se la stampa non appartenesse alle grandi famiglie, sentiremmo condannare meno la partitocrazia e più la familiocrazia. Investire sulle persone significa premiare i meriti e pertanto significa istruzione. Istruzione per tutti. Istruzione al più alto livello anche per i ragazzi dotati che vengono da famiglie a basso reddito.
    Qui sta la nuova frontiera per il socialismo del 2000. La nuova frontiera non si chiama più uguaglianza, come ai tempi del comunismo. Uguaglianza no, ma uguaglianza di opportunità sì. Un povero ragazzo se ha talento e volontà deve poter arrivare al top. Scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica, dice lo slogan che Boselli ha lanciato proprio qui a Fiuggi al precedente Congresso. Ma sulla scuola, in particolare ai suoi livelli più elevati, i socialisti devono dire la verità sino in fondo. Chi va all’Università in Italia? Soprattutto i ceti medio alti. Studiano a spese proprie? No. Studiano sostanzialmente a spese dello Stato. Le rette universitarie coprono infatti in media un decimo dei costi. Studiano a spese pubbliche perché hanno meriti particolari? No. Perché l’accesso all’Università è aperto a tutti. Studiano cose utili al Paese?
    Non necessariamente, perché molte facoltà umanistiche sono delle catene per la produzione di disoccupati, destinate ad auto-riprodursi nei decenni. Mentre i laureati in legge resteranno disoccupati, presto importeremo gli ingegneri indiani. Dunque, i figli dei benestanti studiano cose spesso inutili, spesso senza particolari meriti, a spese dello Stato, ovvero dei contribuenti, ovvero anche dei poveri. L'università italiana è uno strumento di ridistribuzione del reddito alla rovescia. E' un Robin Hood alla rovescia. Peggio. Poiché gli studenti pagano soltanto un decimo di quanto costano, l’Università non ha soldi. Con un danno per tutti, perché scivola nel degrado. Le Università dei Paesi moderni stanno oggi sul mercato non nazionale, ma mondiale, sono delle grandi industrie del sapere globale, esposte alla competizione internazionale. E l’Università italiana è la meno competitiva in assoluto. E’ quella che attrae proporzionalmente meno studenti stranieri. L'Italia importa vu cumprà, non studenti di matematica. L'università italiana è quella che produce meno brevetti. Che forma meno ricercatori. Che crea meno ricchezza. Il degrado dell’Università è un danno per tutti ed è un danno maggiore per i ragazzi dotati ma di famiglia a basso reddito, i quali sono penalizzati due volte. Sono penalizzati perché quasi sempre non riescono a conseguire la laurea. Sono penalizzati perché quando la conseguono raggiungono un titolo dequalificato. Mentre i figli dei ricchi si pagano l’Università all’estero o i Master in istituzioni prestigiose.
    Tony Blair può aver fatto troppi errori in politica estera, ma non ha sprecato i talenti dei suoi ragazzi. Ha distribuito borse di studio vere e in numero sufficiente, ha creato prestiti d’onore da restituire in trent’anni per una classe dirigente del 2000 scelta sulla base del merito anziché del censo. Quando noi socialisti diciamo tre volte scuola pubblica, dobbiamo anche dire che la sua crisi è la radice del declino del Paese. Il disastro della Scuola e dell’Università italiana deve essere la prima preoccupazione dei socialisti perché è il più pesante ostacolo alla giustizia sociale degli anni 2000. Una giustizia sociale che si chiama uguaglianza di opportunità.
    La giustizia sociale degli anni 2000 premia il merito, il merito di tutti, indipendentemente dalle loro condizioni di partenza. Ma il merito, il talento, è il motore dello sviluppo economico. Per ciò, i Socialisti del 2000 possono dire agli elettori: la nostra giustizia sociale, la giustizia sociale che chiediamo non è contro, ma è per lo sviluppo economico, è la pre-condizione, il motore dello sviluppo economico. Ricordate? Venticinque anni fa, a Rimini, i socialisti del PSI catturarono l’attenzione del Paese guardando al futuro, parlando di meriti e bisogni.
    Oggi occorre ancora parlare di bisogni. Altro che. Di bisogni tuttavia parliamo insieme a tutta la sinistra. Di meriti non parla nessuno. Dobbiamo farlo noi socialisti.Noi dobbiamo guardare alle sfide del 2000 parlando di meriti. Dicendo agli italiani che senza dare a tutti la possibilità di esprimere talento e merito non c’è futuro per l’Italia. Ora veniamo alle scelte politiche. Diciamo no a questo Partito Democratico. A questo. Non all’idea di un Partito Democratico, perché l’idea l'abbiamo lanciata per primi proprio noi, al congresso di Genova del 2002.Diciamo no a questo Partito Democratico per almeno sette buone ragioni. Primo. Questo Partito Democratico nasce come una costruzione a tavolino. Un esercizio da politologi al quale ci hanno abituato gli apprendisti stregoni della politica italiana. Il metodo è sempre lo stesso. Si è cominciato negli anni novanta. Si è pensato.Vogliamo il bipolarismo? Bene. Facciamo una bella legge elettorale e il bipolarismo è raggiunto. Così ragionano i legulei all’italiana, quelli che pensano che si fa una legge e si risolve un problema. Il bipolarismo c’è, ma è quel disastro che sta sotto gli occhi di tutti. Perché prima viene la cultura e la politica, poi vengono le leggi elettorali, che vi si adattano.
    Non viceversa. Lo stesso si sta facendo con il Partito Democratico. Si pensa. Vogliamo un grande partito della sinistra del 30 – 35% ? Bene. Mettiamo insieme 17 mele (la percentuale dei DS) più 11 pere (quella della Margherita) ed arriviamo forse a trenta. Ma così si va al disastro, come suggeriscono i sondaggi. Nel ’67-’69, PSI e PSDI fallirono l’unificazione socialista chiamandosi entrambi socialisti e provenendo entrambi dallo stesso albero socialista. Adesso le pere e le mele vengono da due alberi diversi. Nessuno dei quali si è mai chiamato socialista. Secondo. Il Partito Democratico è l’incontro non tra due popoli ma tra due nomenklature.
    Terzo. L’incontro tra la nomenklatura post-comunista e post-democristiana schiaccia o esclude, al di là delle buone parole, provincia per provincia, tutti gli altri. Quarto. Il Partito Democratico nasce senza chiarezza sulla storia. Nel Pantheon dei suoi padri fondatori , alla rinfusa, ci sono Gramsci e don Sturzo, Togliatti e De Gasperi, Craxi e Berlinguer. Come se fossero stati delle coppie, mentre sono stati degli opposti. Quinto. La mancanza di chiarezza sulla storia e sulle idee fa sì che siano i fatti, le persone, a dare il colore al Partito Democratico. Le persone sono i post comunisti e i rappresentanti della sinistra cattolica. Sono i protagonisti del compromesso storico, che contrastò il nuovo corso socialista negli anni settanta e ottanta. Nel Partito Democratico c'è il cattocomunismo, non c'è il socialismo. Ma la storia perdente degli anni settanta non può diventare la storia vincente del duemila. Sesto. Oggi la politica è globale. Il suo orizzonte minimo è quello europeo. Eppure non c’è chiarezza sulla collocazione europea del Partito Democratico. Sta con il Partito Socialista Europeo, ci sta contro? Non si sa . Ma c’è di peggio. In questi giorni, tutti i socialisti europei stanno col fiato sospeso in attesa delle elezioni francesi. Il poster di Segolènè Royal sta su i muri di tutte le nostre sedi, da Lisbona a Berlino. E Rutelli cosa dichiara? Che lui fa il tifo per Bayrou. In una partita decisiva, Fassino fa il tifo per la Roma, Rutelli per la Lazio . E vogliono andare allo stadio con la stessa bandiera? Vogliono stare nello stesso partito? Ma c’è di più. Molto di più. Bayrou non viene dal nulla. E’ stato deputato e si è scontrato con i socialisti per 21 anni. E’ stato due volte ministro della destra. Oggi è protagonista di un disegno politico chiaro. Vuole liquidare il bipolarismo, vuole essere eletto e formare un Governo di centro con un pezzo di sinistra ed un pezzo di destra . Attenzione. La partita in Italia si gioca in questo momento tra bipolarismo e grande coalizione centrista. Rutelli dove sta? Attenzione. Bayrou non è Prodi, perché Prodi è per il bipolarismo. Bayrou è Casini. Bayrou è il Casini francese. E allora ancora. Rutelli con chi sta, in prospettiva? Sta con Prodi per il bipolarismo o con Casini per il neocentrismo? Infine, settimo, no per la ragione più importante. Perché il Partito Democratico non ha risolto il tema della laicità . Guardiamo alle elezioni americane, che spesso anticipano le altre. Da anni, lo scontro è tra repubblicani teo-con e democratici liberal , sul terreno dell’aborto, dei principi e della morale. Non sempre questi temi sono stati centrali, ci si deve domandare perché lo siano diventati, si deve ragionare, approfondire. Viviamo nell’era delle incertezze e delle paure. Questo spinge molti a cercare la sicurezza nella identità, nelle certezze, nei fondamenti appunto della propria tradizione. I fondamentalismi, tutti i fondamentalismi, sono perciò all’offensiva. Il fondamentalismo islamico, certo. Ma c’è il fondamentalismo ebraico. Un tempo a Gerusalemme i fondamentalisti con le lunghe barbe ed il cappello nero erano una attrazione folkloristica. Oggi, condizionano la politica israeliana. C’è il fondamentalismo evangelico-protestante. Un tempo, alla domenica mattina, quando si era in America, ci si divertiva guardando alla televisione i predicatori che gesticolavano come venditori di tappeti. Oggi, quei predicatori dettano a Bush l’agenda sui temi del costume. C’è il fondamentalismo islamico, ebraico, protestante e c’è anche, all’offensiva, quello cattolico. Il progresso scientifico ha reso possibili scelte difficili che sino a ieri non si ponevano. Ed i confini tra la vita e la morte sono diventati più incerti. Perché la ingegneria genetica e la biochimica hanno aperto terreni inesplorati, dove le bussole della morale laica e di quella religiosa non usano lo stesso ago. L'uomo della strada ha capito che le grandi scelte di politica economica ed estera si fanno a livello non più nazionale, ma globale e concentra perciò l'attenzione sul costume. I laeders politici sono diventati nani e tutti gli altri diventano di conseguenza giganti, innanzitutto i leader dell'economia e anche quelli religiosi. La libertà ha nuove frontiere. La mia generazione si appassionava alle libertà collettive, alla democrazia politica e sindacale. I ragazzi di oggi danno le mie, le nostre libertà, per acquisite Pensano alle libertà individuali, al diritto di scegliere liberamente il proprio stile di vita. Senza che lo Stato venga a decretare ciò che è eticamente giusto e ciò che non lo è. Senza lo Stato etico, padre di tutti gli autoritarismi. A proposito di Stato etico, caro alle destre, c'è una strana contraddizione. La destra vuole lo Stato minimo, che non si intrometta nell'economia, che faccia il meno possibile. Poi pretende lo Stato massimo, lo Stato cioè che si intromette addirittura nella vita privata e nella stanza da letto dei cittadini. La laicità riguarda la pace nel mondo. Cosa mette oggi in pericolo la pace? Le guerre di civiltà e di religione. Qual è l'antidoto alle guerre di religione tra Stati? La laicità e neutralità degli Stati sul terreno religioso.
    La laicità riguarda la pacifica convivenza nelle nostre metropoli. Il futuro già si intravede. Il mondo diventa città. Presto 4 miliardi di persone si concentreranno nelle enormi megalopoli che stanno sorgendo soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Il mondo diventa città, ma le città diventano mondo. Diventano uno spaccato del mondo: multi etniche, multi religiose, multi culturali. Come a New York o a Londra, ci si vive bene se l'autorità pubblica è tollerante, neutrale rispetto alle diverse etnie e religioni. Se è laica. La laicità riguarda il progresso economico. Il suo motore è la ricerca scientifica. Ma il motore della ricerca scientifica è la libertà, la prevalenza dello spirito critico su quello dogmatico. Oggi come ai tempi di Galileo. Libertà quando lo scienziato scruta con la lente nell'immensamente grande o nell'immensamente piccolo, libertà quando scruta nei pianeti dell'universo o nel DNA delle cellule. Il motore del progresso economico è anche creatività, fantasia, arte, spettacolo. Tutti beni che vivono da sempre di libertà. Perché Parigi era nella belle epoque la ville lumiere, il centro del mondo? Perché oggi lo sono Londra e New York, Barcellona e Berlino? Perché non chiedono a nessuno quale religione o costume sessuale preferisca. Perché l'atmosfera di libertà e di tolleranza che vi si respira attira gli spiriti liberi da tutto il mondo. E gli spiriti liberi, persino trasgressivi, sarà un caso, ma da sempre sono quelli più creativi. Capisco la resistenza dei cattolici della Margherita a entrare nella grande famiglia del socialismo europeo. I leaders socialisti più prestigiosi possono essere cattolici devoti, come Delors; protestanti praticanti, come Blair. Ma tutti dimenticano la loro fede religiosa quando varcano la soglia del Parlamento. Quella socialista è una famiglia che vive in un clima multicolore di libertà. Che si scontra con la destra, ovunque, non su uno , ma su due temi: sui diritti sociali e sulle libertà individuali. La Margherita potrebbe avere in queste famiglia socialista una militanza dimezzata, potrebbe condividere le battaglie sociali, non quelle per le libertà individuali. La laicità non è una ideologia, è un metodo. E' il metodo imposto dalla globalizzazione, è il metodo che consente di vivere in un mondo dove le diverse ideologie e religioni sono venute a stretto contatto perché il progresso ha cancellato le distanze. La laicità non è un tema dell'800, è il grande tema del 2000. Il tema che è tornato protagonista in tutti i continenti. Che pesa dieci volte di più in Italia, certo, per le eredità dell'800. Perché qui c'è il Vaticano, dove Wojtila non era Montini e dove Ratzinger non è Wojtila. Dove incredibilmente si pretende di imporre agli italiani( e solo agli italiani) ciò che non si impone ai francesi o agli spagnoli. Senza vedere l'interesse della Chiesa stessa. Senza vedere che la sorveglianza speciale e ossessiva sull'Italia nuoce al ruolo universale della Chiesa. Mai dagli anni '50, il Vaticano è stato così invasivo nella politica italiana e solo italiana, ma mai come negli anni 2000, gli anni della globalizzazione, questo appare più anacronistico. Dunque, per tanti solidi motivi, almeno sette, diciamo no a questo Partito Democratico. Certo, il sistema politico italiano ha bisogno di semplificazioni e aggregazioni. Ma di aggregazioni diverse. Non di cattocomunismo, ma di socialismo liberale e libertario. Non di una anomalia esclusivamente italiana che viene dal passato, ma di una formazione che guarda al futuro, omogenea con il resto della sinistra europea. Il nostro congresso lavora per questo. Ci rivolgiamo ai radicali. La Rosa nel Pugno ha fallito sul piano pratico e organizzativo. Non faremo un partito comune perché abbiamo strutture e modi di fare politica diversi. Ma la Rosa nel Pugno non ha fallito sul piano politico. La politica c'era e c'è. Messe da parte estremizzazioni e forzature, la Rosa nel Pugno ha avuto il merito di porre per prima il tema della laicità al centro del dibattito politico. Ci rivolgiamo a Craxi, a De Michelis, e ai socialisti dispersi.
    L'unità oggi non è sufficiente. Dodici anni fa forse lo era, oggi non più. Non è sufficiente ma è necessaria, è indispensabile, è un punto di partenza. Ci rivolgiamo ai riformisti dei DS, da Macaluso a Caldarola, da Spini agli amnici che alimentano le pagine de Il Riformista. Ci rivolgiamo ai laici della Margherita, che pure ci sono. Dai liberali come Zanone ai repubblicani come Enzo Bianco. Ci rivolgiamo anche alla sinistra dei DS. Ci unisce il tema della laicità. Ci unisce il fatto che proprio Mussi e Angius sono oggi gli unici diessini a definirsi con forza socialisti. Anche se la nostra aggregazione- va detto- deve identificarsi con le maggioranze, non con le minoranze di sinistra dei partiti socialisti europei. Ci divide spesso l'economia e la politica estera. E tuttavia una cosa, di nuovo, va detta. Non siamo neofiti del libero mercato e dell'Alleanza atlantica. Per questo ci permettiamo di essere quando occorre critici del liberismo e degli Stati Uniti. Più dei neofiti. Più di qualche diessino del Partito Democratico. Socialistio, radicali, diessini, laici hanno bisogno di un grande dibattito, prima ancora culturale che politico, per costruire il partito che non c'è. Non quello che i giornali cosiddetti anti partitocratici volevano costruire cavalcando tangentopoli all'inizio degli anni '90. No. Vogliamo un partito della politica e non della anti politica. Un partito di militanti e non di carta. Vogliamo un partito che non c'è in Italia, ma che c'è in Europa. Vogliamo un partito che con orgoglio, ad alta voce, si chiami socialista. Se infatti in Italia il grande partito che non c'è è proprio quello socialista, è proprio questa, è sciaguratamente questa, la prima, vera, enorme anomalia della politica italiana. La madre di tutte le altre. Con la proposta che facciamo oggi al Congresso non spariremo in una nebulosa, quella del Partito Democratico. Torniamo al centro del dibattito politico. Con la proposta di oggi facciamo una scelta difficile e rischiosa, ma un piccolo partito perde solo quando sta fermo e non fa politica. Icon la proposta di oggi facciamo una scelta difficile e rischiosa per contrastare il compromesso storico bonsai. Ma era difficile e rischiosa anche la scelta fatta dal PSI di Craxi nel 1977 per contrastare il compromesso storico vero. Scegliamo, e concludo, come allora, semplicemente di essere noi stessi. Continuiamo a fare politica con l'orgoglio della nostra identità Diciamo agli italiani ciò che dobbiamo dire per rispettare la nostra natura. Ascoltiamo ancora una volta il consiglio dei nostri vecchi che erano dei socialisti e dei saggi al tempo stesso. Pietro Nenni insegnava. " Si faccia quello che si deve, accada quello che può".

  2. #2
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    Testuale: ora parla il compagno Gavino Angius. Applausi

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    applausi ripetuti per angius

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    Si dica la verità: per il pd è già tutto deciso. Attacco incredibile al pd

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    si dice che il pd farà parte del pse. ma come avviene se prodi è presidente del pde?

  6. #6
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    manifesto fondativo orripilante in cui non compare mai la parola sinistra, neanche per sbaglia, impregnato di eclettismo politico impressionante. Un pd che Prodi ha definito una forza di centro progressista e riformista e che assomiglia a qualcosa che abbiamo già visto in italia.

  7. #7
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    Noi non stiamo in un partito la cui cultura politica è quella cristiano democratica.

  8. #8
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    quando i vertici della gerarchia ecclesiale incitano coloro che esercitano funzioni pubbliche dello stato a che nell'esercizio delle loro funzioni pubbliche rispettino i precetti della loro appartenenza di fede noi ci troviamo di fronte a qualcosa di enorme che riguarda il rispetto della Costituzione Repubblicana di questo paese.

  9. #9
    Democrazia e Laicità
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    te la suoni e te la canti

  10. #10
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    CONGRESSO SDI: MUSSI, PD E' UNA SCELTA SBAGLIATA
    "Il Partito democratico a mio avviso e' una scelta sbagliata che non ci permettera' di trovare una adeguata collocazione nel contesto europeo". Il ministro dell'Universita' e della Ricerca scientifica Fabio Mussi ha cosi' sintetizzato il lungo discorso che ha appena concluso all'interno del Palaterme di Fiuggi. Mussi ha ricordato l'importanza del socialismo ed ha paragonato il costituendo Partito democratico (voluto dalla Margherita e dai Ds) al giobertismo, inteso come un fenomeno che resterebbe solo italiano. Il ministro ha inoltre ricordato quanto sia importante la ricerca scientifica in Italia e nel mondo e il ruolo che essa svolge all'interno della societa'.

 

 
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