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Discussione: Milarepa

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    Predefinito Milarepa



    Milarepa fu mago e lama buddhista, vissuto nel Tibet poco dopo l'anno 1000.
    Un uomo dotato di un estremo vigore fisico e di una volontà eccezionalmente tenace.
    La sua storia dimostra come il dominio sul corpo sia la condizione indispensabile per il controllo della mente.

    Mila nacque nell'agosto del 1051 nel villaggio tibetano di Kyagnatsa nella provincia di Gung-thang (al confine con il Nepal) e trascorse una infanzia felice. Quando ebbe 7 anni, poco dopo la nascita della sorella Peta, suo padre si ammalò gravemente e prima di morire lasciò i suoi beni di contadino in usufrutto ai parenti, finché il ragazzo non avesse raggiunto la maggiore età.

    Benché avessero giurato di rispettare la volontà del morto, immediatamente gli zii ridussero Mila, con sua madre e sua sorella, alla condizione di schiavi e godettero dei beni acquisiti per circa 10 anni. Quando poi giunse il tempo di tenere fede al giuramento, negarono la validità del testamento e si rifiutarono di applicarlo.

    Non avendo alcun mezzo per difendersi la madre di Mila, Karmo-kyen, vendette l'anello di turchese del matrimonio e mandò il giovane ad imparare la magia nera per potersi vendicare:

    "Io desidero che tu, dopo aver imparato a fondo la magia, distrugga per primi tuo zio e tua zia, poi la gente del paese e i vicini che ci hanno fatto del male."

    Nel suo lungo pellegrinaggio alla ricerca di un mago qualificato, Mila incontrò ogni genere di truffatori e ciarlatani, che gli portarono via tutti i suoi miseri averi. Alla fine raggiunse il lama Yontan Gyathso, al quale raccontò la sua triste storia ed offrì in dono il suo corpo.

    Il lama impietosito insegnò al giovane il modo di creare i terremoti e così egli ne inviò uno terribile nel suo paese, facendo 35 morti. Ma un eremita viandante alcuni giorni dopo riferì che i parenti rimasti in vita minacciavano inferociti di uccidere la madre e la sorella di Mila.

    Allora il lama insegnò a Mila la magia della grandine, che fu subito lanciata e distrusse tutti i raccolti senza provocare altre vittime. A questo punto i parenti si arresero al potere magico di Mila.

    "Precipitando in una sola massa, la grandine si abbatté sul raccolto e su tutta la vallata, fino all'altezza di tre strati di muro. Tutta la montagna si trasformò in torrenti e la gente del paese, non vedendo più messe, singhiozzava."

    Pentito ed addolorato per il male fatto, Mila decise di partire alla ricerca di un maestro che lo liberasse dalla colpa insegnandogli il buddismo. Dopo un lungo viaggio incontrò in una valle un monaco che arava, gli chiese dove fosse il famoso lama Marpa e il monaco rispose: "Vado ad avvisare il lama, continua tu ad arare e quando hai finito vieni dentro la casa che vedi sulla collina."

    Entrando in casa Mila trovò colui che credeva un semplice monaco che invece istruiva i discepoli seduto su un alto cuscino: prostrandosi ai sui piedi, egli gli raccontò i propri delitti e chiese di poter ricevere l'insegnamento. Marpa rispose che lo avrebbe accontentato in cambio della costruzione di una torre tonda in onore di suo figlio sulla cima orientale del monte, dato che non aveva beni materiali da offrire.

    Ma quando un mese dopo la torre fu pronta, il lama gli disse di smontarla e costruirne un'altra a forma di mezzaluna sulla cima occidentale. La stessa cosa si ripeté per una torre triangolare sulla cima settentrionale ed una quadrata su quella meridionale.

    Allora Mila disse a Marpa: "Ti ho fatto omaggio delle torri costruite per tuo figlio senza neppure un compagno che portasse una sola pietra grossa come una testa di capra, un solo cesto di terra, un solo secchio d'acqua, un solo mastello di calcina. Hai promesso di darmi la dottrina e per questo sono qui." E Marpa rispose: "Grande mago (tu-chen) hai fatto una torretta grande appena come un braccio che non vale certo la dottrina che con difficoltà ho portato dall'India. Se hai il prezzo dell'insegnamento, portalo, oppure vattene."

    "Così detto il lama mi prese a schiaffi e, tirandomi per i capelli, mi buttò fuori. Avrei voluto morire e piansi tutta la notte."

    La mattina successiva il lama chiese di costruire una torre di dieci piani come santuario in cambio dell'insegnamento e Mila si mise di nuovo tenacemente al lavoro.

    Dopo qualche mese si presentò da Marpa con la schiena coperta di piaghe e di pus, ma il lama fece a pezzi la sua veste e gli ordinò di usarla come lo straccio che si applica alle ferite dei somari e continuare il lavoro. Mila tentò di farlo, ma cadde malato e decise di arrendersi fuggendo per tornare al suo paese.

    Nel viaggio verso casa Mila incontrò il maestro Gnogpa dal quale ricevette l'iniziazione al buddismo e l'ordine di ritirarsi a meditare in una grotta. Quando poi Gnogpa venne invitato alla festa per la maggiore età del figlio di Marpa, Mila chiese di poterlo accompagnare come servitore.

    In quell'occasione Mila fu accettato come discepolo da Marpa, nominato monaco minore (ge-nyen) e inviato a meditare per un anno in una grotta. Al termine del periodo prescritto, Marpa convocò i suoi principali discepoli e trasmise a ciascuno di essi uno degli insegnamenti ricevuti dal suo maestro Naropa: il corpo illusorio (sgyu-lus), la luce radiante (hod-gsal), lo stadio intermedio (bar-do), il controllo del sogno (rmi-lam) e il trasferimento della coscienza (pho-wa).

    A Mila venne trasmesso il potere del calore miracoloso (gtum-mo), che consente di non usare vesti di lana e così da quel giorno egli prese il soprannome di re-pa (vestito di tela).

    "In una notte gelida d'inverno, coloro i quali si ritengono capaci di superare con successo la prova, sono condotti sulla sponda di un fiume o di un lago; se tutti i corsi d'acqua della regione sono gelati viene praticato un foro nel ghiaccio. Viene scelta una notte di luna con forte vento, cosa non rara in Tibet nei mesi invernali.

    I neofiti siedono nudi sulla terra e dei teli vengono immersi nell'acqua ghiacciata: ogni uomo si avvolge in uno di essi e deve farlo asciugare sul proprio corpo. Non appena il telo è asciutto viene di nuovo immerso nell'acqua e la cerimonia va avanti fino allo spuntare del giorno.

    Alcuni teli sono piccoli come asciugamani per il viso ed altri sono grandi come scialli. La regola prevede che si debbano asciugare almeno tre teli per essere autorizzati a portare le insegne di esperto nel calore miracoloso." ( A. David-Neel)

    Quando l'addestramento di Milarepa fu completato, egli ricevette dal suo maestro Marpa queste istruzioni: "Parti da qui, recati a rendere omaggio al lama Gnogpa e riparti immediatamente per raggiungere il deserto. Non fermarti nel tuo paese, vai a vagare nei deserti di orrori e di nevi, e sprofondati nella contemplazione."

    Mendicando i cereali dai coltivatori della pianura ed i condimenti dai pastori delle montagne, Milarepa si mise alla ricerca di una caverna adatta per la meditazione. Giunse infine alla grotta della Roccia Bianca (Drag-kar Ta-so) e vi si chiuse per tre anni, determinato a proseguire fino al raggiungimento della liberazione della mente.

    "Crescevano molte ortiche e c'era dell'acqua eccellente: le ortiche mi fornivano un tessuto per il riparo esterno del corpo ed una farina senza sapore per il nutrimento interno. Così il mio corpo diventò simile ad uno scheletro, la pelle prese il colore dell'ortica e la consistenza della cera ed anche i peli divennero ispidi, verdi. Tutte le mie ossa sporgevano e le mie membra stavano per staccarsi."

    A questo punto la sorella di Milarepa, Peta, nella festa annuale del paese venne a sapere che suo fratello era vivo e decise di mettersi in viaggio per raggiungerlo. Dopo un mese lo raggiunse portando farina, burro e vino.

    "Accettai le offerte di Peta e mangiai e bevvi, così che immediatamente la mia intelligenza finalmente si rischiarò."

    La storia di Milarepa fu scritta nel dodicesimo secolo dal suo discepolo Rechungpa, nel Tibet è molto conosciuta e ne esistono parecchie edizioni. Tutte si chiudono con la scena di Milarepa ormai vecchio ed in punto di morte, che riunisce i suoi discepoli e rivolge loro queste parole:

    "Prestate dunque fede ed attenzione alla legge del karma che regola le cause e gli effetti: ricordatevi l'ignoranza dell'ora della nostra morte e i castighi della vita mondana. Coloro che sono pieni di desideri mondani non possono niente per la causa altrui e non giovano neppure a se stessi.

    Giacché lo spazio è illimitato e le creature innumerevoli avrete sempre l'occasione di agire a vantaggio degli altri, quando sarete in grado di farlo. Cominciate con l'occupare l'ultimo posto, rinunciate alle vesti, al cibo e alla parola. Caricate il vostro corpo di fatiche e la mente di doveri."

    http://www.milarepa.it/i_index.htm
    Ultima modifica di donerdarko; 22-02-10 alle 17:18
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Milarepa

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    A Mila venne trasmesso il potere del calore miracoloso (gtum-mo), che consente di non usare vesti di lana e così da quel giorno egli prese il soprannome di re-pa (vestito di tela).

    "In una notte gelida d'inverno, coloro i quali si ritengono capaci di superare con successo la prova, sono condotti sulla sponda di un fiume o di un lago; se tutti i corsi d'acqua della regione sono gelati viene praticato un foro nel ghiaccio. Viene scelta una notte di luna con forte vento, cosa non rara in Tibet nei mesi invernali.

    I neofiti siedono nudi sulla terra e dei teli vengono immersi nell'acqua ghiacciata: ogni uomo si avvolge in uno di essi e deve farlo asciugare sul proprio corpo. Non appena il telo è asciutto viene di nuovo immerso nell'acqua e la cerimonia va avanti fino allo spuntare del giorno.

    Alcuni teli sono piccoli come asciugamani per il viso ed altri sono grandi come scialli. La regola prevede che si debbano asciugare almeno tre teli per essere autorizzati a portare le insegne di esperto nel calore miracoloso." ( A. David-Neel)
    Un lettore frettoloso potrebbe leggendo le parole sopra citate, ribadisco, potrebbe credere che ciò che a Milarepa (Mi-la ras-pa "Mila vestito di cotone") venne trasmesso fosse una tecnica per non sentire freddo e quindi gli permettesse di non vestirsi con vestiti di lana oppure asciugare teli bagnati di notte e al gelo.
    La pratica tum-mo (gtum-mo, in sanscrito candali) o fuoco interiore (ardente) è uno yoga che impregna tutte le pratiche dzogrim o pratiche dello stadio di realizzazione. E' una pratica che solo iniziati di alto livello intraprendono. Lo yoga del tum.mo o candaliyoga (candali è il nome che i Siddha buddhisti dettero in India alla kundalini) è l'ascesa del fuoco interiore (che si riferisce alla luminosa "goccia rossa" o se si preferisce, usando un linguaggio hindu, l'ascesa della kundalini) nel canale centrale attraversando i vari chakra. Altro che asciugare teli di cotone! Non sto a spiegare perché questi praticanti devono essere raffreddati, entreremmo in una zona vietata ai profani.

  3. #3
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    Il tummo è la base dei sei yoga di Naropa, infatti. Come regola generale viene insegnato nello Yoga dzogrim durante i ritiri di tre anni e tre mesi. Esistono anche studi scientifici sulla pratica:

    Harvard Gazette: Meditation changes temperatures


    L'equivalenza stretta con kundalini, intesa come shakti dormiente, è invece più problrmatica. Nel tummo si tratta di lung( soffi) tigle ( sanscrito bindu) e tsa( nadi), canali, come negli equivalenti hindu, ma senza la presenza diretta della forza Kundalini.
    Ultima modifica di Vajrapani; 23-02-10 alle 13:03

  4. #4
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    Mi spiego meglio: La Goccia Rossa sarebbe quella del Canale centrale. Nel Canale Centrale vi è un nodo e una piccola cavità all’interno della quale dimora bindu ,chiamato la Goccia indistruttibile, la cui metà superiore è bianca e l'altra rossa. Credo che Kundalini abbia un ruolo simile nei tantra hindu, ma non del tutto sovrapponibile.

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    Predefinito Rif: Milarepa

    Citazione Originariamente Scritto da Vajrapani Visualizza Messaggio
    Il tummo è la base dei sei yoga di Naropa, infatti. Come regola generale viene insegnato nello Yoga dzogrim durante i ritiri di tre anni e tre mesi. Esistono anche studi scientifici sulla pratica:

    Harvard Gazette: Meditation changes temperatures


    L'equivalenza stretta con kundalini, intesa come shakti dormiente, è invece più problrmatica. Nel tummo si tratta di lung( soffi) tigle ( sanscrito bindu) e tsa( nadi), canali, come negli equivalenti hindu, ma senza la presenza diretta della forza Kundalini.
    Per quanto riguarda gli studi scientifici sulla pratica , personalmente li ritengo una semplice stupidaggine, di nessun interesse.

    Non segnalavo nessuna equivalenza stretta con kundalini (infatti ho parlato di goccia-thigle-bindu rossa) , usavo un linguaggio tratto dalla tradizione hindu, per farmi meglio capire, nulla di più.

    Ricordo inoltre che lo yoga del tum-mo è praticato anche nelle altre scuole sarma e non solo nei ritiri triennali della scuola kagyu, come potrebbe essere erroneamente inteso da ciò che tu scrivi e il riferimento a Milarepa.

    Detto questo penso che siamo in perfetto accordo.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Milarepa

    Citazione Originariamente Scritto da Vajrapani Visualizza Messaggio
    Mi spiego meglio: La Goccia Rossa sarebbe quella del Canale centrale. Nel Canale Centrale vi è un nodo e una piccola cavità all’interno della quale dimora bindu ,chiamato la Goccia indistruttibile, la cui metà superiore è bianca e l'altra rossa. Credo che Kundalini abbia un ruolo simile nei tantra hindu, ma non del tutto sovrapponibile.
    Permettimi una piccola correzione.
    La "goccia indistruttibile" metà bianca e metà rossa si trova nel nodo (chakra) del cuore. Nello yoga del tum-mo si deve far salire la "goccia rossa" situata nel nodo (chakra) dell'ombelico (è la "goccia rossa" e non la "goccia indistruttibile" a ricordare kundalini). La "goccia rossa" deve salire per sciogliere ed entrare in unione con la "goccia bianca" situata nel nodo (chakra) della fronte. Questo detto in modo molto approssimativo.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Milarepa

    Allora, si, mi hai evitato un'ulteriore precisazione. Messa cosi la cosa inganna: è in effetti il nodo dell'ombelico . Riguardo ai ritiri triennali: cosi di solito è nel Karma Kagyu, mentre i Bon ( Yungdrung Bon) insegnano la pratica anche dopo il rifugio. Delle altre scuole, sarma e Nyingma, non so.
    Ultima modifica di Vajrapani; 23-02-10 alle 14:06

  8. #8
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    Predefinito Rif: Milarepa

    Segnalo anche un'interresante informazione di Namkai Norbu nel suo Il Cristallo e la Via della Luce. Secondo Norbu la celebre asana di Milarepa con la mano all'orecchio, in cui è quasi universalmente ritratto, sarebbe una posizione simile ad un'asana presente anche nello Dzoghchen Longde.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Milarepa

    chissà se i lama sono riusciti a rintracciare la presenti incarnazioni di Milarepa, Marpa o Naropa...
    Ultima modifica di baba; 25-02-10 alle 18:18

  10. #10
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    Predefinito Rif: Milarepa

    ops, penso di aver formulato male la mia domanda

    se maestri come Milarepa, o Padmasambhava ecc. fossero incarnati, si manifesterebbero? potrebbero essere riconosciuti da qualcuno?
    Ultima modifica di baba; 25-02-10 alle 22:52

 

 
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