La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado che condannava l'avvocato inglese David Mills a quattro anni e mezzo, accogliendo la richiesta del procuratore generale Gianfranco Ciani. Confermato il risarcimento da 250mila euro a Palazzo Chigi per danno d'immagine.
Mills era stato lo scorso 27 ottobre con l’accusa di aver ricevuto 600 mila dollari in cambio di dichiarazioni false o reticenti nell’interesse di Berlusconi nei processi All Iberian e quello sulla corruzione di ufficiali della guardia di finanza.
La decisione avrà conseguenze sul processo gemello che coinvolge il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e che riprenderà sabato davanti al tribunale di primo grado di Milano.
Longo: "Dato torto a tesi procura"
"Non è stata data ragione alla tesi della procura".
Questo il primo commento a caldo di Piero Longo, avvocato di Silvio Berlusconi.
Tuttavia, per capire quali potranno essere gli effetti sul procedimento in corso a carico del presidente del consiglio "bisognerà vedere il meccanismo per il quale è stata stabilita la prescrizione".
Difensori Mills: "Siamo soddisfatti"
"Siamo soddisfatti: è comunque, e in ogni caso, una decisione che riforma il verdetto emesso dalla Corte di appello di Milano.
Mills aveva una condanna per una pena non trascurabile e dunque non possiamo che essere soddisfatti".
Lo hanno dichiarato i legali di David Mills, avvocati Alessio Lanzi e Federico Cecconi.
"Adesso bisognerà aspettare la lettura delle motivazioni perchè potrebbero rivelare una attenuazione della responsabilità di Mills come teste reticente" hanno aggiunto gli avvocati.
Verdini: "Fine di una persecuzione giudiziaria"
"Anche i muri sapevano ciò che oggi ha sancito la Corte di Cassazione. Solo la protervia dei giudici milanesi, che colpendo Mills intendevano colpire Berlusconi, ha fatto sì che il processo contro l’avvocato inglese venisse trascinato per mesi attraverso continui strattonamenti al codice". È Denis Verdini ad affermarlo in una nota.
"È questo - prosegue il coordinatore Pdl - il prezzo che si deve pagare, anche a danno del contribuente, per l’incredibile persecuzione giudiziaria di cui è fatto oggetto il presidente del Consiglio. Per fortuna esiste una maggioranza silenziosa e autorevole della magistratura non militante - conclude - che applica il diritto e non lo altera solo per sovvertire la volontà degli italiani".
Le richieste del pg
Secondo il pg "non c’è dubbio che il momento consumativo della corruzione di Mills da parte di Bernasconi e del gruppo erogatore dei 600 mila dollari si verifica l’11 novembre del 1999 quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey".
Per il pg, dunque, è dall’ 11 novembre ’99 che decorrono i termini di prescrizione e non a partire dal 29 febbraio 2000, come ritenuto invece dai giudici della Corte di Appello di Milano.
In questa data Mills si era fatto intestare le quote del fondo Torrey per un valore di circa 600 mila dollari. Ma secondo il pg, questa data non è da prendere in considerazione in quanto "il ritardo del passaggio finale nella intestazione delle quote non incide sul momento consumativo della prescrizione ma trae origine dalla volontà di Mills di rendere difficoltosa la ricostruzione di questo illecito passaggio di soldi e la sua origine".
sul IlGiornale.it - Le ultime notizie, attualità, politica, economia, meteo di oggi
saluti




