Fabio Mussi parla tra i primi e poi dà l'addio ai Ds di Fassino
Partito democratico nascita con scissione
I Ds devono sciogliersi in nome del progetto di Fassino che però la base considera una fusione degli apparati partitici
di Giorgio De Neri da L'Opinione
A sinistra la regola è questa: quando nasce un nuovo soggetto politico si crea sempre una scissione. E’ una specie di legge della fisica applicata alle dinamiche della politica. E’ successo così quando nacque il Pds alla Bolognina, e infatti ieri Luciano Violante faceva proprio questa considerazione, è successo così quando sono nati i Ds e il fenomeno accadrà ancora in questo week end, con la dipartita del correntone di Fabio Mussi che reciterà il proprio addio in apertura del congresso dei Ds e che poi lo ufficializzerà il 5 maggio in Parlamento alla prima riunione dei gruppi. Peraltro il Correntone cui fa capo anche Cesare Salvi limiterà la propria partecipazione alla quattro giorni di Firenze che inizia oggi a una osservazione esterna. Neanche fossero all’Onu. E la base poco capisce e ancora meno si adegua a una operazione che viene vissuta come verticistica. Anzi , per usare le parole di un commentatore del forum ad hoc gentilmente offerto dal “Corriere della sera on line”, si può parlare di “fusione degli apparati dei partiti”, cioè Ds e Margherita, che “non può sopperire all'assenza di qualunque tavola dei valori condivisa”.
Occhetto in tutto ciò sta vivendo una seconda gioventù da vindice, novello conte di Montecristo. ”Quelli che votano ai congressi sono gli impiegati dei loro padroni e sono quasi tutti collocati dentro ad un sistema di favori ed interessi”. Quello che succederà tra pochi giorni, dice Occhetto, “è solo l'unione a freddo di due apparati, senza che siano stati approfonditi i valori fondamentali, la collocazione internazionale e i punti essenziali di un programma politico”.
E in effetti per l’attuale segretario Piero Fassino potrebbe ripetersi la nemesi da “svolta” che già colpì Occhetto dopo la Bolognina. Occhetto glielo augura con tutto il cuore. Il fine settimana sarà caratterizzato anche dal congresso della Margherita a Cinecittà che dovrà decidere di aderire al medesimo esperimento in vitro. E anche qui Rutelli si gioca la leadership. Anzi forse se l’è già giocata, visto che sarà Prodi, con il suo partito virtuale, a dettare i tempi della fusione a freddo con i Ds. Rutelli sembra sempre più un esiliato nel suo ministero che un capo partito con diritto di parola sull’intera faccenda. Che è troppo seria per lasciarla gestire a un “piacione”.
Naturalmente le due kermesse che condizioneranno la vita politica italiana del fine settimana si aprono all’insegna della civiltà (o inciviltà) dell’immagine.
A Firenze, solo per fare un esempio, si sono accreditati quasi 500 giornalisti, di cui 20 quotidiani nazionali, 23 tra tg nazionali e televisioni, 25 testate locali, 7 radio nazionali, 17 agenzie fotografiche, 9 testate internazionali. Più di 100 tra operatori, tecnici e montatori. Per la realizzazione dell’evento saranno impiegate oltre 90mila ore di lavoro, delle quali circa 30mila di lavoro volontario, le altre di tecnici specializzati di oltre 30 ditte la maggior parte delle quali toscane. Saranno utilizzati 40mila metri quadri di superficie, 10mila di moquettes, 16 generatori di corrente per oltre 2mila punti luce, 140 camion rimorchio per trasportare il materiale, 200 linee telefoniche, 100 postazioni pc, 30 box per redazioni, 2000 metri quadri di schermi video. Il tutto per una spesa totale di quasi 2 milioni di euro che secondo le previsioni del tesoriere, Ugo Sposetti, verranno “finanziati per l’80% dagli sponsor”. Cioè le coop rosse.




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