L'allarme della Società italiana di chirurgia
«Operazioni a rischio con strumenti cinesi»
La denuncia: per i tagli imposti dall'ultima Finanziaria si stanno diffondendo ferri e valvole low cost ma di dubbia qualità
ROMA - Negligenza e inesperienza da sempre possono far danni in sala operatoria. Ora però ai rischi tradizionali se ne aggiungono di nuovi: bisturi, pinze e valvole cardiache low cost e made in China.
A causa della politica di risparmio imposta dall'ultima Finanziaria, infatti, iniziano a diffondersi strumenti chirurgici fabbricati nei paesi asiatici e scelti solo perché meno costosi, senza che il chirurgo abbia parola in merito. A lanciare l'allarme è la Società italiana di chirurgia (Sic) in occasione della presentazione del VII Convegno di Primavera che si apre oggi a Roma. Suturatrici, strumenti per la laparoscopia, forbici, bisturi ma anche tecnologie come valvole cardiache e pacemaker, ha affermato il presidente Sic Roberto Tersigni, «se scelti solo in base al costo nell'ottica di un risparmio per il Servizio sanitario nazionale, potrebbero non possedere i requisiti qualitativi necessari e rappresentare quindi un fattore di rischio elevato per i pazienti». Questi strumenti fabbricati in paesi non tecnologicamente evoluti, e il cui costo di produzione è un terzo di quello degli analoghi dispositivi medicali prodotti in paesi ad elevata tecnologia, ha infatti spiegato l'esperto, «è probabile che non rispettino quei criteri di appropriatezza fondamentali per la gestione degli interventi chirurgici».
STRUMENTI IN CIRCOLAZIONE - Il pericolo è dunque "scritto" nella Finanziaria 2007, è la denuncia dei chirurghi, che inserisce il settore dei dispositivi medicali tra le aree in cui effettuare tagli alla spesa sanitaria, introducendo una procedura di acquisto che di fatto, affermano, «rende il prezzo l'unico criterio di valutazione». Ed il pericolo è concreto perché, mettono in allerta i chirurghi, questi strumenti sono già in circolazione: «Le suturatrici provenienti dal mercato cinese - ha rilevato il direttore dell'Istituto di Patologia chirurgica dell'Università cattolica di Roma Pierluigi Granone - sono ad esempio già in commercio e cominciano a comparire anche altri dispositivi provenienti dalla Cina e sui quali noi non abbiamo nessun controllo per quello che riguarda l'affidabilità. Il mercato cinese ci spaventa - ha concluso il chirurgo - proprio perché non ne conosciamo le fonti di produzione e quindi non possiamo conoscerne l'affidabilità»
TURCO AVVISATA- Sulla questione, ha detto Tersigni, «nei mesi scorsi abbiamo anche inviato una lettera al ministro Livia Turco, nella quale sottolineavamo come se il risparmio previsto in Finanziaria è di circa 40 milioni di euro su 5 miliardi di spesa attuali per i beni sanitari come strumenti e farmaci, il rischio è però alto; ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta». I chirurghi temono quindi che il meccanismo previsto in Finanziaria («gli acquisti - affermano - si faranno a livello regionale, e non più da parte delle singole aziende sanitarie, e sulla base di gare d'appalto al ribasso») spinga sempre di più all'acquisto di strumenti poco costosi ma di qualità dubbia.
«MEDICI ESCLUSI» - I medici, è la denuncia di Tersigni, «saranno di fatto esclusi dalla valutazione di qualità degli strumenti, anche se la responsabilità civile e penale di ciò che accade in sala operatoria resta tutta su di loro». Che fare allora? I chirurghi corrono già ai ripari: «Nel consenso informato da presentare al paziente prima di un intervento - ha concluso il presidente Sic - riteniamo ragionevole dire esplicitamente che i presidi che saranno utilizzati non sono quelli scelti dal medico, ma quelli meno costosi su cui non c'è garanzia di affidabilità».
19 aprile 2007
Fonte :
http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...eratoria.shtml




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