Questo articolo è un invito alle basi del partito incerte a pensare, x me tuona come un ricatto morale ai tanti che vorrebbero andarsene. Li si dice:"rischiate di non essere nessuno, bastardi!".
E' chiaro, comunque, che se ad uno piace fare politica è difficile si getti in un progetto confuso senza capo nè coda. Un progetto di "sinistra" che non sia ancorato nel PSE, un progetto troppo incasinato.
Si attendono segnali da tutta Italia ma credo che Fabio Mussi non sia la persona adatta ad essere sintesi di questo progetto.. Che ne credete voi?
Angius resiste al pressing della maggioranza e continua a dire no
Fra dieci giorni deciderà cosa fare.
"Mussi? Rischia di rimanere solo"
Il giorno dopo, le scelte difficili di chi non vuole aderire al Pd
di MARCO BRACCONI
FIRENZE - Il giorno dopo lo strappo, è il momento delle domande, e di qualche rimpianto. Oggi Piero Fassino chiude il congresso ds, e da domani per la Quercia la strada si chiama Partito democratico. Sul nuovo soggetto politico le questioni irrisolte - dalla collocazione internazionale ai dettagli dei prossimi, decisivi passaggi costituenti - restano molte. Ma altrettante ve ne sono nel campo di chi, qui a Firenze, ha scelto l'addio (Mussi) o la "permanenza condizionata" (Angius). Per i primi la strada sembra stretta, strettissima. E tra i secondi è chiara la consapevolezza di un percorso ad ostacoli che somiglia ad un rebus di difficile soluzione.
Chi conosce bene Angius lo descive determinato nel confermare tutti i suoi dubbi, e non è un caso che la terza mozione da lui capeggiata abbia deciso di non firmare - malgrado il pressing della maggioranza - il dispositivo finale. Ma i fassiniani più attenti alle posizioni critiche del senatore, dopo aver ascoltato la sua relazione, riflettono: "Anche qui, ieri, ha ricevuto applausi, consensi e apprezzamento. Ma cosa pensa di farne? Vedrete che in qualcuno dei firmatari della terza mozione (che decideranno nei prossimi giorni se restare nel partito) affiorerà la sensazione che sarebbe stato meglio condizionare il percorso del segretario, piuttosto che fare una battaglia di minoranza dalle prospettive così incerte".
"E' sbagliato guardare al dibattito nazionale - spiega un senatore diessino amico di Angius ma schieratosi alla fine con Fassino - solo con l'occhio delle grandi scelte nazionali. La dialettica e le prospettive delle minoranze si capiscono molto meglio se le si fa scendere nelle realtà locali". Dove, continua, "i rapporti con socialisti e Rifondazione, naturali interlocutori di qualsiasi progetto che si collochi a sinistra del Pd, sono spesso conflittuali".
Vale per Gavino Angius, che lo strappo non lo ha ancora portato fino in fondo, vale per Fabio Mussi, che dolorosamentre quello strappo ieri lo ha compiuto. Sulle "truppe" del ministro dell'Università, comuqnue, ci si interroga. "Non bisogna dimenticare il passaggio delle amministrative, che sono alle porte. C'è un ceto politico che dopo la scissione rischia di trovarsi "senza rete". E poi ci sono gli elettori. Parlare ai non rappresentati del Pd, come ha detto ieri l'ormai ex diessino, significa fare una scommessa a lungo termine. Ma se è vero che il ministro dell'Università non vuole fare un altro partito, la partita per questa ipotetica costituente di sinistra rischia di non cominciare nemmeno. Per mancanza di interlocutori.
Ironizza, con garbo, un delegato di peso della maggioranza: "Tra i socialisti che si rimettono con De Michelis, Rifondazione che non molla l'esclusiva dell'ultimo miglio della sinistra, e Diliberto che rosicchia da una parte e dall'altra, il pericolo è ritrovarsi da soli. E la Costituente che sogna Fabio rischia di derubricarsi da nuova forza a un fondazione tra le tante". Molte idee, insomma, e pochi voti.




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