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    Predefinito Fiamma Castelli-Roma Sud: Linee guida programmatiche amministrative 2007

    Per le prossime elezioni amministrative dell'ultima settimana di maggio, che coinvolgono varie amministrazioni di vario livello sul territorio nazionale, la Federazione Castelli Romani-Roma Sud della Fiamma Tricolore, per quegli enti coinvolti nella consultazione che ricadono nel territorio di propria competenza, ha stilato una base programmatica comune da integrare con le specifiche territoriali e settoriali.
    I punti base che costituiscono il programma, sono i seguenti:

    Raccolta rifiuti solidi urbani

    Le recenti vicende che hanno coinvolto e che coinvolgono ancora il consorzio Gaia, con tutte le conseguenze in termini occupazionali che vengono paventate, hanno portato alla ribalta, per l'ennesima volta, il problema dell'emergenza rifiuti.
    Non è stato raro vedere i lati delle nostre strade sommersi da montagne di rifiuti; uno spettacolo degno di un girone dell'inferno più che di un paese che dovrebbe essere quantomeno vivibile.
    Relativamente ciò, si ritiene che dopo tanti anni di chiacchiere al vento, la situazione necessiti un'intervento radicale, che porti ad un cambio di mentalità sia nei gestori della cosa pubblica, quanto nella popolazione stessa che subisce la situazione in prima persona.
    La nostra proposta, nel pieno rispetto della legge Ronchi, prevede che l'amministrazione comunale si faccia promotrice di un sistema innovativo che coinvolga tutti gli attori presenti sulla scena; dai cittadini al consorzio Gaia, che volente o nolente, sarà reso partecipe.
    La proposta prevede l'eliminazione integrale, nei centri abitati, di tutti i cassonetti presenti sul territorio. Questi verrano sostituiti con delle isole ecologiche seminterrate nel numero variabile idoneo a coprire le esigenze di mobilità degli utenti e di capacità ricettiva.
    Queste isole sono poste in punti strategici del paese e in esse confluiscono tutte le utenze circostanti. In ogni isola ci sono contenitori seminterrati di carta, plastica, vetro, residuo e organico.
    Per le case sparse, per non creare eccessivo disagio, sarebbero distribuiti dei cassonetti personalizzati a ogni famiglia, oppure di prossimità, per più famiglie.
    Con questo sistema, in pratica, viene pagato solamente il rifiuto residuo che si produce, tutti gli altri rifiuti raccolti in maniera differenziata non vengono pagati dal cittadino. E la vera novità è che ogni famiglia pagherà solamente quello che produrrà. Come? Semplice. Ad ogni famiglia sarà data una card digitale personalizzata. Quando l’utente dovrà conferire presso l’isola infilerà la card dentro un sistema informatico (software) posizionato sopra il cassonetto il quale registrerà i conferimenti e il peso degli stessi, attribuendoli alla famiglia che li ha prodotti, in modo da avere sempre sotto controllo i conferimenti di una famiglia, con l’evidente risultato di far pagare a fine anno a quella famiglia solo il rifiuto da essa prodotto.
    Con questo sistema si garantisce già dal primo anno un 40% di raccolta differenziata, che con gli anni arriva a picchi del 65%.
    Nelle isole ecologiche non confluiranno industrie o vari altri esercizi che avranno il loro cassonetto personalizzato, in quanto la loro produzione di rifiuto non è paragonabile a quella di una famiglia.
    In tal modo il sacrificio finanziario a carico della comunità sarà riequilibrato nei confronti del carico finanziario di competenza industriale, ritenendo che quest'ultimo, nella situazione attuale, sia notevolmente inferiore percentualmente la quantità di rifiuti prodotta dalle aziende stesse presenti sul territorio

    Aqua domani

    Nella zona dei Castelli Romani si è in una situazione di emergenza idrica. I consumi sono nettamente superiori alla capacità di rifornimento; come conseguenza immediatamente visibile c'é l'abbassamento costante dei laghi di Albano e Nemi.
    Su scala più vasta, da anni l'acqua è oggetto di accaparramento, sia grazie alle privatizzazioni imposte da organismi sopranazionali, sia attraverso conflitti secondari ma non per questo meno devastanti.
    La banca mondiale ha organizzato tre summit sull'argomento acqua, tentando di spostarne la valenza da bene comune a merce.
    I consumi mondiali sono diventati insostenibili: i processi produttivi consumano molta più acqua di quanta se ne possa recuperare con il ciclo climatico. Questo fenomeno è universale, ed è esploso negli ultimi 40 anni: abbiamo consumato il 50% della disponibilità idrica totale pro capite in 40 anni. Nel 2025 saremo vicini alla soglia di invivibilità.
    Le proposte del WTO in Italia - unico paese al mondo - sono state subito convertite in legge: è la legge Galli del 1994, che impone la privatizzazione degli acquedotti municipali. Un esempio di legge che, pur essendo complessivamente efficace nella regolamentazione degli ambiti idrici, introduce un' aberrazione giuridica unica al mondo nel momento in cu sancisce l'obbligo della privatizzazione degli acquedotti pubblici, convertendo gli enti di gestione in SpA. Un esempio è l'ACEA di Roma: è una forma di partneriato pubblico/privato in cui il 51% appartiene al comune, ma il restante 49% è di Romiti, Caltagirone, Colaninno. Il fatto che la maggioranza del pacchetto azionario sia ancora nelle mani del Comune di Roma non da’ alcuna garanzia sulla gestione della società: in un futuro il pacchetto di maggioranza potrebbe essere venduto interamente a privati, con i criteri di giustizia sociale che ci si possono aspettare da una gestione privatistica di un bene pubblico. Già ora, inserendosi nella logica della gestione multinazionale degli acquedotti, l'ACEA sta sottraendo acqua sia a Tirana che a Erevan.

    Il complesso dei Castelli Romani è un sistema idraulicamente isolato, a scarso ricambio idrico. Un fenomeno immediatamente visibile è il calo dei livelli dei laghi Albano e di Nemi, che dal 1986 è diventato un vero e proprio crollo. In particolare, il lago di Albano è calato di 3.5 metri dal 1960 ad oggi. Il calo dei livelli è indipendente dai periodi di siccità – come si può evincere dalle misure effettuate nell’arco degli ultimi 20 anni - e dipende esclusivamente dalla crescita esponenziale della captazione.
    Infatti, secondo uno studio recente (Regione Lazio, effettuato dallo studio Lotti nel gennaio 1999) il fabbisogno idrico complessivo della zona è di 65 milioni di metri cubi all'anno. La fornitura annua dichiarata è di 50 milioni di metri cubi l'anno, di cui 40 provenienti dall'acquedotto della Doganella (ACEA) e 10 dal consorzio del Simbrivio - che si trova al di fuori della zona di riferimento.
    Questo significa che i 15 milioni di metri cubi l'anno che avanzano vengono dal prelievo autonomo (abusivo) dell'acqua di falda! Dal punto di vista del bilancio ambientale, la situazione è anche più drammatica. Come è noto, per non depauperare il patrimonio idrico si dovrebbe consumare soltanto il quantitativo di acqua che viene ricaricata dai cicli climatici. Ora, la risorsa idrica ricaricabile ammonta a 33 milioni di metri cubi l'anno. Questo significa che stiamo consumando a velocità impressionante risorse idriche non ricaricabili, che l'equilibrio idrologico si è rotto, che siamo di fronte ad un disastro ambientale di cui nessuno sembra percepire l'immensa portata (cosa sottolineata anche da una pubblicazione del 1998 di G. Capelli dell’ università di Roma III). Da qui l'abbassamento del livello delle acque, le prime avvisaglie di razionamento durante i mesi estivi e la possibilità di creare dei dissesti idrogeologici, specialmente nella zona di Nemi.
    Cosa si può fare per arginare questo fenomeno? Anzitutto, cercare di aumentare in maniera efficace l'infiltrazione delle acque ripristinando il percorso dei ruscelli, riattivando quindi il reticolo idrografico naturale; contrastare l'impermeabilizzazione del suolo evitando di asfaltare e/o cementificare dove non è necessario; salvaguardare da speculazioni edilizie il territorio.
    Poi, mantenere sotto controllo i grandi consumatori di acqua ed spingere le amministrazioni locali ad interdire il prelievo diretto di acqua dai laghi Albano e di Nemi.

    Esempi di "grandi prelevatori" da monitorare:
    - Vaticano 500.000 metri cubi l'anno;
    - SNAM 100.000 metri cubi l'anno;
    - DUE privati 110.000 metri cubi l'anno.
    Una curiosità (scaturita da una domanda del pubblico): un Canadair (aereo antincendio) preleva 3 metri cubi per viaggio.

    In conclusione, se ci è stato dato di vivere in quella parte del mondo dove le risorse primarie per la vita sono accessibili, questo andamento ci porterà in tempi più rapidi di quanto possiamo pensare a far parte dell'altra metà del pianeta.
    Sarà nostro compito organizzare campagne di informazione presso la cittadinanza, e di pressione nei confronti delle amministrazioni provinciali, regionali e dei comuni limitrofi, per stimolarle ad attuare delle strategie di ripristino del patrimonio idrico della nostra zona.

    Realizzazione illuminazione pubblica fotovoltaica su strade comunali

    Le tratte di arterie stradali che interessano il nostro territorio, entro i prossimi 5 anni saranno integralmente dotate di lampioni fotovoltaici, in sostituzione degli attuali tradizionali funzionanti grazie allaccio alla rete elettrica.
    I lampioni fotovoltaici hanno il vantaggio di avere una manutenzione più economica, di non aver bisogno di tracce infrastrutturali nel territorio, di avere un costo ormai paragonabile ai sistemi tradizionali e di offrire e stimolare l’immagine di un ambiente rispettoso e pulito. Infatti la tecnologia fotovoltaica trova impiego in tutte le situazioni dove l’utilizzo di altre fonti energetiche diventi problematico sia dal punto di vista tecnico che ambientale. Le caratteristiche più importanti di questa tecnologia è che può produrre energia esattamente dove serve, senza doverla veicolare tramite costose reti di collegamento. Altra caratteristica importante per questi sistemi, è la sua quasi completa assenza di manutenzione: l’unica vera manutenzione (tralasciando i controlli di pulizia dei vetri) è il rabbocco dell’elettrolita nelle batterie di accumulo.
    Dal punto di vista dell’ambiente i centri luminosi non possono essere considerati come oggetti avulsi dal contesto, ma bensì come parte integrante. Nella visione notturna è di particolare interesse la geometria dell’installazione e un accurato allineamento degli apparecchi. L’ubicazione dei lampioni sarà attentamente studiata per non danneggiare e compromettere le vedute paesaggistiche, evitando che i lampioni appaiano vistosamente contro il cielo o contro il paesaggio prevalente. Nelle zone panoramiche l’impianto di illuminazione fotovoltaica sarà disposto a monte, lasciando libera la visuale verso valle che di norma è la visuale panoramica più significativa. Al fine di ridurre il numero dei sostegni in piena vista e l’inquinamento luminoso, sarà aumentata l’altezza dei sostegni e dunque l’interdistanza tra i lampioni.

    Il beneficio principale nella realizzazione di tale opera è sicuramente quello di illuminare arterie stradali e parcheggi isolati in maniera anche superfluea. Altro elemento importante è quello riferito all’ordine pubblico, in tal caso infatti illuminando tali viabilità, si fa in modo che le persone del posto si riapproprino del proprio territorio. Ciò che ora non succede, in quanto luoghi isolati e non illuminati, non danno garanzia di sicurezza. Cosa da non trascurare è il risparmio energetico che per cento (100) lampioni installati, considerando una media di funzionamento notturno di 10 ore, si ha in risparmio di circa 9490 Kwh annui.
    In sintesi, i maggiori benefici derivanti, per tutta la comunità, saranno:
    - Minor consumo energie non rinnovabili
    - Diminuzione scarichi inquinanti
    - Riduzione rifiuti prodotti
    - Ricorso energie rinnovabili
    - Minor consumo materie prime
    - Ricorso a risorse locali
    - Miglior uso infrastrutture esistenti
    - Minor ricorso a trasporto e logistica

    Partecipazione Sociale al Bilancio

    Cos’è la Partecipazione Sociale al Bilancio?

    In poche parole possiamo definirla come il processo, organizzato e guidato dall’amministrazione, con il quale il cittadino viene chiamato a partecipare a scelte inerenti la destinazione di spesa di una parte del bilancio comunale e municipale.
    Si tratta in sostanza di individuare alcune voci di spesa nei bilanci municipali e comunali, che abbiano ripercussioni dirette sulla vita dei cittadini – cultura, sport, viabilità di quartiere ecc. – e sottoporne la destinazione all’assemblea cittadina costituita secondo le norme stabilite.
    Essa rappresenta l’applicazione di un aspetto della socializzazione, intesa come partecipazione degli uomini, cittadini e lavoratori, alla gestione della “cosa pubblica” come dell’impresa.
    Nasce dalla necessità di coinvolgere i cittadini per la risoluzione di determinati problemi che riguardano il territorio in cui vivono, favorendone l’interessamento e la partecipazione. In tal modo si stimola la responsabilizzazione delle persone che si possono riavvicinare così alla politica intesa nel senso classico del termine, ossia come cura dell’interesse della comunità. L’attuazione della PSaB è anche una palestra di vita allo scopo di formare un’opportuna coscienza civica e di costruire una vera e propria comunità di uomini e donne sensibili allo sviluppo e alla vita del proprio territorio.

    Obiettivi e Strumenti attuativi

    Obiettivi
    Lo strumento tende a perseguire tre obiettivi :
    a)riavvicinamento dei cittadini alla politica, creando gradualmente l’idea di un governo condiviso della città;
    b)attivazione di sistemi virtuosi di gestione della “res publica”, in quanto una maggiore partecipazione dovrebbe comportare una maggiore legittimazione ed una maggiore equità nell’amministrazione del patrimonio erariale;
    c)ampliamento della partecipazione cercando di coinvolgere gli strati di popolazione normalmente esclusi dai meccanismi decisionali, superando le consuete modalità d’interessamento passivo dei cittadini.

    Strumenti
    Il percorso attuativo, ossia quegli strumenti che posti in essere consentono la finalizzazione del progetto PSaB all’interno del Comune sono:
    a)All’interno della struttura municipale necessita la creazione di un luogo adibito allo scopo. Può essere sufficiente l’istituzione di un ufficio del consigliere delegato che, avvalendosi secondo necessità anche di consulenti esterni, costituirebbe il luogo d’assemblaggio iniziale e sintesi finale.
    b)Il dibattito avviato, oltre che permanente dovrà essere anche itinerante. Pertanto è necessario un monitoraggio costante dell’intero territorio inteso come ascolto dei cittadini.
    c)Regolamentazione dei momenti partecipativi che costituiscono il dibattito. Nelle piccole realtà il coinvolgimento può essere generalizzato mediante la convocazione in apposite assemblee pubbliche. In quelle più grandi ci si avvale dell’apporto di associazioni già presenti sul territorio. Obbligo dell’amministrazione, resta in ogni caso il perseguimento del maggior coinvolgimento possibile, soprattutto di quelle frange di popolazione normalmente escluse dal dibattito politico/sociale.
    d)Realizzati i punti precedenti vi saranno le condizioni per proseguire nel percorso. Le amministrazioni a tal punto utilizzeranno lo strumento ritenuto più idoneo (assemblee, consulta delle associazioni in senso lato), per avviare un confronto che dovrà essere giocoforza basato su effettive intenzioni e lealtà. Cioè, una volta stanziati i fondi e convocate le assemblee, vi sia l’effettiva disponibilità e volontà ad accettare le indicazioni che verranno per l’utilizzo delle risorse. Dal confronto scaturirà quell’elaborazione progettuale che verrà recepita dall’amministrazione.
    e)Nel caso l’elaborazione progettuale rivesta un carattere di particolare complessità potranno essere necessari ulteriori passaggi di approfondimento, quali il confronto con organi tecnici competenti, che ne possano verificare l’effettiva fattibilità.
    f)Al termine del percorso, la struttura che si occupa della redazione del bilancio all’interno dell’ente, si impegnerà ad eseguire le determinazioni assunte in merito alla destinazione delle risorse. Tale passaggio riveste una connotazione puramente tecnica ed esecutiva.

    Conclusioni

    E’ evidente che i percorsi di partecipazione abbiano bisogno di tempi lunghi e, almeno nella forma globale, di costanza e pazienza. E’ determinante comunque una capacità di radicamento dei nuovi processi, in quanto si tratta di trasformare uno strumento di gestione ordinaria, in uno strumento politico attraverso cui veicolare l’azione democratica. Tale strumento appare come ideale per contrapporre un’idea di politica prossima al cittadino a quell’idea ormai comune di politica asservita alla “dittatura” dei poteri forti, che perseguono il solo scopo di rigenerare se stessi. Nel contesto attuale, sottolineare soltanto la “governabilità”, significa equiparare l’azione politica alla gestione di un’azienda il cui unico azionista sono gli interessi dei gruppi che detengono il potere.
    Il PSaB consente invece al cittadino di partecipare attivamente alla gestione amministrativa creando decisioni di governo rilevanti per il futuro del luogo in cui vive. Tale strumento inoltre va ad evidenziare anche le capacità di governare di una comunità, la quale si assumerà una parte di quelle responsabilità fino ad ora completamente a carico di coloro che governano.

    Una nuova “Lex Publia” può tornare a prender forma proprio a partire dalle comunità locali, per dar voce a quelli che a tutti gli effetti sono i nuovi plebei: noi, tutti, l’intero popolo Italiano.
    Lo si deve a chi ha dato tanto nel passato; lo si deve a chi, allo stato attuale, non avrà niente dal futuro: i nostri figli.



    In sintesi(perchè ora mi son stufato, ma che in seguito approfondirò), le altre linee programmatiche federali sono:

    - Eliminazione d'uso apparecchi autovelox sui territori comunali. Ove ci sia la necessità d'intervento per limitare la velocità di percorrenza degli autoveicoli, verrano installati dei dissuasori stradali(in parole povere dei dossi). Questo perchè si ritiene che i pericoli vadano anticipati e controllati, non repressi, puniti e utilizzati per far cassa.

    - Eliminazione parcheggi a pagamento di sosta temporanea lungo le arterie stradali. La dotazione di aree apposite, a media e lunga scadenza, produrrà l'effetto di sgombrare le strade dalle soste, rendendo superfluea la gabella del parcheggio. I parcheggi realizzati non saranno venduti come avviene per il comune di roma, ma ceduti a tempo a prezzo sociale con scadenze settimanali, mensili ed annuali.
    I possessori di tali convenzioni, non potranno usufruire delle soste temporanee lasciate in prossimità delle arterie stradali.

    - Elaborazione piano di richiesta risarcimento temporaneo e una tantum al Comune di Roma, per la palese incapacità di gestione del traffico,con notevole aumento dell'inquinamento prodotto, che purtroppo per i castellani non resta soltanto a roma, ma arriva anche a deturpare la nostra aria. E datosi che chi sbaglia paga, chi "zozza" paga, Roma paga.
    Tale rimborso sarà attivo finchè la città eterna, ora occupata dai barbari, non argineràin maniera efficente la problematica trafico ed inquinamento.problematica traffico che vede coinvolti anche i nostri cittadini che volenti o nolenti si recano a lavoro e che si vedono costressi ad uno sprecodi tempo per gli spostamenti non tollerabile.

    - Proposta alle aministrazioni regionali e provinciali di una sorta di "casello sociale", che preveda il pedaggio decurtato del 70% per i pendolari residenti nel territorio comunale che utilizzano i caselli di zona per recarsi a roma. Tale sistema è altamente fattibile grazie allemoderne tecnologie di pagamento quali telepass e viacard.

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    Per i fiammisti interessati, possono contattarci se volgiono qualche spiegazione in merito.
    Per gli altri che copiano, potete pure farlo, tanto non ci capite un cazzo

 

 

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