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Discussione: AllonSarkó!

  1. #1
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    Predefinito AllonSarkó!

    Innocenti Poesiole: AllonSarkó!

    Nicola, facci sognare!


    Cattolico Liberale
    Ungherese Anti-Comunista
    Anti-Jihad e Filo-atlantico
    E sembra pure
    Che la mortadella
    Gli faccia schifo!

    Cugini alla lontana

    In Francia Sarkozy
    In Italia Sirkanà

    Bayrou

    Anche in Francia
    Non mancano i Casini

    Tempi duri à Gauche

    Desolés, niente Pompidou
    Al massimo una Ségolène

    Nicola, facci sognare (2)

    Desolé, Romanó,
    Je ne suis pas "PeDé"

    Traduzione:
    Spiacente Romano,
    non sono PD (gay)
    (in francese PD si legge "pedé", che vuol dire gay)

    Mon Amour Trans-alpin

    Maremma Sircàna,
    Qui è pieno di magrebini
    Non c'è manco un viado
    Mi sa che ho sbagliato arrondissement

    Nemesi

    C'è chi elegge Rosy Bindi
    E c’è chi tro*** Ségolène

    Vengo anch'io... (6)

    No, Sirky, a te 'un ti ci porto al Moulin Rouge
    I trans li trovi alla Gare du Midi

    by PA

  2. #2
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    Ecco un bell'esempio di due braccia rubate all'agricoltura...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Aeroplanino Visualizza Messaggio
    Ecco un bell'esempio di due braccia rubate all'agricoltura...
    E dai! non buttarti così giù

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Aeroplanino Visualizza Messaggio
    Ecco un bell'esempio di due braccia rubate all'agricoltura...
    Alludi alle braccia dei tuoi kompagni transalpini, per caso? Tutta gente che, abituata a campare d'assistenzialismo e clientelismo (come del resto qui in Italia), teme la vittoria di Sarkozy, che per loro significherebbe andare davvero a zappare i campi, magari in compagnia di José Bové. Sarebbe una bella nemesi!

    Addavenì... Sarkone!

  5. #5
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    Predefinito L'identità non è negoziabile

    Pubblichiamo il testo quasi integrale del discorso del candidato dell’Ump
    all’Eliseo tenuto lunedì a Digione, all’inizio della campagna per il secondo
    turno del 6 maggio.

    Se ho voluto mettere la morale nel cuore del dibattito politico, voglio metterla anche al centro del comportamento politico. Io non ho mai creduto nel cinismo in politica. Non ho mai creduto nella politica che dimentica le sue promesse, appena superate le elezioni. Ho sempre creduto in una verità semplicissima, e cioè che la politica per essere rispettata deve restare fedele alla parola data. E che la crisi di fiducia che mina la politica verrà risolta soltanto quando la menzogna avrà smesso di essere un’arma della politica.
    Agli undici milioni di francesi che mi hanno dato fiducia sin dal primo turno, voglio dire che per me il desiderio di moralizzare la politica e di porre rimedio alla crisi di fiducia comincia dalla volontà di non deluderli. Agli elettori che hanno votato per me voglio dire che intorno a loro cercherò di riunire il più largo numero di cittadini francesi. E a quanti al primo hanno votato per altri candidati che sono uomini e donne di buona volontà, voglio dire che avranno anch’essi il loro posto, se solo condividono i nostri valori dell’identità nazionale, del lavoro, del merito, del civismo, della giustizia. E’ venuto il momento in cui ognuno deve assumere le sue responsabilità, in cui ognuno deve sapere se la Francia sceglie il cambiamento o l’immobilismo, l’audacia o la paura, il rinnovamento o il declino. A tutti i francesi, dico che ognuno di loro, ricchi o poveri, forti o deboli, ha diritto allo stesso rispetto, allo stesso amore, alla stessa comprensione, e che rispetto, amore e comprensione sono i valori, i sentimenti che fondano la mia idea della Francia. Non c’è alcun bisogno di essere d’accordo su tutto quando si è d’accordo sull’essenziale, sull’amore che si ha verso il proprio paese, sui doveri che ognuno di noi sente di assumere nei suoi confronti. Non c’è alcun bisogno di essere d’accordo su tutto perché ciascuno possa lavorare assieme con gli altri per il bene comune, per uno stesso ideale.
    Durante questa campagna per il secondo turno delle presidenziali, non cederò a un’apertura da politicante, cercando di mettere insieme il maggior numero di voti trascinando gli uni e mercanteggiando gli altri. Non cederò a un’apertura di parte che è soltanto la maschera dietro la quale si nascondono le manovre e le combinazioni d’apparato. Non contate su di me per fare la benché minima concessione al regime dei partiti, per rinnegare il mio progetto al semplice scopo di ottenere un consenso tra partiti. Non stringerò alleanze a scapito delle mie convinzioni. Non costruirò un’unione dei partiti sacrificando la mia sincerità.
    Voglio essere il candidato dell’apertura, perché voglio essere il presidente dell’apertura, d’una apertura che però nulla ha a che vedere con la politica dei politicanti, e non riguarda gli apparati di partito. L’apertura di cui intendo essere il candidato è l’apertura mentale, e significa essere capace di prendere in considerazione le ragioni dell’altro, pensare che l’altro possa aver ragione. Significa essere capace di dialogare con l’altro e rispettarlo anche quando pensiamo che abbia torto.
    L’apertura, per me, è nei confronti di quelli che non abbiamo l’abitudine di incontrare, verso i sentimenti che non abbiamo mai provato, verso le idee nuove. E’ il contrario del tradimento, è l’espressione di una grande forza di convinzione, perché per aprirsi agli altri, per aprirsi ad altre idee e altre opinioni, bisogna sentirsi abbastanza sicuri di quel che si è, di quel che si pensa e di quel che si crede. L’apertura per me è la comprensione, il rispetto, l’amore degli altri. Non è un mercanteggiamento di posti, una trattativa senza fine. Non farò alcun mercato, alcun negoziato, ma darò prova di apertura mentale e di spirito di tolleranza, e sarò comprensivo e rispettoso. Sarò fraterno, continuando a essere sincero, leale verso quanti mi hanno già dato la loro fiducia. Per riunire le forze bisogna comprendere, rispettare, amare. E riunire le forze è il compito del presidente della repubblica. Per me, in questa campagna per il secondo turno delle presidenziali, non ci sono due campi contrapposti, due partiti schierati l’uno di fronte all’altro. Non ci sono l’Ump e il Partito socialista, il popolo di destra e quello di sinistra. Perché per me esiste un solo popolo, il popolo francese. Una sola Francia, il bene comune di tutti i francesi, così come esiste solo una storia di Francia che appartiene a tutti i francesi.
    Nella maggioranza presidenziale che intendo riunire devono poter riconoscersi tutti i francesi, quali che siano la loro visione, la sensibilità, le loro origini. Tutti i francesi devono poter ritrovare quella parte di se stessi, quella parte della loro identità che li fa sentire parte della stessa Repubblica dando loro la sensazione che ciò che li unisce è più forte di ciò che li separa.
    Quando parlo di autorità, ordine, immigrazione selettiva, di nazione, e di lavoro come valore non mi rivolgo solo alla Francia di destra, ma parlo a tutti i francesi. Quando parlo di fratellanza, giustizia, protezione sociale, non mi rivolgo solo alla Francia di sinistra, ma a tutti i francesi.
    L’identità nazionale, la ricompensa del merito, la fermezza contro la delinquenza, la frode, la violenza, la lotta contro l’immigrazione clandestina non sono un’esclusiva della destra. Il potere d’acquisto, la moralizzazione del capitalismo, la protezione contro la delocalizzazione, il piano Marshall per dare a tutti i giovani delle banlieue una formazione che porti a un posto di lavoro, le scuole della seconda chance, le garanzie professionali, i contributi alla formazione per quanti si impegnino negli studi, il diritto opponibile all’accoglienza, all’alloggio, alla cura dei figli, alla scolarizzazione dei figli handicappati, la garanzia pubblica per quanti non possono accendere un mutuo perché mancano di relazioni, per quanti vengono da una famiglia che non ha i mezzi per fornire la cauzione, per i malati che devono pagare di più perché si considera che rappresentino un rischio maggiore, la mano tesa agli esclusi non sono appannaggio esclusivo della sinistra. Ma riguardano tutti quelli che un giorno o l’altro potranno trovarsi di fronte a un incidente della vita. Riguarda tutti coloro che vogliono darsi da fare, ma hanno bisogno d’aiuto perché non ce la fanno da soli.
    Come l’ordine non è appannaggio della destra, il movimento non lo è della sinistra. La Francia è una sintesi, che ricomincia continuamente. Io voglio fare la sintesi dell’ordine e del movimento, dell’autorità e della fratellanza, della libertà e della giustizia. Se sarò eletto presidente della repubblica, farò tutto quello che la destra repubblicana non osava fare perché si vergognava di essere la destra, riprenderò tutto quello che la destra ha abbandonato alla sinistra e all’estrema sinistra, assumerò tutto quello che la sinistra ha trascurato, tutti i valori universali, i valori della Francia, che la sinistra ha rinnegato.
    E’ quello che fece il Generale De Gaulle, che diceva: “La Francia non è la sinistra, non è la destra. La Francia sono tutti i francesi”.
    Far rivivere i valori che sono al cuore della nostra identità significa mostrarci capaci di fare la sintesi che lo stesso Jean Jaurès auspicava tra l’ordine e il movimento.
    I francesi hanno voluto il dibattito tra due progetti politici, due visioni della Francia, due concezioni della società e della politica.
    Ma l’insulto, la menzogna, il discredito lanciato contro l’avversario attraverso insinuazioni e maldicenze devono restarne fuori. Non apportano niente al dibattito, ma lo snaturano, impedendo di andare sino in fondo nella discussione delle idee, delle proposte, delle convinzioni di ognuno. Sì, tra questi due progetti e queste due concezioni della società e della vita, c’è posto per un dibattito, che può e dev’essere un dibattito senza concessioni. Noi abbiamo opinioni, convinzioni, idee diverse, persino opposte, dobbiamo discuterne, e discuterne liberamente, gentilmente, come dev’essere in una democrazia pacificata dove i cittadini si rispettano. Ma allora perché tanti attacchi personali, perché tanta violenza, perché tanto odio? Perché io parlo della Francia? Della sua identità, dei suoi valori? Perché sono diventate parolacce? Perché sostengo che nell’identità francese ci sono valori non negoziabili? L’eguaglianza tra uomo e donna, la laicità, la libertà di coscienza, il no alla poligamia, all’infibulazione, al matrimonio forzato sono valori non negoziabili.
    Perché non accetto il pentimento? Non voglio che si chieda ai figli di espiare le colpe presunte dei padri. Considero che la Francia non deve vergognarsi della sua storia, perché non ha inventato la soluzione finale, non ha commesso un genocidio ed è il paese che al mondo ha operato più per la li- bertà degli uomini.

    Perché tanto odio? Perché dico che non tutti i francesi erano petainisti, che molte madri hanno nascosto bambini ebrei come se fossero loro figli, e i resistenti sono morti alla macchia? Perché sostengo che non tutti i coloni erano sfruttatori, che molti di loro avevano passato la loro vita a costruire, curare, educare, coltivare un pezzo di arida terra per trarne i mezzi
    per nutrire la propria famiglia e sostengo che erano persone rispettabili? Perché sostengo che se la Francia ha un debito morale è nei confronti di gente come loro che un giorno si son trovati a scegliere tra una valigia e la bara e hanno perso tutto?
    Perché tanto odio? Perché dico che se la Francia deve qualche compensazione è a quanti hanno combattuto come ausiliari in
    Indocina e agli Harkis, i soldati ausiliari di origine araba, che hanno perso tutto per averla servita? Perché sostengo che questo debito della Francia verso di loro è un debito d’onore? Perché sostengo una verità evidente, e cioè che per un francese odiare la Francia vuol dire odiare se stesso? Perché dico che a quelli che vogliono diventare francesi dobbiamo offrire la fierezza di essere francesi e di condividere l’identità francese?
    Perché tanto odio? Perché dico ad alta voce quello che tutti quanti pensano a bassa voce, e cioè che se uno non ama la Francia non è obbligato a venirci e nemmeno a restarci, ma se ci resta è tenuto a rispettare le sue leggi, i suoi valori e i suoi modi di vivere?
    Perché sostengo che il ricongiungimento familiare dev’essere possibile solo per chi è in condizione di far vivere la sua famiglia grazie ai redditi del proprio lavoro e non solo grazie ai redditi dell’assistenzialismo?
    Perché sostengo che se uno vuole venire a vivere in Francia deve fare lo sforzo di imparare il francese prima di trapiantarsi qui?
    Perché tanto odio? Perché non voglio lasciar credere che la Francia potrebbe accogliere tutta la miseria del mondo? Perché voglio un’immigrazione ragionata, negoziata con i paesi d’origine? Perché voglio che l’immigrazione sia controllata in modo da poter accogliere degnamente gli immigrati?
    Perché tanto odio? Perché dico che il comunitarismo che rinchiude tutti nelle proprie origini non è compatibile con la Repubblica e che il rifiuto del comunitarismo non è negoziabile?
    Perché tanto odio? Perché dico che la laicità non è l’odio di tutte le religioni bensì il rispetto di tutte le credenze?
    Perché dico che ammiro Giovanni Paolo II per il suo coraggio, la sua fermezza, per il ruolo che ha avuto nella fine del comunismo in Europa, per la sua profonda spiritualità?
    Perché tanto odio? Perché dico questa verità, che siamo gli eredi di duemila anni di cristianesimo i cui valori sono stati inglobati nella nostra morale laica? Perché sono pronto ad affermare come Jaurès: “La parola Dio non mi fa paura”?
    Perché tanto odio? Perché dico che voglio chiudere la pagina del maggio del ’68? Perché dico che voglio finirla con l’eredità del maggio del ’68, con il relativismo intellettuale e morale del maggio del ’68? Perché tanto odio? Perché non accetto che l’allievo sia alla pari con il maestro? Perché non accetto che si confonda la democratizzazione dell’insegnamento
    con l’abbassamento del livello scolastico? Perché non accetto che la
    scuola non sia in grado di garantire l’accesso del maggior numero possibile di giovani alle grandi opere dello spirito umano?
    Perché tanto odio? Perché dico la verità sulla scuola che è latitante, che non soddisfa più il suo ruolo, che aggrava le diseguaglianze sociali invece di compensarle, che non trasmette più una cultura comune e una morale condivisa ?
    Perché tanto odio? Perché dico questa verità, che senza una cultura comune e una morale condivisa la nostra capacità di convivere, di comprenderci o persino di sopportarci viene gradualmente rimessa in discussione? Perché tanto odio? Perché dico che voglio una scuola dell’eccellenza, che sospinga in alto, che giri le spalle all’egualitarismo, che permetta ai ragazzi di estrazione modesta di accedere alla promozione sociale, che aiuti i ragazzi a diventare adulti e non a restare degli eterni bambini?
    Perché tanto odio? Perché auspico una scuola del rispetto dove gli allievi si alzano in piedi quando il professore entra in classe? Ma dove mai i ragazzi potranno imparare il rispetto se non lo imparano a scuola?
    Perché tanto odio? Perché voglio una scuola che dia ai ragazzi il gusto dello sforzo intellettuale e dello studio? Ma dove si imparerà il senso dello sforzo, se non a scuola?
    Perché tanto odio? Perché parlo di autorità?
    Perché dico che non tutte le cose si equivalgono? Perché dico che il disordine è dannoso in primo luogo per i più modesti, i più vulnerabili? Perché dico che non può esistere una società senza autorità? Perché dico che quando l’autorità dello stato non viene più rispettata prevale la legge del più forte?
    Perché tanto odio? Perché auspico che a scuola si insegni il civismo e perché dico che la crisi francese è prima di tutto una crisi morale, una crisi dei valori, una crisi di identità?
    Perché tanto odio ? Perché voglio che la polizia faccia il suo mestiere? Che arresti i delinquenti e i truffatori? Che persegua le canaglie? Perché dico che la vittima per me vale più del delinquente? Non li metterò mai sullo stesso piano.
    Perché tanto odio? Perché chiamo un furfante con il suo nome? Perché un giorno (Jean-Louis, non posso tacere) ho dato dei delinquenti a della plebaglia? Ma che educatori saremmo per i nostri figli se non avessimo il coraggio di chiamare delinquenti i delinquenti? Se si perdonasse tutto? Se il criminale se la cavasse sempre? Se il teppistello restasse impunito? Se il plurirecidivo non venisse punito più seriamente di colui che commette un crimine per la prima volta? Vi garantisco che se sarò eletto prima della fine dell’estate del 2007 i delinquenti incalliti verranno condannati con più rigore di quanto avviene oggi.
    Ci sono anche cose che non si possono dire, ma io le dico.
    Perché tanto odio? Perché dico che anche i giudici devono essere responsabili dei loro atti e devono essere sanzionati quando commettono degli errori. Perché dico che nella Repubblica nessuno può sfuggire alle sue responsabilità? Sì, allora è ancora più grave, quando dico che voglio recuperare il valore lavoro, è più grave, lo so. E’ bello promettere di guadagnare di più lavorando meno, ma questo è mentire ai francesi. Perché dico che l’assistenzialismo è degradante per la persona umana? Perché auspico che non vengano più versate rendite assistenziali a chi è in grado di lavorare senza esigere come contropartita un’attività di interesse generale? Perché tanto odio? Voglio aumentare il potere di acquisto dei salari? Non voglio più che ci siano lavoratori poveri che non possono vivere del frutto del loro lavoro? Non accetto lo scandalo di chi lavora e non ha soldi?
    Perché tanto odio? Perché voglio affrontare il problema delle condizioni di lavoro che spingono tanti lavoratori verso la depressione o il suicidio? Perché voglio proteggere i lavoratori contro le delocalizzazioni e perché voglio una preferenza comunitaria? Perché sono contro il dumping e la concorrenza sleale? Voglio che l’impresa che delocalizza rimborsi gli aiuti pubblici che ha ricevuto. Voglio che l’imposta sulle società sia più elevata per le imprese che distruggono posti di lavoro e che delocalizzano rispetto alle imprese che creano posti di lavoro e che investono: priorità al lavoro, agli investimenti e alla creazione di occupazione.
    Perché tanto odio? Perché ho osato dire che l’euro aveva fatto aumentare i prezzi e che pesa sul potere di acquisto dei francesi?
    Perché ho detto che l’euro sopravvalutato pesava sulla nostra industria e accelerava le delocalizzazioni? Che la tassazione del lavoro era troppo elevata? Che se si aumentava ancora la tassazione del lavoro, si sarebbero persi posti di lavoro? Che se il capitale fosse stato tassato ancora, sarebbe uscito dal paese? Ho detto che poiché non si poteva più tassare né il lavoro né il capitale, l’unico modo per lottare contro le delocalizzazioni era di tassare meno il lavoro e tassare di più l’inquinamento e i consumi, che bisognava tassare meno il lavoratore e tassare di più il consumatore e chi inquina, meno la produzione di ricchezza rispetto alla ricchezza prodotta? Bisogna pur cercare un sistema diverso da quello che va a gravare interamente sul lavoro, altrimenti si distrugge il lavoro.
    Perché tanto odio? Perché questa verità, la sinistra che avrebbe dovuto dirla non l’ha detta.
    Perché tanto odio? Perché dico che l’agricoltura non è finita, che l’artigianato non è finito, che il piccolo commercio non è finito, che la Francia rurale non è finita, che la viticoltura francese non accetterò mai che muoia?
    Perché dico che l’industria non è finita? Perché ho salvato Alstom? Perché dico che non lascerò che tutte le nostre fabbriche si trasferiscano altrove, perché se tutte le nostre fabbriche se ne vanno, anche tutto il resto se ne andrà, perché per me una Francia senza operaio, senza artigiano, senza contadino sarebbe una Francia impoverita, impoverita economicamente, socialmente, culturalmente?
    Perché tanto odio? Perché è la sinistra che avrebbe dovuto dirlo e invece non lo ha detto? Perché la sinistra avrebbe dovuto farlo e non lo ha fatto? Perché la sinistra non ha salvato Alstom e ha svenduto la siderurgia con la scusa che la siderurgia non aveva più un futuro?
    Perché tanto odio? Perché voglio moralizzare il capitalismo?
    Perché voglio finirla con la detestabile pratica dei paracadute dorati? Perché voglio altrettanta severità nei confronti dei padroni furfanti che dei piccoli delinquenti? Perché voglio che le stock options siano disponibili per tutti e non solo per alcuni, perché tutti i dipendenti contribuiscono al successo dell’impresa e non solo i dirigenti?
    Perché tanto odio? Perchè sono tutte cose che la sinistra avrebbe dovuto far sue? Perché parlo di Jaurès di cui la sinistra non parlava più? Perché parlo del lavoro che la sinistra ormai ignorava? Perché parlo ai lavoratori a cui la sinistra non parlava più? Perché il potere d’acquisto, la casa, la moralizzazione del capitalismo sono argomenti che la sinistra avrebbe dovuto far suoi?
    Perché tanto odio? Perché voglio che ciascuno possa trasmettere ai figli senza diritto di successione il frutto di una vita di lavoro e di risparmio? Perché credo che la famiglia sia importante, che la famiglia non sia un’istituzione odiosa, che la solidarietà familiare è la solidarietà primaria? Perché tanto odio? Perché non voglio che le tasse possano incidere per più del 50 per cento sul reddito? Perché preferisco che quelli che hanno successo tornino in Francia per creare attività e occupazione invece di crearle all’estero?
    Perché tanto odio? Perché voglio instaurare il servizio minimo nei trasporti? Perché voglio far rispettare il principio fondamentale della continuità del servizio pubblico? Perché non confondo il diritto di sciopero con il diritto di bloccare l’intero paese ?
    Perché tanto odio ?
    Ve lo dirò. Prima di tutto perché ci sono i furfanti, i trafficanti, i truffatori, i prepotenti, le bande che vogliono fare i loro sporchi affari tranquillamente, che vogliono truffare, trafficare, esercitare il racket senza essere disturbate. Ci sono i teppisti che vogliono agire impunemente. Non si è molto popolari tra i furfanti quando si vuol far rispettare la legge.
    E poi ci sono quelli che rifiutano ostinatamente di inserirsi nella Repubblica laica, che non vogliono separare lo spirituale dal temporale.
    E’ difficile raccogliere consensi tra questi quando si difende la laicità.
    Ci sono anche gli apparati che hanno degli interessi da difendere, che si sentono minacciati da una sconfitta elettorale e che sono pronti a tutto. C’è l’estrema sinistra con la sua ideologia di altri tempi, il suo spirito chiuso, la sua intolleranza, i suoi riflessi condizionati, che non raccoglie molti voti, che è organizzata, che ha le sue reti, che ha la sua influenza.
    E poi c’è la sinistra che non crede più alla politica, non crede più alla nazione, non crede più alla Repubblica, non crede più allo stato.
    La sinistra che non crede più che la politica possa cambiare il mondo e neppure che possa permettere di raggiungere la piena occupazione.
    La sinistra che non ha più altro programma che la difesa dei diritti acquisiti, delle rendite di situazione e dello status quo.
    La sinistra che è nella politica, nei media, nella pubblica amministrazione, nell’economia.
    Questa sinistra che ha preso gusto al potere, ai privilegi, questa sinistra che non ama la nazione perché non vuole condividere più nulla, questa sinistra che non ama la Repubblica perché non ama l’eguaglianza, questa sinistra che pretende di difendere i servizi pubblici ma che non sale mai su un mezzo pubblico, questa sinistra che ama talmente la scuola pubblica che non vi manda i suoi figli, questa sinistra che adora la banlieue ma che si guarda bene dall’andarci a vivere, questa sinistra che trova sempre delle scuse per i furfanti a condizione che restino nei quartieri dove la sinistra non va mai, questa sinistra che fa grandi discorsi sull’interesse generale ma che si rinchiude nel clientelismo e nel corporativismo, questa sinistra che firma delle petizioni quando si espelle chi ha occupato abusivamente una casa ma che non vorrebbe mai queste persone a casa propria, questa sinistra che passa il tempo a fare la morale agli altri senza applicarla a se stessa, questa sinistra che tra Jules Ferry e il maggio del ’68 ha scelto il maggio del ’68, questa sinistra condanna la Francia a un immobilismo le cui vittime principali sarebbero i lavoratori, e soprattutto i lavoratori più modesti, più poveri, che soffrono già abbastanza.
    Questa sinistra condanna la Francia a un assistenzialismo e a un egualitarismo generalizzati che ledono la dignità della persona umana e che portano in nuce la regressione sociale.
    Questa sinistra della buona coscienza è pericolosa perché non vuole mai misurare le conseguenze di ciò che predica. Non vuole vedere le conseguenze dell’impunità del furfante che ritorna da eroe nella sua città. Non vuole vedere le conseguenze del lassismo di fronte all’immigrazione clandestina. Non vuole vedere lo sfruttamento dei clandestini nel lavoro nero che rovina gli imprenditori e gli operai che dichiarano tutto e che pagano imposte e oneri. Non vuole vedere il legame tra l’immigrazione incontrollata e le famiglie costrette ad ammassarsi in abitazioni sordide e pericolose.
    Non vuole vedere l’impossibilità di accogliere degnamente tutta la miseria del mondo. Non vuole vedere lo sconvolgimento che causerebbe una regolarizzazione massiccia e automatica dei “sans papiers” e se ne ride delle conseguenze. La buona coscienza di sinistra dice che per diminuire la frode basta offrire la gratuità (dei trasporti) agli Rmistes (coloro che ricevono il Revenu Minimum d’Insertion, ndt). Non vuole vedere che in questo modo favorisce l’assistenzialismo. Pensate che se ritrovano un lavoro perderanno il beneficio della gratuità: sicuramente per i socialisti un bel modo per incoraggiare il lavoro! I socialisti vogliono sempre la gratuità in risposta alla povertà. Io voglio che i poveri possano guadagnarsi da vivere.
    I francesi non si fanno ingannare da questi comportamenti. L’importante non è questo, l’importante è l’incontro tra un uomo e un popolo, questo miracolo dell’elezione presidenziale grazie al quale un uomo cessa di essere l’uomo di un partito per diventare l’uomo della nazione, e che è frutto di un’esigenza, di un’esigenza umana, di un’esigenza morale prima ancora che di un’esigenza politica.
    Questo sogno so che è anche il vostro.
    Questo sogno vorrei che lo facessimo condividere a tutti i francesi indipendentemente dalle loro origini, dalle loro credenze, dal loro partito. Questo sogno vorrei farlo condividere a tutti coloro che amano la Francia e che la considerano il bene più prezioso da trasmettere ai loro figli.
    Ci restano due settimane per far condividere questo sogno.
    Due settimane affinché questo sogno rovesci tutti i conservatorismi, tutti i pregiudizi, tutte le esitazioni. Due settimane affinché questo sogno riesca a vincere tutte le angosce, tutte le paure. Due settimane per rendere questo sogno più forte delle calunnie, più forte delle menzogne. Abbiamo ancora due settimane per parlare, per spiegare, per convincere, per mobilitare. Abbiamo ancora due settimane per far sì che questa scelta sia una vera scelta. Abbiamo ancora due settimane per mostrare cosa è realmente in gioco in queste elezioni. Abbiamo ancora due settimane per fare in modo che questo grande appuntamento della Francia con se stessa, l’elezione presidenziale, non sia ancora una volta un appuntamento mancato come tanto spesso è avvenuto in passato.
    Ho bisogno di voi. Ho bisogno di voi affinché sorga dall’intimo del nostro paese quel grande movimento popolare che esprimerà, lungi dalle ambizioni divoranti che suscitano tante piccinerie e bassezze, l’ardore di una Francia che non vuole morire, che non vuole scomparire ma che vuole vivere, che vuole risollevarsi, che vuole sperare.
    Che dire di più, se non queste magnifiche parole: Viva la Repubblica! Viva la Francia!

    Nicolas Sarkozy

    (traduzione di Mirella Sanvito)

    da il Foglio di oggi

    saluti

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    Predefinito Le ambizioni di Bayrou non capite....

    Solo il provincialismo della sinistra italiana poteva spingere i suoi leader ad appellarsi a Bayrou - il leader centrista escluso dal ballottaggio con circa il 19% dei voti - affinché egli desse un'indicazione di voto esplicita per la candidata socialista Ségolène Royal.
    Hanno evidentemente scambiato l'elezione a suffragio universale diretto del monarca repubblicano francese per il nostrano scambio di cortesie tra Fassino e Rutelli dai palchi dei rispettivi congressi.
    Bayrou, il quale invece - non c'è da dubitarne - è ben conscio di ciò che distingue i due momenti, ha ignorato i concitati consigli che gli giungevano dall'Italia progressista.
    E lo ha fatto per una ragione molto semplice: seguirli non avrebbe avuto alcun senso politico.
    Nelle elezioni presidenziali, così come le ha volute il Generale de Gaulle nel 1962, il voto appartiene innanzi tutto ai cittadini. I partiti svolgono un ruolo importante ma di supporto ai candidati.
    Per questo, se Bayrou si fosse sbilanciato a favore di uno o dell'altro dei due contendenti rimasti in lizza, si sarebbe verificata una cosa molto semplice: una parte consistente dei suoi elettori non ne avrebbe seguito l'indicazione.
    C'è, però, un altro motivo per il quale quell'indicazione di voto non è giunta, e anch'esso attiene ai meccanismi di funzionamento della V Repubblica.
    Questi, nella loro classicità, prevedono uno schema bipolare per il quale, in occasione delle elezioni presidenziali, al primo turno si selezionano i candidati più «performanti» dei due schieramenti contrapposti mentre al secondo turno prevale colui il quale dimostra di potere meglio riunificare la nazione.
    Bayrou, con la sua proposta centrista, ha cercato di far saltare lo schema. Ma non c'è riuscito perché, nonostante il buon risultato, la legge della V Repubblica è infine prevalsa.
    La sua sfida, però, non si è ancora esaurita e si proietta minacciosa verso le elezioni legislative che seguiranno la proclamazione del Presidente.
    La regola della V Repubblica vorrebbe, in questo caso, che la maggioranza del nuovo Parlamento risulti conforme a quella presidenziale, in modo tale che al Presidente eletto dal popolo sia offerta la possibilità di esercitare le funzioni di un vero monarca repubblicano: essere insieme il capo dello Stato e l'effettivo ispiratore del governo.
    La regola in passato è stata qualche volta disattesa. E si sono avute le cosiddette «coabitazioni».
    Queste, però, sono state avvertite come eccezione che conferma la norma, al punto che, per renderle meno probabili, il periodo di permanenza del Presidente al vertice dello Stato è stato portato da sette a cinque anni, in modo da farlo coincidere con la durata della legislatura.
    Fuoriuscendo dallo schema destra-sinistra e annunziando candidature autonome alle legislative, Bayrou punta dunque a non far scattare la maggioranza presidenziale.
    Sia nel caso venga eletto Sarkò sia in quello in cui prevalga Ségolène, vorrebbe che i voti del suo nuovo partito risultino determinanti per dare un governo alla Francia.
    In tal caso, il rapporto tra maggioranza presidenziale e maggioranza parlamentare diverrebbe meno lineare. E il Presidente, pur mantenendo prerogative importanti, non potrebbe più agire come l'effettivo capo dell'esecutivo. Infine, per questa via, qualcosa dell'esperienza della coabitazione giungerebbe a contaminare stabilmente il dna della V Repubblica, modificandone i connotati.
    L'ambizione di Bayrou è dunque grande: molto più grande di quanto i suoi provinciali consiglieri italici possano anche solo immaginare.
    Per questo, se ne può esser certi, mentre i due candidati Presidenti oggi gli stanno facendo la corte, domani chiunque di loro verrà eletto indicherà in Bayrou il più insidioso nemico della funzione affidatagli dal popolo.
    E si appellerà ai cittadini affinché, eleggendo una maggioranza coesa a Palais Bourbon, salvino il legato del Generale de Gaulle.
    Perché la V Repubblica ha vinto il primo round, ma non ha ancora vinto la partita.

    Da il Giornale di oggi

    saluti

  7. #7
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    Predefinito

    "Solo il provincialismo della sinistra italiana poteva spingere i suoi leader ad appellarsi a Bayrou - il leader centrista escluso dal ballottaggio con circa il 19% dei voti - affinché egli desse un'indicazione di voto esplicita per la candidata socialista Ségolène Royal."

    Questa è splendida, e il nostro amico aretino dovrebbe imparare. Tanto per la precisione ci sono stati contatti tra centristi e socialisti per due giorni, poi Bayrou ha dato libertà di voto dicendo che la Royal lo ha cercato troppo tardi.

    Dai sondaggi (che in Francia valgono molto più che in Italia) due elettori di Bayrou su tre, al secondo turno voterebbero Royal, mentre solo uno su cinque (scarso) sarebbe per Sarkozy.

    Anche per questo gli ultimi sondaggi danno Royal molto vicina, ma al Giornale, ste cose, mica interessano!

    PS: Dottore, volevo complimentarmi per la battuta, e fare ammenda, ma dopo la risposta di Aretino... beh, che devo dire? Sti comici son sempre così permalosi...

  8. #8
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Aeroplanino Visualizza Messaggio
    "Solo il provincialismo della sinistra italiana poteva spingere i suoi leader ad appellarsi a Bayrou - il leader centrista escluso dal ballottaggio con circa il 19% dei voti - affinché egli desse un'indicazione di voto esplicita per la candidata socialista Ségolène Royal."

    Questa è splendida, e il nostro amico aretino dovrebbe imparare. Tanto per la precisione ci sono stati contatti tra centristi e socialisti per due giorni, poi Bayrou ha dato libertà di voto dicendo che la Royal lo ha cercato troppo tardi.

    Dai sondaggi (che in Francia valgono molto più che in Italia) due elettori di Bayrou su tre, al secondo turno voterebbero Royal, mentre solo uno su cinque (scarso) sarebbe per Sarkozy.

    Anche per questo gli ultimi sondaggi danno Royal molto vicina, ma al Giornale, ste cose, mica interessano!

    PS: Dottore, volevo complimentarmi per la battuta, e fare ammenda, ma dopo la risposta di Aretino... beh, che devo dire? Sti comici son sempre così permalosi...
    -------------------------------------------

    Dove l'hai letta la notizia dei contatti fra centristi e socialisti francesi?
    E chi ha detto che Bayrou ha mandato la Royal a quel paese per ritardata richiesta?
    E dove è la prova della superiorità dei "sondaggi" francesi su quelli italiani?

    Mentre basta leggerti per sapere che sei un "coglione".

  9. #9
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    Predefinito Sarko va alla guerra

    A poco più di una settimana ormai dal ballottaggio del 6 maggio per l’Eliseo, Nicolas Sarkozy si dice «il candidato del popolo francese», mentre la sua avversaria, Ségolène Royal, è «la candidata dei partiti e delle combinazioni politiche».
    Perché - dichiara il candidato neogollista a Clermont-Ferrand, di fronte a migliaia di persone, con l’ex presidente francese Valéry Giscard d’Estaing in prima fila - «sono in corso delle piccole manovre politicanti come al tempo in cui trionfava il regime dei partiti e si sta scatenando il pensiero unico che non sopporta che il popolo rifiuti ormai che si decida al suo posto».
    Punta il dito contro la candidata socialista Royal, ma è durissimo Sarkozy, senza mai nominarlo, contro François Bayrou, il terzo uomo, che ieri lo ha accusato di «intimidazione e minaccia», per aver cercato - ha detto - di far saltare il dibattito televisivo fra il leader centrista e Ségolène Royal.
    Che comunque si farà questa mattina.
    Sarkozy ha ripetuto che i francesi hanno fatto al primo turno una scelta «con chiarezza», votando per due finalisti.
    «Non c’è posto al secondo turno dell’elezione presidenziale per l’avventura solitaria - ha affermato -, non c’è posto per i colpi mediatici».
    Gli attacchi che parlano di uno «Stato Sarkozy», delle sue «pressioni» sui media lo hanno «ferito».
    Sarkozy parla di «insinuazioni, calunnie, menzogne», di «intolleranza e di arroganza» nei suoi confronti.
    «Me l’aspettavo, mi ci ero preparato, ma non riesco a essere indifferente alla caricatura che si fa di me», ha detto Sarkozy, citando il caso dell’ex presidente Georges Pompidou:
    «Lo hanno voluto macchiare, distruggere, attaccando la sua famiglia, attaccando il suo onore. Decisamente - ha commentato il candidato della destra - poche cose sono cambiate nella Repubblica francese».
    Ma Sarkozy non ci sta e pensa, fra gli altri, ancora a Bayrou.
    «Quando sento delle persone - dice -, fra le quali si fa fatica a trovare una qualunque superiorità di cuore, d’intelligenza o di carattere, dare delle lezioni, io mi chiedo: che cosa hanno fatto nella loro vita di così ammirevole che permette loro di parlare di me con un tale disprezzo? Lo dico cortesemente, ma fermamente: non lascerò nessuno diffamarmi».
    Ma l’amarezza e la rabbia per i velenosi attacchi di Bayrou è mitigata dalla certezza che oltre la metà dei 29 deputati dell’Union pour la démocratie française (Udf), la formazione centrista, voteranno per il candidato della destra. Sono stati gli stessi parlamentari ad annunciarlo dando prova di indipendenza di giudizio rispetto alla posizione che il loro leader, terzo al primo turno con il 18,57% delle preferenze, potrebbe prendere nei prossimi giorni.
    Bayrou, sinora, non ha dato alcuna consegna di voto, lasciando però intendere che il 6 maggio non sosterrà Sarkozy.
    Nel frattempo continuano a uscire sondaggi che danno vincente Sarkozy sulla Royal 52% a 48% al secondo turno.
    Secondo l’indagine Csa-Cisco, gli elettori che al primo turno hanno scelto Bayrou sarebbero intenzionati a votare il 47% per la Royal, il 35% per Sarkozy, il 18% si asterrebbe.
    Gli elettori che hanno invece scelto il leader del Fronte nazionale, Jean-Marie Le Pen, voterebbero al secondo turno il 61% per Sarkozy, il 21% per la Royal, mentre il 18% si asterrebbe.

    saluti

  10. #10
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    Predefinito ...Berlusconi mostra le palle

    Gentile direttore, rispondo volentieri alla sua richiesta di chiarire il mio pensiero su Nicolas Sarkozy, impegnato nel duello elettorale con Mme Ségolène Royal per la presidenza della Repubblica francese.
    Che a lui vadano le mie simpatie politiche, nel rispetto e nella considerazione per la sua avversaria di parte socialista, è noto.
    La ragione di questa scelta è anch’essa di per sé evidente.
    Sarkozy ha riunificato sotto le insegne della destra repubblicana francese, imprimendole dinamismo e una gran voglia di vincere per riformare il suo paese, molte forze diverse che si raccolgono nel suo brillante risultato al primo turno (oltre il 31 per cento dei votanti) ma vanno molto al di là di esso.
    Imprenditoria e popolo, giovani e anziani, competitori sociali che esprimono grande ansia di libertà e figure deboli della società alle quali si deve piena giustizia sociale, si affollano ai suoi incontri e ascoltano la sua parola credibile e ferma, nel dialogo e nella ricerca di una vera identità.
    I problemi della Francia sono i problemi dell’Europa e, fatte le dovute differenze, anche quelli del nostro paese.
    Le libertà economiche e uno stato meno invasivo, che protegga la comunità senza esautorare la responsabilità degli individui, sono al centro del progetto sociale di tutti i liberali e riformatori, come anche i temi della convivenza tra le culture, dell’identità nazionale ed europea, della sicurezza e di una politica meno imbalsamata nei vecchi copioni del tradizionale teatro politico.
    Sarkozy esprime con il suo programma una sensibilità democratica e una voglia di cambiare alle quali da sempre mi sento affine, e che sono in sostanza anche il cuore della mia scelta politica e delle mie idee di uomo pubblico nato nel lavoro e nell’impresa privata.
    E’ anche sicuro che questioni di tale portata non sono risolvibili in un’Europa autarchica, per non dire nella sola dimensione nazionale, ma richiedono invece una grande apertura culturale, e la capacità di capire quanto sia necessario continuare a riferirsi con sicurezza alle radici delle nostre libertà democratiche, nate nell’alleanza con gli Stati Uniti e le democrazie anglosassoni che ha sconfitto i totalitarismi del Novecento.
    Nicolas Sarkozy è inoltre una persona dotata di simpatia e carisma personale, che sa mettersi in gioco per qualcosa che è sempre più importante di una singola leadership, e ha un gusto del rischio calcolato e una curiosità umana che sento a me molto vicine.
    La sua non è un’impresa facile, nonostante la sicura forza che gli conferisce il grande risultato già raggiunto al primo turno, perché la sua avversaria ha un carattere forte e un fascino indubitabile.
    Lavorare per un futuro di libertà in una società aperta è sempre un compito faticoso, ma è bello come un sogno, e certamente più bello e utile di certi sogni facili che la gauche europea ha la pericolosa tendenza a spacciare per realtà. Credo che Sarkozy ce la farà, che la sua sarà come la nostra una rivoluzione tranquilla, fatta di buone idee e di buona volontà per realizzarle.

    Cordiali saluti
    Silvio Berlusconi

    su il Foglio del 27 aprile

    saluti

 

 
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