Mi sono meravigliata che, anche chi ha indetto il referendum sulla legge elettorale, non abbia messo in risalto che intendeva sbloccare le liste elettorali, ossia ripristinare la procedura democratica che prevede che sia l'elettore a scegliere chi debba rappresentarlo in Parlamento.
Temevo che "servi" (naturalmente non del popolo!) di destra, di centro e di sinistra stessero tentanto l'ennesimo esperimento per continuare a rimanere autoreferenti e ad imporci le decisioni dall'alto, facendo passare per interesse pubblico, quello che invece è e resta sempre e solo interesse dei partiti e delle lobby che di latto loro intendono rappresentare.
Una ulteriore conferma mi viene dallo scritto di Pancho Pardi, che ho estratto dal sito internet di LIbera Cittadinanza http://www.liberacittadinanza.it/
La classe politica corrotta che ci ritroviamo sa benissimo che il popolo
non li regge più, visto che se ne sbattono bellamente dei principi costituzionali che dovrebbero rispettare, e perciò cerca di evitare che il popolo NON bue
gli metta i bastoni fra le ruote.
A tal fine si preparano persino a modificare la nostra bellissima Costituzione, con il beneplacito del Garante, il Presidente Napolitano.
Penso che sia una vergogna.
A persone che non sanno di cosa parlano, o peggio ancora che sanno di casa parlano e manovrano per i propri interessi dovremmo togliere i potere di operare.
Del tipo: mandiamoli TUTTI a casa, siano essi di destra, di centro e di sinistra.
Oramai sono troppo corrotti per poter rappresentare un Paese Civile.
Potremo poi ripescare chi, nei fatti ha tentato, inutilmente, di opporsi ai diktat.
COME POSSIAMO DIFENDERCI?
di: Pancho Pardi - Aprileonline 18 aprile 2007
La stagione dei congressi non sospende affatto l´attenzione che molti cittadini pongono alla questione della legge elettorale. La lotta per l´egemonia all´interno dei partiti vecchi e nuovi non interrompe nei partiti la ricerca di strumenti utili a perfezionare il monopolio esclusivo della rappresentanza. Da parte sua, la questione Telecom riporta in primo piano il problema mai risolto del conflitto d´interessi. Sono, in sede logica, cose separate, ma strettamente connesse in sede politica.
Delle varie proposte di legge elettorale colpiscono due elementi ricorrenti. Il primo è la conclamata volontà dell´Unione di usare la legge elettorale per introdurre modifiche costituzionali già bocciate a grande maggioranza dal referendum popolare. Si mette al primo posto la riduzione del numero dei parlamentari per buttare fumo negli occhi dell´elettorato. E´ una manifestazione di acquiescenza perfino qualunquistica verso ciò che è ritenuto un senso comune diffuso. E´ una finta, perché i parlamentari italiani non voteranno mai una riduzione del loro numero. Ma è una finta che serve a dare minore evidenza alla modifica preferita: il rafforzamento dell´esecutivo. La cosiddetta indicazione del premier è una formula ingannevole. Del resto già due volte abbiamo votato costretti a subire questa volgare invenzione berlusconiana non prevista dalla Costituzione. Ma se passerà il principio vigente nelle leggi regionali non si tratterà nemmeno di premierato ma di presidenzialismo: un sistema che secondo i massimi esperti incrina il primato delle assemblee elettive e quindi è incostituzionale.
Il secondo elemento è anch´esso comune a tutte le proposte circolanti. In barba alle critiche circolate nella società, e perfino alle autocritiche pelose del mondo politico, resta il sistema delle liste bloccate. Con ogni evidenza ai dirigenti di partito è piaciuto troppo uno strumento che consegna loro un arbitrio assoluto e indiscutibile sulla scelta delle candidature. Il conflitto d´interessi ritorna non solo per l´incredibile faciloneria con cui dirigenti dell´Unione hanno considerato possibile un ingresso di Berlusconi nella telefonia. Il solo fatto che se ne parli è uno scandalo. E ci ricorda che l´anomalia italiana può essere risolta solo con l´ineleggibilità dei possessori di mezzi di comunicazione.
Ma il caso Telecom rimette in primo piano i conflitti d´interesse tra politica e affari moltiplicati dalle privatizzazioni. Monopoli pubblici sono stati sostituiti da monopoli privati incontrollabili che non garantiscono e non garantiranno mai migliori servizi a costi più bassi (come invece ci ripete senza pudore la propaganda). Ma non solo: le privatizzazioni sono state realizzate senza soldi inscrivendo nel bilancio delle imprese comprate i debiti contratti per comprarle. Una cosa da lasciare allibiti: non dovrebbe essere impossibile per legge? Ma poiché è possibile -ed è facile immaginarne la diffusione- non ci si può sottrarre al sospetto che autorità politiche e compratori indebitati (ma ancora di più indebitanti) ne traggano utili inconfessabili.
Ma anche senza immaginare trame oscure, basta considerare la mera fisiologia del sistema politico per desiderare un cambiamento radicale. Basta connettere da una parte la presa ferrea delle direzioni di partito sulle candidature e dall´altra l´esistenza - e la riproduzione - di quasi mezzo milione di persone che vivono grazie alla politica, per capire che in Italia la selva dei conflitti d´interesse è senza fine e capace di conquistarsi le complicità più inusitate. Così si capisce anche che legge elettorale e conflitto d´interessi sono assai più legati di quanto non appaia a prima vista.
Come ci si può difendere? E´ molto difficile che il Parlamento riesca a votare una seria legge sul conflitto d´interessi; ad esempio, confinarla solo ai ruoli di governo nazionale, escludendo i governi regionali, provinciali e comunali è già una garanzia di moltiplicazione dei conflitti. Al contrario è molto facile che il Parlamento si accordi per una legge elettorale sulla base di liste bloccate.
I cittadini non sono nelle assemblee elettive e non possono fare leggi. Ma possono ribellarsi alle liste bloccate. Cominciamo a diffondere ciò che molti elettori delusi dall´Unione pensano già da tempo: non voto se non posso scegliere.
Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2007-04-21 23:29




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