Rischio autoritario nell'UE: Hayek lo scrisse nel 1944
Esiste il rischio che l'Unione Europea subisca una deriva autoritaria, o anche totalitaria. Esiste il rischio che si disintegri a causa della volontà dell'élite europea a centralizzare tutte le funzioni nelle proprie mani. Lo scriveva Friedrich August von Hayek (premio Nobel per l'economia, uno dei padri del liberalismo contemporaneo) nel 1944, durante la II Guerra Mondiale, ben prima dell'inizio del processo di integrazione europea, nell'ultimo capitolo de "La via della schiavitù".
Scriveva Hayek: "I problemi sollevati da una direzione consapevole degli affari economici su scala nazionale assumono inevitabilmente dimensioni ancora più grandi quando la stessa cosa è tentata sul piano internazionale. Il conflitto tra pianificazione e libertà non può che diventare più serio man mano che diminuisce la somiglianza tra i modelli e tra i valori fra coloro che sono sottomessi all'unitarietà del piano. Comporta poca difficoltà pianificare la vita economica di una famiglia e difficoltà relativamente lievi si trovano nelle piccole comunità. Ma quando la scala aumenta, la misura dell'accordo sull'ordine dei fini diminuisce e cresce la necessità di contare sulla forza e sulla coercizione" (...) "Basta considerare i problemi sollevati dalla pianificazione economica di un'area come l'Europa occidentale, per vedere che mancano completamente le basi morali per una simile impresa. Chi potrebbe immaginare che esista qualche comune ideale di giustizia distributiva tale da indurre il pescatore norvegese a rinunciare alla prospettiva di un miglioramento economico per aiutare il compagno portoghese, o l'operaio olandese a pagare di più per la sua bicicletta allo scopo di aiutare il meccanico di Coventry, o il contadino francese a pagare più tasse per sostenere l'industrializzazione dell'Italia?"
"Se la maggior parte delle persone non vuol vedere la difficoltà, è soprattutto perché, consapevolmente o inconsapevolmente, ritengono che sistemeranno loro queste questioni per gli altri, convinti della loro capacità di farlo con giustizia ed equità. Il popolo inglese, per esempio, comincia a capire, forse più degli altri, cosa significhino tali progetti solo quando si fa loro presente che potrebbero essere una minoranza nel sistema di pianificazione e che le linee generali del futuro sviluppo economico della Gran Bretagna potrebbero essere determinate da una maggioranza non britannica. Quante persone, in Inghilterra, sarebbero disposte a sottomettersi alle decisioni di un'autorità internazionale, per quanto democraticamente costituita, che avesse il potere di decretare che lo sviluppo dell'industria siderurgica spagnola debba avere la precedenza su un analogo sviluppo nel Galles meridionale, che sia meglio concentrare l'industria dell'ottica in Germania invece che in Gran Bretagna, o che in Inghilterra debba essere importata soltanto benzina raffinata mentre tutte le industrie della raffinazione debbano essere riservate ai Paesi produttori?"
"Immaginare che la vita economica di una vasta area che comprende molti popoli differenti possa essere diretta o pianificata attraverso una procedura democratica rivela una completa mancanza di consapevolezza dei problemi che una tale pianificazione farebbe sorgere. Una pianificazione su scala internazionale, ancor più che una su scala nazionale, non può essere niente altro che un nudo regime di forza, un'imposizione da parte di un piccolo gruppo su tutti gli altri di quella sorta di livello di vita e di occupazioni che i pianificatori reputano adatti per il resto della popolazione". (F.A. von Hayek - "La via della schiavitù", Rusconi 1995, pagg. 280-282)




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) e quando fra l'altro il processo d'integrazione europea non esisteva ancora... Monnet non aveva ancora neanche ideato la Dichiarazione Schuman.
perchè, ti stupisci ancora di Pollok?
