C'è oggi un dato di fatto, direi incontrovertibile: i cittadini italiani, di ogni reddito ed area geografica, si sentono sempre più insicuri e il grande guaio è che lo sono ormai a 360 gradi.
Infatti, da un lato, sta crescendo a vista d'occhio, causa soprattutto l'aumento della pressione fiscale, la loro insicurezza economica e, dall'altro, non per tutti ma per molti, sta crescendo anche l'insicurezza personale perché le città cominciano ad essere ingolfate da ogni specie di criminalità.
Il sondaggio che domani i Circoli della Libertà presenteranno a Genova dà, infatti, la "cifra" di questo disagio.
E ad accrescerlo ci si è messo anche il governo, varando una legge delega che , se davvero venisse applicata, sancirebbe addirittura forme perniciose di legalizzazione dell'immigrazione clandestina , un fenomeno che, per il 74% dei liguri che abbiamo intervistato in questo sondaggio, si sta accentuando in modo inarrestabile, favorendo anche ogni tipo di criminalità.
La preoccupazione manifestata dai cittadini per questo fenomeno non ha nulla a che vedere con la xenofobia.
Gli italiani non sono sciocchi, sanno distinguere e discernere con giudizio.
Lo stesso sondaggio cui mi riferivo all'inizio segnala, infatti, che la maggioranza della popolazione è, invece, favorevole al diritto di voto per gli immigrati da lungo tempo integratisi nella nostra società.
Appunto: niente da dire nei confronti di quegli immigrati che lavorano e vivono nella legalità, molto da dire, invece, su chi entra surrettiziamente nel nostro paese e alimenta - ed è questo che sta accadendo anche in Liguria - anche ogni genere di crimine, dalla prostituzione, al racket allo spaccio della droga. E poi non è solo questo il problema.
L'integrazione dell'immigrato è e resta fondamentale.
Non tutti i flussi migratori però sono disposti a inserirsi nello stesso modo nelle nuove società in cui trovano lavoro e nelle quali sperano di costruire un futuro per sé e per i loro famigliari.
Gli italiani, come gli spagnoli, hanno alle spalle una lunga tradizione di migranti, ma un'altrettanto lunga e consolidata disponibilità all'integrazione quando sono all'estero, pur senza rinunciare ad alcuni aspetti delle loro tradizioni.
E cito gli spagnoli non a caso.
L'ex premier Aznar ha rilasciato nei giorni scorsi una bella intervista in cui pone una questione seria: l'immigrazione musulmana non è sempre disposta all'integrazione.
E questo è un problema.
C'è una buona parte di questi immigrati che ritiene di dover trasferire nel luogo in cui si trova ospite non solo le proprie tradizioni, ma anche la propria legge.
La "sharia" non ci riguarda.
Noi abbiamo le nostre regole e non possiamo ammettere una doppia norma di convivenza civile. Per nessuno.
Porre questi paletti vuol dire essere al passo con l'Europa.
In tutti i Paesi del nostro continente, la legislazione sta diventando più rigorosa.
È così in Olanda, uno degli Stati più liberali, persino liberisti: si è predisposto un severo esame linguistico per ammettere i nuovi migranti. I
n alcuni Laender tedeschi si immagina anche un questionario obbligatorio che preveda la conoscenza della storia del Paese.
Da noi sembra che si voglia andare controcorrente. È anche per questo che gli italiani associano il loro crescente stato di insicurezza con l'immigrazione clandestina. E non hanno torto.
Fino a quando uno Stato non mostra la sua sovranità, il controllo del territorio, l'uguaglianza di tutti nei confronti di un'unica legge, vuol dire che i cittadini finiranno per sentirsi stranieri a casa propria.
M.V.Brambilla...si...quella dei circoli delle libertà
saluti




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