Wandalia
La Sardegna al centro del Mediterraneo è stata per secoli sede di guerre determinanti per il futuro dell’Isola e della stessa Europa.
Vi è un appellativo “moderno”, che si da a persone ingiustificatamente lesive e distruttive soprattutto verso cose: Vandalo.
Chi erano i Wandalen? Questo Popolo Germanico che solca terre e mari d’Europa in cerca di un Reich. Originari della Scandinavia discendono i territori attualmente polacchi per stabilirsi, spinti da altre tribù, nella boemia sottomettendo popolazioni celtiche. Marco Aurelio li sconfigge insieme ai Marcomanni. E’ nel primissimo V secolo che si spostano verso la gallia, e con gli Alani e gli Svevi prendono possesso della Penisola Iberica, spartendosela. L’estremo sud della Spagna prende il nome di Vandalusia (o
I Romani aizzano così i loro fratelli di famiglia Gotica, non riuscendo da soli a sconfiggerli, saranno i Goti d’occidente: i Visigoti.
Così l’allora Re Geiserich (Genserico), re dei Vandali e degli Alani, nel 428 conquista Siviglia e si sposta verso il nord africa con circa 100000 persone del suo popolo, di cui almeno 80000 donne e bambini. Prende possesso di Cartagine, e arriva ad avere intorno alla metà del V secolo la più potente flotta mediterranea, tanto da constringere l’allora imperatore Valentiniano III a riconoscere il regno vandalo, comprendente allora le coste spagnole, nord africane e siciliane.
Il giorno più Grande per Re Geiserich sarà il 2 Giugno 455, quando, una volta morto Valentiniano III si trova ad avere mano libera nel Tirreno, potendo così giungere a Roma, saccheggiata per due settimane, i Vandali avranno come bottini più importanti la vedova dell’ex imperatore e i Tesori del Tempio di Gerusalemme.
Le loro navi fecero di nuovo rotta verso occidente, li si aprono le coste orientali di Sardegna e Corsica. Le coste delle due Isole saranno per tutto il Secolo Vandalo, le sedi più sicure e importanti del Regno. Mentre in Nord Africa continuano le guerriglie contro popoli semiti, guerriglie militari e religiose: I Vandali erano un popolo convertito alla fede cosidetta “ariana” e infatti l’antegermanesimo storico prende pone le sue radici in quel periodo, quando il futuro Sant’Agostino vede perdere il suo potere da quelle genti che lui definirà giustamente “un’umanità diversa”. Inutile dire che Geiserich aveva cose più importanti a cui pensare di qualche frustrato meticcio, e se avesse voluto avrebbe posto le loro teste su delle picche, limitandosi invece a confinarli, compreso il lenone Agostino (o ex lenone..) nella regione del Sulcis della Sardegna: i maureddini (mauritani) che non arriveranno mai a una vera fusione con il resto dei Sardi, tant’è che tutt’oggi sono definiti, per via della loro endogamia, come Maureddini, e comprendono loro tradizioni e ritualità di origine africana.
I Vandali erano dunque “eretici”, dai tempi di Wulfila, che fu il primo traduttore della bibbia in lingua non mediterranea. Wulfila operò per almeno sessant’anni in quella regione oltre balcanica, da cui discesero i popoli Goti. Egli forma la lingua Gotica, lingua oggi scomparsa, formata da antico germanico, elementi di greco, latino, egiziano. Alcune tracce del gotico restano nel tedesco moderno.
E’ presumibile che agli inizi del regno non si prese molto in considerazione la Sardegna, e che il luogo fu via via mantenuto con una sempre maggiore presenza militare solo dopo i primi decenni, soprattutto nel campidano di Karalis (Cagliari), in cui numerosi sono i ritrovamenti archeologici (e non si escludono anche varie origini toponomastiche legate a sepolture vandale, oltre che vere e proprie colonie come l’attuale Arzana ecc..). Interessante episodio, che denota quale importanza la Sardegna deve aver assunto per i Vandali è l’ammutinamento di Goda, allora governatore della Sardegna, che si autoproclama Re di Sardegna, forte del consenso delle sue truppe, evidentemente radicate nel territorio, che richiama l’alleanza di Giustiniano da Bisanzio, nel 533, che invia in suo soccorso un corpo di spedizione Bizantino. Così l’allora Re del Reich Vandalo, Gelimero, impegnato in una rivolta in Tripolitania invia il suo fratello Tata con un contingente di circa 6000 uomini per fare vendetta sul traditimento, prendendo subito Cagliari e giustiziando Goda. La resistenza Vandala in Sardegna dura ancora un anno, fino a che a Cagliari, le truppe Wandale si arrendono a Belisario che mostra loro la testa di Gelimero. Intanto le popolazioni barbaricine, sotto Ospitone, il loro Duca, che restò sempre in buoni rapporti con i Vandali, cosa che ne spiega anche una certa penetrazione genetica, viene esortato dal Papa a lasciar convertire al cristianesimo le popolazioni interne dell’Isola. Nel 599 le coste campidanesi, galluresi, oristanesi, vengono come in precedenza dai Vandali, prese di mira dai Longobardi, che troveranno però maggiore fortuna in Corsica. Ciò che segue è un periodo di silezione per la sardegna, terrorizzata nei porti dalle scorrie Arabe, di fronte alle quali i Bizantini si trovano impotenti. Nonostante ciò non vi fu mai alcun stanziamento arabo nell’isola.
I meriti del Re Geiserich non furono di certo limitati: diede un ordine e organizzazione a regioni come la Sardegna che in quel momento si trovavano in una semianarchia anche tramite codici legislativi, stabilendo un’aristocrazia ferrea nel suo regno. E’ indubbio che qualche secolo dopo sia stata questa aristocrazia di origine vandala a uniformare la Sardegna sotto il controllo dei Giudicati, regni semi indipendenti, in periodo Bizantino, dato che gli stessii bizantini in periodo post-vandalo non hanno una presenza bizantina nelle coste che sia in grado di proteggere la sardegna dai saccheggi Arabi. Aristocrazia, che non più conscia della sua origine avrà nel Giudicato di Arborea (costa occidentale) la sua creazione più fiorente, con il famoso Codice del Giudice Mariano, e il più famosa di sua figlia Eleonora d’Arborea. E sarà così che l’Albero degli Arborea, simbolo squisitamente germanico ed estraneo alla tradizione bizantina resta simbolo di Indipendenza e consapevolezza Nazionale Sarda. Sarà riconducibile a questo che i Vandali erano chiamati dai Bizantini come “Vandali-Sardones”? O sarà solo un riferimento ai “sardones” di cui parla Cesare, popolo stanziato nel nord della Gallia? Di certo molto è andato perso, in termini di documenti, testimonianze culturali ecc..riguardo ai Vandali. Il più antico testo di letteratura germanica, il Canto di Ildebrando, accenna a loro, e definisce il Mediterraneo “Mare Vandalo”.
Possiamo però immaginare l’odio che si attirarono da parte dei Bizantini, dato che i casus belli dei loro conflitti erano di origine religiosa. Infatti i popoli di “eresia ariana” non cancellarono mai del tutto le loro primordiali tradizioni, non rigettarono le tradizioni dei loro padri, dato che non subirono la conversione con la spada e con il fuoco e questo permise una certa conservazione arcaico-germanica nella cultura Gotica in generale, di cui le principali testimonianze subirono la distruzione Bizantina. In particolare, il Popolo Vandalo, fu il più osteggiato. Possiamo solo immaginare ciò che può essere andato perduto da parte vandala dopo la caduta del Regno
Dovrebbe essere attività di studi più approfonditi gli influssi culturali, conseguenti a quelli genetici, che si sono avuti da parte Vandala in Sardegna. “Il Codice d’onore Barbaricino” ha nel suo stile qualcosa di totalmente estraneo a una psicologia mediterranea, e lo stesso bandito sardo ha assunto non raramente il ruolo, quasi mistico, di ribelle a un ordine non riconosciuto, un’individualistica sete di libertà, nelle decisioni di vita o di morte, tanto da mostrare in uno stile d’onore interno e una forma fisica esterna quella di un vero Vandalo. Anche se, non raramente ciò ha deviato in episodi tutt’altro che onorevole, ma anche questo è un argomento da approfondire a se.
Re Geiserich è stato sicuramente il re più degno dei Vandali, nessuno dei suoi successori ne fu all’altezza. Wandalen, conosciuti anche come Winnilen, significa “abitanti delle coste”, destino genetico che li renderà sempre temuti navigatori, ma quasi un triste destino incombe su questa genia, costretta a ritagliarsi uno spazio nel mezzo della rinascita germanica nel mediterraneo, e la Sardegna al centro della loro ricerca, come di una Terra Promessa, in cui sembra ovvio che trovassero anche un clima atmosferico molto più adatto a loro che non quello nordafricano, e giocati dal Fato, circondati da nemici vedono cadere il loro sogno di gloria, tolleranti per natura sottovalutano l’incombenza di rivolte di pseudo-popoli schiavi, su cui Bisanzio faceva leva.
1300 anni dopo un tale Joerg Von Liebenfels, teologo affermato dell’Austria-Ungheria, studioso tra l’altro della vita e delle opere di Wulfila e dell’ “eresia ariana”, pronostica per le nazioni che sono stati teatro delle vicende della famiglia Gotica un radioso futuro di rivolta etnica. E secondo il monaco di Werfenstein queste sarebbero state: l’Ungheria, l’Italia e la Spagna.
Re Geiserich morì il 25 Gennaio 577, all’età di 87 anni. La sua sepoltura rimane sconosciuta, possa ovunque si trovi riposare in pace.