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Discussione: Jochen Peiper

  1. #1
    fioca luce
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    Predefinito Jochen Peiper




    Jochen Peiper nacque il 30/01/1915 a Berlino, figlio di un ufficiale.
    Membro della Leibstandarte SS Adolf Hitler.
    Nel 1938 divenne aiutante del Reichsführer Heinrich Himmler. Allo scoppio della guerra parti' per il fronte assumendo il comando della 10° compagnia SS LSAH combattendo in Polonia, in Olanda e in Francia.
    Nel 1941 comanda il 3° battaglione Panzer del 2° Panzergrenadierregiment SS in Russia. Nei pressi di Kharkov rompe l' accerchiamento sovietico che aveva tagliato fuori la 320° divisione del generale Postel.
    Il 19 Marzo del 1943 entra a Belgrado. Nel Settembre '43 e' in Italia, in Piemonte.
    Nel Novembre '43, a Jitomir, con la 1° armata riesce di nuovo a sottrarsi all' accerchiamento nemico dopo duri combattimenti.
    Fino all' Ottobre '44 combatte sul fronte occidentale (Westwall).
    Il 16 Dicembre 1944 e' alla testa della punta di diamante nella offensiva delle Ardenne. Conduce l' avanguardia della 1° SS Panzerdivision L.A.H. sotto il comando della 6° SS Panzerarmee di Sepp Dietrich. Riesce ad arrivare fino a Stavelot nei pressi di La Gleize, ma poi viene tagliato fuori dal resto dell' armata, dagli americani. Riesce comunque a sfuggire al nemico abbandonando tutto il materiale militare e tornando con i suoi uomini a piedi, nel gelo invernale, verso le proprie linee.
    Sempre sotto il comando di Sepp Dietrich, combatte fino alla fine della guerra contro i russi, a ovest del Danubio, vicino Vienna.
    Alla data della capitolazione si arrende con i suoi uomini agli americani nelle Alpi. Termina cosi' la guerra con il grado di SS-Obersturbannführer, decorato con la croce di ferro e spade.

    Dopo la capitolazione, questo coraggioso soldato viene arrestato con i suoi uomini e sottoposto a percosse ed umiliazioni dai suoi carcerieri americani.
    Viene infatti accusato di aver ordinato l' esecuzione di prigionieri americani a Malmedy, durante l' offensiva delle Ardenne.
    Il Kampfgruppe Peiper aveva radunato dei soldati americani fatti prigionieri in un prato, a Baugnez, in attesa dei camion, e Peiper stesso aveva ripreso la marcia nel suo Panzer, alla testa della colonna d'avanguardia, lasciando indietro solamente pochi soldati come sentinelle dei prigionieri. All' arrivo del grosso delle truppe di Peiper, le sentinelle si distraggono per scambiare notizie con i sopravvenuti.
    Alcuni si mettono a riparare un mezzo in panne, quando all' improvviso una sentinella si accorge che alcuni prigionieri, approfittando della distrazione, stanno tentando la fuga. Mentre si mette ad urlare spara un colpo di pistola in direzione dei fuggitivi. A questo punto fra gli americani scoppia il caos; ognuno cerca di scappare in tutte le direzioni e i tedeschi, temendo la fuga generale, tirano fuori i mitra e sparano. Risultato: 21 prigionieri americani morirono.
    Dopo la guerra si radunarono i 400 uomini di Peiper e 74, di cui 22 sotto i vent'anni, vennero processati. Rinchiusi a Dachau, 72 furono giudicati colpevoli. Uno si suicido', un altro, alsaziano, venne dato ai francesi, 43, tra cui anche Peiper, furono condannati all' impiccagione, altri 22 all' ergastolo e gli altri a pene detentive minori. Poco dopo il processo venne riesaminato e le condanne a morte tramutate in ergastoli. Nel 1956, dopo 11 anni di prigione, Peiper venne rilasciato; fu l' ultimo del suo Kampfgruppe ad uscire.

    Nel Gennaio del 1957 Jochen cerca di rifarsi una vita ed inizia a lavorare alla Porsche di Francoforte, ma i sindacati ottennero poco dopo il suo licenziamento. Riprovo' ancora alla Volkswagen di Stoccarda, ma anche li' la campagna d' odio scatenata dalla sinistra ebbe la meglio e venne nuovamente licenziato. Peiper si rese allora conto che non era piu' possibile rimanere in Germania e si trasferi' in Francia con la famiglia.
    Gia' nel 1940, durante la guerra, era rimasto colpito dalla bellezza della campagna francese; inoltre aveva fatto amicizia con un prigioniero di guerra francese, un nazionalista ma filotedesco, Gauthier. Lo aveva quindi aiutato a tornare a casa sua in Francia, grazie al patto franco-tedesco per cui ogni due lavoratori volontari, un prigioniero veniva rilasciato. Gauthier non aveva dimenticato il bel gesto del tedesco e nel 1957, fu proprio lui che aiuto' Peiper a sistemarsi in Francia, vendendogli un mulino ad acqua nella campagna di Traves. Il mulino pero' era malridotto e Peiper non aveva i mezzi per rimetterlo in sesto. Cosi' l' SS-Obersturmbannführer Erwin Ketelhut compro' il mulino e Peiper pote' costruirsi una casetta nei dintorni. Era il 1960 e Jochen costrui' la sua abitazione come una piccola fortezza militare, nascosta fra la vegetazione, non visibile dalla strada.
    Per 16 anni la vita ando' avanti quasi serenamente, nonostante le minacce e le telefonate anonime.
    L' 11 Luglio del 1976 Peiper ha bisogno di comprare del fil di ferro per il box del suo cane e si reca a Vesoul, il capoluogo del dipartimento.
    Il padrone del negozio era un alsaziano di nome Paul Cacheux, conosciuto anche per la sua appartenenza al partito comunista francese. Accortosi dall' accento che Peiper era tedesco, gli domanda se fosse stato in Francia durante la guerra, Peiper paga con un assegno a suo nome e con la sua firma e se ne va. Cacheux controlla la sua lista " marrone" dove sono i nomi dei tedeschi ricercati dai comunisti e trasmette subito i dati alla resistenza.
    L' Humanite', organo del partito comunista, titola: "Che cosa combina questo nazista in Francia?", chiedendo che Peiper venga costretto con la forza a lasciare il paese.
    A Treves vengono distribuiti volantini nei quali si descrive Jochen come un nazista e criminale di guerra, sui muri a Versoul si affiggono dei manifesti:" Peiper, un 14 Luglio ti prenderemo!", l' escalation isterica raggiunge il culmine e la mattina del 13 Luglio, il giorno prima della festa nazionale francese, Peiper decide di mandare in Germania la moglie malata di cancro. Lui non volle abbandonare la casa perche' sapeva che l' avrebbero data alle fiamme, il vicino Erwin Ketelhut gli consiglia di passare la notte al mulino, ma Peiper rifiuta. Non volle neanche che rimanesse con lui, perche' Ketelhut era armato e disse:" No, ci sono gia' stati anche troppi morti...".
    Jochen Peiper si mise in attesa sulla sua terrazza da dove dominava il panorama e poteva controllare il fiume Saone. Erwin gli volle comunque lasciare la sua arma.
    Alle 220 udi' dei rumori nella boscaglia e vide una dozzina di uomini, esaltati dal alcool, che si avvicinavano...sparo' un colpo in aria per dissuaderli, ma questi attravesarono il piccolo fiume e gli gridarono di venire fuori.
    Peiper scese, apri la porta per parlare con loro. Quello che accadde dopo, solo chi era presente lo puo' raccontare.

    La salma di Jochen Peiper venne rinvenuta carbonizzata e ridotta a poco piu' di un metro.
    Mani e piedi erano stati amputati. La casa distrutta dalle fiamme ed il tetto crollato. Peiper mori' intorno alle una di notte. Versarono del gasolio per terra e usarono benzina mista ad olio di motore per incendiare.
    Peiper giaceva nel suo letto, in camera, la schiena verso il muro, adagiato sul fianco sinistro, un braccio ripiegato sul petto. Mori' per il calore sprigionatosi.
    Le parti del corpo mancanti vennero cercate dai pompieri nel fiume, senza esito.
    A tutt' oggi nessun colpevole e' stato mai individuato. Un' infamia.

    Resta il ricordo e l' esempio di Jochen Peiper, comandante della LSAH, intrepido, generoso soldato, combattente d' Europa.
    Immaginati di essere un acclamato, decorato, eroe nazionale, un idolo per milioni di persone disperate, poi, nel giro di sei mesi, condannato a morte tramite impiccagone ~ Joachim Peiper

  2. #2
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    Predefinito Col padre e col fratello Horst





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    Predefinito L'ultimo in fondo a sinistra




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    Citazione Originariamente Scritto da F.M. Barracu Visualizza Messaggio



    Quello con il capo chino davanti a Peiper e' Rudolf Heß.

    Belle foto!
    Immaginati di essere un acclamato, decorato, eroe nazionale, un idolo per milioni di persone disperate, poi, nel giro di sei mesi, condannato a morte tramite impiccagone ~ Joachim Peiper

  8. #8
    fioca luce
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    Immaginati di essere un acclamato, decorato, eroe nazionale, un idolo per milioni di persone disperate, poi, nel giro di sei mesi, condannato a morte tramite impiccagone ~ Joachim Peiper

  9. #9
    fioca luce
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    Altra versione sulla fine di Peiper:

    da:http://www.uomo-libero.com/index.php...id%3D250&hash=


    .....sono infine gli assassini (identificati come ebrei da David Irving) che nelle prime ore del 14 luglio 1976 portano a morte l'ex Obersturmbannführer delle Waffen-SS Jochen Peiper, un pluridecorato cui nessuno ha mai potuto imputare alcunché di persecutorio nei confronti degli ebrei.

    Nato a Berlino il 30 gennaio 1915, Peiper, già membro della Hitlerjugend, entra nella SS-Junkerschule di Braunschweig nel 1935 e diviene Untersturmführer, sottotenente, nella primavera seguente. Nel fa parte dello staff di Himmler; allo scoppio della guerra chiede di essere trasferito a un reparto combattente e, dopo avere comandato la decima compagnia della Prima Divisione Waffen-SS Leibstandarte Adolf Hitler in Polonia, nel maggio 1940 guida i suoi uomini nei Paesi Bassi, combatte sull'Yssel, rigetta a Watten gli inglesi e, in Francia, forza la Sioule al Puy-de-Dôme e viene decorato due volte con la Croce di Ferro, di II e di I classe. Nell'estate 1941 Peiper guida il terzo battaglione carri del secondo reggimento Panzergrenadier, penetra per mille chilometri in Russia, rompe l'accerchiamento alla 320ª Divisione di fanteria ponendo in salvo millecinquecento feriti e resiste al contrattacco sovietico dell'inverno. Dopo la caduta di Charkov in mani sovietiche, riprende Bielgorod nel marzo 1943. Nel settembre-ottobre fa fronte alla defezione italiana operando in Piemonte e restando coinvolto in combattimenti contro gruppi partigiani (per l'effettiva dinamica degli eventi vedi l'opera di Ernesto Zucconi). Rientrato in Russia, nel novembre comanda il primo reggimento carri della Leibstandarte e viene aggregato alla 2. Divisione Waffen-SS Das Reich. Combatte nei pressi di Zitomir e viene insignito della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro, alla quale si aggiungono le foglie di quercia nel febbraio 1944.

    Trasferito nelle Fiandre nell'aprile, si porta nel giugno a contrastare l'invasione anglo-americana in Normandia e nell'agosto sfugge con i suoi uomini all'accerchiamento, combattendo a novembre a sud di Euskirchen sul Westwall. A partire dal 16 dicembre è uno dei protagonisti dell'offensiva delle Ardenne al comando di un gruppo di combattimento; viene coinvolto nell'oscuro caso di Baugnez-Malmedy, ove trovano la morte una settantina di militari americani. Per le sue azioni nel corso dell'offensiva riceve le Spade sulla Croce di Cavaliere. Dopo aver combattuto contro i sovietici sul Danubio, si arrende agli americani sui contrafforti alpini di Sankt Polten. Ferito otto volte in combattimento, colpito da epato-colangite nel 1944, al termine del conflitto Peiper ha il grado di Obersturmbannführer, tenente colonnello.

    Per quanto non venga portata alcuna prova di una sua responsabilità nei fatti di Malmedy, il processo di Dachau (maggio-luglio 1946), nonostante irregolarità legali di ogni tipo, maltrattamenti, torture e false confessioni (la War Crimes Commission, diretta dal tenente colonnello Burton F. Ellis, ha quattro ebrei tra i sette membri: il capitano Raphael Shumacher; il tenente William R. Perl, nato a Praga, nel 1939 presidente aggiunto a Vienna dei Sionisti Revisionisti, stipulatore del Transfer-Abkommen con Eichmann, onde incentivare l'emigrazione illegale in Palestina per conto dell'Irgun, all'epoca di Dachau psicologo conosciuto come «il giustiziere»; l'avvocato Morris Ellowitz o Elowitz; il «braccio destro» di Ellis, Joseph Kirschbaum - nello smascherare numerose false testimonianze a carico degli imputati gioca però un ruolo l'onesto ebreo Stephen F. Pinter, avvocato militare per l'accusa) porta a: 43 condanne a morte, tra cui Peiper, 22 ergastoli, due condanne a 20, una a 15 e cinque a 10 anni. L'appello riduce a 12 le condanne a morte, riduce la pena in quaranta casi e annulla tredici sentenze. Le 12 condanne a morte vengono mutate in altrettanti ergastoli nel settembre 1948, ma sei vengono riconfermate dal generale Clay, governatore militare della Germania occupata. Nel gennaio 1951, dopo due anni e mezzo di attesa con la spada di Damocle del capestro settimanalmente sulla testa (le esecuzioni vengono praticate il venerdì), anche queste vengono mutate in detenzioni a vita dal generale Handy, suo successore.

    Nel 1954 l'ergastolo di Peiper viene commutato in una detenzione di trentacinque anni, ma la cattiva coscienza dei suoi «giustizieri» lo porta alla liberazione, dalla prigione di Landsberg am Lech, il 22 dicembre 1956. Il primo gennaio 1957 Peiper viene assunto dalla ditta Porsche a Francoforte quale responsabile-vendite per l'America. Nel 1964 una campagna di stampa sui fatti di Boves (23 civili del borgo cuneense caduti il 19 settembre 1943 nella risposta ad un attacco a tradimento partigiano), pur non producendo prove a suo carico, ne provoca, affiancata da agitazioni sindacali, il licenziamento. Dopo un impiego nel servizio commerciale della Volkswagen a Reutlingen, nel febbraio 1972 nuove difficoltà lo inducono a trasferirsi da Stoccarda a Traves, un paesino francese dell'Haute-Saône, ove nel 1959 ha acquistato una casetta in legno fuori dall'abitato, in un bosco sulla riva del fiume. Con un permesso di soggiorno di cinque anni, Peiper vive, con la moglie, della pensione e del lavoro di traduttore. Figli ed amici lo visitano di quando in quando.

    Il «caso Peiper» scoppia nella primavera 1976 ad opera di Paul Cacheux, un commerciante di ferramenta che lo ha riconosciuto nel luglio 1974. Il francese contatta i giornalisti del comunista L'Humanité, che lancia una virulenta campagna di stampa, chiedendo l'allontanamento del «nazi-criminale». Anche se il numero non compare sugli elenchi, Peiper viene subissato di lettere e telefonate minatorie, gli viene distrutta la cassetta della posta, vengono diffusi volantini denigratori e tracciate scritte sui muri e sulle strade che portano a Traves. Nel giugno-luglio escono articoli anche su L'Est Républicain (che il 22 giugno lo ha correttamente intervistato, scattandone le ultime foto). Il 13 luglio mattina la moglie di Peiper, il quale ha rifiutato più volte la protezione degli amici, lascia la casa per un breve soggiorno nella Foresta Nera. M.E. Ketelhut, un vicino, si ferma a discorrere con lui fino a tarda ora.

    Alle due e trenta del 14 luglio un motociclista passa sulla provinciale, vede un mare di fiamme nel bosco e dà l'allarme, ma quando giungono i pompieri la casa è distrutta. Il tetto e il pavimento del primo piano sono crollati su un cadavere semicarbonizzato, accanto una Smith & Wesson 0.38 e scatole di proiettili esplose. I cani vengono trovati poco distanti dalla casa, uno con in corpo un proiettile da 6.35. La polizia accerta che al piano terreno è stata lanciata una bomba incendiaria. Sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco (nessuno li avrebbe uditi, causa i festeggiamenti per la prise de la Bastille con canti, balli e fuochi d'artificio).

    Crollato il pavimento di legno, il corpo di Peiper cade dal primo piano. Ai piedi di un albero viene rinvenuto un ordigno incendiario inesploso, abbandonato dagli assassini. Un fucile calibro 0.22, prestato a Peiper da Ketelhut e usato contro gli aggressori, viene trovato sul terrazzo. Decine di colpi di piccolo calibro segnano i muri e gli alberi. L'autopsia rivela tracce di cenere nei polmoni di Peiper, il che indica come sia rimasto in vita per qualche tempo durante l'incendio. Nessun proiettile viene rinvenuto nei resti calcinati. Nessun testimone si avanza, nessuno ha visto alcunché. Mentre circolano voci di un coinvolgimento dei servizi della DDR e della banda Baader-Meinhof, nessuno indaga tra i comunisti né tra gli eredi dei Vendicatori. Se l'attacco sia stato intenzionalmente omicida o si sia trattato di un «avvertimento» a sloggiare finito tragicamente, non lo si chiarirà mai. Una terza ipotesi è che qualche alticcio festeggiante bastigliano abbia voluto «dare una lezione al tedesco». Il dossier Peiper, «per calmare le passioni», viene chiuso senza luogo a procedere.


    Gianantonio Valli
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