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  1. #31
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da Squalo Visualizza Messaggio
    Mica qui ci si ostina a difendere una data Monarchia che comunque ci ha difeso da influenze esterne e ci stava portando verso l'industrializzazione e la creazione di uno Stato moderno.

    Lo Stato italiano ci ha negato qualsiasi possibilità di crescita e sviluppo tramite atti infami e ci ha destinato ad un futuro fatto di fame, miseria ed emigrazione.
    Beh, qui non ti do tutti i torti.
    Ma si tratta di un tradimento del Risorgimento, avvenuto quando i volontari che dettero il loro sangue per l'ideale (e fra loro moltissimi meridionali) si ritirarono e la parola passò ad affaristi e speculatori.
    Ma questo accadde un po dappertutto, anche in Romagna, anche nel Veneto.
    Non è il Risorgimento o l'Unità in se che furono negativi, è l'uso che se ne è fatto dopo.
    Non ti scordare che la responsabilità fu dei Savoia, non dei garibaldini: chi è disposto a morire sui campi di battaglia non puà farlo per avidità di potere e quattrini.
    Questo lo fanno quelli che restano indietro, quelli che mentre si combatte speculano con le forniture militari, si accaparrano potere e quattrini, e finite le guerre si fanno aguzzini di chi ha combattuto.

  2. #32
    Gaeta resiste ancora!
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    Citazione Originariamente Scritto da Spartacus74 Visualizza Messaggio
    GLi sconfitti dalla storia schiumano di rabbia, si sa, per il loro pensionamento coatto dalla vita nazionale.
    Garibaldi sopravvive nel suo coraggio e nel suo mito, i suoi nemici non si sa neppure chi siano storicamente parlando.
    A GAribaldi MOnarchie, FAscismi e Repubbliche sociali o resistenziali hanno dedicato monumenti e strade, ai nemici di Garibaldi solo l'odore di chiuso di qualche sagrestia.
    ERA SOLO L'UTILE IDIOTA DELLA MASSONERIA INGLESE E DEL PIEMONTE!


    'dor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881) così scrive nel suo diario per il periodo maggio - giugno 1877: "... per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un'idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l'idea dell'unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un 'idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l'arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l'Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? E' sorto un piccolo regno dì second'ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, ... un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un'unità meccanica e non spirituale (cioè non l'unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second'ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!" .

  3. #33
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    ecco cosa srive anni dopo il superuomo bianco coi capelli d'oro venuto a "liberare" i beduini affricani:

    "Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio"
    Lettera ad Adelaide Cairoli, 1868

    dalla prefazione del libro Qui dormì garibaldi:

    «Chi negherà che le popolazioni dell’Italia meridionale non fossero migliori - perché meglio governate nel 1860 - che non lo sieno al giorno d’oggi? Allora appena si sospettava - il brigantaggio (vuol dire che era un fenomeno poco diffuso) e non v’eran prefetti - non gendarmi - non birri, - oggi all’incontro con quell’immensità di satelliti, che ruinano le finanze d’Italia - esiste nella parte meridionale della penisola, l’anarchia, il brigantaggio - e la miseria. Povere popolazioni! Dopo tanti secoli di tirannide e dopo la brillante rivoluzione del ’60, esse speravano un governo riparatore, un’era di riposo, di progresso, e di prosperità, e non l’ottennero!».

  4. #34
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    30 aprile, 2007
    Un intellettuale francese moderno: Jean-Noël Schifano

    (da "Il Mattino" del 29.4.2007)


    Jean-Noël Schifano: La decadenza programmata della sola città capitale d’Italia. Autori principali del crimine, Garibaldi e Cavour



    Se le cronache napoletane di ogni giorno - fatte di faide, di morti ammazzati, di efferatezze varie - vi angosciano; se vi indigna l'incapacità dei pubblici poteri non dico di risolvere ma di affrontare i problemi più urgenti; se vi esasperano le mille difficoltà del vivere quotidiano ingigantite da inefficienza e menefreghismo, ebbene, sappiate che c’è chi - pur non ignorando i problemi - considera Napoli non «un paradiso abitato da diavoli», come spesso si dice citando un antichissimo proverbio, ma un paradiso tout court. Molti lettori avranno già capito che si parla qui di Jean-Noël Schifano, di cui esce in Francia domani - in una fortunata collana dell’editore Plon - il Dictionnaire amoureux de Naples, il Dizionario innamorato di Napoli (pagg. 594, euro 24,50), opera originale e frutto di anni di lavoro e nello stesso tempo una sorta di summa di tutto ciò che la passione divorante dello scrittore francese per Napoli ha rappresentato per lui, per la sua poetica, per la sua impostazione di vita.

    Si tratta, come è evidente, di un vero e proprio Dizionario - e dunque si parte dalla «a» di Amelio e si finisce con la «z» di zoccola - ma il libro è anche una sorta di autobiografia, a tal punto Schifano ha intrecciato la propria vita con quella della città in cui ha vissuto per anni, prima come giovane lettore di francese, poi come direttore del Grenoble, diventando anche cittadino onorario di Napoli. Nel corso degli anni, naturalmente, Schifano ha nutrito la sua passione di letture e di riflessioni (che non sono solo sue) che lo hanno portato a conclusioni destinate certo a suscitare polemiche e discussioni (come è avvenuto anche, di recente, in occasione della riedizione delle sue Cronache napoletane da parte di Marlin): i problemi di Napoli sarebbero essenzialmente il frutto dell’Unità d’Italia, concretizzatasi - per quel che ci riguarda - in un «crimine storico»: «La decadenza programmata della sola città capitale d’Italia».


    Autori principali del «crimine», Garibaldi e Cavour, cui Schifano riserva parole di fuoco, proponendo cambiamenti toponomastici e rimozioni di statue. Antecedenti: i protagonisti della rivoluzione del ’99, essendo la Repubblica partenopea «un’antistorica parodia della Rivoluzione francese». La stessa camorra non sarebbe altro che il prodotto di quello stesso «crimine storico» che l’avrebbe, nel corso degli anni, continuamente rafforzata, «per paura, incomprensione, disprezzo, indifferenza o franca collusione».


    Pci e Dc sono stati «alleati oggettivi» della camorra, e oggi «saggezza e realismo» vorrebbero «che ci si servisse dei più industriosi camorristi integrandoli, poiché non si può, o non si vuole, disintegrarli». E qui, paradossalmente, le idee destrorse di Schifano trovano singolari punti di contatto con quelle del comunista Brecht (ma sono davvero così rilevanti le categorie politiche in questo contesto? ndr), soprattutto quando ricorda che quasi mai le origini delle maggiori fortune italiane sono limpide, anche se oggi chi di quelle fortune dispone è lodato e rispettato e concorre magari alle più importanti cariche istituzionali.


    In assoluta controtendenza, Schifano è anche quando si fa cantore ed esaltatore di quella plebe in cui moltissimi vedono il concentrato dei mali di Napoli, laddove per lui, al contrario, «la plebe è stata sempre la salvaguardia dello spirito napoletano, della lingua napoletana, dell’immaginazione napoletana, della letteratura napoletana, della filosofia napoletana, dei più realistici movimenti della sua civiltà». «La plebe è la linfa più viva di Napoli, ed è essa che ha sempre pagato con la sua carne per salvare Napoli, e continua oggi, malgrado incomprensioni e insulti». Una vita, dunque, quella che si svolge a Napoli, sotto il segno di quello che Schifano definisce «barocco esistenziale»: «Felicità di vivere, di abitare, di respirare, di godere», «in un movimento naturale, evoluzionario e mai rivoluzionario, portati dalle onde della storia ma innanzitutto dalla porosità dell’esistenza napoletana in cui alto e basso comunicano senza tregua, nobiltà e plebe, poveri e ricchi, il ricordati-di-vivere e il ricordati-di-morire, l’antico e il contemporaneo, i bracci della scultura barocca che servono per asciugare la biancheria, le formelle romane che fanno i forni delle pizzerie, le stelle e gli stronzi, gli abitanti dei bassi hanno preso posto nei palazzi».


    Naturalmente, avendo posizioni così fortemente definite, Schifano ha buon gioco nell’individuare amici e nemici, scrittori, studiosi cioè che in qualche modo rientrano nella sua visione delle cose o ne sono abissalmente lontani. Si è detto di Cavour e Garibaldi, aggiungiamoci Freud e Sartre scherniti senza riguardi, mentre i personaggi positivi sono compresi in un arco che va dall’adorato Basile a Totò, da Stendhal a Domenico Rea, da Lucio Amelio a Lello Esposito. Più che in ogni altra sua opera, Schifano indulge all’autobiografia, e lo fa in pagine che sono tra le più sentite (e felici) del Dictionnaire.


    Felice Piemontese

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    ecco cosa srive anni dopo il superuomo bianco coi capelli d'oro venuto a "liberare" i beduini affricani:

    "Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio"
    Lettera ad Adelaide Cairoli, 1868

    dalla prefazione del libro Qui dormì garibaldi:

    «Chi negherà che le popolazioni dell’Italia meridionale non fossero migliori - perché meglio governate nel 1860 - che non lo sieno al giorno d’oggi? Allora appena si sospettava - il brigantaggio (vuol dire che era un fenomeno poco diffuso) e non v’eran prefetti - non gendarmi - non birri, - oggi all’incontro con quell’immensità di satelliti, che ruinano le finanze d’Italia - esiste nella parte meridionale della penisola, l’anarchia, il brigantaggio - e la miseria. Povere popolazioni! Dopo tanti secoli di tirannide e dopo la brillante rivoluzione del ’60, esse speravano un governo riparatore, un’era di riposo, di progresso, e di prosperità, e non l’ottennero!».
    E' vero, i briganti del nord ottennero una legge apposta per rovinare i Florio, il Banco delle Due Sicilie fu diviso in Banco di Napoli e Banco di Sicilia, fregata la moneta aurea e sostituita con la moneta di carta svalutata, gli arsenali napoletani che erano tecnologicamente all'avanguardia mondiale furono chiusi, la flotta commerciale (una delle maggiori del mondo) fu svenduta, alla gente proibito di coltivare liberamente i latifondi secondo le antiche consuetudini.

    Ma anche in Romagna i contadini non guadagnavano più abbastanza per pagarsi il cibo che essi stessi producevano, anche a Milano la gente scendeva in piazza per il caropane e presa a cannonate, anche nel Veneto i "padroni" ormai facevano lavorare solo i bambini.
    Per lo sfruttamento minorile eravamo conosciuti in europa come il paese degli orchi, e si è dovuto aspettare il fascismo per avere la prima legge di tutela delle donne e dei fanciulli.

    Ma la responsabilità non può essere ascritta ai patrioti. Garibaldi era praticamente confinato a Caprera, sorvegliato dalle navi militari, Mazzini fuggiasco.

  6. #36
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    La verità su Garibaldi



    Da meridionale e amante della verità non posso che essere in disaccordo con le celebrazioni ufficiali che si stanno tenendo nel corrente anno 2007 in occasione del bicentenario della morte di Garibaldi.
    Sono stato, sabato scorso 24 febbraio, a Napoli (a 372 km dal mio paese di residenza) per la presentazione del libro di Gennaro De Crescenzo: Contro Garibaldi – Appunti per demolire il mito di un nemico del sud. Tra i presentatori del libro vi era lo storico e giornalista Lorenzo Del Boca, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
    Non sono un neoborbonico, né un antiunitario. L’unità d’Italia andava fatta, ma non con un atto di annessione, tout court, da parte del regno sabaudo.
    Su Garibaldi ci hanno raccontato, e continuano a raccontarci, un sacco di menzogne. Sarebbe ora che si cominciasse a ripristinare la verità. Scrive De Crescenzo: «Non è più il tempo dei Garibaldi “alti, belli, biondi, con gli occhi azzurri” e intoccabili delle figurine o degli sceneggiati televisivi. A circa un secolo e mezzo dall’unificazione italiana, è più che necessario parlare di saccheggi, di popoli massacrati, di paesi devastati, di milioni e milioni di Meridionali deportati verso i paesi più sperduti del mondo».
    Nei fatti l’”eroe dei due mondi” fu pirata e corsaro, mercenario e negriero, artefice di saccheggi omicidi e ruberie varie, probabile complice dell’assassinio di sua moglie Anita, amministratore incapace, massone e ateo. Solo una propaganda interessata e gigantesca ha potuto trasformarlo in eroe nazionale.
    Per capire chi era e come veniva considerato ai suoi tempi Garibaldi, sentite cosa scriveva il 13 settembre 1860 il giornale torinese Piemonte in un articolo intitolato “Il creduto prodigio di Garibaldi”.
    «Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parve­ro sinora così strane che i suoi ammiratori han potuto chiamarle pro­digiose. Un pugno di giovani guidati da un audacissimo sconfigge eserciti, piglia d'assalto le città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. E ciò senza navigli e senz'armi... Altro che Veni, Vedi, Vici! Non havvi Cesare che tenga a petto di Garibaldi. I miracoli però non li ha fatti lui ma il generale Nunziante e li altri ufficiali dell'esercito che, con infinito onore dell'armata napo­letana, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemi­co; i miracoli li ha fatti il Conte di Siracusa colla sua onorevolissima lettera al nipote; li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il re che gliele avea date poche ore prima; li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appié del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi. Con questi miracoli ancor io sarei capace di far la con­quista, non dico della Sicilia e del Reame di Napoli, ma dell'universo mondo. Dunque non state a contare le prodezze di Sua Maestà Garibaldi I. Egli non è che il comodino della rivoluzione. Le società segrete che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani [...]. Se non era Garibaldi sarebbe stato Mazzini, Kossuth, Orsini o Lucio della Venaria: faceva lo stesso. Appiccare il fuoco ad una mina an­che un bimbo può farlo. Di fatto vedete che dappertutto dove giunge Garibaldi la rivoluzione è organizzata issofatto, i proclami sono belli e fatti, anzi stampati. In questo modo credo che Garibaldi può tranquil­lamente fare il giro del mondo a piantare le bandiere tricolori del Piemonte. Dopo Napoli Roma, dopo Roma Venezia, dopo Venezia la Dalmazia, dopo la Dalmazia l'Austria, caduta l'Austria il mondo è di Garibaldi, cioé del Piemonte! Oh che cuccagna! Torino capitale del­l'Europa, anzi dell'orbe terracqueo. E noi torinesi padroni del mondo!».
    Il libro di De Crescenzo, pubblicato nel dicembre 2006, è molto snello, di sole 86 pagine, e si legge d’un fiato.
    Lo stesso 24 febbraio, sempre a Napoli, veniva presentato un altro libro su Garibaldi, anch’esso pubblicato nel dicembre 2006, di Luciano Salera: Garibaldi, Fauché e i Predatori del Regno del Sud – La vera storia dei piroscafi Piemonte e Lombardo nella spedizione dei Mille. Questo più corposo, di 518 pagine. E’ una contro-storia documentata sul mito risorgimentale di Garibaldi.
    Nell’aprile 2006 era stato pubblicato di Gilberto Oneto: L’iperitaliano, Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi. L’autore appartiene all’area leghista del profondo nord. Anche in questo libro, di 316 pagine, si parla male di Garibaldi.
    Tutti e tre questi libri sono militanti, contro Garibaldi. Ma non meno militanti sono le celebrazioni che si stanno tenendo in tutta Italia, con larga profusione di mezzi e soldi pubblici.
    - Gennaro De Crescenzo: Contro Garibaldi – Appunti per demolire il mito di un nemico del sud, Editoriale il giglio, Napoli 2006, pp. 103
    - Luciano Salera: Garibaldi, Fauché e i Predatori del Regno del Sud – La vera storia dei piroscafi Piemonte e Lombardo nella spedizione dei Mille, Controcorrente edizioni, Napoli 2006, pp. 542
    - Gilberto Oneto: L’iperitaliano, Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi, il Cerchio, Rimini 2006, pp. 324

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    La verità su Garibaldi



    [- Gilberto Oneto: L’iperitaliano, Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi, il Cerchio, Rimini 2006, pp. 324[/B]

    CHIssà perchè gli INglesi si ricordano solo quando fa loro comodo, non si cita mai il fatto che la flotta borbonica fosse "de facto" comandata dall'ammiraglio ACton, mai che il Re e l'austriaca consorte sciacquetta evacuarono proprio grazie agli stessi INglesi.

    E poi, Oneto, ma signori, abbiate pietà per voi stessi! Lasciate stare il fallito del neofascismo dei folletti!Ma lasciate perdere che è meglio.

    e poi

    «la plebe è stata sempre la salvaguardia dello spirito napoletano, della lingua napoletana, dell’immaginazione napoletana, della letteratura napoletana, della filosofia napoletana, dei più realistici movimenti della sua civiltà». «La plebe è la linfa più viva di Napoli, ed è essa che ha sempre pagato con la sua carne per salvare Napoli, e continua oggi, malgrado incomprensioni e insulti».
    Questo, non ve lo dice nessuno, ma è una delle cause che hanno reso Napoli odiosa al resto d'Italia e macchietta del mondo intero.
    IL problema è che voi non avete neppure voglia, nella vs confusione tra Io e Super IO, prendere coscienza di una situazione sociale malata, la difendete pur di non prendere atto di certi problemi.
    Che è la scorciatoia classica di chi non vuole curare una malattia e dà la colpa al medico, come fate voi.
    La colpa è sempre degli altri: di chi vi governa di chi vi invade, di chi vi impone etc etc.
    Siete puerili ed immaturi e ve lo dico da meridionale con un nonno che era napoletano e che la pensava in modo molto simile a voi.

    VI lascio con una citazione americana che però dovreste scrivervi in fronte

    "non chiedete cosa può fare lo Stato per Voi ma cosa Voi potete fare per lo Stato"

    Magari se si incominciasse a ragionare così, qualche male sarebbe lenito a livello sociale.
    "Son contento quando consumo senza pagare un pò meno quando pago e non consumo"

  8. #38
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    Rammento che il 3d ricorda come il fascismo si rifacesse al Risorgimento garibaldino.
    Di 3d sul Risorgimento se ne possono fare quanti se ne vogliono. Raccontare il genocidio meridionale e la rapina sabuada è cosa buona e giusta. Pretendere che Garibaldi fosse un servo e che tutto fu il frutto di una congiura è una minestra riscaldata che fa un po' ridere, attestando, ancora una volta, l'irrealismo che si fa ideologia nell'impotenza di coniugarsi con la realtà.
    Porre l'accento sulla servitù dei centri risorgimentali con i poteri stranieri è operazione emiplegica, visto che i centri ed i poteri ad essi contrapposti erano anch'essi stranieri o sottomesisi a vari poteri forti (gli stessi o altri cambia davvero poco).
    L'importante è che l'ITALIA SI FA IN CAMICIA.
    Lasciamo alle giacche, alle toghe e alle sottane l'antitalianità.

  9. #39
    INSORGERE E' GIUSTO!
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    Citazione Originariamente Scritto da Silente Visualizza Messaggio
    Mi inserisco nella vostra discussione per brevi considerazioni.


    Dall'altra parte le cose non erano, però, tanto differenti.
    Due casi su tutti: i rapporti della famiglia Rothschild con Metternich e con i Borboni.


    ...che ripeto è tanto figlio del Risorgimento coi suoi Garibaldi, Mazzini Cavour quanto delle Monarchie Assolute della Santa Alleanza, della Chiesa...di tutto ciò che oltraggiò il Mondo come Ordine, di arcaica memoria, per rimanifestarlo come Mondo in Chaos.

    Scusate l'intrusione!

    Caro amico, il problema non è nel "mezzo" usato, ma nel fine ottenuto.

    Che il "cancro" del liberismo fosse attivo nell'arco di tutto l'ancien remime è chiaro ed essendo il Regno dei Napoletani, fra i più ricchi d'Europa era evidente che i massoni ed i liberali lo "tenessero" d'occhio.

    Ma passiamo ai fatti.

    Nel piemonte gia asservito (cioè gia sottomesso al debito pubblico) la sovranetà cioè (l'autodeterminazione di politica, dell'esercito, e della moneta - secondo il Macchivelli) era già in mano alle banche, cioè ai banchieri, cioè ai massoni, cioè agli illuministi.
    Risultati ? Il popolo faceva sempre guerre, era sicuramente più povero e pagava 25 tasse fra dirette ed indirette.

    Ora passiamo ai fatti del sud.

    Al sud c'era una cosa che i banchieri devono in ogni tempo e luogo ELIMINARE cioè l'economia al servizio del popolo e non il contrario.
    5 tasse, per la sicilia 4. Poche guerre e un sistema sociale fra i più elevati al mondo (gli operai di San Leucio avevano il bagno in casa e la pensione).
    Certo il fartello del re ra massone, ma questonon impaedi al re di evitare il debito pubblico in mano ai banchieri.
    Certo gli illuminsti c'erano, ma a Napoli c'erano più centri per i poveri che in tutt'italia messa insieme.
    Certo i Banchieri avevano rapporti con la classe dirigente di allora, ma questo non impedì al re di vietare l'apertura del banco di Napoli a Bari sin quando non chiusero i banchi di pegno di quella città.

    IN PRATICA: L'economia era al servizio del popolo.
    Nella realtà, al di la delle simpatie, al sud esisteva un sistema economico NON LIBERALE che a differenza del comunismo funzionava e funzionava bene.
    Il risorgimento in nome di "Sacri ideali" spazzo via LA CONCORRENZA ai liberali, i quali gia dalla Vandea dovevano dimostrare che il loro ERA UIL MIGLIORE DEI SISTEMI POSSIBILI dimenticando di dire che gli altri gli hanno ELIMINATI a suon di GARIBALDINI, OLOCAUSTI DI IDIANI, EMBARGHI ASSASSINI O BOMBE ATOMICHE.

    pER QUANTO MI RIGUARDA QUESTO IL PUNTO.

    NELL'IDENTITà DELLA MIA STORIA C'è L'ALTERNATIVA AL SISTEMA.

  10. #40
    INSORGERE E' GIUSTO!
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    Lettera di “Peppino” ai meridionali

    Festeggiano me, ma la festa l’hanno fatta a voi.
    Vi scrivo, non per scusarmi con voi, cari italiani del sud, ma per dirvi che oggi sarei con voi. Lo so, questo vi sembrerà strano, ma qui da dove vi scrivo, le cose si vedono più chiare. Mi sembra assurdo, che dopo i danni che vi feci, e quelli ancor più grave che vi fecero in mio nome, oggi dobbiate pagare con le vostre tasse la commemorazione della mia nascita. Sono sempre stato uno spirito ribelle è il fatto di essere nato in una cittadina francese, ma di sentirmi italiano, mi ha un poco confuso le idee, sin da bambino. Forse se fossi nato a Bologna, quindi nato già italiano, con lingua italiana e con cultura italiana, questa fissazione dell’unità statale italiana non mi sarebbe venuta. Ma con i se e con i ma, non si cambiano le cose.
    Certo avrei dovuto riflettere, che uno stato “italiano” non significa automaticamente, il rispetto dell’italianità di tutti i popoli italiani. Ma all’epoca mia, certe cose non si sapevano. Basta solo dirvi che l’italiano mi fu insegnato da un militare napoleonico, e che quindi concepì l’Italia sono in termini giacobini. Uno stato, un popolo, una cultura e vaffanculo 3000 anni di storia, identità, diversità e civiltà, che sono alla base dell’italianità. Una cazzata tremenda, che distruggerà non solo il vostro sud, da quell’epoca per colpa mia, ma con l’avvento dei liberisti e delle loro banche, sta distruggendo tutto il mondo di oggi, ed io, come vi sarà chiaro, non centro. Io fui diverso da tutti quelli che “scesero” nel vostro sud, chi mi precedette volle solo le vostre ricchezze, con me, e dopo di me, vollero anche la vostra anima.
    La mia vita è un romanzo, ma ad ogni capitolo, ve ne renderete conto, c’è la farsa e la tragedia.
    Fui socialista, ma alla fine vi consegnai alla peggiore monarchia, io figlio del popolo vi “vendetti” ad un re figlio di un beccaio[1], (a proposito; perché non fanno l’analisi del DNA è fugano ogni dubbio?) fui anticlericale, ma offrì la mia spada al Papa[2], feci l’unica “unità nazionale” conosciuta, condotta a fil di spada, contro la religione nazionale, ed alla fine mi volevano fare anche santo[3].
    Lottai per darvi terra[4] e giustizia, ma vi consegnai disoccupazione ed emigrazione[5]. Vergogna su di me, che non compresi, vergogna su di me che distrussi la vostra vita per un sogno. Gli italiani non si potevano fare, perché erano già lì, l’Italia non si poteva “creare”, esisteva da sempre. Che vergogna, come uno stupido “leone” confusi lo stato con la nazione, l’identità che esisteva, con una creata a tavolino, distrussi gli antichi valori, costruì i nuovi sfruttamenti. Sapeste ora come mi prendono in giro qui. “Senza italiani che senso ha l’Italia?” Continuano a chiedermi, e sapete una cosa? Me lo chiedo anch’io.
    Prendono in giro me, l’eroe dei due mondi e delle tre tavolette[6], così come mi chiamate voi. Ma soprattutto mi ricordano che l’unico eroe dei due mondi per voi napulitani, è e sarà sempre, solo Maradona.
    Proprio io, proprio io che il fato, mi portò esule nell’altro capo del mondo, vi regalai l’emigrazione, ed oggi che mi rinfacciate la mia giovinezza di corsaro, mercenario e ladro di bestiame, cosa dovrei rispondervi? Avreste voluto che mi fossi aperto un bistrò di banane sulle spiagge brasiliane? Avreste voluto che mi trasformassi in un rivoluzionario da salotto o da internet, come fanno molti di voi?
    Mi dite che sono un ladro di donne, che per vivere trafficai in schiavi[7]? Cosa vi devo rispondere? In guerra ed in amore tutte è permesso ed a me piacquero sia l’avventura che le donne. In questo fui italiano fin nel midollo, ma a me almeno, piacquero le donne, oggi è ancora così per i vostri governanti? Presi e feci, quello che andava preso e fatto, ma pagai anche questo in molti modi, non ultimo, saldai il conto con un orecchio[8].
    Mi accusate di essere un massone? Non lo nego e come potrei, ma non tramai mai nell’ombra, le squadre ed i merletti mi interessarono solo in vecchiaia, ma ai tempi che riguardano voi, erano solo un mezzo per fare la rivoluzione. La mia “squadra” erano i compagni rivoluzionari, i “compassi” li usai solo in funzione dei cannoni. E poi, come direste voi, era di moda.
    Non ero consapevole che quando parlavano dei “migliori dei mondi possibili”, non parlavano per TUTTI, ma solo per loro.
    Cari amici su molte cose sono d’accordo con voi, la storia va riscritta, quei pennivendoli di regime, mi hanno descritto “senza paura e senza macchia”, per farsi belli con la mia storia, perché mangiavano della mia storia, perché quella “storia” faceva comodo ai nostri nemici di sempre, che li pagavano. Dico nostri, perché non potete negare, che nonostante tutto e nonostante i miei errori, il Savoia ed i liberali, non erano miei amici. I piemontesi mi chiamavano sovversivo, i Savoia mi condannarono a morte, i bersaglieri mi spararono[9]….
    Senza paura un corno! Tanta era la paura di fare la stessa fine di Pisacane e dei Bandiera, tanta la paura che quelle navi borboniche ci facessero fuori lì, sul bagnasciuga di Marsala[10], tanta la paura, per come vi difendeste sul Volturno e ancora tanta la paura nel vedere che non potevate essere tutti corrotti dall’oro dei turchi e dell’Inghilterra[11].
    Ma per mia fortuna, l’attacco dei liberisti alle vostre libere e sovrane istituzioni, non iniziò con me e anche i vostri governanti fecero i loro errori. Addirittura il fratello del vostro Re si era venduto.
    Li ingannarono certo[12], ma ingannarono pure me. Io non mentivo quando volevo dare la terra ai contadini, ma i banchieri fecero bene i loro conti, e se da un lato mi diedero armi e logistica per farvi la guerra, dall’altro mi descrissero al mondo come il solito pericoloso socialista e sovversivo, amico del terrorista Bil-Mazzini. Mi usarono, come, usarono tanti altri. Tanti altri, che più di me erano in buona fede e questo non lo potete negare. Ed oggi? Conoscete qualche politicante in buona fede? Avete la libertà di parola, basta che tenete la bocca chiusa. Avete la possibilità di scegliere i vostri rappresentati, basta che li scegliete fra gli eleggibili pre-scelti dai banchieri. Avete l’automobile, ma l’aria irrespirabile.
    Ma, perché c’è sempre un ma, se non avessi “regalato” la vostra patria al Savoia lì a Taverna Catena, e non a Teano[13], Cosa sarebbe successo? Orde di “barbari” senza pensioni e con la pena di morte facile, vi sarebbero venuti a “liberare” dal sottoscritto terrorista antelitteran. Vi risparmiai un’altra guerra, un’altra con cui non avreste neppure conservato l’illusione di essere italiani. Voi mi potreste dire: “potevi lasciar decidere noi?” E come? Cari Napulitani, la democrazia non esiste, è una pia illusione, buona per darvi una scusa atta a sopportare le umiliazioni e i soprusi di chi comanda. Senza la quale dovreste dire a voi stessi che siete uomini senza palle, dei sudditi, degli schiavi. Basta solo ricordarvi quella supercazzola mondiale che fu il pebbliscito d’annessione e quella dittatura trentennale che voi chiamate democrazia bassoliniana.
    Io lottai al di sopra di ogni cosa per la libertà di tutti gli italiani, immaginate come mi debbo sentire oggi, oggi che liberandovi da voi stessi vi consegnai, insieme a tutti gli altri italiani, nelle grinfie degli stranieri. Gli stranieri peggiori, gli stranieri di ogni patria, gli stranieri da ogni legame naturale, di tutti i popoli, i banchieri[14].
    Certo vi debbo ancora i soldi che “presi in prestito” dal Banco di Napoli[15], ma anche se volessi restituirveli, e come è evidente non posso, siete sicuri che quei soldi tornerebbero a voi? Siete sicuri che quei soldi non sarebbero investiti in partitocrazia per dominarvi e sfruttarvi meglio? Non esiste neppure più, il Banco di Napoli. A proposito vi debbo i miei complimenti per aver resistito 140 anni a questo stato di cose. Io non avrei resistito, alla propaganda sistematica sin da bambini, agli otto milioni di spot all’anno, alle ferie, alle comodità, ai vincoli sociali e familiari, alla messa televisiva della domenica. Di nuovo complimenti. Da come i Savoia avevano iniziato e continuato e da come è finita la seconda guerra civile europea, sarebbe stato normale, che vi foste trasformati tutti in “automi consumatori”, ed invece no! Se non eravate quel che siete, se non eravate quegli splendidi italiani che siete, per quel che vi fecero e continuano a fare, a quest’ora la camorra dovrebbe essere, un gioco per bambini. Io me li ricordo i mafiosi ed i camorristi, ci aprirono le porte e ci aiutarono[16], ed in cambio mi chiesero solo di presentargli i nuovi padroni e di avere un poco più di “piccioli”. Brava gente i camorristi, conservatori ed individualisti seri, gente che non cambia facilmente, credetemi le stesse parole che mi disse “tore e crescenzo” a me, le disse Luky Luciano 80 anni dopo agli americani.
    Ma torniamo a noi, vi trovo ancora con tanta energia e voglia di cambiare. Se molti di voi hanno perso la forza dell’indignazione, ancora tanti, ricordano di essere stati un grande popolo, con grande ingegno e civiltà. Civiltà Italiana, di stampo napulitano.
    Ai miei tempi vi direi di fare, preciso preciso, come facemmo noi, assaltate Poggioreale, liberate tutti i criminali, promettetegli la grazia e tanti soldi. Non preoccupatevi delle divise pure noi avevamo solo 130 camice rosse. Se fra di voi ci sarà anche la futura moglie di un primo ministro, ancora meglio[17]. Fatevi dare un paio di aerei da scentology, corrompete i politici milanesi, dite alle banche che non cambierà nulla e partite all’assalto. Appena arrivate a Milano alleatevi con un Don Rodrigo[18] qualsiasi e fatelo sindaco[19], prendete Lapo e fatelo ministro dell’educazione, chiudete le scuole per 5 anni e riapritele con professori vostri, cancellate la Fiat[20] e cospargete sale sulla borsa di Milano. Depredate le loro fabbriche e le loro chiese. Alle loro banche abolite il signoraggio, alle loro industrie vietate il commercio estero, togliete le forniture statali a tutti i loro opifici. Con un poco di coraggio anche Roma sarà vostra, rifate Napoli[21] capitale d’Italia e Roma Caput Mundi e fra 60 anni, le frasi che ascolterete saranno , “le auto come le fanno a Melfi, non le fa nessuno”, “I meridionali? Quelli si che sanno come si lavora”, “la pulizia e la civiltà che c’è a Napoli non c’è da nessuna parte d’Italia”.
    Ma è questo quello che volete? Essere come noi? Ripetere i nostri errori? Usare i vostri fratelli di cultura italiana, come carne di macello dei banchieri? Mentre voi vi togliete gli “schiaffi da faccia”, sappiate che qualcuno a Wall Street si starebbe sbellicando dalle risate. Volete che i “fratelli d’italia” siano figli unici o peggio, figli di…. una Savoia qualsiasi.
    Questi non sono i miei tempi, ed io non so darvi consigli, ma una cosa sola mi preme dirvi, fu anche colpa mia, ma io oggi sarei con voi, con voi perché OGGI non c’è nessun italiano libero e sovrano, con voi perché avete resistito, con voi per una nuova avventura.
    Ed è per questo che sono con voi, perché sognate come me, di cambiare le cose.
    Ed è per questo che sono con voi, perché il vostro sogno non è legato all’ideologia, ma alla vostra terra, alle vostre tradizioni, alla vostra storia e queste cose non si possono ingannare.
    E da lì, dove la fine mi ricongiunse all’inizio, ora so che sono le uniche cose reali.

    Vostro Giuseppe Maria Garibaldi,
    cittadino francese, di cultura social-illuminista multilingue, nazionalità italiana, generale pentito di una rivoluzione infame.

    [1] Si sospetta che il vero re, fosse morto in un incendio quando era ancora in fasce e che venne sostituito con il figlio di un macellaio. Riportato anche da Lorenzo del Boca in “Indietro Savoia”.

    [2] Episodio riportato per ultimo anche dalla rivista Focus, monotematica su Garibaldi.

    [3] Ben diffuse le icone di “Garibaldi Santo” in quel periodo storico. Immagini iconoclastiche riportate anche al museo dell’emigrazione meridionale in america del nord.

    [4] Terra che con l’invasione savoiarda i liberisti dell’epoca “vendettero” agli stessi meridionali, sottraendo capitali a quel nuovo modello economico che seguì l’invasione. Cioè il capitalismo industriale di stampo ideologico liberista. Da notare che il procedimento di vendere agli sconfitti quello che era loro prima di essere sconfitti è un procedimento che si è susseguito ad ogni “liberazione” liberal democratica. Far pagare ai “liberati” i costi della “liberazione”.

    [5] Con l’invasione piemontese del nostro regno, i meridionali per la prima volta nella storia conoscono l’emigrazione. Innanzi alla repressione dei moti popolari anti-liberali la scelta che fu data ai meridionali dell’epoca (ed anche di oggi) è : Briganti o emigranti?

    [6] Tale definizione “delle tre tavolette” venne coniata su Garibaldi dall’On Angelo Manna. Giornalista e storico meridionalista. Riferendosi al parallelo fra il gioco delle “tre carte” (in napoletano le tre tavolette) e l’abilità del Garibaldi a “giocare” su tre tavoli. La massoneria, Il socialismo, e i poteri economici..

    [7] Noti sono i traffici di schiavi condotti da alcuni “mille” nel Mar Giallo.

    [8] Garibaldi tornò dall’america del sud senza un orecchio, come si evince dalle foto riportate nel libro “il saccheggio del sud” del prof Gulì. Il taglio dell’orecchio era nelle americhe del sud, la punizione per gli stupratori o i ladri di cavallo.

    [9] Riferendosi al famoso motivetto: Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba……

    [10] La seconda nave si incaglio e i garibaldini dovettero scaricarla a nuoto.. Le navi meridionali, non poterono fare fuoco in quanto a proteggere lo sbarco dei “mille” c’erano due navi da guerre inglesi (in cerca di una pear Harbur qualsiasi) che si interposero al fuoco.. Marsala come luogo di sbarco venne scelta in quanto era considerata come “protettorato inglese” in quanto per la questione degli Zolfi Marsala era piena di aziende inglesi.

    [11] La spedizione dei mille fu finanziata dall’Inghilterra in piastre d’oro turche.

    [12] Basti ricordare che l’invasione del sud fu effettuata senza nessun rispetto del diritto internazionale, e neppure senza una dichiarazione di guerra. Sino all’ultimo il cugino savoiardo dichiarava la sua “amicizia” al re di Napoli.

    [13] La storiografia risorgimentale dell’italietta savoiarda , considero poco “letterario” l’incontro di Taverna Catena e lo sostituì di un poco di chilometri con Teano.

    [14] Il credito dei banchieri nei confronti dei “pezzentosi” Savoia, da parte dei banchieri, dopo l’invasione del sud, aumentò del 2000%.

    [15] Presi in prestito per il figlio e mai restituiti. Anche Garibaldi “teneva famiglia

    [16] Furono i camorristi con cui i garibaldini ed i liberali si accordarono a fermare i cannoni di Castel Sant’Elmo, pronti a sparare per mandare Garibaldi all’altro mondo, mentre teneva il suo primo discorso ai napoletani “liberati”.

    [17] Fra i Garibaldini c’era la futura moglie di Francesco Crispi.

    [18] Da notare che la “camorra” primo dell’avvento dei Savoia al sud, era semplicemente criminalità locale, così come esisteva in tutt’Europa e che il Manzoni ben ci descrive. Fu il legame fra criminalità e “politica per conto terzi” a determinare la camorra che conosciamo oggi.

    [19] Le prime funzioni di “sindaco” di Napoli non più capitale, ma semplice città di uno stato Savoiardo, fu Liborio Romano. Responsabile anche della polizia e noto camorrista e massone.

    [20] Se si volesse fare un paragone fra le industrie del nord e i poli industriali di Pietrarsa, San Leucio, Castellammare ci sarebbero da fare molte risate “storiche”e cambiare molti libri scolastici.

    [21] La città di Napoli era l’unica in Italia per numero di abitanti, strutture sociali, regie, musei, teatri, università, luoghi di cultura e di culto a poter essere paragonata a qualche capitale Europea. Demograficamente basti ricordare che Napoli era almeno il doppio di Torino e Milano messe insieme.

 

 
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