La RAI è governata da nove membri del Consiglio d'Amministrazione: sette consiglieri vengono eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza, due consiglieri vengono indicati dal Ministero del Tesoro che è il maggiore azionista della RAI. I membri del Consiglio d'Amministrazione hanno un termine di mandato di tre anni anche se possono essere nominati di nuovo.
Tra i consiglieri di sua nomina, il Ministero del Tesoro indica il Presidente del Consiglio d'Amministrazione. Per insediarsi il Presidente deve ottenere un voto di gradimento da almeno due terzi dei membri della Commissione parlamentare di vigilanza.
Il Consiglio d'Amministrazione vota il Direttore Generale, che ha sempre un mandato di tre anni rinnovabile, ed è di nomina del Ministro del Tesoro.
La televisione pubblica italiana è quindi sotto il completo controllo dei politici (parlamento e governo), e quindi strutturalmente non assicura una informazione indipendente e libera da essi, come invece vorrebbe la moderna teoria della separazione dei poteri. Molti critici hanno spesso evidenziato questo fatto accusando la RAI di mancare di pluralismo dell'informazione, di censurare professionisti meritevoli ma scomodi per i politici e di essere "lottizzata" da persone raccomandate dai partiti e asservite ad essi.
In molti altri paesi europei sono in atto leggi che svincolano almeno parzialmente le televisioni pubbliche dal controllo dei politici. La proposta principale che viene avanzata per risolvere questo problema è quella di lasciare la RAI totalmente in mano a professionisti del settore e di effettuare le nomine attraverso concorsi pubblici, mezzo che anche la Costituzionevede come garanzia di indipendenza nel caso ad esempio della magistratura.




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