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  1. #1
    ian mono
    Ospite

    Predefinito Le pseudo-dottrine reincarnazioniste.

    L'argomento controverso dell'ammissibilità o dell'inammissibilità della dottrina della Rinascita (o Trasmigrazione o Reincarnazione, nomi che indicano dei concetti che presentano più similitudini che dissomiglianze tra loro, e che ai fini di questo approccio iniziale alla questione possono essere assimilati) in relazione al pensiero di Renè Guenon è lungi dall'essere definitivamente esaurito e risolto, mi pare, se non per chi ha scelto quel comodo alibi intellettuale che lo esime dal cercare altrove ed ovunque e che può essere riassunto con queste parole:
    "la reincarnazione è inammissibile perchè l'ha detto Guenon".
    Beninteso, non che alcuno dichiari all'esterno un simile pensiero; piuttosto lo si rivestirà di vari giri di altisonanti parole, si userà un linguaggio impersonale, si riporterà magari qualche dotta citazione dello stesso autore dove egli dichiara espressamente "l'inammissibilità della reincarnazione dal punto di vista metafisico" e così si tapperà completamente la bocca dell'interlocutore e, naturalmente, ci si precluderà la possibilità di una maggiore comprensione della Realtà Una e Molteplice.
    Mi scuso con i "Liberati in vita" che dovessero leggere queste parole!
    Confidando di non incorrere in questi inconvenienti, e fiducioso nella buona volontà di chi legge e si interessa a questo delicato argomento, riporto di seguito due brani tratti da due libri che trattano della vita e dell'opera di Renè Guenon, questo grande ed amato personaggio che, oltre ad un opera che è inutile tentare di paragonare ad altre poichè probabilmente non ha eguali nel suo genere, ha lasciato al mondo l'esempio di una vita mirabile, semplice e virtuosa.
    Se l'argomento susciterà interesse per un pacato dialogo sulla questione sollevata, magari ne riporterò in seguito qualche altro brano, e qualche passo di Sankara sullo stesso tema.
    Il primo brano è riportato alla pagina 70 di Vita semplice di Renè Guenon, di Paul Chacornac (amico di Renè nonchè proprietario della rivista Le Voile d'Isis alla quale il Guenon collaborava):

    <...> Come tutti gli anni, al momento delle vacanze scolastiche, Guenon era felice di lasciare Parigi e il suo piccolo appartamento per ritrovarsi a Blois, nella casa dei suoi genitori a rue du Foix.
    In quell'anno, 1924, fece trasportare nel salotto della casa avita un grande quadro che gli era stato lasciato, verso il 1908, da un amico indù, Sasi Kumar Hesh (che era amico anche di Shri Aurobindo) quando partì per l'America, e di cui non aveva più avuto notizie.
    Questo quadro (m 1,88 x 2,90), a colori vivaci, rappresentava i funerali di un brahmano.
    "A sinistra, in piedi, il guru, vestito di bianco e di rosso, immobile, guarda passare in lontananza il corteo funebre del suo discepolo. Il corpo del defunto è portato su una lettiga da quattro indù, seguiti dalla vedova, in lacrime, e da alcune donne vestite di bianco. Il corteo segue un sentiero che costeggia una laguna o l'ansa di un corso d'acqua, e termina davanti ad un tempio indù, ai piedi del quale è già accesa la pira che deve ricevere il corpo. A destra, al di sopra del corteo funebre, un palmizio si staglia contro il cielo fiammante al tramonto (1) ". <...>
    (1) Nota di M. L. C. di Amiens


    Quest'altro brano è stato trascritto dalle pagine 327-328 del libro Renè Guenon. Testimone della Tradizione di Jean Robin, un estimatore e continuatore (se si fosse potuto avrei detto seguace o discepolo) di Guenon, e forse anche conoscente ed amico, ma non ne sono sicuro:

    <...> ... l'enigmatica risposta di Guenon a uno dei suoi visitatori in rue Saint-Louis-en-l'Ile...
    L'appartamento di Guenon era ornato sino al 1924 di un quadro che rappresentava i funerali di un Brahmano, così descritti in una testimonianza di Louis Caudron, ripresa da Paul Chacornac (La Vie simple de Renè Guenon):
    "(il passo è praticamente identico, tranne che per due o tre parole che non modificano per nulla il contesto della scena raccontata, a quello riportato sopra tra le virgolette..)".
    Ora, ad un visitatore che gli chiedeva chi fosse mai quel Brahmano il cui corpo stava per essere cremato, Guenon avrebbe risposto che si trattava di lui. <...>


    Se qualcuno ne vuol parlare (tenendo bene a mente il fatto che nessuno ha intenzione di contestare che "dal punto di vista metafisico la reincarnazione è inammissibile"; piuttosto si tratta di discutere della sua ammissibilità da altri punti di vista che pur costituiscono quella semplice eppur complessa realtà che è l'essere umano) è il benvenuto, e qualsiasi chiarimento è bene accetto.

    Grazie, saluti.

  2. #2
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    Predefinito I Brahmani e i Guru induisti credono alla reincarnazione

    Ho grande amore e rispetto per l'opera di Renè Guènon , ma non lo considero infallibile e considero "l'exoterismo e il letteralismo Guenonista" di molti ammiratori dell'autore francese , una forma di settarismo ottuso.Ho esperienza diretta e continua del fatto che gli indù , a cominciare dai Brahmani e dai Guru , credono esplicitamente e fermamente nella reincarnazione e nella trasmigrazione delle anime da un corpo e vita terrestre all'altro. Roberto Minichini

  3. #3
    ian mono
    Ospite

    Predefinito

    Il punto di vista metafisico, l'unico dal quale si è liberi dal karma e dunque da quanto attiene all'idea di reincarnazione, è proprio quello dello stato di Liberazione o di Identità suprema o di Realizzazione, etc.
    L'idea stessa di liberazione esiste perchè esiste l'idea di schiavitù, essendo la shiavitù lo stato karmico, che abbraccia tutto ciò che accade nei "tre mondi", nel mondo esterno-oggettivo ed interno-soggettivo.
    Che poi una parte della Tradizione Orientale abbia scelto l'idea di maya ed un'altra quella di samsara, il concetto dell'eterno divenire di tutto ciò che esiste rimane essenzialmente identico.
    Quando la coscienza è coinvolta in questo flusso, il suo stato è karmico e si parla così di schiavitù; quando, invece, la coscienza rimane al di là di tutto ciò che muta, ed è unita al Principio immutabile ed eterno si può parlare di liberazione, il cosiddetto quarto stato, il quale non è toccato dal mutamento che caratterizza i tre stati precedenti (grossolano, sottile e causale).
    Se tutto questo è abbastanza chiaro, si comprende facilmente che il dimorare ininterrottamente nel quarto stato non è un affare nè da poco, nè da tutti.
    La distruzione totale e definitiva di tutti i desideri ( e pensieri, ricordi, sentimenti, idee, intenzioni, ricordi, sensazioni, etc) a qualunque "mondo" essi appartengono, è un fine che pochi raggiungono.
    Tutti gli altri sono soggetti alla Legge del Karma, o Legge di Causa ed Effetto, cioè la Legge di Natura (intentendo la parola Natura nel senso più esteso che lo stesso Guenon gli attribuisce, e cioè l'insieme dei "tre mondi"), che regola tutto ciò che avviene nell'universo.
    Concludendo queste note, si può aggiungere che quando si dice, a ragione, che "dal punto di vista metafisico la reincarnazione non è ammissibile", si intende, come ho affermato sopra, che dal punto di vista del jivanmukta (il liberato in vita) o da quello di colui la cui coscienza si trova nello stato assoluto (l'identità suprema, appunto), la reincarnazione non è ammissibile.
    Ma da tutti gli altri punti di vista le cose cambiano completamente!

    Questo è parte di quanto mi pare di aver compreso dallo studio dei diversi insegnamenti orientali; ma tra l'aver compreso (o credere di aver compreso) e l'aver realizzato, ci passa la stessa differenza che intercorre tra il sentir parlare della bontà di un frutto ed il gustarlo con la propria bocca.

  4. #4
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    Predefinito

    Gentili ian mono e Roberto, trovo che abbiate ragione sul principio metodologico di evitare le ripetizioni a pappagallo della lectio guenoniana.
    In effetti se una cosa è vera lo è a prescindere da chi come e quando l'abbia detta.
    Ma qui tirate in ballo un argomento importante come quello della reicarnazione e bisogna stabilire, non se Guénon avesse ragione, ma direttamente se la reincarnazione è possibile e se avviene davvero.
    Penso di aver capito l'argomentazione di ian mono, ma se un fatto è impossibile dal punto di vista dello spirito non si dovrebbe dubitare della sua realtà tout court piuttosto che ammetterlo da tutti gli altri punti di vista? Infatti che cosa vale una cosa che è possibile dal punto di vista di un individuo limitato e impossibile per lo Spirito? Nulla.
    Io allora tenderei piuttosto a ribaltare il discorso di ian mono dicendo, un pò paradossalmente, che la reicarnazione è possibile proprio solamente dal punto di vista dello Spirito. Vale a dire, in termini più comprensibili, che solo a un principio veramente libero da ogni accidente conviene il "passaggio" da un sostrato all'altro permanendo pienamente se stesso. Lo Spirito soffia dove vuole, si sa. Così mi ricordo che in un saggio Coomaraswamy parlava dello Spirito come del vero prototipo del pellegrino.
    Mi rendo conto che qui il vero problema è la concezione dell'individualità che si deve ritenere più appropriata. Anche qui, non siamo vincolati alla parola di Guénon, ma non possiamo scordare che Guénon ha dato di tale nozione una rappresentazione perfettamente coerente. Una rappresentazione che, come è noto, esclude la reincarnazione in via logica. Recuperando brevemente il discorso, che comunque suppongo conosciuto a tutti, l'individuo non è un essere complto, una sostanza in sé e per sé, ma uno stato dell'essere cioè una manifestazione parziale caratterizzata da particolari limiti. Che sono, dice espressamente l'autore, il tempo e lo spazio e, si dovrebbe aggiungere l'unione di anima e corpo. Per inciso sembra esserci qui un vero e proprio ilomorfismo guenoniano, che lo allontana alquanto da un'antropologia platonica. Tornando a noi, tali limiti sono invalicabili se non passando a uno stato diverso, non più individuale. In altri termini, non si può "spezzettare" l'individuo per poi rimetterlo insieme con altri pezzi e poi chiamarlo <lo stesso individuo>. E questo è Guénon e l'impossibilità della reincarnazione si ricava pianamente da quanto detto sopra. Altre rappresentazioni si possono tentare e sono state tentate. E' un'impresa simile che dovrebbe sviluppare chi intendesse dimostrare le possibilità della reincarnazione in quadro analogo a quello di Guénon. E se non vedo male la sole possibilità sono: o affermare che uno stesso individuo può manifestarsi in corpi diversi, concepiti quindi quali materie inerti(!) oppure parlare di individualità eterna, che lungi dall'identificarsi con uno stato particolare, li trascende proprio tutti.
    Quest'ultima è la via tentata per esempio da Corbin con grande forza e saggezza. Ma tale "individuo eterno" è perfetto come proiezione verticale di un cammino spirituale cominciato qui e ora e non ha a sua volta bisogno di alcuna reincarnazione, perché trascende il cosmo e non lo integra in sé. E va anche detto che l'idea di una corporalità eterna, che discende direttamente da quella di individualità eterna, è perfettamente tradizionale. Basti pensare a luz, il "nocciolo" incorruttibile e concepito come realtà corporea, come dice (mi pare, eh) lo stesso Guénon in una sua opera.
    Che cosa dire alla fine di questa individualità eterna? Da un lato ammetto che mi è molto cara, dall'altro ritengo che possa valere come nozione etica e come base dialettica. E' infatti in vista del ricongiungimento con la vita dello Spirito che sono additati quegli elementi che davvero costituiscono il nostro essere e che sono il ricettacolo dello Spirito stesso. Ma, visto l'intento "dialettico" o propriamente anagogico, pure qui non vedo alcune apertura alla reincarnazione. A questa stregua, anche per l'individuo "assoluto" vale quanto spesso han detto autori di orientamento tradizionale, e cioè che i racconti sulla reincarnazione e trasmigrazione delle anime devono essere intesi come miti, allusivi nel loro significato spirituale alla risalita dei vari gradi dell'essere e finalmente alla liberazione da ogni grado condizionante.
    Per concludere, l'invidualità eterna come qui espressa, che è l'unica concezione forte dell'individualità a sembrarmi accettabile, non è tanto una realtà metafisica, ma una conveniente espressione "dal basso" dell'ascesa alla vita dello Spirito.
    Un saluto

  5. #5
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    Vorrei aggiungere che ci sono altri fatti minori che mi trattengono da una piena adesione alle parole di ian mono. Che dice bene, il samsara ha una sua realtà e una necessità che non si può semplicemente negare chiudendo gli occhi. Tanto vero che alcuni insegnamenti buddisti molto elevati superano la semplice dicotomia etica tra il nirvana-bene e il samsara-male, accedendo a una conoscenza più elevata che li contempla entrambi nella forma <nirvana e samsara>, o, come mi viene in mento adesso <samsara, ma nirvana>,
    Ok, ma la reincarnazione non può condividere la buona sorte del samsara e il motivo è presto detto. Se una "salvezza" del samsara vi è, essa riposa nella sua riscoperta, da parte dell'iniziato, quale realtà nirvanica, e cioè quale scena in cui lo Spirito è principale, anzi unico, attore.

  6. #6
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    Infine, scusate la prolissità, resta un ultimo punto da trattare; la giustificazione etica che ian mono in qualche modo attribuisce alla reincarnazione. Se ben capisco il ragionamento è di questo tipo: poiché i jivanmukta sono pochi, per tutti gli altri la legge del karma deve valere ed essere vera e la reincarnazione una sorta di surrogato della liberazione totale, perché altrimenti ci sarebbe una sorta di sproporzione e di ingiustizia. D'accordo, ma alla grande parte dell'umanità sono concessi, lasciatemi dire della Divina Provvidenza, mezzi in abbondanza per sfuggire al destino cieco imposto dalle leggi fisiche (in senso lato, di natura). In particolare penso alla possibilità per il figlio di continuare, in qualche modo, la vita del padre e degli avi; ma anche al di sopra della famiglia a ogni consorzio umano e allo stato; quindi alla religione o comunque alla tradizione di appartenenza. Con ovviamente il corollario fondamentale delle istituzioni benefiche che coronano questi rapporti. Tutto ciò, provvidenzialmente, giustifica questo tristo mondo, e consente quel "doppo il morir vivere anchora" che leggevamo al liceo sul Castiglioni-Mariotti, senza richiedere che avvenga ciò che è logicamente impossibile.

  7. #7
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    Gentile Ian Mono,
    una curiosità: la stessa risposta di tipo guenoniano sulla reincarnazione mi è stata data dal caro vescovo Silvano, cristiano ortodosso, alla mia argomentata richiesta sul come si ponesse ufficialmente l'Ortodossia di fronte a tale questione.
    Infatti egli mi ha praticamente illustrato il "punto di vista di Dio".
    Essendo in Dio assente la dimensione temporale, egli mi ha risposto, che senso avrebbe il passaggio cronologico da un corpo all'altro? Una volta che il sensibile sia trasceso, non c'è necessità alcuna di trasmigrazione, datosi che in Dio il sensibile è superato.
    Una arguta risposta, che dice e non dice.
    O meglio, che dice senza dire.

  8. #8
    ian mono
    Ospite

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    Cerchiamo di proseguire, ribadendo nuovamente l'affermazione di partenza, e cioè che <nessuno ha intenzione di contestare che "dal punto di vista metafisico la reincarnazione è inammissibile">, per non incorrere in errori di valutazione che sarebbero fuorvianti.
    Per cercare di raggiungere nel modo migliore possibile l'obiettivo a tutti comune, e cioè dimostrare che "ciascuno vede e dice la verità conforme al punto di vista dal quale si trova ad osservare", può essere utile ricordare la tripartizione classica dell'essere umano:

    spirito, anima e corpo.

    Il punto di vista metafisico è quello che compete propriamente allo spirito; e da tale prospettiva, essendo lo spirito eterno ed assoluto, è una contraddizione parlare di tempo o di individualità o di reincarnazione. Dicendo questo si accetta implicitamente la visione definita Tradizionale.

    Il punto di vista del corpo, al contrario, essendo legato alla realtà esterna e sensibile, è del tutto effimero e transeunte, a causa delle medesime caratteristiche relative al corpo stesso ed alla materia in genere. E neanche da questa prospettiva si può trattare dell'argomento della reincarnazione, poichè il corpo vive una volta sola.

    Resta da considerare l'anima. Ed è proprio quando si ha a che fare con l'anima che interviene tutta la speculazione umana che si è prodotta da quando l'uomo ha iniziato a pensare. Se mai dunque qualcuno vuol prendere in considerazione l'idea della trasmigrazione o reincarnazione, è proprio da questo punto di vista che si pone.

    Fatta questa distinzione necessaria, si può riflettere un pò sul perchè alcuni si affannano nel dimostrare che esiste la reincarnazione, altri si affannano nel dimostrare che la reincarnazione non esiste affatto ed altri ancora si affannano nel dimostrare che essa esiste e non esiste.

    Dipende sempre dal punto di vista dal quale ci si trova ad osservare, in un dato momento, la realtà.

    Non intendo indugiare troppo su certe speculazioni, perchè sbagliare è facile, soprattutto per chi, come me, si trova all' inizio della via. Del resto, non avendo alcuna intenzione di negare alcun punto di vista, nè tantomeno di affermare esclusivamente uno qualsiasi di essi, preferisco trascrivere qualche brano di chi ha una certa autorità in merito.

    I seguenti sono alcuni aforismi del bel libro di Sankara Vivekakudamani (il gran gioiello della discriminazione), a cura di Raphael, edito da Edizioni Asram Vidya (insieme a diversi altri testi dello stesso autore, Upanisad, etc):

    <...>

    108. L'ignoranza (avidya), o maya, chiamata anche l'immanifesta, è il potere stesso del Signore; essa appare senza inizio, comprende i tre guna e essendo la causa prima, è superiore a tutti gli effetti. Essa ha portato in oggettività l'universo intero.

    109. Non si può dire di essa che esista nè che non esista, nè che partecipi all'esistenza nè alla non-esistenza; non è nè omogenea nè eterogenea, nè l'una nè l'altra assieme. Non è composta di parti, nè costituisce un tutto indivisibile, non è contemporaneamente nè l'uno nè l'altro. Essa, supremo prodigio, sfugge ad ogni tipo di descrizione.

    110. Essa <maya-avidya> può essere eliminata realizzando il puro non-duale Brahman, come l'illusione del serpente viene rimossa quando si ha la conoscenza della corda. I suoi guna sono tamas, rajas e sattva, così denominati a seconda delle loro rispettive funzioni.

    <...>

    113. Il potere velante appartiene al guna tamas che fa apparire le cose diversamente da ciò che sono. Esso è causa di trasmigrazione e mette in moto il potere proiettivo.

    114. Persino il saggio e l'erudito penetrati nel più sottile significato dell'atman possono essere sopraffatti dal tamas, così da incorrere nell'errore di considerare reali le sovrapposizioni create dall'ignoranza e identificarsi con gli effetti di questa. E' proprio grande il potere del terribile tamas.

    <...>

    137. Confondere per ignoranza il Sé col non-Sé significa essere schiavi delle nascite e delle morti. <...>

    <...>

    141. Colui la cui mente è inghiottita dallo squalo divoratore della grande illusione s'immagina di essere egli stesso i differenti stati condizionanti, affondando e risalendo nell'oceano sconfinato del samsara, in balia delle onde. In verità questa è una misera sorte.

    <...>

    146. Il non-Sé che determina la schiavitù è frutto dell'innata ignoranza-radice (ajnanamulo), senza inizio e senza fine, la quale crea un flusso di sofferenze: nascita, malattia, vecchiaia e morte.

    <...>

    164. Dal considerarti corpo grossolano non-reale deriva la sofferenza della nascita, ecc. Perciò, con tutti i tuoi sforzi, devi porre fine a tutto ciò. Non potrà esserci rinascita se questa identificazione prodotta dalla tua mente non sarà risolta.

    <...>

    Ce ne sarebbero parecchi altri da trascrivere; ma due di essi sono particolarmente significativi:

    186-187. <vijnanamayakosa, la guaina dell'intelletto o buddhi> é senza inizio temporale, ha la natura dell' "io sono questo", è l'anima vivente (jivah) che esercità l'attività nel mondo relativo. Secondo le tendenze acquisite, compie le azioni (karma) buone o non buone raccogliendone i frutti. Esso <jiva> va e viene, sperimentando diversi corpi, conformemente alle condizioni karmiche. <...>

    346. La conoscenza che l'individuale e l'universale sono tutt'uno, distrugge l'impenetrabile foresta di avidya. In chi ha realizzato la natura della non-dualità non può esserci alcun genere di future trasmigrazioni.

    Insomma, ad un esame più attento appare chiaro che la questione della reincarnazione o trasmigrazione è una faccenda assai più complicata di quanto appare inizialmente. Sarebbe forse più opportuno, per chi ha scelto di affrontare questo delicato studio, cercare di capire di cosa si tratti invece di assumere uno dei due opposti punti di vista: "esiste", oppure "non esiste". Altrimenti è preferibile lasciare da parte questo argomento, per evitare di diventare, come spesso accade, fanatici assertori o feroci negatori della reincarnazione.

    Per concludere, vorrei citare un passo di un'altra opera sankariana, Atmabodha, alcuni sloka della quale sono riportati dal Guenon nel suo L'uomo ed il suo divenire secondo il Vedanta.
    Si tratta dell'aforisma che apre il piccolo trattato, e che definisce le condizioni per accedere a questi studi; ho scelto questo sloka perchè spesso restavo interdetto nel leggere le affermazioni del Guenon riguardo il fatto che la moralità è esclusa dal punto di vista metafisico. In effetti, essa è esclusa formalmente perchè, evidentemente, si presume che chi affronta questo genere di studi sia già passato attraverso la necessaria purificazione, e non che si possa fare a meno di acqisire la moralità richiesta dalla natura stessa di questi sublimi argomenti:

    1. Questo Atmabodha (conoscenza-realizzazione del Sé) è stato composto per il beneficio di coloro che, aspirando alla Liberazione, si sono totalmente purificati dall'errore attraverso le costanti austerità, sono mentalmente pacificati e liberi dal desiderio.

    Non che la serietà dei requisiti richiesti debba far indietreggiare da un tale studio; ma che renda consapevole chi vi si accinge a purificare costantemente le sue intenzioni, onde non incorrere negli inevitabili errori e sofferenze che un approccio impuro comporterebbe.
    Chi scrive è il primo a riconoscere la sua personale necessità di ricordare sempre queste ammonizioni.

    Grazie, saluti.

  9. #9
    ian mono
    Ospite

    Predefinito

    Sempre con il fine della condivisione della conoscenza, ecco alcuni aforismi dello Yogasutra di Patanjali (edizioni Demetra), il testo base del darshana Yoga, uno dei sei "punti di vista" indù in linea con la Tradizione vedico-upanisadica:

    <...>

    II, 12. Le esperienze accumulate nelle vite passate e che hanno origine nelle afflizioni verranno rivissute nella vita presente e in quelle future.

    II, 13. Sino a che permangono le radici delle azioni, il ciclo delle rinascite non avrà fine e le esperienze si ripeteranno nel corso della vita.

    <...>

    II, 39. Quando si è liberi dalla bramosia del possesso, si aprono le porte della conoscenza delle vite passate e future.

    <...>

    III, 18. Attraverso la percezione diretta delle impressioni subliminali, lo yogi realizza la conoscenza delle sue vite passate.

    <...>

    IV, 9. Anche se è condizionata dalla razza, dallo spazio e dal tempo, la vita è un processo continuo. A causa della stretta relazione esistente tra la memoria e le impressioni subliminali, il frutto delle azioni rimane intatto nel passaggio da una vita a quella successiva, come se tra le diverse nascite non vi fosse alcuna separazione.

    <...>


    Molte tra le migliori menti umane si sono cimentate nella comprensione effettiva della dottrina della Rinascita, intesa sia come avvenimento interiore (un processo della coscienza individuale), sia come fatto esteriore (nascite vere e proprie in differenti corpi nel corso del tempo).

    Sarebbe interessante conoscere opinioni divergenti che siano supportate da argomenti fondati sulla logica pura e semplice, poichè, per quanto mi pare di comprendere, se è vero che la Legge di Causa ed Effetto è davvero la Legge di Natura, la Legge di Reincarnazione sembrerebbe la sua conseguenza più logica.

    Il Buddhismo ha sviluppato fino a livelli inconcepibili alla mente ordinaria la conoscenza della Legge di Causa ed Effetto (karma), tanto da denominarla semplicemente "la Legge" (tecnicamente paticcasamuppada, o legge di originazione interdipendente).

    Alcuni, e non sono pochi, sostengono che all'incirca fino al III Secolo d.c. persino il Cristianesimo sostenesse le idee della reincarnazione, in seguito eliminate per diversi motivi. Chi ha letto la Cosmogonia dei Rosacroce di Max Heindel, o qualche opera di Steiner o Aivanhoe (ed altri autori cristiani) ne avrà preso conoscenza...

    Se l'argomento interessa a qualcuno, magari posso riportare qualche altro brano, se lo trovo.
    A dire il vero, non sono sicuro che questa sia la sede giusta per affrontare tale argomento, poichè non è direttamente di metafisica che si sta trattando, e questo forum è dedicato propriamente alla metafisica. Se le cose stanno così sarà sufficiente un semplice richiamo da parte del responsabile.

    Grazie, saluti.

  10. #10
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    Predefinito

    Peccato che un vero Indù, come A.K. Coomaraswamy, vero ed ineguagliabile conoscitore della propria tradizione, abbia chiarito il senso simbolico di certe espressioni ed abbia dato ovviamente ragione a Renè Guènon o Julius Evola.


 

 
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