



Strano che non funziona....
Comunque, era un articolo che spiegava il vantaggio che avrebbe ottenuto il centrodestra con la legge precedente.... 320 seggi alla Camera e 166 al Senato.
http://it.search.yahoo.com/search?p=...F-8&meta=vl%3D
Forse funziona questo (dovrebbe essere il secondo)


Senza offesa , mi dai del bamboccio e scrivi come fossi un novellino che non conosce cosa è successo in passato.
La forte presenza sul territorio del csx in contrasto con la deboluccia del cdx.
La possibilità di berlusconi di accentrare tutta la campagna elettorale su di se e non sugli uomini delle circoscrizioni e quindi neutralizzare la scarsa organizzazione capillare del cdx.
Le difficoltà a fare le liste con uomini di AN , Lega e UDC da far votare a tutti gli elettori del cdx.
La possibilità per berlusconi di usare il suo mezzo , la tv , fregandosene della campagna elettorale sul territorio dei suoi uomini.
Se vuoi scherzare fallo pure , ma non venire a dire che la legge elettorale è cambiata in proporzionale solo ed eslusivamente per non prendere una sonora sconfitta.


+****CITO dal tuo link
In primis, non è detto che le coalizioni si sarebbero formate come è avvenuto, anche perché il sistema proporzionale fornisce incentivi del tutto diversi da quello precedente. Inoltre, non è detto che gli elettori avrebbero votato allo stesso modo se si fossero trovati di fronte al sistema precedente. Nel "Mattarellum", per esempio, era chiaramente visibile e rilevante, almeno per la componente maggioritaria, la contrapposizione tra due (o più) candidati del collegio.
Nel nuovo sistema, il confronto è stato a livello nazionale, Silvio Berlusconi contro Romano Prodi, e dentro le coalizioni tra partiti diversi. Forse accentuare il carattere nazionale della competizione elettorale era uno degli scopi espliciti della legge.
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Queste sono le cose che penso io, se il centrodestra fosse stato costretto, collegio per collegio, a candidare persone ben precise invece che puntare tutto sul carisma di Berlusconi, sarebbe andata molto peggio....


Merita un premio quest'uomo...


Non scherzo mica...i FATTI mi dicono che,come io dicevo da tempo,l'Elettorato italiano era diviso a 50%...i FATTI mi hanno darto ragione...
Alla Amministrative il CSX è più fotre del CDX,verissimo,ma APPUNTO,alle Amministrative...alle POLITICHE ed alle EUROPEE storicamente questo dato non è apprezzabile...
La Forte Leadership di Berlusconi è un Valore che la Sinistra cerca di copiare,senza riuscirci,da tempo, e non c'è nulla di male...
La Difficoltà di fare liste comuni è ,appunto,COMUNE a tutti e due gli schieramenti...
Sta storia della TV è vecchia quanto CONTROPRODUCENTE...


1. Sul territorio il csx è più forte , quindi anche una campagna elettorale capillare sfavorisce il cdx , qualunque tipo di elezione sia.
2. Sulla leader di berlusconi hai ragione.
3. Va bene.
4. Qui casca l'asino. La tv influenza l'opinione pubblica e quindi sposta voti.
La vogliamo finire di negarlo ?
Lo ha detto berlusconi o prodi che le elezioni senza la par condicio le avrebbe vinte il cdx ?
Secondo te che vuol dire questa frase se non :
avessi potuto sfruttare ancora di più le mie tv di quello che ho fatto ( ti ricordi ad esempio il programma vergognoso della pivetti ) , avrei preso più voti.
Quindi la tv porta voti , lo ha confermato pure berlusconi.


Infatti Berlusconi ha eliminato la legge che, trasformando lo scontro ideologico nazionale in una serie di "duelli" tra singoli candidati al parlamento, avrebbe reso il voto nazinale più simile a quello locale.
In questo quadro si inserisce anche l'effetto televisivo: come mai Berlusconi ha deciso di apparire all'ultimo momento da solo in TV, violando la par condicio e beccandosi una bella multa? Si vede che la multa era meno consistente del vantaggio ottenuto da quella apparizione: si sarà fatto i suoi conti. Scemo non è, e se anche lo fosse, non lo sono quelli del suo team.


Roma. Sullo stato del governo e del nascente Partito democratico ci sono molti punti di vista, ma da nessun punto la vista è più rosea di quella che si gode dal Campidoglio.
A godersela è Walter Veltroni, naturalmente, che ieri ha mandato una lettera aperta a ben nove ministri (ma non al Primo) per proporre loro un “patto sulle emergenze sociali nelle aree metropolitane”.
Alla vigilia del primo compleanno del governo Prodi, a Palazzo Chigi la lettera non è parsa un biglietto d’auguri.
Tanto meno nel giorno in cui Clemente Mastella, dal salone del Transatlantico, annuncia sorridente ai cronisti che l’Udeur si astiene sul conflitto di interessi e chiede una verifica di governo a giugno;
nelle stesse ore in cui Massimo D’Alema, da una conferenza stampa congiunta con il segretario della Lega araba, smentisce imminenti attacchi all’Iran e parla di un possibile intervento di pace a Gaza;
in quelle stesse ore in cui il sindaco di Roma – dopo avere inaugurato una strada dedicata a Luigi Calabresi, avere annunciato l’intitolazione di una via anche per Federico Caffè e avere dichiarato che ai piedi del Campidoglio sorgerà “il luogo della memoria collettiva” in ricordo di tutte le vittime del terrorismo – lancia la sua proposta di un nuovo “patto sociale”.
“Signori Ministri – esordisce Veltroni –scrivo per sottolineare alla vostra attenzione alcune questioni, di particolare urgenza sociale, che la città di Roma, così come le altre aree metropolitane del nostro Paese, si trova quotidianamente ad affrontare e sulle quali ritengo sia giunto il momento di progettare e definire insieme un piano organico di iniziative e interventi. Penso a un piano comune d’intenti; una sorta di ‘patto sulle questioni sociali’ simile a quello che abbiamo concordato, sui temi della legalità, con il Ministro dell’Interno”.
All’apprezzamento dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil segue quello del verde Paolo Cento e dei ministri Barbara Pollastrini e Paolo Ferrero. Dalla Margherita, la deputata Maura Leddi sottolinea l’apertura alla proposta di abolizione dell’Ici, su cui il partito di Rutelli ha da tempo avviato un duro confronto con gli alleati e con lo stesso presidente del Consiglio
Forse si poteva attendere qualcosa (e qualcuno) di più, ma Veltroni ha dalla sua i sondaggi, e non solo.
Domenica, in un lungo editoriale, Furio Colombo ha così raccontato la sua giornata ai lettori dell’Unità: cominciata con l’esaltante visione del dvd “Che cos’è la politica” (lo spettacolo con cui il sindaco di Roma ha riempito i teatri di tante città) e finita con la deprimente visione di Porta a Porta, puntata sui Dico, con Rosy Bindi ed Enrico Boselli a difendere quel “minimo di modesti diritti da concedere alle coppie di fatto”.
Il seguito dell’articolo era tutto in crescendo:
“Gelido è un paese nel quale si annuncia che tutto finalmente va a gonfie vele… senza che la grandiosa affermazione tocchi o lambisca la vita di alcuno.
Gelido (nonostante le buone intenzioni) è un leader che lascia cadere poche frasi alla volta per le strade di Bologna… gelido è un Partito democratico che discute di tutto (soprattutto dei propri vertici) ma non dice mai che cosa fare insieme”. Insomma, un endorsement in piena regola.
Seguito dal titolo di apertura dell’Unità di ieri, a tutta pagina: “Cara Unione, così non va”.
Ma che così non vada, nell’Unione, ormai lo ammettono tutti. E se nella Margherita il riavvicinamento tra Franco Marini e Francesco Rutelli sembra avere riportato la pace, o almeno una ragionevole tregua, al consiglio nazionale diessino di martedì l’atmosfera si è fatta assai cupa. Forse anche perché lo speculare riavvicinamento tra Massimo D’Alema e Piero Fassino non sembra altrettanto facile. Davanti ai dirigenti dei Ds Anna Finocchiaro ha spiegato chiaramente come la scissione della sinistra (che si è consumata anche nel gruppo parlamentare) “sposta l’asse del governo” e minaccia
la tenuta della maggioranza. La situazione in Senato, ha proseguito, richiederà “un’attenzione fortissima e il coinvolgimento diretto del governo nella gestione delle prossime partite”.
Ieri Mastella ha chiesto la verifica e Veltroni ha preso il posto del premier per via epistolare.
Oggi, per il primo compleanno del governo, Prodi terrà una conferenza stampa e il ministro Giulio Santagata
regalerà un cd-rom con tutti i provvedimenti approvati..
su il Foglio
saluti


Festa mesta
di Fausto Carioti
Compiere un anno e puzzare già di morto. È uno dei tanti primati del governo Prodi, che si va ad aggiungere a quelli già noti: numero record di ministri, viceministri e sottosegretari (102 in tutto, necessari per tenere a bada le mille anime contrapposte dell’Unione); innalzamento record della pressione fiscale (una vessazione inutile, tant’è vero che adesso hanno tra le mani un “tesoretto” che non sanno come usare); crollo record in ogni possibile sondaggio (16 punti di consenso persi in 13 mesi, rinfacciava ieri Daniele Capezzone ai suoi alleati); immobilismo da record in Parlamento, dove per paura di prendere schiaffi si è deciso a tavolino di lasciare il Senato disoccupato (117 ore in meno di lavoro a palazzo Madama rispetto alla precedente legislatura e solo 37 leggi approvate, contro le 72 di cinque anni fa). Oltre, s’intende, alle tante figure tristi rimediate in giro per il mondo in questi 365 giorni, dalla bocciatura della candidatura italiana ai campionati europei di calcio del 2012 alla decisione di non pagare la quota per il Fondo internazionale per la lotta ad Aids, tubercolosi e malaria: scelta che, secondo le organizzazioni terzomondiste, costa 443 vite umane al giorno, ma a sinistra nessuno sembra perderci il sonno.
Festa mesta, dunque. Al quadro a tinte rosa pastello dipinto da Prodi ieri al termine del consiglio dei ministri non credono nemmeno i suoi alleati. La debolezza del governo non è certificata dalle accuse del centrodestra, ma dal volo degli avvoltoi della stessa maggioranza sopra palazzo Chigi. Il premier sperava di calmare le acque lanciando il partito democratico, ma ha ottenuto l’effetto opposto. A distanza di poche ore, Clemente Mastella e Walter Veltroni gli hanno presentato il conto. Mastella e l’Udeur hanno scelto il gesto clamoroso, rifiutandosi di votare la legge sul conflitto d’interessi con cui la sinistra vuole rendere ineleggibile Silvio Berlusconi. Tanto è bastato all’Unità per strillare che «Mastella apre una mezza crisi», e per una volta è tutto vero. Il Guardasigilli non si è mosso per simpatia verso Berlusconi: la sua paura è che, con il referendum o tramite un accordo tra il partito democratico e Forza Italia, venga varata una legge elettorale che penalizzi i piccoli. Cosa fare, lui già lo sa. Se non otterrà da Prodi le garanzie che vuole, farà saltare governo e legislatura: a casa di Mastella nisciuno è fesso. I primi segnali non promettono bene: Prodi ieri ha detto che la “verifica” di maggioranza chiesta dall’Udeur è inutile, e chissà che presto non debba pentirsene. Intanto, aumma aumma, in vista delle amministrative Mastella ha alleato il suo partito con la Cdl in molti Comuni campani.
Veltroni, invece, per scavalcare Prodi ha scelto la strategia del sorriso. Nel primo compleanno dell’esecutivo ha inviato a nove ministri una lettera sulle cose da fare a Roma e nelle grandi città. A tutti è parsa un programma buonista di governo, alternativo a quello del Professore: abolizione dell’Ici sulla prima casa (Prodi è contrario), sostegni economici ai bambini e agli anziani in difficoltà, diritto di voto agli stranieri, reddito minimo di cittadinanza (vecchia idea della sinistra radicale). Per inciso: Veltroni e Mastella condividono la stessa diagnosi drammatica sul partito democratico e sul percorso imboccato da Prodi. E Mastella non vedrebbe male il trasloco di Walter dal Campidoglio a palazzo Chigi. Legge elettorale permettendo, s’intende.
Pur di fare arrivare vivo il governo al primo compleanno, il centrosinistra ha tenuto lontani da palazzo Chigi i provvedimenti più pericolosi. I quali, però, prima o poi sbarcheranno nell’aula di palazzo Madama. La norma più controversa, quella sui Dico, è bloccata in commissione Giustizia, presieduta dall’ex ds Cesare Salvi, che è orientato a usare come base per la discussione sul riconoscimento delle coppie di fatto non il testo firmato dalle ministre Bindi e Pollastrini, ma la proposta elaborata dal forzista Alfredo Biondi. Tanto, nessuno crede che il disegno di legge Bindi-Pollastrini potrà mai essere varato. Nell’Unione c’è paura persino per la legge sul cognome da dare ai figli, che presto sarà discussa in aula. Dietro di essa, i moderati vedono - non senza qualche ragione - un’ideologia nemica della famiglia. In bilico anche le sorti del disegno di legge sul riordino delle autonomie locali, che prevede la concessione del voto agli immigrati per le elezioni amministrative. Lontani, all’orizzonte, si intravedono intanto la norma sul conflitto d’interessi (che dopo il blitz dell’Udeur è stata messa nel surgelatore di Montecitorio) e il disegno di legge di riforma delle pensioni, che il governo vuole varare nel giro di poche settimane (lì i dolori saranno con l’ala sinistra dell’Unione).
Tutti questi passaggi parlamentari saranno resi più impervi dal fatto che ventuno deputati e dodici senatori sono usciti dall’Ulivo per entrare in Sinistra democratica, il cartello degli ex ds cui ripugna l’idea di fondersi con gli ex dc della Margherita. Tra loro ci sono un ministro (Fabio Mussi), un vicepresidente del Senato (Gavino Angius) e un presidente di commissione (Salvi, dimissionario). Non bastasse, a logorare la sinistra ci si è messa la guerra per il controllo della Rai. Con Prodi, il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa e i piccoli partiti intenzionati a mandare a casa l’intero consiglio d’amministrazione, compreso il presidente, il ds Claudio Petruccioli, blindato invece dal suo partito e dalla Margherita. Guarda caso, le due sigle politiche che hanno dato vita al partito democratico. Tra le quali, però, volano gli insulti ogni volta che si parla di politiche per la famiglia e di questioni bioetiche.
Aggiungere sondaggi come quello pubblicato ieri dal Sole 24 Ore, secondo il quale il 55% degli italiani è deluso da Prodi, il 63% boccia la politica fiscale del governo, il 58% ritene negativa la sua politica della sicurezza e il 67% giudica dannose le scelte fatte sull’immigrazione, e miscelare con le rilevazioni che danno il centrosinistra messo male in gran parte dei capoluoghi in cui si vota tra nove giorni. Ora abbiamo un quadro chiaro su come questi dodici mesi di governo hanno cambiato l’Italia.