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  1. #1
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    Predefinito Chiesta risposta almeno da tutti quelli che conosco personalmente. G.Adinolfi

    Uno sfogo sull'accoglienza riservata a un delatore entusiasta ad un incontro in piazza di qualche giorno fa sta scorrendo via. Si lascia passare per non dover prendere posizione "scomoda".
    Tutto ciò è quanto di più lontano esista dal fascismo.
    Chiedo quindi - almeno a tutti quelli che conosco personalmente - di avere il buon gusto di controfirmare esplicitamente quanto scivo in proposito o, in caso contrario di argomentarne il dissenso. Vietato fare gli "svizzeri".
    Grazie

    .....

    A proposito di infami, botte e discordia.
    Lo sfogo amaro di Castellino e Iannone è non solo condivisibile ma scarosanto.
    Le obiezioni – e ancor più i silenzi – attestano quale sia il livello di caduta oramai raggiunto da quest'area. Un'area che a furia di “battersi per i valori” - dunque a furia di definirsi intellettualmente per i “concetti astratti” e non più per l'incarnazione dei Principi – ha perso ogni strada. Ma, a differenza del buon Dante non ha voglia di una catarsi alchemica che parta dall'Inferno. Preferisce concepirsi nel Limbo anche se il suo ultimo ideologo di moda lo ha cancellato!
    A furia di parlare di “valori” (che sono la relativizzazione temporale dell'interpretazione di Principi) e ASSOLUTIZZANDO i concetti (non dunque l'essenza che li fonda) quest'area ha partorito il RELATIVISMO TOTALE della quale è prigioniera.

    Soprassediamo sull'indecorosa agonia politica che la contrassegna oggi, oramai al punto più basso di sessantadue anni di subalternità, e mettiamo l'accento sull'assenza-di-presenza a se stessi e sul totale rigetto della verifica esistenziale che pure dovrebbe, almeno in teoria, contrassegnare la priorità valoriale dei suoi componenti. In piena distrazione (direi in sonnambulismo) tutto è permesso, tutto è relativo. Sono anni che si ascoltano menzogne ripetute incessantemente da infami oggettivi; quando lo si fa notare ecco che qualcuno prende per rompiscatole chi mette in guardia anziché inorridire per quello che detti infami hanno combinato. Peggio: ho sentito dire addirittura di tizio o caio: “qualche motivo l'avrà pure avuto”. Certo! Anche Vittorio Emanuele per scappare come un coniglio lasciando gli italiani fra due fuochi al macello un motivo l'aveva avuto.

    Ci si viene a replicare, però, che se le cose sono cadute così in basso non si può porre l'accento su questo o su quello. Capisco cosa s'intende dire ma, una volta ancora, ci troviamo in presenza di un frutto guasto: dell'effetto della non presenza a sé. Critiche acritiche per me sono queste. Perché critica viene da Crino e indica il Criterio. Perso IL criterio e aperte le cataratte alla democrazia delle emozioni ogni cosa vale un'altra. Eppure, se esiste Criterio (ovvero se si è in grado di riconoscerlo) le cose non stanno così.

    Quali sono i grandi mali che ci attanagliano? Vediamoli, in ordine crescente, dal minore al maggiore.

    La discordia, ad esempio è un Male. Essa nasce da personalismo, tribalismo, clanismo e va combattuta. Il che non comporta però la par condicio: chi calunnia, diffama e mette zizzania è molto più colpevole di chi esasperato eccede. Posto che ecceda.
    Non è sempre chi mena le mani ad avere torto, anzi spesso è dell'esatto contrario che si tratta.

    Più grave ancora della presenza della discordia è l'assenza totale di Stile.
    Lo Stile è espressione dell'anima e del dominio che lo spirito esercita sull'anima. È quindi rispetto degli altri perché nel rispetto degli altri c'è il rispetto di sé. Oggi non c'è Stile. Ci sono livelli di degradazione di Stile diversi, ma di Stile ce n'è davvero poco. Né per Stile s'intende l'ipocrisia o la capacità “stilistica” di decorare in modo accettabile giochini obliqui, mancanza di franchezza e di lealtà, doppiogiochismi o bizantinismi.
    Il modo di fottere, elegantemente, i camerati non contrassegna alcuno Stile: trattasi di manifestazione non rozza di piccolezza umana.
    È pur certo che le azioni brusche e rozze prive di Stile restano nella memoria generale mentre gli equilibrismi le sfuggono. Non pretendo che tutti li vedano, ma che almeno si rendano conto che questi sono più gravi di quelle sono ancora così illuso da pretenderlo.

    L'assenza di riconoscimento di Principi è poi la cosa più grave, quella da cui scaturisce ogni altro misfatto.
    Il Principio va vissuto, incarnato, gli si deve dare forma, ma non può essere messo in discussione nella sua elementarità.
    Il traditore e il delatore non hanno alcun tipo di giustificazione o di possibilità di riscatto. Questo è un fatto non passibile di interpretazione o di valutazione.

    Che oggi ci sia chi difenda il delatore di cui parlano Castellino e Iannone o, peggio ancora, che ci sia persino chi non si pronuncia, chi se ne sta a fischiettare aspettando che il venticello passi, dando per scontato che contunuerà comunque a frequentare il delatore, non è solo di una gravità incommensurabile ma è davvero il miglior segno dei tempi che stiamo attraversando (o forse sarebbe meglio dire che ci stanno attraversando).
    Che si possa ipotizzare che una qualche ragione per fare l'infame esista e che si possa frequentare un infame, questo dovrebbe già essere sufficiente per dividere ogni strada, umana molto più che politica, tra chi pensa qualcosa del genere e qualunque camerata, a qualunque scuderia appartenga.
    Ma camerati ce ne sono davvero?

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    A proposito di infami, botte e discordia.
    Lo sfogo amaro di Castellino e Iannone è non solo condivisibile ma scarosanto.
    Le obiezioni – e ancor più i silenzi – attestano quale sia il livello di caduta oramai raggiunto da quest'area. Un'area che a furia di “battersi per i valori” - dunque a furia di definirsi intellettualmente per i “concetti astratti” e non più per l'incarnazione dei Principi – ha perso ogni strada. Ma, a differenza del buon Dante non ha voglia di una catarsi alchemica che parta dall'Inferno. Preferisce concepirsi nel Limbo anche se il suo ultimo ideologo di moda lo ha cancellato!
    A furia di parlare di “valori” (che sono la relativizzazione temporale dell'interpretazione di Principi) e ASSOLUTIZZANDO i concetti (non dunque l'essenza che li fonda) quest'area ha partorito il RELATIVISMO TOTALE della quale è prigioniera.

    Soprassediamo sull'indecorosa agonia politica che la contrassegna oggi, oramai al punto più basso di sessantadue anni di subalternità, e mettiamo l'accento sull'assenza-di-presenza a se stessi e sul totale rigetto della verifica esistenziale che pure dovrebbe, almeno in teoria, contrassegnare la priorità valoriale dei suoi componenti. In piena distrazione (direi in sonnambulismo) tutto è permesso, tutto è relativo. Sono anni che si ascoltano menzogne ripetute incessantemente da infami oggettivi; quando lo si fa notare ecco che qualcuno prende per rompiscatole chi mette in guardia anziché inorridire per quello che detti infami hanno combinato. Peggio: ho sentito dire addirittura di tizio o caio: “qualche motivo l'avrà pure avuto”. Certo! Anche Vittorio Emanuele per scappare come un coniglio lasciando gli italiani fra due fuochi al macello un motivo l'aveva avuto.

    Ci si viene a replicare, però, che se le cose sono cadute così in basso non si può porre l'accento su questo o su quello. Capisco cosa s'intende dire ma, una volta ancora, ci troviamo in presenza di un frutto guasto: dell'effetto della non presenza a sé. Critiche acritiche per me sono queste. Perché critica viene da Crino e indica il Criterio. Perso IL criterio e aperte le cataratte alla democrazia delle emozioni ogni cosa vale un'altra. Eppure, se esiste Criterio (ovvero se si è in grado di riconoscerlo) le cose non stanno così.

    Quali sono i grandi mali che ci attanagliano? Vediamoli, in ordine crescente, dal minore al maggiore.

    La discordia, ad esempio è un Male. Essa nasce da personalismo, tribalismo, clanismo e va combattuta. Il che non comporta però la par condicio: chi calunnia, diffama e mette zizzania è molto più colpevole di chi esasperato eccede. Posto che ecceda.
    Non è sempre chi mena le mani ad avere torto, anzi spesso è dell'esatto contrario che si tratta.

    Più grave ancora della presenza della discordia è l'assenza totale di Stile.
    Lo Stile è espressione dell'anima e del dominio che lo spirito esercita sull'anima. È quindi rispetto degli altri perché nel rispetto degli altri c'è il rispetto di sé. Oggi non c'è Stile. Ci sono livelli di degradazione di Stile diversi, ma di Stile ce n'è davvero poco. Né per Stile s'intende l'ipocrisia o la capacità “stilistica” di decorare in modo accettabile giochini obliqui, mancanza di franchezza e di lealtà, doppiogiochismi o bizantinismi.
    Il modo di fottere, elegantemente, i camerati non contrassegna alcuno Stile: trattasi di manifestazione non rozza di piccolezza umana.
    È pur certo che le azioni brusche e rozze prive di Stile restano nella memoria generale mentre gli equilibrismi le sfuggono. Non pretendo che tutti li vedano, ma che almeno si rendano conto che questi sono più gravi di quelle sono ancora così illuso da pretenderlo.

    L'assenza di riconoscimento di Principi è poi la cosa più grave, quella da cui scaturisce ogni altro misfatto.
    Il Principio va vissuto, incarnato, gli si deve dare forma, ma non può essere messo in discussione nella sua elementarità.
    Il traditore e il delatore non hanno alcun tipo di giustificazione o di possibilità di riscatto. Questo è un fatto non passibile di interpretazione o di valutazione.

    Che oggi ci sia chi difenda il delatore di cui parlano Castellino e Iannone o, peggio ancora, che ci sia persino chi non si pronuncia, chi se ne sta a fischiettare aspettando che il venticello passi, dando per scontato che contunuerà comunque a frequentare il delatore, non è solo di una gravità incommensurabile ma è davvero il miglior segno dei tempi che stiamo attraversando (o forse sarebbe meglio dire che ci stanno attraversando).
    Che si possa ipotizzare che una qualche ragione per fare l'infame esista e che si possa frequentare un infame, questo dovrebbe già essere sufficiente per dividere ogni strada, umana molto più che politica, tra chi pensa qualcosa del genere e qualunque camerata, a qualunque scuderia appartenga.
    Ma camerati ce ne sono davvero?
    .

  3. #3
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    Per gli infami massimo disprezzo

  4. #4
    Che disperazione!
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    Io ti quoto quasi sempre ed è inutile sottolinearlo. E anche sta volta hai ragione. Ma c'è qualcosa d'altro da dire. E cioè, qui si riconduce tutto ad uno stile di vita, ai sacrosanti Principi che ci accomunano. Tutto perfetto. Ma facciamo politica o che? Non credo che le alleanze politiche a cui ci si rivolge siano personaggi di spiccate virtù. All'interno della CDL ci sono i vari De Michelis, Fini, Formigoni, e chi più ne più ne metta. E Rauti? Tutte persone integerrime? Quindi il comportamento dei camerati di FN era un comportamento politico o etico?

  5. #5
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    Io toglieri l'accento dal fatto che si tratta di camerati di FN. Nel caos generalizzato il dato non può essere considerato che casuale.
    Accolgo invece con entusiasmo che mi parli di Rauti. Ora delle due l'una: o non è vero che denunciò la corrente forzanovista nella fiamma ai magistrati e allora qualcuno fu infame in quanto diffamatore o è vero e non vedo come glielo si possa perdonare adesso...
    Insomma: ecco un altro argomento che rafforza quanto dico con allarme in questo 3d.

    Nello sfogo di Giuliano e Gianluca però la critica non era tanto al fatto che i camerati fossero presenti laddove c'era il delation-star ma che fossero cordiali con lui. Questioni, insomma, di forme e misure. Forme e misure fanno la Civiltà.

  6. #6
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    Predefinito Pronti

    Personalmente ero e sono amico di Fabrizio e Roberto, lo ero prima di quell'episodio, lo sono oggi dopo quell'episodio. A prescindere dalle opinioni politiche, spesso contrapposte.
    Nella fattispecie: Esistono regole della strada che chi sta in questo mondo deve o dovrebbe rispettare, io credo di averle sempre rispettate. Non le condivido in tutto e per tutto, ma le rispetto, perchè di questo mondo, credo, di far parte.
    Ma queste regole non valgono per chi non fa parte di questo mondo e tali regole non le condivide e non le applica.
    Dunque non approvo quanto fatto dal suddetto, ma non lo biasimo, perchè i miei, i nostri schemi, non sono i suoi. Ha visto un'azione riprovevole ha agito secondo altri schemi, che sono quelli della gente comune, non necessariamente antifascista. Militia Christi è stata sempre tacciata di essere un movimento a-fascista o anti-fascista e poi si pretende che agisca secondo logiche "fasciste"? E perchè dovrebbe farlo?

    Quanto poi ai discorsi sulla discordia, la mancanza di stile e di principi, sono tanto generici da poter difficilmente dissentire.
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  7. #7
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    Fammi capire: uno fa il delatore e tu te la cavi con "sono suo amico"?
    Pavolini era amico di Ciano ma non per questo tradì il plotone d'esecuzione.

    P.S. Accetto il discorso sulla diversità dell'etica tra chi è come noi e chi non lo è. Ma l'etica vale anche e soprattutto nel modo con cui ci si comporta nei confronti di chi infama. Quantomeno si può non rivolgergli la parola o parlargli a monosillabi. È troppo pretendere?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    Fammi capire: uno fa il delatore e tu te la cavi con "sono suo amico"?
    Pavolini era amico di Ciano ma non per questo tradì il plotone d'esecuzione.
    Non me la cavo con sono suo amico, anche se non lo nego, dico che applicate ad una persona schemi che non gli sono propri. E' come chiedere ad un passante che vede un'aggressione di non intervenire perchè le "regole" dicono questo. Quel passante queste regole non le conosce o non le condivide.
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  9. #9
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    ammesso che la legge della strada abbia un pur minimo senso lì dove bisognerebbe rispondere a liggi ben più alte e dignitose, sicuramente questa è stata trasgredita da quello che chiamate il delatore.

    Ci possono essere molti motivi per questa trasgressione:
    1- il delatore non è e non si considera facente parte dell'ambiente ( vi si pone a latere, partecipando solo lì dove condivide o viene invitato per amicizia )e non ritiene quindi di dover obbedire ad alcuna legge ( o pseudo-tale) interna ad esso.

    2 - il delatore è un infame che ha come obbiettivo l'annientamento dell'avversario politico riscontrato in casa pound e fiamma roma ed approfitta della situazione movimento nazionale per tessere le sue trame

    3- il delatore, fermo restando il punto 1, si è fatto carico di interrompere, con un atto provocatorio e volutamente di rottura, una deriva pericolosa presa da casa pound, denunciando, non solo e non tanto alla polizia, ma all'ambiente tutto, il fatto che determinati atteggiamente dei camerati fiammisti verso altri camerati avrebbero da tempo smesso di obbedire alla così detta legge della strada - legge comunque interna ad un mondo POLITICO non ad una realtà tribale o ad una contrapposizione tra bande di quartiere - per scadere nella delinquenza comune e in un atteggiamento para-mafioso che nulla ha a che fare con fascismo et similia.

    nel primo caso, non vedo come e perchè il così detto delatore avrebbe dovuto tacere di fornte alla polizia lì dove un suo amico era stato aggredito davanti ai suoi occhi da gente che lui non ritiene sua sodale.

    nel secondo caso, che escludo conoscendo personalmente e da tempo la persona in questione, il delatore andrebbe certamente condannato e trattato nei termini che leggo qui ed altrove.

    nel terzo caso, lì dove casa ponud avesse smesso di operare secondo stile e giustizia attraverso atti POLITICI ( gli unici per i quali potrebbe avere un senso una qualunque legge interna ) per passare ad atti reiterati di comune delinquenza metropolitana, (ammesso che l'aggressione e federico lo sia stata), non vedo perchè, una persona per lo più esterna all'ambiente, dovrebbe avere un riguardo omertoso di leggi fragili che avrebbero costretto il "delatore", in questo caso, ad abiurare al proprio onore ed alla propria rettitudine chiudendo gli occhi di fronte ad un'ingiustizia.

    a chi conosce contesto, persone e fatti la scelta tra uno dei tre punti!

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    P.S. Accetto il discorso sulla diversità dell'etica tra chi è come noi e chi non lo è. Ma l'etica vale anche e soprattutto nel modo con cui ci si comporta nei confronti di chi infama. Quantomeno si può non rivolgergli la parola o parlargli a monosillabi. È troppo pretendere?
    Per inciso, ai due è stato chiesto, dagli organizzatori, di andar via in quanto non graditi per il fatto di causa. E i due dopo un chiarimento con chi di dovere, sono andati via.
    Detto questo parlerò con i suddetti come e quanto riterrò opportuno e giusto fare.
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

 

 
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