
Originariamente Scritto da
metapolis
A proposito di infami, botte e discordia.
Lo sfogo amaro di Castellino e Iannone è non solo condivisibile ma scarosanto.
Le obiezioni – e ancor più i silenzi – attestano quale sia il livello di caduta oramai raggiunto da quest'area. Un'area che a furia di “battersi per i valori” - dunque a furia di definirsi intellettualmente per i “concetti astratti” e non più per l'incarnazione dei Principi – ha perso ogni strada. Ma, a differenza del buon Dante non ha voglia di una catarsi alchemica che parta dall'Inferno. Preferisce concepirsi nel Limbo anche se il suo ultimo ideologo di moda lo ha cancellato!
A furia di parlare di “valori” (che sono la relativizzazione temporale dell'interpretazione di Principi) e ASSOLUTIZZANDO i concetti (non dunque l'essenza che li fonda) quest'area ha partorito il RELATIVISMO TOTALE della quale è prigioniera.
Soprassediamo sull'indecorosa agonia politica che la contrassegna oggi, oramai al punto più basso di sessantadue anni di subalternità, e mettiamo l'accento sull'assenza-di-presenza a se stessi e sul totale rigetto della verifica esistenziale che pure dovrebbe, almeno in teoria, contrassegnare la priorità valoriale dei suoi componenti. In piena distrazione (direi in sonnambulismo) tutto è permesso, tutto è relativo. Sono anni che si ascoltano menzogne ripetute incessantemente da infami oggettivi; quando lo si fa notare ecco che qualcuno prende per rompiscatole chi mette in guardia anziché inorridire per quello che detti infami hanno combinato. Peggio: ho sentito dire addirittura di tizio o caio: “qualche motivo l'avrà pure avuto”. Certo! Anche Vittorio Emanuele per scappare come un coniglio lasciando gli italiani fra due fuochi al macello un motivo l'aveva avuto.
Ci si viene a replicare, però, che se le cose sono cadute così in basso non si può porre l'accento su questo o su quello. Capisco cosa s'intende dire ma, una volta ancora, ci troviamo in presenza di un frutto guasto: dell'effetto della non presenza a sé. Critiche acritiche per me sono queste. Perché critica viene da Crino e indica il Criterio. Perso IL criterio e aperte le cataratte alla democrazia delle emozioni ogni cosa vale un'altra. Eppure, se esiste Criterio (ovvero se si è in grado di riconoscerlo) le cose non stanno così.
Quali sono i grandi mali che ci attanagliano? Vediamoli, in ordine crescente, dal minore al maggiore.
La discordia, ad esempio è un Male. Essa nasce da personalismo, tribalismo, clanismo e va combattuta. Il che non comporta però la par condicio: chi calunnia, diffama e mette zizzania è molto più colpevole di chi esasperato eccede. Posto che ecceda.
Non è sempre chi mena le mani ad avere torto, anzi spesso è dell'esatto contrario che si tratta.
Più grave ancora della presenza della discordia è l'assenza totale di Stile.
Lo Stile è espressione dell'anima e del dominio che lo spirito esercita sull'anima. È quindi rispetto degli altri perché nel rispetto degli altri c'è il rispetto di sé. Oggi non c'è Stile. Ci sono livelli di degradazione di Stile diversi, ma di Stile ce n'è davvero poco. Né per Stile s'intende l'ipocrisia o la capacità “stilistica” di decorare in modo accettabile giochini obliqui, mancanza di franchezza e di lealtà, doppiogiochismi o bizantinismi.
Il modo di fottere, elegantemente, i camerati non contrassegna alcuno Stile: trattasi di manifestazione non rozza di piccolezza umana.
È pur certo che le azioni brusche e rozze prive di Stile restano nella memoria generale mentre gli equilibrismi le sfuggono. Non pretendo che tutti li vedano, ma che almeno si rendano conto che questi sono più gravi di quelle sono ancora così illuso da pretenderlo.
L'assenza di riconoscimento di Principi è poi la cosa più grave, quella da cui scaturisce ogni altro misfatto.
Il Principio va vissuto, incarnato, gli si deve dare forma, ma non può essere messo in discussione nella sua elementarità.
Il traditore e il delatore non hanno alcun tipo di giustificazione o di possibilità di riscatto. Questo è un fatto non passibile di interpretazione o di valutazione.
Che oggi ci sia chi difenda il delatore di cui parlano Castellino e Iannone o, peggio ancora, che ci sia persino chi non si pronuncia, chi se ne sta a fischiettare aspettando che il venticello passi, dando per scontato che contunuerà comunque a frequentare il delatore, non è solo di una gravità incommensurabile ma è davvero il miglior segno dei tempi che stiamo attraversando (o forse sarebbe meglio dire che ci stanno attraversando).
Che si possa ipotizzare che una qualche ragione per fare l'infame esista e che si possa frequentare un infame, questo dovrebbe già essere sufficiente per dividere ogni strada, umana molto più che politica, tra chi pensa qualcosa del genere e qualunque camerata, a qualunque scuderia appartenga.
Ma camerati ce ne sono davvero?