Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Re del Fondoscala
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    Predefinito Sarkozy esempio per tutti...

    ...ed è già l'idolo di Veltroni, messo in cantina Kennedy e Zapatero...

    Francia, Di Nolfo: Con Sarkozy finisce lo "stile Versailles"

    Roma, 18 mag (Velino) - Nicolas Sarkozy all’Eliseo dopo Jacques Chirac e François Mitterrand? "È la fine dello stile Versailles, la ‘grandeur’ messa in secondo piano per affrontare i problemi in chiave moderna, in una maniera adeguata ai tempi” spiega,al VELINO, lo storico Ennio di Nolfo. Sarkozy, per il pro-rettore per le relazioni internazionali dell'Università di Firenze, è “l’uomo giusto al momento giusto” sia per la Francia che per l’Europa. Finora, spiega, quasi tutti i presidenti della Quinta Repubblica hanno avuto uno “stile Versailles, Luigi XIV”: da Charles De Gaulle, a François Mitterrand a Jacques Chirac, per citarne alcuni. Presidenti, sottolinea, "avvolti nella 'grandeur' della Francia e circondati da un cerimoniale sclerotico che si rifa, appunto, al Re Sole”. In questo sistema, l’elezione di Sarkozy è una boccata d’aria nuova, tanto più importante in quanto porta ai vertici dello Stato francese “una differenza di stile umano che è anche una differenza di stile politico”.
    Sarkozy all’Eliseo con la famiglia “allargata”, cioè con i figli di primo e di secondo letto, Sarkozy che bacia la moglie in pubblico è la fine dello "stile Versailles" e, di conseguenza, l’avvio di una fase nuova, più “informale, concreta, adeguata ai tempi”. Una fase di cui Di Nolfo sottolinea alcuni punti “che sono la risposta a problemi di grandissima attualità”, a cominciare dal recupero dei temi della cultura e della scuola: “Se succedesse in Italia sarebbe una cosa straordinaria”. Insieme con il “rispetto dell’autorità, del merito”, e alla riscoperta del fatto che nella vita sociale “l’immaginazione al potere è spesso causa di arbitrio e disordine, più che di progresso economico e civile”, che ha bisogno invece di “comportamenti certi”.
    Un discorso che vale per la Francia ma anche per l’Europa. Il testo del Trattato costituzionale del 2004 è a immagine del presidente che l’ha fatto, Valery Giscard d’Estaing che, sottolinea Di Nolfo, “in anticipo di decenni voleva regolamentare una nazione europea che non esiste ancora”, perché i singoli paesi membri non sono pronti al federalismo su scala continentale. Di qui lo “stallo” europeo. Con Sarkozy c’è ora la possibilità di uscirne: “Dicono che è di destra – conclude il pro-rettore dell’Università di Firenze – ma è un innovatore. Che vuole inventare regole precise”.

  2. #2
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    Staremo a vedere quel che farà.
    siamo qui per giudicare.
    Come prima cosa ha scelto dei ministri sia di sinistra sia di centro,ovviamente è una mossa politica per dividere queste due fazioni.

  3. #3
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    Predefinito

    il potere ai dunmeh


    http://www.effedieffe.com/interventi...rametro=esteri


    Francia: il potere ai dunmeh
    Maurizio Blondet
    18/05/2007

    Il dottor Bernard Kouchner, nuovo ministro degli Esteri Francese, marito di Christine Ockrent, notissima giornalista della televisione e della carta stampata.
    FRANCIA - Il segnale l’ha dato André Glucksman: «Perché scelgo Sarkozy», ha scritto su Le Monde del 29 gennaio 2007.
    E questo maitre à penser, ex di sinistra, ha spiegato il perché.
    Il suo criterio è semplice ed esplicito: il bushismo, o almeno la «bush-compatibilità» del futuro presidente francese.
    Diceva anche che se i socialisti avessero scelto Kouchner anziché Ségolène, sarebbe rimasto socialista, ma non era avvenuto.
    Dunque…
    Ora Bernard Kouchner, già caporione socialista, è il ministro degli Esteri di Sarkozy, e una quantità di persone della sinistra al caviale hanno fatto come lui il salto della quaglia. In qualche modo, tutti costoro (Strauss-Kahn, Henry Lévy…) condividono un patriottismo - non per la Francia - e una biografia simile o sovrapponibile a quella di Bernard Koushner.
    «Di padre ebreo e madre protestante», leggo su Wikipedia, «milita nelle file del partito comunista francese nel 1960, poi al PS, poi al PRS prima di tornare nel partito socialista. Benchè socialista è favorevole a misure di destra economica liberista».
    Kouchner è tornato Kochner, ossia kocher.
    La sua biografia è quella stessa dei principali neoconservatori americani: ebrei o mezzi ebrei, trotzkisti in gioventù (quando essere di sinistra era di moda), poi ultra-liberisti quando quest’altra moda ideologica è andata al potere con Reagan, sempre filo-israeliani, fosse Israele «di sinistra» o «di destra» come oggi.
    E sempre per l’intervento umanitario armato, il diritto di ingerenza «sans frontières», specie nei Paesi musulmani.
    Kouchner è proprio questo, il credente assoluto nel «sans frontières», nel governo mondiale armato sotto veste «umanitaria».



    Come i neocon (e le multinazionali) USA, disprezza le sovranità nazionali, che hanno fatto il loro tempo.
    Ha voluto fortemente il bombardamento della Serbia per il Kossovo, plaudendo ai B-52. Koushner ha scritto la prefazione al «Livre noir de Saddam», preparazione propagandistica all’invasione dell’Iraq (che Bernard Kouchner ha approvato: c’erano le armi di distruzione di massa, c’era un regime orribile, anti-umanitario… ora invece i bambini iracheni prosperano).
    Come i neocon, Kouchner è un grande manovratore di ONG come punte di lancia della rottura delle sovranità nazionali, dell’intromissione e dell’agitazione interna agli Stati che non piacciono a Washington e a Tel Aviv.
    I neocon giudeo-americani amano definirsi «idealisti», perché vogliono l’uso della forza per affermare i principi superiori (democrazia, mercato, Israele).
    Robert Kagan, intervistato in ginocchio da Marco Respinti su Libero, proclama luciferino: «Gli USA sono pronti a rifare il mondo da capo a piedi!».
    In fondo, è esattamente ciò che Kagan diceva quando stava con Trotzky: rifare il mondo da capo a piedi, rivoluzione permanente, la guerra sola igiene del mondo.
    Bernard Kouchner è anch’egli un «idealista» nello stesso senso, anche se con più caviale rosa.
    Ovviamente, Kouchner è come loro filo-Israele.
    Il neoconservatorismo e il sans-frontierismo sono due facce della stessa medaglia: trotzkismo del Likud.
    Ed è una tradizione neocon anche il salto sulla barca del vincitore, oggi forse in preparazione di un centrismo totale e totalitario, al di fuori del quale esisteranno solo le sinistre estreme e le destre impresentabili, non-votabili.
    Il partito democratico universale, la cui creazione è in corso anche in Italia per ordine superiore.



    Basta dire che Koushner - non solo un capo socialista, ma membro attivo della campagna di Sègolène - ha immediatamente, forse per primo, proposto un’alleanza pre-elettorale con il centrista Francois Bayrou.
    Avesse vinto la signora, Kouchner sarebbe rimasto «socialista» e sarebbe comunque diventato ministro degli Esteri.
    Avendo vinto l’altro, il dunmeh, è diventato di destra e ministro degli Esteri.
    Ma con i socialisti, forse, il suo us-raelismo non sarebbe stato così potenziato come sarà a fianco di Sarko.
    Coi due insieme al potere (altri se ne aggiungeranno, vedremo) la bush-compatibilità della «nuova» Francia è decisamente rafforzata.
    Non c’è dubbio che la fiera politica di indipendenza patriottica di De Gaulle, continuata in qualche modo persino sotto Mitterrand, verrà rovesciata.
    Già Sarko è volato dalla Merkel (stessa origine, stesso salto dal comunismo alla destra-liberista), per fare insieme la «partnership transatlantica»: che poi è il mercato comune euro-americano.
    Il che, dal punto di vista di Washington, significa che l’Europa deve comprare i vitelli USA gonfiati con gli estrogeni, accettare gli OGM oggi vietati qui da noi, adottare le «regole» che fanno di un americano su tre un obeso, diabetico e malato, reso malato dalle sue industrie e dalla dittatura del liberismo.
    E tuttavia, anche guerriero, quando si tratta del bene supremo della razza suprema.



    Anche i francesi diverranno grassi come Ferrara e guerrieri come Magdi Allam, detto «Viva Israele»?
    Sembra un sogno.
    Un sogno dunmeh.

    Maurizio Blondet

 

 

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