Ieri
È ormai trascorso del tempo da quando, il 25 maggio di un anno fa, incipiente il solstizio d’estate, si aprivano le porte di Platonopolis.
Nella prima metà di quello stesso anno, la parte in cui la luce solare pare discendere fino ad occultarsi nel solstizio d’inverno, questo spazio ebbe la forma di un Circolo, fu tra i Circoli di POL e si dette nome «Circolo Neoplatonico ‘Platonopolis’». Questo circolo avrebbe dovuto costituire «un appello ed un esperimento», articolandosi sul modello del simposio e selezionando i partecipanti, oltre ad avere una limitazione nel tempo (la durata dell’«esperimento» doveva essere all’incirca un anno).
Ma l’estrema delimitazione dell’argomento, la crescente dispersività del mondo attuale, l’instabilità e la polverizzazione che da ogni lato monta e assedia, la conformazione stessa dei fora telematici, rivelarono l’inidoneità di questa scelta iniziale, e Platonopolis si trovò dinanzi ad un bivio: far ritorno alla sua forma non-manifestata, oppure allargare le proprie prospettive, emergere tra i fora culturali come spazio di discussione sul Neoplatonismo, dilatandosi altresì nel tempo. Il responso positivo dell’Amministrazione alla proposta di ‘emersione’ giunse come un segno del Fato, e la ‘città dei filosofi’ proseguì, trasformata, la propria vita.
Oggi
In un mondo dove l’«interessante» e il «divertente» sono i criteri applicati anche allo studio serio, il fatto che su un argomento non certo «allettante» come la filosofia neoplatonica siano stati scambiati più di mille messaggi (ma la quantità - vedi sotto - è un parametro assai relativo) è un segno molto, molto positivo.
Oggi si può affermare senza tema di smentita che Platonopolis – seppur come una piccolissima isola – si distingua nello spazio telematico italiano: per il valore e lo spessore degli argomenti trattati, per il livello delle discussioni. Questa piccola isola libera, con le sole proprie forze, senza aiuti e senza fini occulti (e perciò non tenuta a pagare oboli ad alcuno) è diventata un luogo dove poter discutere seriamente di filosofia (nel senso migliore del termine) senza nessuna preclusione (lo dimostrano le tendenze più disparate cui si rifanno coloro che ivi si ritrovano). Se il valore di Platonopolis è quello di una testimonianza, si può sicuramente affermare che il primo anno non è trascorso invano.
Perché è quest’ultima la sua realtà, che certamente non può (e non dovrà mai) vantare alcuno spessore ‘numerico’… A tal proposito offriamo ancora una volta alla meditazione dei simposiasti questo spunto, tratto dal Prologo introduttivo:
Alcuni, soggiacendo alla fisima quantitativa, potrebbero essere portati a confondere la grandezza con il numero, ritenendo di poter ‘misurare’ il ‘successo’ di questo spazio mediante criteri biecamente umani. Ma Platonopolis è un simbolo, simbolo della ricerca incessante del Vero da parte dell’uomo e del suo tentativo di adeguarsi alle Forme ‘eternamente fissate nei cieli’. Come tale esso persiste, ed il suo stesso permanere è una testimonianza. L’apporto degli uomini, ad un simbolo nulla toglie e nulla aggiunge. Il contributo che si dà, lo si dà a sé stessi, non ai simboli. Il simbolo permane da sé, svolgendo la propria funzione al di là delle sue manifestazioni temporali, e indipendentemente dall’apporto di una, dieci o centomila persone.
Domani
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