MILANO - E' ora il tempo delle scuse. Massimo Ambrosini, centrocampista della squadra rossonera, scrive una lettera sul sito ufficiale del Milan per presentare le sue scuse e provare a chiudere il caso "diplomatico" aperto dallo striscione (foto) scritto con lo spray che ha diviso le due società e i tifosi.
"Mi rendo perfettamente conto che ho commesso un'ingenuità di cui mi scuso con tutti". Sono queste le parole esplicite di Ambrosini che prova a spiegare: "A chi è capitato di festeggiare subito dopo una grande impresa sportiva, sa che ci si lascia un po' andare e che il clima nel quale si declina è un po' quello della goliardia. Ripeto, solo ed esclusivamente quello della goliardia". Il calciatore auspica che si possa fare "punto e a capo", anche se ammete di avere "un po' ecceduto". Ambrosini spera che si eviti di rovinare "il momento attribuendo chissà quali significati a cori da stadio condivisi con i nostri rispettivi tifosi che nascono nel momento d'euforia e finiscono in quello stesso istante".
Si spera che ora il clima si stemperi per davvero. Oggi c'era stato uno scambio di battute tra i rappresentati delle due squadre non proprio pacificatrici. "Il Milan ha chiesto scusa", aveva detto il presidente interista Massimo Moratti - E poi basta. Finisce qui. I giocatori se lo ricorderanno di più, questo senza dubbio".
Il Milan è preoccupato che il gesto getti comunque una macchia negativa sull'impresa di Atene. "Adesso basta con lo striscione - aveva detto uno stizzito Adriano Galliani ai giornalisti - vinciamo la Champions League e continuate con gli striscioni. Arrivederci, non avete senso giornalistico".
Ma da casa Inter erano continuate ad arrivare critiche. "E' stata una cosa non bella. Questi striscioni non devono esistere", aveva detto Ferruccio Mazzola, ex nerazzurro degli anni Sessanta. E l'ex difensore nerazzurro Riccardo Ferri aveva insistito: "E' stato un gesto deplorevole per il quale non vedo una giustificazione, una caduta di stile enorme".





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