So dell' inutilità del topic ma è giusto che anche chi non sa, sappia
Ventuno morti, un unico filo di sangue che attraversa un decennio complesso di storia italiana. ventuno ragazzi caduti durante gli anni di piombo: resi eroi dai loro amici, demoni dai loro nemici, DIMENTICATI DA TUTTI GLI ALTRI.
VENTUNO MORTI in cui MOLTO SPESSO I COLPEVOLI L'HANNO FATTA FRANCA.
Erano tutti molto giovani ed iscritti ad un movimento politico, uccisi a tradimento tra il 1970 e il 1983. Ma anche qualcuno che non c'entrava nulla, ed è finito nel mucchio per errore. Non sono solo i cadaveri rimasti sul campo: ma VENTUNO sono quelli caduti senza aver scelto la strada della lotta armata, senza aver messo in conto la morte, nemmeno nel calcolo estremo della propria ipotesi di militanza.
In questo terribile repertorio di delitti c'è il segno di una stagione violenta(basti pensare che furono uccisi con pistole e chiavi inglesi) e terribile per dimensione ed intensità: una pagina oggi rimossa e tutto questo perchè fa comodo cancellare dai nostri ricordi ciò che risulta scomodo.
Il primo è UGO VENTURINI nel 1970: E' UNA BOTTIGLIA DI VETRO CHE PONE FINE ALLA SUA VITA.
Nel 1972 è ucciso a coltellate il giovane CARLO FALVELLA mentre passeggiava sul lungomare.
Un anno dopo, a qualche mese dall'anniversario della morte di FALVELLA, i fratelli MAFFEI muoiono nel rogo di Primavalle, scatenato da un commando che aveva l'obiettivo di minacciare il padre.
Nel 1974 a Padova, per non aver tradito i loro amici GRAZIANO GIRALUCCI e GIUSEPPE MAZZOLA sono freddati con un colpo alla testa da dei brigatisti.
Nel 1975 il greco MIKIS MANTAKAS, dopo tre giorni di guerriglia, muore il giorno in cui inizia il processo per giudicare gli imputati di PRIMAVALLE.
Dopo un mese esatto SERGIO RAMELLI è giustiziato da un gang politico-criminale che ha agito su committenza di compagni anonimi: gli assassini che aspettano il giovane RAMELLI sanno a malapena il suo nome.
Nel giorno in cui si celebra il suo processo, a più di dieci anni di distanza, sul banco degli accusati un plotone di rei-confessi strappati dall'amnesia di una nuova vita farà spiegare le stesse motivazioni che, in una stagione ormai lontana, hanno spinto a massacrare un ragazzo, lasciando frammenti di cervello sparsi sul marciapiede.
Questa è la giustizia italiana nella quale se è ucciso un ragazzo "nero" non è un reato ma, viceversa se un ragazzo "rosso" è ucciso è un eroe.
Non esistono fazioni politiche, razza o religioni quando si parla di un morto, i morti sono neutrali e come tali vanno ricordati.





