1)leggere Bene Questo Articolo!
2)muovere Il Cervelletto E Capire Che Il "comunismo Non E' I Nemico Principale".
3)saluti.


1)leggere Bene Questo Articolo!
2)muovere Il Cervelletto E Capire Che Il "comunismo Non E' I Nemico Principale".
3)saluti.


C’è neocon e neocon
Maurizio Blondet
30/05/2007
Robert Zoellick
STATI UNITI - Robert Zoellick, è il nome del «khazaro» che Bush jr. ha scelto per sostituire il «khazaro» Wolfowitz al vertice della Banca Mondiale.
Tra i nomi che circolavano come possibili sostituti di Wolfie, del resto, non ce n’era praticamente uno che non fosse «khazaro»: Robert Kimmitt, Henry Paulson, Richard Lugar e infine Stanley Fischer, che è nientemeno che il governatore («americano») della Banca Centrale di Israele: la prova incarnata della compenetrazione fra i due regimi.
Zoellick, ovviamente, è un uomo di Goldman Sachs, la superbanca speculativa privata che governa anche la provincia italiota tramite i suoi maggiordomi, Prodi, Draghi, Tononi e Costamagna; (1) nonché membro della Commissione Trilaterale e del Council on Foreign Relations.
Ma soprattutto, Zoellick è un «jewish suprematist», un razzista della razza eletta.
E’ membro del PNAC, Project for a New American Century, ed uno dei firmatari del documento emanato da questo think-tank nel 2000, dove si auspicava «una nuova Pearl Harbour» per convincere gli americani a fare la guerra ai nemici di Israele: auspicio che Al-Mossad concretizzò l’11 settembre seguente.
Zoellick firmò anche la lettera aperta che il PNAC indirizzò al presidente Clinton il 26 gennaio del 1998, dove si legge: «Signor presidente, le scriviamo perché convinti che l’attuale politica americana verso l’Iraq stia fallendo, e presto avremo di fronte in Medio Oriente una minaccia più grave di qualunque altra abbiamo conosciuto [altra profezia…]. Nel suo prossimo discorso sullo stato dell’Unione, lei ha l’opportunità di delineare una rotta chiara e decisa per contrastare questa minaccia. La invitiamo a cogliere questa opportunità e di enunciare una nuova strategia che assicurerebbe gli interessi degli USA e i nostri amici e alleati nel mondo [leggi: Sion]. Tale strategia deve mirare, anzitutto, alla rimozione del regime di Saddam Hussein. Noi siamo pronti a darvi il nostro pieno appoggio in questo difficile ma necessario compito».
La lettera proseguiva con la certezza che Saddam si stava costruendo armi di distruzione di massa; la stessa certezza che esprimono oggi gli stessi ambienti riguardo all’Iran.
Clinton non obbedì all’invito, e fu lo scandalo Lewinsky.
Con Bush, nel primo mandato, Zoellick è diventato rappresentante del commercio USA, carica che equivale a un ministero.
La sua carriera però è la prova che non è il piccolo Bush a scegliere i suoi «khazari», ma sono stati loro a scegliere lui, e in seguito, i posti che intendono coprire.
Infatti nel secondo mandato, Zoellick si è fatto nominare vice-segretario di Stato per controllare da vicino Condoleeza Rice, che dava qualche segno di autonomia.
Poi il giugno del 2006 si è dimesso, pare perché il Dipartimento di Stato lo aveva isolato, e per dispetto perché non aveva ottenuto il posto di segretario al Tesoro, che s’era accaparrato il «khazaro» Henry Paulson, già direttore esecutivo di Goldman Sachs.
E dove è andato Zoellick deciso a tornare nel privato?
Alla Goldman Sachs, come vicepresidente alle operazioni internazionali e presidente dei «consulenti internazionali» della banca: ossia il gran controllore «khazaro» dei proconsoli provinciali tipo Prodi, Draghi, eccetera.
Insomma l’America è sotto il colpo di Stato «khazaro», e con Zoellick alla Banca Mondiale, il dominio «khazaro» sul mondo fa un passo decisivo.
Sul piano economico, Zoellick è un super-globalista, un fautore dell’abolizione di tutti i dazi e gli ostacoli al libero commercio globale.
E’ uno degli inventori della World Trade Organization, l’organo di polizia sovranazionale del liberismo, ma ovviamente non fino al punto in cui il globalismo possa pregiudicare gli interessi delle multinazionali «khazaro»-americane.
Il 13 luglio 2003, in un articolo minaccioso sul Wall Street Journal, Zoellick ha criticato che, negli sforzi per giungere ad un qualche consenso all’interno del WTO, «una sola nazione può bloccare il progresso» delle liberalizzazione economiche «in nuove aree».
Da qui, Zoellick annunciò che «Washington avrebbe perseguito il suo programma liberalizzatore al di fuori del WTO», ossia con trattati bilaterali e patti leonini.
E concludeva con una chiara minaccia: «Sarebbe un grave errore che un qualunque Paese ritenesse di poter porre il veto sulla decisione strategica americana al commercio globale».
Si noti che Zoellick, apostolo del «free trade» e accusatore del «protezionismo agricolo» europeo, ha aumentato i sussidi all’agricoltura USA di 80 miliardi di dollari nel 2002.
Nel frattempo, il suo ufficio preme e minaccia i Paesi poveri ad aprire le loro economie alle merci straniere, abolendo le «barriere nazionali al commercio».
Come capo della Banca Mondiale, avrà mezzi ultra-potenti per imporre ai miserabili questa politica.
Tutto ciò rende i tempi interessanti.
Specie nel senso di una certa aspettativa di come si svilupperanno i rapporto fra il regime «khazaro» al potere in USA e negli organi internazionalisti globali, e un altro neocon di nuova nomina: il presidente francese Sarkozy.
Perchè Nicolas Sarkozy, accompagnato da tutte le speranze «khazare» come il liberalizzatore che affogherà la Francia nel commercio globale, sta dando qualche delusione.
Incredibilmente, ha minacciato di porre il veto ai negoziati interni al WTO se vengono pregiudicati gli interessi francesi.
«L’esistenza nel mondo di una seconda agricoltura a fianco di quella americana», ha detto, «è una questione per noi essenziale. E se non si capisce questo al tavolo del WTO, la Francia metterà il veto, e amen».
Ha aggiunto: «Se ci sono dei sacrifici da fare, che li facciano anche gli altri. Per ora non vedo che sacrifici sono disposti a fare gli stati Uniti», indicando anche poi India e Brasile.
Sarkozy risponde ai potenti agricoltori francesi, che gli avevano chiesto addirittura di uscire dal WTO.
Lui ha risposto: «Non uscirne, ma bisogna negoziare in modo diverso».
Altre sue frasi notevoli: «L’agricoltura francese non può essere ridotta alla questione della ruralità, deve restare un mestiere produttivo».
«Voglio anche un’agricoltura europea che goda della preferenza comunitaria: il che significa che non accetto che si facciano entrare sul mercato europeo prodotti agricoli che non rispondano alle norme sanitarie che noi imponiamo ai nostri agricoltori e allevatori».
«Al WTO voglio la reciprocità; non tollero che mi si spieghi che ciò che fanno gli americani, noi non abbiamo il diritto di farlo».
«Chi ha preteso lo smantellamento dell’agricoltura europea? Gli agricoltori americani, sostenuti dal governo americano».
«Non spetta ai commissari europei di andare a trattare al WTO; spetta al presidente [della Commissione] e a nessun altro».
Scatenato, Sarkozy ha puntato il dito sul progetto Airbus - uno dei disastri prodotti dall’eurocrazia, insieme al progetto di GPS europeo Galileo: «Con Airbus, è lo stesso problema» che con l’agricoltura, ha detto: «La gestione dell’euro [euro forte sul dollaro] sta uccidendo la produzione aeronautica in Europa. Io ho votato per l’euro, ma non abbiamo fatto l’euro per questo».
Abbiamo spesso espresso riserve su Sarkozy, per le sue origini dunmeh e per il suo appoggio proclamato ed acritico ad Israele.
E le sue, dopotutto, sono solo parole.
Ma sono parole che non sentivamo da decenni.
Come l’uso inaudito del verbo «volere».
«Voglio un’agricoltura europea garantita dalla preferenza europea».
O come la chiara accusa all’ipocrisia americanista, di pretendere di affermare i sacri principi ideologici del liberismo, mentre si fanno gli interessi propri.
Che dire?
Mettiamola così: il governo mondiale «khazaro» pro-Israele è cosa fatta.
In questo Sarkozy non è diverso da Zoellick, da Wolfowitz, da Paulson.
Non si può sperare da lui, in quella direzione, una politica europea diversa da quella «khazara».
Ma negli altri campi, il neocon francese promette di non obbedire all’ideologia sacrale.
E’ sempre meglio essere governati da un neocon così, che da consulenti, pagati, di Goldman Sachs, come accade a noi italioti.
Che tali consulenti siano capaci di criticare Israele, comunque, è escluso.
Maurizio Blondet
Note
1) A proposito: Goldman Sachs ha da pochi giorni creato una sua propria Borsa - una Borsa privata - dove «saranno trattate le azioni di compagnie che non vogliono il controllo e i pesi delle regole connesse con la quotazione pubblica», scrive il Wall Street Journal. Il nuovo sistema, GS TRUE (abbreviazione per Goldman Sachs Tradable Unregistered Equity) ha cominciato a trattare, il primo giorno d’apertura, 880 milioni di dollari, il 15% della Oaktree Capital Management LLC, un’agenzia di investimento «alternativa». In che senso «alternativa»? Nel senso che tali compagnie quasi certamente riciclano soldi sporchi e fondi neri, del crimine organizzato e dei politici, e perciò non desiderano che su di loro si posi lo sguardo della SEC, l’organo di controllo della Borsa «pubblica» di new York. Non a caso, il nuovo «mercato» di Goldman Sachs è aperto solo a «investitori» che possano spacciarvi almeno 100 milioni di dollari di liquidità. E’ la saldatura definitiva tra finanza e delinquenza. E noi siamo governati da proconsoli della cerniera mondiale tra delinquenza e speculazione. Oltretutto, come nota il Wall Street Journal, questa «Borsa» del riciclaggio è l’ultimo passo verso la tendenza del capitale speculativo ad escludere i piccoli e i privati dalle speculazioni più lucrose. Ciò corrisponde alle esigenze dei «private equity funds», che comprano a man bassa compagnie quotate e poi le tolgono dalla Borsa, così da liberarsi dal fastidio di dover pagare dividendi e capital gains ai picccoli investitori. Il «libero mercato» è solo per voi, piccoli risparmiatori. Per lorsignori, c’è un altro mercato: nero, oscuro, occulto e insindacabile. La «comunità degli affari» più selezionata sta reagendo così, fra l’altro, a quel che giudica un «eccesso di regolazione» imposto in USA dopo lo scandalo Enron. Uno dei maggiori oppositori all’«eccesso di regolazione» è attualmente il ministro del Tesoro americano Henry Paulson, che guarda caso è stato direttore esecutivo di Goldman Sachs. Naturalmente il mercato così sregolato offerto da Goldman è altamente rischioso: ciò non disturba gli «investitori» o speculatori che vi si affollano, il cui primo problema non è fare profitti da lì, ma riciclare il denaro ricavato dall’eroina afghana e dalla coca colombiana.
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ti ho deluso?![]()
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.


Non vedo nessuna contraddizione di fondo fra il progetto comunista di governo universale di classe e i progetti "khazari" di geoverno del mercato unico mondiale...sono uguali e complementari
Il comunismo (non il socialismo d'accordo, ma sei tu che hai tirato in ballo il comunismo) è marxista, quindi internazionalista, quindi nemico dei popoli, quindi "khazaro"...
Cos'é il cervelletto?![]()

