Gli anni settanta non furono "formidabili"..... Chi lo dice o lo scrive è, come minimo, un irresponsabile. Forse peggio. Furono anni di violenza inaudita e artificiosamente giustificata, aizzata purtroppo da giornalisti e persone di spettacolo o sedicenti intellettuali.
Violenza dalla quale derivò altra violenza.
Chi ha nostalgia di quegli anni è un folle. Chi vuole riproporne le logiche è un criminale. Ancor più triste è assistere alla rievocazione o riproposizione di un movimento di grande e irreversibile rottura rispetto al passato, come un "passato" da riproporre...
Se il neo-fascismo veniva giustamente ritenuto sacrilego da parte dei reduci del fascismo, altrettanto inaccettabile deve risultare questa moda post-settantasettina per chi, in quegli anni, abbia vissuto, con l'entusiasmo della gioventù e l'estremismo dell'adolescenza, la propria rivolta generazionale, che per tutti è e deve rimanere "unica".
E' certo un triste paradosso che proprio la croce celtica . che fu il simbolo allora del rifiuto della parafernalia neofascista- venga oggi ripresentata come "simbolo di violenza e di odio razziale"...
Il senso del nostro ricordare dunque, non ha e non deve avere nulla di nostalgico. Non è un amarcord, ma nemmeno un "notte prima degli esami", è invece un rammentarsi come il nostalgismo venne messo sotto processo, destrutturato e archiviato proprio da chi oggi è chiamato a esprimere l'identità politica di una destra che sia plausibile e attuabile.
Come si fa ad essere nostalgici di una rivoluzione? la rivoluzione si fa e spesso ci si rende conto di averla fatta solo dai suoi esiti. Non si può ricordare o sognare la rivoluzione degli altri...
A trent'anni di distanza noi ricordiamo più lucidamente le motivazione che ci portarono a compiere le nostre scelte e vediamo più chiaramente quali ne siano state le conseguenze.
Ricordiamo con maggior chiarezza quali fossero i nostri sogni e possiamo anche misurarci in base a quanto di essi siamo riusciti a realizzare.
Ma sopratutto ricordiamo la nostra volontà di allora di andare oltre e costruire il futuro, senza consentire a chi voleva bloccarci con la violenza o costringerci, con le lusinghe quanto con le minacce ideologiche o morali, a deviare dal nostro progetto trascinandoci verso percorsi che non avevamo scelto e non volevamo percorrere.
Volontà che è rimasta vivissima e non accenna a diminuire.
Marcello De Angelis


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