Cdl in ordine sparso, Bossi vuole votare, Fini il governissimo
Continuano le pressioni su Napolitano
Umberto Bossi non si sente bene quando parla al microfono sul palco di Pontida, ma le sue parole pronunciate alle festa della Lega si diffondono veloci fino a Roma. Il Senatùr chiede al capo dello Stato di ascoltare «la gente che vuole votare». Dice in particolare: «Il presidente della Repubblica prenda atto che non possiamo bloccare le riforme perché il Governo ha i numeri. Da Pontida mi rivolgo al più alto Palazzo della politica perché il Paese si deve esprimere con le elezioni. Il popolo ha dimostrato in cabina elettorale di volere le elezioni politiche». Dunque aggiunge che spera di portare presto direttamente sul Colle questa richiesta di scioglimento anticipato della legislatura «insieme a Berlusconi». No, non è per la questione di Speciale e della Finanza che appassiona il suo fido Calderoli in attesa della prova della mozione di sfiducia per Visco al senato, mercoledì. Bossi ammette di avercela con Visco per la sua azione di contrasto all'evasione fiscale e non per le sorti dell'uomo di Tremonti. E comuque se vuole la caduta del governo è per altro. «Visco? Visco-fisco? Vedremo cosa succede in Senato al voto...», risponde infatti ai giornalisti appena finito il comizio. E ammette: «Per essere onesti bisogna dire che tutti i ministri del Tesoro dirigono la Gdf. Il problema è un altro, è che il governo non ha i numeri per far passare le sue leggi, questa è la cosa grave». Arrivate a Roma le parole di Bossi rimbalzano sui tavoli dei tg e subito dopo della trasmissione di Lucia Annunziata su RaiTre. Ospite cioè Gianfranco Fini che dà una lettura opposta di ambedue le vicende: Visco e l'opportunità del voto. Dice infatti Fini alla giornalista: «Costituzione alla mano ci sono due soluzioni: o si torna a votare e io sono favorevole, anche se so benissimo che non ci sono le condizioni per farlo; la seconda ipotesi pone la domanda se è possibile dare vita in Parlamento a una maggioranza diversa da quella del 9 aprile. Io voglio che se ne vada Prodi, perché senza questa premessa tutte le discussioni sul dopo sono del tutto accademiche e inutili». Ma le condizioni del voto non ci sono. Il presidente di An non vuole azzardare formule alchemiche di nuove maggioranze. «Pur di liberare l'Italia da Prodi mi interesserebbe anche un esecutivo di Gengis Khan. Siccome oggi è evidente che se non c'è un'alternativa a questo governo e che, quindi siamo costretti a tenerci in casa il morto e che la via di riconsegnare la parola agli elettori è ardua, si parla e ne parlo anche io, di ipotesi che consentirebbero all'Italia di superare l'empasse facendo anzitutto la legge elettorale. Entrare o non entrare in un governo non è un gioco di società o un talk show televisivo ed è evidente -ha concluso Fini- che un governo di questo tipo non potrebbe andare oltre i due-tre punti programmatici condivisi».
Ma la sua è una proposta e una attesa proprio dal centrosinistra: «Dico anche che il centrosinistra dovrebbe avere il coraggio di battere un colpo - dice infatti - e di far capire, una volta staccata la spina all'esecutivo, cosa intende fare».
I cardini di questa specie di governissmo sarebbero: riforma elettorale in senso maggioritario e attuazione della legge Maroni sulle pensioni. «Chi non ne condividesse il programma non entrerebbe nell'esecutivo».
Quanto invece alla vicenda che vede contrapposto Visco a Speciale, Fini non ha dubbi. Speciale va difeso a spada tratta e incurante della nota del Quirinale di sabato in cui il capo dello Stato denunciava indebite ingerenze e pressioni della Cdl, Fini insiste. Il Capo dello Stato è il capo delle forze armate e quindi non c'è dubbio che la destituzione, da parte del governo, del comandante generale della Gdf non è questione davanti alla quale possa dire che non è di sua competenza.«Allo stesso tempo non si può dire, come ha fatto qualche pasdaran del centrodestra, che deve intervenire perché è stata violata la Costituzione, dal momento che non è stata violata affatto».
«Non sta a me suggerire nulla al Capo dello Stato -prosegue - ma non ho dubbi che abbia ben chiaro che quello che è avvenuto sabato, per responsabilità del governo, rischia di far cadere nel vuoto il suo nobile appello, come garante dell'interesse generale, a tutte le forze politiche».
«Se il governo ritiene che il generale Speciale in qualche modo aveva sbagliato, perché è stato nominato alla Corte dei Conti?»: è la domanda che si fa il presidente di An Gianfranco Fini non in tv ma a Todi, a un comizio.
E in tv conclude: «Se ridanno le deleghe a Visco, allora siamo alla farsa».
Ma ciò che a Fini sembra ovvio, ad altri sembra tutto il contrario. Il capogruppo di Rifondazione al senato Giovanni Russo Spena sostiene che «le destre stanno utilizzando il generale della Gdf Speciale per destabilizzare il governo e dividere la maggioranza». Per Russo Spena «deve essere chiaro al centrosinistra che Speciale, uomo di Tremonti e Berlusconi, è indifendibile e che mercoledì al Senato si prepara una trappola che è indispensabile evitare». «Il valore della Gdf nel complesso - rassicura l'Italia dei Valori - non è in discussione».
E l'associazione di consumatori Codacons nel frattempo presenta un esposto alla Procura contro il generale Speciale per la vicenda più recente delle nomine fatte prima di lasciare l'incarico di comandante. Il Codacons chiede che siano accertati i fatti e le responsabilità connesse, alla luce dell'eventuale abuso di atti d'ufficio.





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