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Discussione: La Grande Paura

  1. #1
    a.k.a. tolomeo
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    Cool La Grande Paura

    Il nuovo spauracchio del centrosinistra sta invece assumendo un profilo più definito con il passare dei giorni. Nessuno ne conosce i dettagli, tutti ne parlano. Perché ognuno sa che si tratta della nuova infornata di intercettazioni sul caso Antonveneta-Unipol che il 12 giugno raggiungerà il Parlamento (e quindi l’opinione pubblica). Ci aspettano altri giorni di passione su brani di conversazione carpiti al telefono a questo o a quell’esponente dei Democratici di sinistra? Dobbiamo prepararci ancora una volta all’esegesi politico-dialettale di frasi come «abbiamo una banca»?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ione=&sezione=
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  2. #2
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    Un nuova infangata?

  3. #3
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    Il link non funziona...

  4. #4
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da beppe2 Visualizza Messaggio
    Il link non funziona...
    L'articolo è molto più complesso e parla sia di SX che di DX.

    La grande paura ANDREA ROMANO Una strana paura serpeggia in questi giorni nella politica italiana. È l’attesa di qualcosa che nessuno conosce, ma che tutti temono con angoscia crescente. È la visione confusa e inquietante d’una crisi imminente.

    Una crisi che potrebbe spazzare via ogni cosa e consegnare il Paese a un futuro di cupa incertezza.

    Ognuno cerca di descriverla come meglio può, ricorrendo al proprio bagaglio di fantasmi. Per alcuni si avvicina il nuovo e definitivo trionfo dell’antipolitica, con una replica del diluvio universale del 1992. Per altri è il momento della resurrezione della P2, in veste più tecnologica ma al solito alleata di tutti i poteri forti disponibili sul mercato della dietrologia. Per altri ancora è l’ombra di qualche forestiero pronto a «scendere in campo» (Montezemolo, Draghi o chi altri?) per un’incursione di rapina nei territori della politica.

    La nostra «grande paura del 2007» somiglia alle ondate di spavento collettivo che si diffondevano nelle società preindustriali alla vigilia dei sommovimenti rivoluzionari, nutrendosi di voci spontanee e amplificando il panico nelle masse popolari. Nel microcosmo nuovamente preindustriale della politica italiana tutti invitano a mantenere la calma e si affannano a mettere le mani avanti, ma tutti finiscono per agitarsi di più ogni giorno che passa. Nell’attesa del grande e spaventevole evento, nessuno capisce più molto di quello che potrebbe accadere nel caso di una ordinaria crisi politica. Di quelle che avvengono nelle normali democrazie parlamentari, anche se istituzionalmente fragili come la nostra, dove le coalizioni possono logorarsi ed essere sostituite da nuove alleanze dotate di maggiore slancio politico e carismatico. Qui non è permesso immaginare nulla di diverso da una grande catastrofe, perché la tentazione di ricorrere al linguaggio del crollo è troppo forte per la maggior parte dei protagonisti della politica.

    Il centrodestra vi partecipa da par suo, al culmine del caso Visco-Speciale, annunciando con Giulio Tremonti niente di meno che «l’autunno della Repubblica» e diffondendosi con altri suoi esponenti nella descrizione della fine della democrazia e della morte delle istituzioni. È un consapevole ricorso alla strategia dell’allarmismo, con l’intenzione di mascherare la crisi politica e di leadership in corso da tempo nell’opposizione. Può darsi che si tratti di una scommessa vantaggiosa sul breve periodo, ma è difficile non riconoscervi il segno di un vizio comune ad alcuni degli avversari: il ritorno di quella stessa irresponsabilità che fece gridare al «regime» una parte del centrosinistra solo pochi mesi dopo la vittoria di Berlusconi. Perché le democrazie muoiono una volta sola e i regimi sono una cosa terribilmente seria. E il rischio è anche stavolta quello di privare il nostro linguaggio civile di idee e rappresentazioni di cui dobbiamo continuare ad avere ben chiari i contorni, inducendo nell’elettorato una pericolosa assuefazione all’allarme quotidiano.

    Il nuovo spauracchio del centrosinistra sta invece assumendo un profilo più definito con il passare dei giorni. Nessuno ne conosce i dettagli, tutti ne parlano. Perché ognuno sa che si tratta della nuova infornata di intercettazioni sul caso Antonveneta-Unipol che il 12 giugno raggiungerà il Parlamento (e quindi l’opinione pubblica). Ci aspettano altri giorni di passione su brani di conversazione carpiti al telefono a questo o a quell’esponente dei Democratici di sinistra? Dobbiamo prepararci ancora una volta all’esegesi politico-dialettale di frasi come «abbiamo una banca»? Sinceramente non c’è da augurarselo. E non solo per il buon nome delle personalità che saranno eventualmente coinvolte. Non c’è da augurarselo perché l’intercettazione è davvero il fondo del barile della politica, capace con il suo peso di schiacciare ogni argomentazione che non sia la condanna preventiva o la difesa d’ufficio. Anche in questo caso è comprensibile che a destra ci si lecchi i baffi in attesa della nuova, grande occasione. Ma il centrosinistra avrebbe uno strumento formidabile per disinnescare questa mina, senza ricorrere all’antico riflesso della dietrologia o ai fantasmi della P2: coloro che ipotizzano di essere citati nelle intercettazioni che saranno trasmesse al Parlamento dicano già oggi di cosa si tratta, quali commenti e quali scenari furono fatti in conversazioni che dobbiamo immaginare in tutto e per tutto simili a quelle che ognuno di noi intrattiene privatamente ogni giorno.

    «Alle ore 18 ci sarà il Giudizio Universale», era la voce che risuonava dall’alto in un film di Vittorio De Sica. C’era chi si pentiva, chi si dava alla pazza gioia, chi rimaneva indifferente. Alla fine poco o niente accadeva, se non un grande acquazzone. Potrebbe essere ancora questo il finale della nuova grande paura, se lo si volesse davvero.

  5. #5
    a.k.a. tolomeo
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    Vi spiego perché i Ds hanno paura

    di Maurizio Belpietro - martedì 05 giugno 2007, 07:00



    Che cosa si nasconde dietro il caso Visco? Per quanto grave sia, il comportamento del viceministro dell’Economia non giustifica il fuoco di sbarramento che la sinistra ha messo in atto, evocando sui giornali amici inquietanti quanto improbabili manovre piduiste dietro le accuse all’esponente diessino. Il caso Visco è un esempio lampante di ingerenza della politica nelle decisioni di un corpo militare dello Stato e il viceministro dovrebbe essere indotto a far le valigie. Se lo difendono, non è solo per calcolo politico, ossia per timore che la caduta di Visco apra una frana che trascini a valle anche il governo. Ho la sensazione che ci sia di più. Che l’operato del viceministro nasconda qualche mistero poco glorioso, legato a Unipol e ai Ds.
    Perché ho questo pensiero? Semplice: ricordo il clima eccitato che precedette la decisione di Visco di rimuovere i quattro ufficiali che avevano la responsabilità delle indagini sulle scalate finanziarie. Prima dell’estate dello scorso anno, in Procura si parlava addirittura di rinviare le vacanze. Motivo: le intercettazioni legate alla vicenda Unipol. Dopo il tentativo – andato male – di rimuovere i vertici delle Fiamme gialle a Milano, l’eccitazione dei Pm sparì. Passarono le settimane e anche i mesi senza che di quell’inchiesta si sapesse più nulla. Adesso che le indagini paiono essere riprese, l’inquietudine del centrosinistra è aumentata e si è trasformata in vero terrore. Difendere Visco e mettere le mani sulla Gdf sono diventati due punti irrinunciabili del programma di governo.

    Cosa c’è dunque da nascondere? Cosa non dobbiamo sapere? Vediamo di riepilogare: domenica la linea di difesa sul caso Visco l’ha dettata Eugenio Scalfari, il direttore che sussurrava ai governi e con i suoi consigli affossò prima Berlinguer e poi De Mita. Il fondatore di Repubblica ha spiegato che Visco decise di rimuovere gli ufficiali milanesi per le gravissime irregolarità nel sistema delle intercettazioni telefoniche avvenute nel corso delle scalate a banche e giornali. A Barbapapà poco importa che la Procura generale abbia escluso comportamenti scorretti dei militari che comandavano la Finanza in Lombardia e meno ancora importa che – agli atti – risulti evidente che lo stesso viceministro non fu in grado di spiegare perché quei quattro dovessero essere rimossi. La linea tracciata da Scalfari e difesa ieri, sempre su Repubblica, da Giuseppe D’Avanzo è accreditare la tesi di un potere occulto, di indagini illegittime, di intercettazioni ancor meno legali. In pratica una P2 che abbraccia il servizio segreto militare e la Guardia di finanza. Insomma, dal fuoco siamo passati al fumo di sbarramento.
    La teoria del complotto tenuta a battesimo da Barbapapà non è solo frutto della fervida immaginazione di un giornalista che sui tentati golpe – veri o presunti – e sugli allarmi democratici costruì la sua carriera. È il tentativo di delegittimare in anticipo gli sviluppi di un’indagine, un modo per mettere le mani avanti. La lenzuolata in cui si è prodotto Giuseppe D’Avanzo da questo punto di vista era chiarissima. A preoccupare sono le «migliaia» (il giornalista come al solito esagera: sono un centinaio) di intercettazioni raccolte nell’inchiesta Antonveneta-Bnl. E a questo proposito D’Avanzo cita l’ex presidente di Unipol e le conversazioni con Fassino, D’Alema e il senatore Nicola Latorre. Che siano quelle il cuore del problema?

    Ripeto la domanda. Che cosa non dobbiamo sapere riguardo alle operazioni finanziarie milionarie di Consorte? Ma, soprattutto, perché il centrosinistra ha tanta paura dell’indagine che ruota intorno a Unipol al punto da evocare logge massoniche e tintinnio di sciabole? Cosa vogliono occultare gli esperti nella denuncia dei poteri occulti?
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  6. #6
    Superpol
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    Vi spiego perché i Ds hanno paura

    di Maurizio Belpietro - martedì 05 giugno 2007, 07:00


    Certo che se sei ridotto a ricicciare le articolesse del Belpietro significa che sei alla frutta...


  7. #7
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    Tanto per aggiungere qualche spunto di riflessione:

    1 - il secondo finanziatore di Forza Italia si chiama Caprotti possiede l'Esselunga

    2 - le Coop sono il maggior concorrente del secondo finanziatore di Forza italia

    3 - Visco è quel signore che oltre a far pagare le tasse a chi non le ha mai pagate sta portando denaro alla causa del cemtro sinistra

    Questi tre elementi danno una buona chiave di interpretazione della posizione di forza italia e del suo giornale nei confronti di Visco e delle Coop

    tutto il resto sono cazzate ...



  8. #8
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da MetaPapero Visualizza Messaggio
    Certo che se sei ridotto a ricicciare le articolesse del Belpietro significa che sei alla frutta...

    mancano pochi giorni...



    (perchè mai d'alema appare così preoccupato?)
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  9. #9
    Superpol
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    mancano pochi giorni...



    (perchè mai d'alema appare così preoccupato?
    no, si limita a portare sfiga, as usual



  10. #10
    i' marchese del grullo
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    Il nuovo spauracchio del centrosinistra sta invece assumendo un profilo più definito con il passare dei giorni. Nessuno ne conosce i dettagli, tutti ne parlano. Perché ognuno sa che si tratta della nuova infornata di intercettazioni sul caso Antonveneta-Unipol che il 12 giugno raggiungerà il Parlamento (e quindi l’opinione pubblica). Ci aspettano altri giorni di passione su brani di conversazione carpiti al telefono a questo o a quell’esponente dei Democratici di sinistra? Dobbiamo prepararci ancora una volta all’esegesi politico-dialettale di frasi come «abbiamo una banca»?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ione=&sezione=
    la grande figura .....di popò .....'ome i' solito .....

 

 
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