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Sabato 9 giugno 2007 nella Sala Convegni della Banca di Piacenza (via 1 maggio 39, Veggioletta-Piacenza) si terrà un convegno di studi in onore di s. Corrado Confalonieri, piacentino.

Questo santo medievale, patrono anche di Noto in Sicilia, era un nobile che un giorno, con gli amici e la giovane moglie, andava a caccia. Per stanare la preda, l’allegra brigata ebbe la felice idea di dar fuoco alla macchia.

Ma le fiamme divennero ingovernabili e distrussero ogni cosa, compresi casolari e messi. Corrado & C. se le diedero a gambe. Le autorità acciuffarono uno che, passando da lì per caso, risultò fortemente indiziato. Il poveretto scampò al capestro solo perché il Confalonieri a quel punto andò a costituirsi. Il suo gesto gli valse da attenuante ma lui e la moglie dovettero risarcire tutti i danneggiati. Rimasero praticamente in braghe di tela.

Dedussero che Dio aveva voluto dare una lezione alla loro giovane scapestrataggine. Lei si chiuse in convento, lui andò a fare l’eremita, vivendo di preghiera e austerità. In breve, assillato da gente che veniva a chiedergli miracoli, profezie e consigli, se ne scappò in Sicilia (ma là fu anche peggio).

La vicenda ci insegna due cose. La prima è che non è vero che nel Medioevo i nobili potessero spadroneggiare. La seconda è che il vero pentimento va anche al di là degli obblighi di legge.

Oggi tanti, pagato il loro debito con la società in termini di (poca) galera, anche se hanno sulla coscienza diversi morti ammazzati non vanno in eremitaggio ma, anzi, salgono in cattedra.

Di veri pentiti (cioè, coi fatti) ne conosco solo due. Uno è Leonardo Marino (uno degli implicati nell’omicidio del commissario Calabresi): il confessore gli ordinò di costituirsi e lui eseguì.

L’altra è Claudia Koll (che non ha ucciso nessuno, ha solo fatto l’attrice in un film porno): da anni si presenta ai microfoni accusandosi di essere stata una «peccatrice mortale». Già, quando lo scandalo è stato pubblico altrettanto pubblico deve essere il pentimento. Si vede che questi due hanno avuto buoni confessori. Altro che «dica dieci avemarie»…