La BCE alza i tassi di interesse: l'outlook sulla crescita è favorevole, ma resta la minaccia dell'inflazione. Trichet non aiuta i mercati e lascia la Di Alberto Susic
Ancora una volta la mossa della BCE non ha riservatoalcuna sorpresa al mercato che si era già preparato nelle ultime settimane ad una simile decisione, che in parte era stata già anticipata, seppur in maniera indiretta, dalle indicazioni fornite in occasione dei meeting precedenti.
Come sempre gli operatori si sono concentrati ancora una volta sulla conferenza stampa che ha fatto seguito all'annuncio ufficiale, nel corso della quale si è cercato di comprendere quale sia il reale stato di salute dell'economia europea, nel tentativo di individuare le possibile mosse in materia di politica monetaria.
Nell'incontro con i giornalisti, il presidente Jean Claude Trichet ha spiegato che la decisione odierna è stata presa all'unanimità ed è stata dettata dalla necessità di contenere le spinte inflazionistiche che restano sempre presenti sullo sfondo. Nonostante la salita del costo del denaro al 4%, la politica monetaria continua ad essere accomodante, in presenza di condizioni finanziarie favorevoli, di una crescita vigorosa del credito e della massa monetaria, unitamente ad un'ampia liquidità.
Indicazioni molto incoraggianti sono state fornite in merito alla congiuntura dell'area euro che si sta rivelando più forte di quanto previsto un anno fa. La domanda interna dovrebbe mantenere il suo slancio e gli investimenti rimanere dinamici, grazie alle favorevoli condizioni finanziarie. Alla luce di questo scenario, la BCE ha deciso di rivedere al rialzo le stime di crescita del PIL per l'anno in corso, passando ad una forchetta compresa tra il 2,3% e il 2,9%, rispetto al range precedente fissato tra il 2,1% e il 2,9%. Parallelamente però sono stata ridimensionate le previsioni per il 2008, quando la crescita dovrebbe attestarsi tra il 2,3% e il 2,9% rispetto all'intervallo individuato prima tra l'1,9% e il 2,9%.
Trichet ha fatto sapere che i rischi per l'espansione economica in Europa sono bilanciati nel breve termine, mentre nel medio rimangono al ribasso a causa soprattutto di fattori esterni.
Una revisione ha interessato anche le stime sull'inflazione che, sulla base degli attuali prezzi del petrolio, dovrebbe calare nei prossimi mesi, salvo poi tornare a salire in maniera significativa verso la fine dell'anno. La BCE ha così mantenuto invariate le stime per il 2008, mentre per il 2007 si attende ora un dato compreso tra l'1,8% e il 2,2%, rispetto all'indicazione di marzo scorso che parlava di un range tra l'1,5% e il 2,1%. In sostanza nel medio termine permangono i rischi per la stabilità dei prezzi, perché sussiste la minaccia che gli sviluppi sui salari siano maggiori delle attese.
Alla luce di questo scenario, Trichet ha riferito che il Board continuerà a monitorare da vicino tutti gli sviluppi per assicurare che i rischi alla stabilità dei prezzi nel medio termine non si materializzino. Di conseguenza la BCE continuerà a fare quanto sarà necessario per contrastare lo spettro dell'inflazione, e proprio questo ha lasciato intendere agli operatori che la stretta monetaria non si è conclusa con l'intervento intervento.
Trichet non ha voluto commentare l'aspettativa del mercato per un nuovo rialzo del costo del denaro a settembre, ribadendo ancora una volta che non c'è alcun impegno ex-ante sui tassi. Di conseguenza tutte le opzioni restano aperte, tanto che il numero uno della BCE ha spiegato: “abbiamo le mani libere per fare tutto ciò che riteniamo necessario in futuro”.
Non stupisce dunque che i mercati non abbiano minimamente reagito alle parole del presidente Trichet, continuando a muoversi lungo la via dei ribassi, sullo stesso sentiero già imboccato in mattinata. Nessun aiuto è arrivato alle Borse europee che di fatto erano già preparate all'eventualità di nuovi rialzi dei tassi, visto che gli operatori parlano già di almeno un nuovo ritocco e forse anche due entro la fine di quest'anno.
http://it.biz.yahoo.com/06062007/92/...ole-resta.html


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