Manipolazione del tasso d’interesse
Il tasso d’interesse indica all’imprenditore se è appropriato o meno intraprendere processi di produzione più lunghi. Abbiamo detto che un alto tasso di risparmio da luogo ad un basso tasso d‘interesse. Questo indica agli imprenditori che possono e devono allungare nel tempo la culminazione dei processi produttivi, che devono posporre ad un futuro più lontano la maturazione del processo produttivo.
L’imprenditore ha sempre in mente un numero di progetti d’investimento tentativi, consistenti nell’avviare tappe più lunghe del processo produttivo nell’ipotesi che saranno più produttive1. Ciò che li detiene dall’intraprendere questi progetti è la valutazione comparativa che eseguono fra il beneficio imprenditoriale che essi permetterebbero di ottenere e il tasso d’interesse dei finanziamenti necessari per avviarli. Se il tasso d’interesse è al 5% e l’imprenditore visualizza un progetto che gli renderà il 4%, evidentemente non lo avvierà perché questo comporterebbe una perdita imprenditoriale. Il tasso d’interesse quindi è un prezzo di mercato chiave.
Supponiamo ora che di colpo la gente decide di aumentare il risparmio. Di conseguenza il tasso d’interesse scende (ad esempio al 3%) indicando a tutti quegli imprenditori che ora possono intraprendere quei progetti che prima non giudicavano profittevoli. Di conseguenza gli imprenditori si lanciano in nuovi progetti perché esiste risparmio reale nella società. Se, viceversa, la gente improvvisamente decide di risparmiare meno, allora il tasso d’interesse aumenterà, cancellando la profittabilità di quei progetti che in precedenza apparivano produrre un beneficio imprenditoriale. Molti imprenditori saranno costretti a chiudere e liquidare i progetti che avevano avviato, perché non esistono risorse reali per mantenere tutti i lavoratori impegnati nell’impresa, che ora si trova lontana dalla fase del consumo. Avevamo visto lo stesso effetto illustrando la necessità di coordinamento intertemporale fra risparmio e investimenti. Il tasso d’interesse di mercato è precisamente l’elemento che consente questo coordinamento intertemporale.
Il tasso d’interesse è continuamente oggetto di una grande varietà di manipolazioni esterne, fino al punto che oggi non possiamo affermare quale sia il tasso d’interesse di mercato. Questo produce conseguenze tragiche nella società di libero mercato. Le banche centrali, in particolare, decidono arbitrariamente il valore del tasso d’interesse. Tanti piccoli ingegneri sociali pretendono risolvere i problemi di disoccupazione e di sottosviluppo forzando un aumento degli investimenti. Per questa ragione sollecitano una diminuzione del tasso d’interesse affinché gli imprenditori investano.
Come abbiamo detto, il tasso d’interesse non è la variabile indipendente, è la variabile dipendente. Inoltre abbiamo visto nel capitolo 42 che la banca a riserva frazionaria, grazie ai privilegi che gli sono concessi dai governanti, è capace di aumentare il denaro in circolazione creandolo dal nulla (cioè senza la copertura di risparmio) attraverso un processo di espansione creditizia, vale a dire prestando a tasso d’interesse più basso. Il sistema bancario è un sistema piramidale composto da banche private che godono di un privilegio concesso dal legislatore che altera il tasso d’interesse. La conseguenza dell’alterazione artificiale del tasso d’interesse è la creazione di un gravissimo scoodinamento, nel quale gli imprenditori, seguendo questo segnale, si lanciano ad investire in maniera sfuocata mentre che gli altri agenti economici seguono consumando allo stesso ritmo di prima, senza aumentare il risparmio. Ad esempio, durante i felici anni 90, negli Stati Uniti, si registrava un tasso d’investimenti del 10% e un tasso di risparmio dello 0%. Un processo di scoordinamento intertemporale gravissimo che si materializzò in una grande bolla speculativa finanziaria, poi in una crisi finanziaria che infine si trasmise all’economia reale.
Non è possibile manipolare il tasso d’interesse per allungare il processo produttivo se non esiste previamente una quota di risparmio che possa giustificare, in forma sostenibile, la rimodulazione della struttura di produzione.
1 Se così non fosse, in base alla preferenza temporale, non contemplerebbero l’ipotesi di questi progetti.
2 Jesus Huerta de Soto, Dinero, credito bancario y ciclos economicos, Union Editorial, 2002.




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