Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito La Stampa Estera boccia Prodi

    Times: Romano Prodi e' stato punito
    Quotidiano londinese commenta esito elezioni amministrative
    (ANSA)-LONDRA, 30 MAG- Secondo il Times, gli italiani hanno approfittato delle elezioni locali parziali per "punire Prodi", a capo di una coalizione di 9 partiti. La coalizione -scrive il quotidiano londinese- "va dai trotzkisti a (pochi) liberisti economici e litiga al suo interno su tutto, dai diritti dei gay alla spesa pubblica, dalle pensioni alle riforme regolatrici. Il voto -prosegue il Times- rispecchia i sondaggi secondo cui il 60% dell'elettorato non ha fiducia nella squadra di Prodi.

  2. #2
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    Prodi sfiduciato dalla stampa estera

    Non è un bel biglietto da visita quello che il Financial Times offre oggi dell’Italia. Da una parte, avverte che se Prodi dovesse rinunciare alla Tav in Val di Susa, l’Italia perderebbe 8 miliardi di euro di finanziamento europeo. E la Commissione attende una risposta del governo entro il 20 luglio. Dall’altra, un reportage sull’emergenza rifiuti a Napoli. “Gatti nelle classi e scuole chiuse. Gente che protesta e dice: ci prenderemo il colera. Cassonetti a fuoco tutte le notti”. Ed in un trafiletto ricorda che oggi si chiudono le urne del più importante test elettorale per il governo, ad un anno dalla nascita.

    Insomma, il Financial Times (e con esso la business community) ha acceso i riflettori sull’Italia e sul governo Prodi, in particolare. E la luce del riflettore non è propriamente positiva. Segno inequivocabile che per il professore è cambiata l’aria. A lungo, nella precedente legislatura, ogni servizio del quotidiano della City critico nei confronti del governo Berlusconi veniva amplificato. Oggi, forse, non avverrà; ma il segnale che sale dal Financial Times non dev’essere sottovalutato: né da Prodi né dall’opposizione.

    Da Prodi, in quanto è sintomo di una graduale e sempre maggiore lontananza della comunità finanziaria dal governo. Dall’opposizione che farebbe bene a cogliere tali segnali ed assecondarli. In passato, alla coalizione di centro-destra è stata più volte rimproverata l’incapacità di dialogo con la comunità finanziaria internazionale (Tremonti escluso). Oggi, se i segnali del Financial Times dovessero trovare conferma, il centro destra farebbe bene a comprendere lo scollamento della sinistra con la comunità finanziaria, ed a cavalcarlo. La City sta dimostrando che vuole cambiare cavallo.

    Poteresinistro

  3. #3
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    Beh.....solo i ciechi e i bruniki non vedono.

    Shalom

  4. #4
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    Chissà perchè non ne ha parlato nessuno.......
    Nella scorsa legislatura bastava che un giornaletto a fumetti del Nepal parlase mane di Berlusconi e rimabalzava dall'Himalaia al Corriere della Sera.
    Confermo la mia certezza......sono senza vergogna.

  5. #5
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    Chissà perchè non ne ha parlato nessuno.......
    Nella scorsa legislatura bastava che un giornaletto a fumetti del Nepal parlase male di Berlusconi e rimabalzava dall'Himalaia al Corriere della Sera.
    Confermo la mia certezza......sono senza vergogna.

  6. #6
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    Il più autorevole quotidiano finanziario europeo boccia il governo Prodi e auspica le larghe intese con Walter Veltroni a Palazzo Chigi

    Licenzial Times

    A Londra non piace la stretta alleanza dell’Italia con la Spagna di Zapatero Secondo l’editorialista Wolfang Munchau anche il ministro Padoa Schioppa è da sostituire con un vero politico

    di Mauro Bottarelli da L'Opinione

    Chissà cosa avrà pensato Luca Cordero di Montezemolo leggendo il Financial Times di lunedì? Probabilmente avrà bevuto tutto d’un sorso il suo caffè, avrà strabuzzato gli occhi e pensato che Oltremanica le sue teorie politiche sono tenute nella giusta considerazione, non come in quella provincia meschina che è l’Italia. O, forse, non sarà stato affatto stupito. Se lo aspettava, sapeva che i poteri forti, quelli che con le leve finanziarie muovono il mondo (e sopratutto i governi), la pensavano come lui sullo stato dell’arte in Italia: poche riforme, debito alto, incapacità strutturale di snellire l’apparato statale, ricatto continuo della sinistra massimalista, strapotere dei sindacati. Forse, quindi, attendeva con ansia qualcosa che sapeva essere nell’aria. Ma cosa ha scritto, quindi, il Financial Times attraverso la penna al vetriolo del suo editorialista di punta, Wolfang Munchau? “L’Italia avrebbe bisogno di una grande coalizione tra riformatori del centro-destra e del centro-sinistra, che durasse uno o due anni e avesse uno specifico mandato per intraprendere un piccolo numero di riforme mirate”. Il tutto perché “il governo Prodi ha completamente fallito sul versante delle riforme e non è riuscito ad assicurare all’Italia il necessario rilancio economico”.

    Praticamente un avviso di sfratto con tanto di nome del nuovo affittuario. A parere dell’editorialista una grande coalizione tra forze di centro-destra e centro-sinistra dovrebbe infatti puntare a riformare il settore pubblico (scuola compresa), rivedere il sistema pensionistico, ridurre ulteriormente il deficit strutturale e varare nuove liberalizzazioni. Come? “Sostituendo il sempre più debole Romano Prodi con il formidabile sindaco di Roma Walter Veltroni e rimpiazzando anche Tommaso Padoa-Schioppa che è un economista molto stimato ma non un politico, non ha una propria base politica e dipende totalmente da Prodi”. Insomma, per il quotidiano della comunità finanziaria londinese il tempo a disposizione di Romano Prodi è terminato e occorre aprire una nuova fase di larghe intese che veda Veltroni timoniere. Follia? Ovviamente Munchau dice la sua, ma in molti nella capitale britannica fanno notare che il doppio no di Roma all’ingresso di capitali americani in Telecom e Alitalia non sia affatto piaciuto a Washington che, attraverso le colonne del più autorevole quotidiano finanziario europeo, ha gettato il sasso nel già agitato stagno della politica italiana, divisa da deficit di rappresentatività, scandali e continui regolamenti dei conti a sinistra sui risultati delle amministrative e Partito democratico. Per Anthony Browne, direttore del think tank Policy Exchange, “tutto questo non deve stupire.

    Vista da Londra o da Washington l’azione di governo italiana di questo primo anno post-Berlusconi è stata totalmente deludente dal punto di vista delle riforme e del risanamento. Non so quanto questo editoriale sia stato la reazione di Washington e Londra alla politica economica ed estera del vostro governo ma è chiaro che alcune scelte strategiche, una delle quali il rapporto privilegiato con la Spagna di Zapatero, quasi monopolistico nella sua dualità, non sono state gradite dalla comunità finanziaria e politica anglo-americana”. Non a caso a Londra fanno notare come questo attacco sia giunto nel pieno del momento di peggior bagarre politica e a pochi giorni dall’opa di British Airways su Iberia, un pesante sgambetto di Londra verso Madrid che lo scorso anno aveva scalato gli aeroporti londinesi con il consorzio Ferrovial. Air France è pronta a giocare il ruolo di “cavaliere bianco”? “Blair e Sarkozy hanno un ottimo rapporto”, sussurrano a Whitehall. Ma per capire meglio cosa significhi l’intervento del Financial Times nell’agone politico facciamo un passo indietro e arriviamo allo scorso 17 aprile, quando sempre il buon Munchau scrisse quanto segue: “Prevedo che gli investitori internazionali inizino ad assumere scommesse speculative sulla partecipazione italiana all’euro entro la durata di un governo Prodi. Queste non sono scommesse sull’impegno politico di Prodi nei confronti dell’euro. Sarebbe infatti difficile trovare un politico più a favore dell'Europa dell'ex presidente della Commissione europea.

    Queste sono scommesse sulle circostanze economiche che potrebbero obbligare un governo a prendere decisioni che sono inimmaginabili fino al momento in cui diventano inevitabili”. Non male come suggerimento ai mercati, soprattutto a 72 ore dal voto politico, non vi pare? Non saremo al 1992 ma l’aria non pare molto differente e non certo per gli allarmi a mezzo stampa di Massimo D’Alema. Ma tanto per non lasciare nulla di intentato andiamo a vedere cosa scrisse sempre il Financial Times all’inizio del 2006 su Alitalia. Nella rubrica “The lex column”, ultima di una serie di notizie pubblicate sul dorso FT Back, il giornale londinese ricordò infatti che “i recenti finanziamenti giunti dai fondi esteri hanno dato tempo al management dell’Alitalia, ma non è chiaro se sarà possibile raggiungere gli obiettivi indicati dal Piano industriale di un 2006 in nero e di un 5% di margine operativo nel 2008”. Per il Financial Times “la realizzazione di tali obiettivi dipenderà dal simultaneo miglioramento in borsa di Alitalia e dalla crescita dei rendimenti, fattore quest’ultimo che appare difficile a causa della crescita di competitività delle compagnie low cost”. E comunque, conclude il FT, “anche con un valore per azione al di sotto di un euro, il titolo Alitalia può essere deprezzato ma non certo a buon mercato”. Alle 13.46 del giorno seguente il titolo della compagnia aerea italiana cresceva del 5.05 per cento superando la soglia psicologica di un euro quotando 1,016. “Forse deprezzato, ma non certo a buon mercato”, arringava il Financial Times: quando il “grillo parlante” della City chiama, qualcuno sui mercati risponde. O finge di farlo.

  7. #7
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    Ormai hanno avviato le procedure per l'elogio funebre del Frodi nazionale... se non sarà stasera potrebbe essere domani, ma comunque è evidente la loro fine.

  8. #8
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    Ma il Financial Times non è attendibile.
    Lo era quando parlava male di Berlusconi oggi non lo è più oggi scive falsità

  9. #9
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    Il Financial Times,Speciale e l'ex direttore dell'Ansa,la Repubblica,il Giornale,la Stampa,ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc...tutti poco credibili rispetto a questo Governo...

 

 

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