Crack Finmek, cinque arresti, altri tre sono latitanti, dice Gdf
giovedì, 7 giugno 2007 2.39
VENEZIA (Reuters) - Le Fiamme gialle hanno arrestato stamattina cinque persone, mentre altre tre destinatarie di ordinanze di custodia cautelare risultano latitanti all'estero, nell'ambito dell'inchiesta sul crack da 1 miliardo di euro del gruppo Finmek. Lo ha riferito un alto ufficiale della Guardia di Finanza.
"Sono otto le ordinanze di custodia cautelare: cinque sono state eseguite in Italia - a Roma, Milano, Venezia e Udine - mentre tre (riguardano) latitanti all'estero", ha detto a Reuters il colonnello Pier Luigi Pisano, comandante del Nucleo di polizia tributaria "Veneto" di Venezia.
Tra gli arrestati figura anche Carlo Fulchir, nominato nel 2000 dall'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema consulente per l'Innovazione tecnologica.
"Le persone arrestate oggi sono tutte indagate per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al falso in bilancio, alla emissione di fatture false, aggiotaggio, truffa ai danni dello Stato e malversazione", ha aggiunto Pisano.
"Parliamo di un crack di un miliardo di euro, di falsi in bilancio per 650 milioni di euro e di distrazioni per 150 milioni di euro. Quindi le somme non solo sono consistenti, ma anche lo spessore del fallimento è notevole: è il terzo dopo Cirio e Parmalat".
Le indagini sono state avviate circa due anni fa. Dopo che nel 2002 Fulchir aveva chiesto un prestito obbligazionario emettendo un bond da 150 milioni di euro, nel 2004 il Tribunale di Padova dichiarò l'insolvenza del gruppo Finmek, ammesso alla procedura di amministrazione controllata.
Non è stato possibile raggiungere i legali degli indagati per un commento.
Il colonnello Pisano ha spiegato che le indagini vertono su una serie di passaggi fra le casse del gruppo Finmek e diversi conti correnti esteri e società fittizie ubicate in paradisi fiscali tipo Bahamas, Gibilterra e Andorra.
Gli inquirenti ipotizzano che i soldi confluissero nelle mani di Fulchir, della moglie e del fratello, ritenuti "i tre principali responsabili", ha spiegato Pisano.
"Verso la fine degli anni Novanta Fulchir inizia a recuperare tutta una serie di società che operavano nel settore tecnologico: Olivetti, Texas Instruments, Telit, Magneti Marelli. Le prende, fa grandi progetti di rilancio industriale perché si tratta di ditte che sono in difficoltà ... e si fa dare i soldi dallo Stato", dice il colonnello, aggiungendo che Fulchir si sarebbe impossessato dei finanziamenti.
"Sono circa 6mila i lavoratori che hanno visto in crisi il proprio posto di lavoro grazie agli interventi di Fulchir e delle sue società".
Gli arrestati si trovano nel carcere di Padova, tranne la moglie di Fulchir, Doris Nicoloso, detenuta a Venezia.




Rispondi Citando
