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  1. #1
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    Predefinito domanda sul peccato originale

    Ieri stavo parlando con una ragazza bulgara che mi ha detto di aver studiato un po' di letteratura italiana, fra cui Dante e la Divina Commedia. Alle mie domande mi ha risposto che non le era tanto piaciuta e che non aveva per lei molto senso. Io ho detto: "beh, si' in effetti, ci sono un sacco di cose strane, simboli, allegorie etc." Ma la prima (ed ultima) obiezione che mi ha fatto mi ha un po' spiazzato: "perchè Dante mette i bambini piccoli nel primo cerchio dell'Inferno [nel limbo]? che peccato hanno mai fatto?" io le ho detto: "beh, il peccato originale... ma questa non è una cosa strana, è dottrina della Chiesa cattolica, di tutti i cristiani" e lei mi ha detto: "no, forse di voi cettolici che siete molto conservative (sic ), noi ortodossi non crediamo questo, io per esempio sono stata battezzata a 21 anni e non c'è nessun problema in questo!" "Mi sembra strano, mah... chiedero'..." "A chi?" "A un vescovo ortodosso!"
    ed eccomi qua a farlo... il vescovo Silvano che ne dice?

  2. #2
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    Predefinito

    Non sono il vescovo Silvano, ma mi permetto di segnalarti questa pagina web.

  3. #3
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    Predefinito

    Bravo azionista, veramente bravo.

    La pagina da te segnalata esprime con estrema chiarezza la dottrina ortodossa, forse più chiaramente dei brani che volevo ricopiare qui.

    Ricopiamoli comunque.

    per Codino : anche gli autori di questi brani sono vescovi ortodossi... anzi forse sono più vescovi del metropolita da cui il vescovo Silvano trae la sua discendenza.

    Infatti detto metropolita, Ciprianos di Oropos e Filì fu, tempo addietro deposto dal Sinodo della Chiesa veccho-calendarista greca. Certo, non si può negare che sia in parte ortodosso, ma è in dubbio che possieda la pienezza della fede.

  4. #4
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    Predefinito Il peccato originale

    Il Signore è venuto per salvarci dal diavolo, dal peccato e dalla morte, secondo i Padri. Ora il catechismo, seguendo Agostino ed il Concilio di Trento, altera la nozione di salvezza cambiando la nozione di peccato.

    [la dottrina classica della Chiesa di Roma è quella che è stata espressa da Agostino di Ippona, in occasione della sua confutazione dell'eresia di Pelagio, specialmente negli scritti Del dono della perseveranza. Della predestinazione dei Santi . Della correzione e della grazia. E' da qusti scritti che viene la concezione del "peccato originale " come un'offesa fatta a Dio che rende la natura umana portatrice di una colpevolezza ereditaria, in conseguenza della quale tutta l'umanità diventa una massa damnata, una massa perditionis . Dice Agostino al cap VIII, 6 del Dono della perseveranza "Non è ingiustamente, ma per una giusta sentenza che il peccato di uno solo ha trascinato la condanna di tutti".

    Il Catechismo (della Chiesa cattolica) accetta questa definizione di peccato originale come di un'offesa fatta a Dio.]

  5. #5
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    Predefinito la morte, punizione della disobbedienza di Adamo.

    Il Catechismo dellla Chiesa di Roma afferma :

    Benchè l'uomo possieda una natura mortale, Dio lo destinò a non morire.

    E ancora : l'uomo era in uno stato di santità e di giustizia originale, di partecipazione alla vita divina definita come armonia interiore della persona umana, armonia della prima coppia, armonia tra questi e la creazione, e collaborazione con Dio nel perfezionamento della creazione visibile.

    I padri non interpretano la Bibbia in termini di santità e di giustizia originale. Secondo loro, l'uomo è stato creato con uno scopo preciso : la deificazione (che nel testo segnalato da azionista viene indicato con il termine divinizzazione - ma il significato è lo stesso), che , dunque non si possedeva all'origine, più di quanto non si avesse "una natura mortale".

    Teofilo d'Antiochia afferma : "Se il creatore avesse fatto l'uomo immortale fin dall'inizio, l'avrebbe fatto Dio. Se l'avesse fatto mortale, il Creatore stesso sarebbe stato la causa della sua morte. Adamo perciò era solo capace di essere o l'uno o l'altro. Se avesse preso la strada dell'immortalità, egli avrebbe acquistato l'immortalità e sarebbe diventato dio. In caso contrario, sarebbe lui stesso l'autore della morte. Quello che Adamo ha perduto per la sua disobbedienza, Dio glielo procura per la sua particolare benevolenza"

    L'uomo è stato creato in uno stato intermedio, non semplicemente per perfezionare la creazione visibile, ma per perfezionare se stesso, amando Dio ed il prossimo. La caduta non è stata semplicemente la perdita della giustizia originale e dei beni del paradiso, ma una deviazione dallo scopo primario.

  6. #6
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    Predefinito Il Concilio di Trento

    Il Concilio di Trento afferma :

    "Chi non ammette che, il primo uomo, Adamo, avendo trasgredito nel paradiso il precetto divino, ha perso subito la santità e la giustizia nelle quali era stato stabilito, ed è incorso, per questo peccato di prevaricazione, nell'ira e nell'indignazione di Dio, e quindi nella morte di cui Dio l'aveva già prima minacciato, e con la morte, nella schiavitù sotto il potere di colui che, in seguito, ebbe l'impero della morte, e cioè il demonio, e che per questo peccato, Adamo subì un deterioramento di tutto il suo essere, corpo ed anima, che sia anatema" (Sessione V, canone 1)

    Il catechismo della Chiesa di Roma ammette questa dottrina antipatristica della collera di Dio, nonostante che il libro della Sapienza affermi chiaramente che Dio non ha fatto la morte.
    per il catechismo la morte è una delle conseguenze drammmatiche della perdita della giustizia originale come insegna Agostino : "La morte non può essere una pena legittima in quanto è conseguenza del peccato. Il termine conseguenza viene ripetuto dal catechismo che afferma anche : "I peccati degli uomini, successivi al peccato originale sono puniti con la morte"

  7. #7
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    Predefinito I Padri

    I padri hanno tutt'un'altra visione della morte e dei rapporti tra Dio e l'uomo. Che Dio non abbia mai considerato l'uomo con collera, è evidente per tutti, e basta citare la Liturgia di san Basilio, che, dopo aver raccontato la disubbidienza dell'uomo, continua : "Dio buono, tu non ti sei allontanato per sempre dalla tua creatura, tu non hai abbandonato l'opera delle tue mani, ma in numerosi modi tu l'hai visitata

    Per lo spirito purificato dei Padri , la morte non è questa conseguenza drammatica del catechismo : Dio non ha fatto la morte. Siamo noi che per le nostre malvagie inclinazioni, l'abbiamo attirata su di noi. Senza dubbio Dio non ha impedito la dissoluzione della sua opera : in quello il suo scopo è stato quello di preservarci da una malattia mortale. (San Basilio).
    Dio ha permesso la morte, la separazione dell'anima dal corpo, affinchè il male reale, che è la separazione da Dio, non divenisse immortale.

  8. #8
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    Predefinito

    Un estratto del processo di Cartagine contro Celestio.

    Il vescovo Aurelio ordinò: - Si legga il seguito.
    E fu letto che "il peccato di Adamo danneggiò lui soltanto e non il genere umano".
    E dopo che fu letto, Celestio dichiarò: - "Ho detto che mi sento in dubbio sulla trasmissione del peccato. Sono però disposto a credere a chi abbia ricevuto da Dio il dono della scienza. Mi sento in dubbio, perché ho udito pareri diversi da coloro che pur sono stati costituiti presbiteri della Chiesa cattolica".
    In un altro passo poco più oltre: " Il vescovo Aurelio ordinò: - Si legga il resto del libro.
    E si lesse che "i bambini al momento di nascere sono in quello stato in cui era Adamo prima della trasgressione... " fino alla fine del libello più piccolo inserito più sopra.
    Il vescovo Aurelio domandò: "Celestio, hai insegnato mai, come ha detto il diacono Paolino, che i bambini al momento di nascere sono in quello stato in cui era Adamo prima della trasgressione?". Celestio rispose: "Spieghi che cosa ha inteso dicendo: Prima della trasgressione".
    Il diacono Paolino replicò: "Tu, nega d'averlo insegnato. Una delle due: o costui neghi d'averlo insegnato o lo condanni".
    Celestio disse: "Ho già chiesto che spieghi in che senso ha detto: Prima della trasgressione".
    Il diacono Paolino insisteva: "Nega d'averlo insegnato".
    Disse il vescovo Aurelio: "Vi prego, dico io quello che ho raccolto dall'obiezione di Paolino: di Adamo, collocato nel paradiso, prima si dice che era stato fatto immortale e dopo per la trasgressione del precetto si dice che divenne corruttibile. È questo che dici, fratello Paolino?".
    Il diacono Paolino annuì: "Questo, signore".
    Il vescovo Aurelio spiegò: "Ecco, questo vuol sentire il diacono Paolino: se lo stato dei bambini ancora da battezzare sia certamente oggi tale e quale fu lo stato di Adamo prima della trasgressione, oppure se lo stato del bambino dalla medesima origine peccaminosa dalla quale nasce tragga la colpa della trasgressione".
    Il diacono Paolino chiese: "Costui l'ha insegnato o nega d'averlo insegnato?
    Celestio rispose: "Quanto alla trasmissione del peccato ho già detto che fra i membri della Cattolica ho udito molti negarla e altri ammetterla: sebbene questo sia un problema aperto alla discussione e non un'eresia. Riguardo ai bambini ho sempre detto che hanno bisogno del battesimo e devono essere battezzati: che altro vuole Paolino?".
    Celestio infatti continua e dice: "Che i bambini si devono battezzare in remissione dei peccati non l'abbiamo detto per dare l'impressione che noi si voglia confermare il peccato per trasmissione: è questa un'idea molto lontana dal sentire cattolico. Perché, il peccato non nasce con l'uomo, ma è l'uomo che poi lo fa, essendo certo che non è una mancanza della natura, ma una mancanza della volontà. È perciò conveniente affermare la prima verità, perché non sembri che noi introduciamo diverse forme di battesimo, ed è necessario difendere l'altra verità, perché, prendendo a pretesto il sacramento del battesimo, non si dica ad ingiuria del Creatore che il male del peccato, prima che sia fatto dall'uomo, s'infligge all'uomo per natura "( CELEST., Libellus fidei Romae). Questo è il senso che Pelagio ebbe o timore o rossore di aprire a voi, senso che il suo discepolo Celestio non ebbe né timore né rossore di professare pubblicamente senza risvolti di nessuna oscurità davanti alla Sede Apostolica.
    Ma il vescovo della suddetta Sede, molto misericordioso, quando vide Celestio trasportato, quasi fosse impazzito, da tanta presunzione verso il precipizio, preferì legarlo un poco alla volta con interrogazioni e risposte, perché tornasse indietro, se era possibile, piuttosto che con l'emanazione di una rigorosa sentenza spingerlo in quell'abisso verso il quale lo vedeva propendere ormai. [...]
    Tenendo conto di questo suo preambolo, il venerabile papa Zosimo si adoperò perché quell'uomo, gonfiato dal vento d'una falsa scienza, condannasse le affermazioni che gli aveva contestate il diacono Paolino e prestasse il suo assenso alla lettera della Sede Apostolica scritta dal suo predecessore di santa memoria. Ma Celestio da una parte non volle condannare le affermazioni di cui lo accusava il diacono Paolino, e dall'altra parte non osò opporsi alla lettera del beato papa Innocenzo, anzi promise che avrebbe condannato tutti gli errori che condannasse quella Sede. Così, benché a quella specie di furia, perché si calmasse, fosse riservato un trattamento d'indulgenza, non si credette di doverlo ancora assolvere dal vincolo della scomunica. Ma con sentenza di una certa moderazione medicinale gli fu concesso lo spazio di ricredersi nel periodo di due mesi, finché giungesse una risposta dall'Africa.
    Perché, sarebbe veramente guarito, se, deposta la vanità dell'ostinazione, avesse voluto tener conto di quanto aveva promesso e avesse letto diligentemente la medesima lettera alla quale aveva risposto che si sarebbe attenuto. Ma sui motivi che hanno spinto, dopo che arrivò la risposta del Concilio dei vescovi africani, a pronunziare contro Celestio una giustissima sentenza di condanna, leggete tutti i relativi documenti, perché ve li abbiamo trasmessi tutti.

    [...]

    Già sopra è emerso sufficientemente chiaro che Celestio non volle condannare la proposizione: "Il peccato di Adamo danneggiò lui soltanto e non il genere umano, e i bambini al momento di nascere sono in quello stato in cui era Adamo prima della prevaricazione", proprio perché vedeva che condannandola sarebbe venuto a confermare il passaggio nei bambini del peccato di Adamo. Pelagio invece, poiché gli era stato contestato di condividere anche lui con Celestio queste tesi, le condannò senza nessuna riserva. Io so che voi avete letto tutto ciò, nondimeno, poiché questo libro non si scrive solo per voi, ad evitare che il lettore sia gravato dal dover ricorrere agli Atti stessi e, se non li ha, dal doverseli laboriosamente cercare, trascrivo dagli Atti le parole testuali e le riporto qui sotto.

    " Il Sinodo ordinò: Poiché Pelagio ha anatematizzato l'inconsistente stoltezza, rispondendo rettamente che l'uomo con l'aiuto di Dio e con la sua grazia può essere αναμάρτητου, cioè senza peccato, risponda adesso anche alle altre imputazioni. Un insieme di proposizioni della dottrina di Celestio, discepolo di Pelagio, tra quelle che a Cartagine furono ascoltate e ricordate dal santo vescovo di Cartagine Aurelio e con lui da altri vescovi, dice: Adamo fu creato mortale ed era destinato a morire, sia che peccasse, sia che non peccasse. Il peccato di Adamo danneggiò lui solo e non il genere umano. La Legge manda al regno nello stesso modo del Vangelo. Prima della venuta del Cristo ci furono uomini senza peccato. I neonati sono nello stato in cui era Adamo prima della prevaricazione. Né per la morte o per la prevaricazione di Adamo muore tutto il genere umano, né per la risurrezione del Cristo risorge tutto il genere umano. Il santo vescovo Agostino rispose ad Ilario sulle proposizioni suddette contro i discepoli di Pelagio in Sicilia, scrivendo un libro dove sono contenute queste altre proposizioni: L'uomo se vuole può essere senza peccato. I bambini hanno la vita eterna anche se non si battezzano. Ai ricchi dopo il battesimo, se non rinunziano a tutto, non è accreditato il bene che sembra abbiano fatto, né possono avere il regno di Dio. Pelagio rispose: "Della possibilità dell'uomo d'essere senza peccato si è detto sopra. Quanto all'esistenza di uomini senza peccato prima della venuta del Signore, anche noi diciamo che prima dell'avvento del Cristo alcuni vissero in santità e giustizia, secondo la tradizione delle sante Scritture. Quanto alle altre proposizioni, poiché anche secondo la testimonianza di costoro esse non sono proposizioni dette da me, io non son tenuto a scolparmene: tuttavia a soddisfazione del santo Sinodo anatematizzo coloro che ritengono così o l'hanno ritenuto nel passato (De gest. Pel. 6, 16.)".

    I vescovi cattolici nell'udire uno che anatematizzava coloro che dicono che "il peccato di Adamo danneggiò lui solo e non il genere umano" nient'altro stimavano che egli ritenesse all'infuori di quello che è solita predicare la Chiesa cattolica. Coerentemente battezza i bambini proprio perché ottengano la remissione dei peccati, non dei peccati fatti da loro imitando l'esempio del primo peccatore, ma dei peccati tratti da loro nel nascere per il vizio d'origine. E quando i vescovi udivano da uno anatematizzare coloro che dicono che "i bambini sono al momento di nascere nello stato in cui era Adamo prima della prevaricazione", credevano che non intendesse se non quelli che ritengono che i bambini non abbiano tratto da Adamo nessun peccato e in questo senso siano in quello stato in cui egli era prima del peccato. Questo, su cui verteva la questione e non altro, gli si contestava precisamente. Perciò, quando egli ricorre alla spiegazione che i bambini non sono nello stato di Adamo prima del peccato perché non sono nella medesima saldezza di mente e di corpo, non perché è passata in loro una qualche colpa della loro radice, gli si risponda: Quando ti venivano contestate quelle proposizioni perché tu le condannassi, i vescovi cattolici non le intendevano così e quindi credevano che tu fossi cattolico dal momento che le condannavi. Perciò dunque la verità che ti attribuivano di ritenere dovette essere assolta e l'errore che invece tu ritenevi dovette essere condannato. Non tu dunque che ritenevi errori da condannare sei stato assolto, ma è stata assolta la verità che tu avresti dovuto ritenere. Perché poi ti si credesse assolto, ti si fece credito che tu sentissi verità lodevoli, mentre i giudici non capivano che occultavi errori riprovevoli. Giustamente sei stato giudicato compagno di Celestio, perché ti mostri suo complice. E se nel processo tenesti nascosti i tuoi libri, tuttavia dopo il processo li hai dati alla luce.
    La condanna di Pelagio è stata provvidenziale per i suoi seguaci ingannati.

    Certamente ritenete giustissimo che in una situazione siffatta, contro gli autori di un errore tanto nefando, si siano mossi e i Concili episcopali e la Sede Apostolica e tutta la Chiesa Romana e l'Impero Romano, che per grazia di Dio è cristiano, perché costoro sfuggano ai lacci del diavolo.
    Chi sa che Dio non conceda ad essi il pentimento per conoscere, per confessare, per predicare, anche, la verità e per condannare una falsità veramente condannabile? Comunque però costoro vogliano comportarsi, noi non possiamo tuttavia dubitare che è stato per la misericordia del Signore che in questo modo si è provveduto a molti, i quali li seguivano, perché vedevano che erano ammessi alla comunione cattolica.
    Anche nella sua lettera a Innocenzo Pelagio usò l'inganno.

    State poi ben attenti a come Pelagio abbia tentato di strisciare per trarre in inganno anche il tribunale episcopale della Sede Apostolica in questa stessa questione del battesimo dei bambini. Nella lettera che mandò a Roma al papa Innocenzo di beata memoria e che fu consegnata al papa Zosimo, perché i latori non trovarono vivo Innocenzo, e che di là fu poi diretta a noi, dice che " alcuni lo incolpano di negare ai bambini il sacramento del battesimo e di promettere ad alcuni i regni dei cieli senza la redenzione del Cristo".
    Ma non sono così come le pone Pelagio le obiezioni che si muovono a costoro. Infatti essi non negano ai bambini il sacramento del battesimo e non promettono a nessuno i regni dei cieli senza la redenzione del Cristo. Pelagio dunque enunzia le lamentate calunnie in un modo che gli consenta di poter rispondere con facilità alle imputazioni, salvando il proprio dogma.

    [...]

    Dopo le risposte del Concilio d'Africa, una provincia nella quale quella pestifera dottrina era, sì, giunta serpeggiando, ma senza occuparla tanto vastamente, né inquinarla profondamente, per la premura di fratelli fedeli si fecero patenti anche altre sue affermazioni fatte da lui a Roma, dove era vissuto assai a lungo e dove prima che altrove si era buttato a tali discorsi e discussioni. Sono le medesime affermazioni che il papa Zosimo, come potete leggere, ha inserite come esecrande nella lettera che ha scritta con il desiderio che sia diffusa per l'intero orbe cattolico.

    [...]
    Questa è la situazione. Si costata ormai la nascita di un dogma pestifero e d'un errore ereticale. La Chiesa con l'aiuto di Dio se ne guarda ancora più apertamente di prima. Questi due signori, cioè Pelagio e Celestio, o siano ridotti tra i penitenti o siano condannati in modo assoluto, se rifiutano la penitenza, perché l'opinione pubblica li mostra o anche li dimostra come gli autori di questa eresia.

    (da S. Agostino, De gratia Christi et de peccato originali, libri duo, PL 44)

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    Ieri stavo parlando con una ragazza bulgara che mi ha detto di aver studiato un po' di letteratura italiana, fra cui Dante e la Divina Commedia. Alle mie domande mi ha risposto che non le era tanto piaciuta e che non aveva per lei molto senso. Io ho detto: "beh, si' in effetti, ci sono un sacco di cose strane, simboli, allegorie etc." Ma la prima (ed ultima) obiezione che mi ha fatto mi ha un po' spiazzato: "perchè Dante mette i bambini piccoli nel primo cerchio dell'Inferno [nel limbo]? che peccato hanno mai fatto?" io le ho detto: "beh, il peccato originale... ma questa non è una cosa strana, è dottrina della Chiesa cattolica, di tutti i cristiani" e lei mi ha detto: "no, forse di voi cettolici che siete molto conservative (sic ), noi ortodossi non crediamo questo, io per esempio sono stata battezzata a 21 anni e non c'è nessun problema in questo!" "Mi sembra strano, mah... chiedero'..." "A chi?" "A un vescovo ortodosso!"
    ed eccomi qua a farlo... il vescovo Silvano che ne dice?
    Mi sembra strano... Dante nel limbo nopn ci pone i bambini ma gli ignavi.
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  10. #10
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    Lo buon maestro a me: Tu non dimandi
    che spiriti son questi che tu vedi?
    Or vo' che sappi, innanzi che più andi,

    ch'ei non peccaro; e s'elli hanno mercedi,
    non basta, perché non ebber battesmo,
    ch'è porta de la fede che tu credi;

    e s'e' furon dinanzi al cristianesmo,
    non adorar debitamente a Dio:
    e di questi cotai son io medesmo.


    (Dante Alighieri, Commedia, I cantica, IV canto, 31-39)

 

 
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