(La Repubblica) - Presidente Lotito, supponiamo che un suo attaccante, dopo un gol, le rivolge un gesto come quello di Trezeguet domenica scorsa. Lei come si comporta?
«Quell´attaccante non giocherebbe più al calcio. Andrebbe ogni domenica in tribuna».
«Io non ho rapporti di contiguità, non accetto compromessi. E ho un obiettivo: smentire l´assioma "chi più spende, più vince". Sto dimostrando che non è vero».
- Implacabile. E´ per questo che i procuratori la temono?
«Altri comprano la casa già fatta, a me invece interessa il terreno edificabile».
- E come fa a contrastare le grandi senza svenarsi?
«Cioè scoprire e lanciare giovani che diventeranno campioni. E poi puntando sul progetto. Sono tutti bravi a offrire 10 milioni a un giocatore, il difficile è convincerlo a scegliere la Lazio con un budget molto inferiore. Bisogna motivarlo nel modo giusto».
- Cioè?
«E´ la cosa che più mi dà fastidio del mercato: che i contratti vengano rispettati dalle società e non dai giocatori. Bisogna prendere provvedimenti».
- Poi però il giovane che guadagna 300mila euro diventa forte, arriva la grande che gli offre un milione e lei rischia di perderlo.
«Ne sto parlando da tempo in Lega. Squalifica di due anni per i giocatori che risolvono unilateralmente i contratti. Devono stare fermi. E pagare una penale. E´ l´unico modo per bloccare la corsa al rialzo».
- Proposte?
«Tante mie iniziative innovative erano osteggiate e considerate assurde, invece ora la maggioranza degli altri presidenti segue la mia politica, le mie strategie».
- Utopia.
«La Juve che dà "solo" un milione di euro al suo nuovo allenatore è un segnale importante. Come il fatto che tante società di A abbiano scelto tecnici giovani e poco costosi».
- Per esempio?
«Ne sono orgoglioso: la Lazio passò dai 3,5 milioni netti di Mancini ai 50mila euro di Caso, il mio primo allenatore».
- Lei in questo senso detiene il record assoluto.
«Ho comprato quasi un´intera squadra nell´ultimo giorno del mercato 2004: 9 giocatori in poche ore, un´impresa ai limiti dell´umano».
- Altre operazioni di cui va fiero?
«Nulla. Abbiamo filosofie diverse. Come il monte-ingaggi di Inter e Lazio».
- Cosa invidia a Moratti?
«E nelle precedenti gestioni, parlo della Lazio, si era arrivati a 110 milioni. La vera impresa è aver risanato questa società. Siamo partiti da 1.070 miliardi di lire di debiti, ora produciamo utili. E risultati: qualificazione all´Intertoto il primo anno, alla Coppa Uefa il secondo, al preliminare di Champions il terzo».
- Già, 160 milioni contro 22.
«Il tecnico è l´espressione di un progetto, di una mentalità precisa del club. La scelta di Rossi, mia, non è stata casuale».
- Ma scegliere l´allenatore giusto è fondamentale in questa strategia. Con Rossi le è andata di lusso.
«Il primo anno prestiti, il secondo comproprietà, il terzo acquisti veri e propri. Ora siamo noi a prestare. Quando sono arrivato, i giocatori scappavano, ora vogliono venire alla Lazio. E chi se ne è andato, mi chiede di tornare».
- Nel suo primo mercato, nel 2004, più che altro si faceva prestare giocatori.
«E´ una strategia di marketing. Io ne ho altre. Ai proclami, preferisco i fatti. Kolarov, il giovane serbo, l´ho preso da tempo e nessuno lo sapeva. E ho chiuso altre quattro operazioni. In silenzio».
- Il Milan ha inaugurato una nuova strada: annuncia i propri obiettivi di mercato.
«E´ di 500mila euro netti a stagione. Più i premi che comunque non possono superare il 50 per cento dello stipendio. Nessuna deroga, niente primedonne. Nella mia società vince la logica del gruppo, l´individuo al servizio del collettivo. Il valore aggiunto della Lazio è il clima familiare. Struttura snella, tre persone (lui, Rossi e Sabatini, il ds-ombra ndr) e ognuno svolge il proprio ruolo senza interferire con il lavoro degli altri. Tanto poi decido io».
- Invece il suo salary cap continua a far discutere.
«Lavoro 20 ore al giorno per la Lazio. Arrivano procuratori, si siedono, chiedono più soldi per i loro giocatori, io non glieli do: se vogliono andarsene, quella è la porta».
- Si era capito. "President SS Lazio Claudio Lotito", come si legge su questo strano oggetto in legno sulla sua scrivania. E "carpe diem" inciso su un pezzo di marmo.
«Io non faccio follie, acquisto giocatori funzionali al progetto. E lavoro perché tornino ad affermarsi i valori autentici dello sport. Come Bikila che a piedi nudi batte l´opulenza degli Usa».
- Ma lei per chi farebbe una follia?
«A Donadoni dissi che avrebbe vinto 2-0. Preso in pieno. Ma questo non lo scriva...».
- E´ vero che a cinque minuti dall´inizio di Italia-Scozia, a Bari, si infilò negli spogliatoi e motivò gli azzurri come fosse il presidente pure della nazionale?




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cmq ha detto di aver comprato 4 giocatori.. due li sappiamo, degli altri due nn ne ho la più pallida idea..
