Presidente non li riceva
Non ci permetteremo certo di suggerire al capo dello Stato ciò che egli deve o non deve fare. Ma la presenza al Quirinale, mercoledì prossimo, di quegli stessi leghisti che ieri, e in quale modo, hanno oltraggiato il Parlamento sembra quasi un’ingiuria reiterata nei confronti delle istituzioni. Qui non si tratta più del volgare disprezzo che costoro non hanno mai smesso di rovesciare sui simboli della Repubblica italiana. Quella che, del resto, non hanno mai riconosciuto (continuando però a occupare poltrone e a mungere privilegi), sentendosi cittadini della fantomatica Padania. Gli è stato consentito di tutto. Il tricolore che il loro capo voleva usare come carta igienica. I cappi da forca mostrati nell’aula di Montecitorio. Gli insulti irriferibili lanciati ai senatori a vita, colpevoli di non farsi intimidire dai mazzieri con il fazzoletto verde. Sempre considerati (i mazzieri) con benevolenza da quasi tutta la stampa. Dei simpatici casinisti ma in fondo innocui anche quando sguinzagliavano le ronde padane per buttare a fiume gli immigrati. La stessa comprensione che oggi mostra Silvio Berlusconi, e non a caso visto che lui i leghisti li ha spesso utilizzati come massa di manovra. Anche adesso che si tratta di salire al Quirinale con la scusa delle elezioni che la destra non otterrà ma sempre con l’idea fissa della spallata contro il governo legittimo del Paese. I cui banchi, appunto, vengono assaliti, tanto per cominciare. Sappiamo che Giorgio Napolitano non si è mai tirato indietro quando le circostanze lo hanno richiesto. Lo sa il governo del maxiemendamento alla Finanziaria, richiamato a un più corretto uso della legislazione. Lo sanno ministri, sindaci e presidenti di regione ammoniti nei giorni dell’emergenza rifiuti a Napoli. Non gliela faccia passare liscia, presidente. Li lasci fuori della porta.
Padellaro




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rima inneggia alla Padania libera (e vabbè è uno stato fantomatico,non è certo la Serenissima) e poi si schiera a fianco dei nazionalisti di An che credono nell'esistenza del popolo italiano.
