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  1. #1
    itaglia=paese miserabile
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    Tra le nebbie del Grande Fiume
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    Predefinito I Padri Del Risorgimento

    Le due civiltà: nord e sud in Italia,
    uno studio di Claudia Petraccone
    I padri del Risorgimento così antimeridionali

    di Roberto Schena

    Come mai l’Italia non ha ancora fatto la fine della Iugoslavia? Come mai non si è disintegrata in tanti pezzi quanti sono i suoi popoli, dopo un’unificazione forzata e congiunture disastrose, dalla Grande guerra al fascismo? Quale miracolo può essersi ripetuto ogni giorno nel tenere unito uno Stato così profondamente composito e svogliato? Niccolò Machiavelli, cinque secoli orsono, nel Principe, aveva individuato nella Chiesa il principale ostacolo all’unificazione dell’Italia, mentre contemporaneamente Francia e Spagna realizzavano i loro progetti. La Penisola, perduta la diligenza della storia, ha creduto quindi di recuperare il tempo smarrito assaltando il treno a vapore. Ma davvero la Chiesa era l’unico ostacolo?
    Nonostante l’attuale sofisticatissima civiltà dei media, poco conosciute restano le profonde obiezioni su modi e metodi con cui si stava realizzando e continua a essere tenuta in piedi, l’unità politica del Belpaese. La visione critica dei fatti e dei protagonisti, che pure oggi qua e là emerge, continua a essere tenuta in sordina; in sua sostituzione c’è il niente, l’annichilimento delle culture reali, il vuoto espressivo su cui aleggia la lingua nazionale, lo spreco di retorica patriottica. E poi si dice che gli italiani leggono poco, o che non vanno al cinema (a vedere film di Cinecittà). Misteri Politici Resta da chiedersi come mai ciò non abbia prodotto il sottosviluppo e vi siano stati, anzi, enormi progressi, identificabili però non in tutte, ma solo nelle aree geografiche del Nord, che hanno trovato nuovi motivi di solidarietà, di fatto basati su una cultura antistatale. Senza l’Italia, dunque, non ci sarebbe una Padania. Già durante il Risorgimento, ogni personalità della cultura, della politica, dell’industria, anzi, ogni singolo “italiano”, da Nord a Sud, se non manifestò apertamente la propria contrarietà al processo “ineluttabile”, ebbe comunque modo di esprimere dubbi, perplessità, scetticismo; perfino molti fra i più accaniti sostenitori di Roma capitale, presenti in tutti gli schieramenti politici, sinistra, destra, monarchici, repubblicani, socialisti e liberali, non poterono fare a meno di chiedersi se non avessero sbagliato nel dare forma a un tale ibrido geopolitico. Giuseppe Garibaldi compreso, che si era ritirato sdegnato a Caprera. E cosa dire di Vittorio Emanuele II, il quale si rifiutò di andare ad abitare a Roma?
    Massoneria in Crisi
    La massoneria del Nord, che pure aveva entusiasticamente aderito al Risorgimento, dopo i fatti non fece che lacerarsi, dando origine a più “orienti”, il maggiore del quale ebbe sede a Milano e dette forte sostegno alle clamorose proteste culminate nel 1898, terminate con le cannonate di Bava Beccaris. Alle ondate di critica pose fine l’autoritarismo fascista, mentre la Guerra fredda impose la priorità di altre esigenze. E, difatti, riemersero con l’avvicinarsi della crisi comunista, per riesplodere con la Lega negli anni ’90. Un recente libro-documento sul drammatico passaggio di una nazione costruita non sulla volontà dei popoli, ma sull’imposizione e sull’artificiosità degli eventi diplomatici, è Le due civiltà - Settentrionali e meridionali nella Storia d’Italia, di Claudia Petraccone, curato da Laterza, editore non certo sospetto di secessionismo: la verità emerge ormai anche grazie a studi trasversali ben poco ortodossi. Ed eccola la verità: “Negli anni che precedettero l’unificazione, i rapporti tra l’Alta Italia e il resto della penisola furono molto scarsi”. Così inizia lo studio della Petraccone. Gli italiani del nord conoscevano il sud solo tramite i resoconti di viaggi il più delle volte redatti da scrittori stranieri. La Penisola era nota in tutta Europa per le sue forti differenze naturali, che ingeneravano grandi diversità culturali ed etniche. Quando nel 1833 Giacomo Leopardi si trasferì a Napoli, dopo una prima impressione favorevole per la bellezza della città e l’indole degli abitanti, dovette ricredersi e definire la sua permanenza “odiosa”; lamentò di essere capitato in un paese “pieno di difficoltà, veramente barbaro, assai più di quanto possa credere chi non vi sia mai stato”. Un giudizio forse troppo pesante, ma certo significativo della diversa mentalità. Altri viaggiatori italiani, come nel 1848 il fiorentino Gino Capponi, che scriveva in francese, si fermavano al Regno delle Sicilie, perché quest’ultimo doveva ancora passare un periodo di fermentation prima di mettersi alla pari col resto dell’Italia. Solo il nord avrebbe potuto bien s’unir, unirsi bene.
    Nel Sud Solo “Plebe Vaiuolosa”
    Il milanese Giovanni Visconti Venosta, autore fra l’altro di un noto resoconto delle Cinque giornate, nel riportare di un viaggio al sud nell’estate del 1853, esprime giudizi da togliere il fiato: “Era penoso vedere quella plebaglia così priva di dignità e talora d’onestà. Quello sciame di pitocchi, di oziosi, che a ogni passo si aveva tra i piedi, uno spettacolo insoffribile, tristissimo”.
    Il torinese Cesare Balbo notava nel 1855 i popoli italiani essere differenti fra loro come e forse più dei vari popoli del nord e del sud Europa. E così via. Massimo D’Azeglio, primo ministro sabaudo, registra con impotente drammaticità lo sviluppo degli eventi. Egli aveva soggiornato a lungo a Napoli e nel 1860 scriveva: “In tutti i modi, la fusione con i napoletani mi fa paura, è come mettersi a letto con un vaiuoloso”. E non è che uno tanti giudizi pesantissimi espressi a proposito dei partenopei, che a differenza dei siciliani, nel panorama italiano restarono per lui sempre “un’ulcera”; l’autore di Ettore Fieramosca, tra i massimi esponenti del moderatismo liberale, che scoprì il genio di Cavour chiamandolo a far parte del suo governo negli anni del Risorgimento, fece di tutto pur di ritardare l’annessione del Regno delle due Sicilie. Quattro anni dopo, a unità fatta, D’Azeglio notava del Parlamento, con impressionante lucidità, come “abbiamo sopra” centocinquanta deputati meridionali “e tutto questo perché si è fatta l’Italia senza averla mai studiata né conosciuta”. E ancora: fermare l’Unità al nord, o a Roma, “alla meglio o alla peggio” si sarebbe potuto guidare e aiutare le classi meridionali più avanzate: “Ma ora!”. Un linguaggio sicuramente “leghista”, peraltro allora molto diffuso, all’ordine del giorno in tutti i ceti sociali del nord.
    Nino Bixio ebbe modo di osservare a Bronte, il 10 agosto 1860: «La Sicilia non dà soldati, non paga imposta, e se delle domande di impieghi se ne facesse tela vi sarebbe da coprire l’intera isola». Negli stessi giorni, prendeva a cannonate i contadini illusi dall’arrivo dei garibaldini: la tragedia vera, l’unità, non poteva più essere fermata, doveva anzi essere promossa con il piombo. Un altro politico liberale piemontese, Costantino Nigra, filologo, segretario di D’Azeglio e poi di Cavour, ambasciatore in Francia per dieci anni, nel 1861 scrisse a Cavour: «Mi avete mandato tra i negri. Meglio, mille volte meglio i negli dell’America del Sud».
    Fame di Impieghi
    Il giorno dopo l’annessione del Regno delle Due Sicilie, ci si rende conto della realtà. Un giornale liberale, “l’Opinione”, sempre nel 1861, scrive: «La caccia agli impieghi che a Napoli si è fatta sotto la dittatura (di Garibaldi, ndr) probabilmente continuerà dopo l’inaugurazione del governo diretto da Vittorio Emanuele». E la Gazzetta del popolo: «a Napoli tutti domandano uffici pubblici, tutti vogliono vivere a spese dello Stato». Un uomo di Cavour, Cassinis, nota: «Tutti domandano impieghi, pensioni, danaro ad ogni modo. In Napoli se v’ha un sentimento pubblico è quello dell’autonomia: non per sé, non come modo di ordinamento politico, ma in quanto essa può meglio giovare al grande e loro unico intento: pensioni e impieghi». Negli stessi termini si esprimevano funzionari statali, soldati e ufficiali dell’esercito piemontese di occupazione, i quali non vedevano l’ora di tornarsene a casa. La risposta del governo piemontese fu molto dura: il sud venne trattato alla stregua di una colonia “da far progredire a suon di calci e cannoni”, come disse un generale impegnato nella lotta al brigantaggio. Calci e cannoni furono gli argomenti usati lungo tutto il secolo per fermare l’antirisorgimento e terrorizzare ogni eventuale opposizione.
    Parlamento Spaccato su Base Regionale
    Fatalmente, subito dopo l’unità, i parlamentari si divisero su base regionale. Ancora nell’agosto del 1875 Salvatore Nicotera, deputato della Sinistra e ministro degli Interni (1891-92) annotava l’odio dei deputati lombardi (“meno tre”) verso tutti i colleghi che appartenevano all’Italia meridionale.
    Contemporaneamente, è ancora l’Opinione a scrivere: “Chi entra a Montecitorio scorge due popoli, due razze tra loro ben distinte e divise: la razza nordica, a destra, la razza meridionale, a sinistra”. E non sono che pallidi esempi dei commenti allora in voga. Le accuse più frequenti riguardavano il pesante tributo di tasse che il nord era costretto a pagare, mentre dal sud, che invece era molto più esigente nel richiedere finanziamenti, ne arrivavano parecchio meno. Ben presto, i deputati del sud fecero blocco unico; il quotidiano napoletano Roma (significativo il nome della testata), ne era l’organo ideologico. Non è un caso se, tra i problemi politici anche allora più citati, vi era la difficoltà di raggiungere il pareggio di bilancio, o l’instabilità delle maggioranze e dei governi, una caratteristica tutta italiana che dura ancora oggi. Seriamente si parlava di una scarsa tenuta dell’unità nazionale. Ma al di là delle molte lettere private, di qualche attento articolo, di pur notevoli episodi di “brigantaggio” tuttavia rimasti isolati (e strumentalizzati...) la protesta contro l’unità non alzò mai la voce. Questo perché il blocco meridionale dei deputati riuscì in gran parte nell’intento di egemonizzare la “sinistra sociale” e a far leva sui deputati provenienti da altre aree del Paese, soprattutto del centro, non altrettanto evolute, per questo strettamente attaccate al movimento risorgimentale guidato dalla massoneria ufficiale, le cui logge (ma questo il libro della Petraccone non lo dice) divennero il vero laboratorio dell’unità italiana.
    Perché l’Unità Ha Tenuto
    Gran parte dell’Italia era analfabeta, poco informata e molto sottosviluppata: aveva quindi tutto l’interesse a rimanere attaccata al nord, le cui industrie, nonostante l’insofferenza degli abitanti per l’impatto con il Mezzogiorno, poterono crescere se non altro grazie alla politica protezionista in voga in tutti i governi europei, italiani compresi.
    Si comprende come l’unità d’Italia realizzata in quelle condizioni, oggi non sarebbe possibile. Nonostante il progresso tecnologico, l’espansione delle aziende e la qualificazione della forza lavoro, il tenore di vita delle masse settentrionali rimaneva ipotecato da un pesante sistema di tassazione che impedì alla Padania di crescere alla stregua delle altre nazioni europee: meno servizi pubblici e infrastrutture, meno accumulo dei risparmi, meno benessere.
    Inoltre, i meridionali che ormai controllavano - già a un decennio dall’unità - la politica nazionale, occuparono progressivamente i posti disponibili negli impieghi statali, dal vertice dello Stato all’umile carabiniere. Nell’ultima fase del turbolento XIX secolo, Milano divenne l’anticapitale per eccellenza; slogan quali “Roma ladrona” erano già stati coniati da un pezzo; e fu questo il vero movimento bloccato da Bava Beccaris. Le differenze antropologiche tra nord e sud cominciano a essere studiate da fior di scienziati del nord, soprattutto massoni dissenzienti, i quali arrivavano a conclusioni sconfortanti circa l’inferiorità congenita della razza meridionale, visibilmente incapace di aggregarsi in modo moderno attorno all’idea di Stato. Teorie fedelmente riportate dal libro della Petraccone, che oggi verrebbero bollate senza mezzi termini come razziste, quando non leghiste, ma che sono significative di un clima di esasperazione. Alla Padania, che ormai era nata come concetto, anche se non di nome, è mancato un contesto internazionale per giungere a imporre sulla Penisola uno Stato federale: appigli potevano offerti dagli imperi centrali, ma presto sarebbero crollati in tanti pezzi.


  2. #2
    L'Italia nn esiste
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    bell'intervento. ma stai certo che continuando di questo passo, si arriverà alla resa dei conti

  3. #3
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    Come al solito, un post carico di ideologia ma completamente scarso se non addirittura privo di cifre, di fatti (a parte le cannonate ancora astutamente sabaude tramite Bava Beccaris e forse il numero dei parlamentari meridionali).
    Gli autori che parlano di miseria pre unitaria non è che dovevano inventarsi delle grandi camminate nel Regno per scovarla: la miseria c'era in tutta Europa - ed in Inghilterra, dove l'industrializzazione era iniziata il secolo prima, era ancora peggiore -, ...per non parlare poi del resto del mondo.
    In ogni caso, il buon senso dice che se vieni a casa mia e mi demolisci tutto, e poi, per dei marchingegni misteriosi mi trovo ad abitare a casa tua, non è che ti puoi lamentare più di tanto se la faccio anche da padrone a casa tua (oltretutto, magari ci lavoro pure...a scanso delle affermazioni scientifiche)...caso mai, per mettere a posto tutto, dovresti come prima mettermi a posto di nuovo casa mia, e la cosa più difficile è quella di resuscitare tutti i morti che hai causato con entrare a casa mia con la prepotenza e senza che nessuno ti aveva invitato!
    La ricchezza nel Regno non era solo di facciata!
    I ladri vi andarono e trovarono pure quello che cercavano.

    ..e magari far leggere questi dati alla scribacchina "studiosa"?...(Santa Pazienza e Santa Patonza fate in maniera che le "donne" degli imbecilli non sfornino più bambini idioti):

    Primati del Regno delle Due Sicilie
    http://it.wikipedia.org/wiki/Primati...le_Due_Sicilie


    Primati del Regno delle Due Sicilie


    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    Vai a: Navigazione, cerca
    Di seguito, i 52 primati del regno delle Due Sicilie, tratti da: Gennaro De Crescenzo - "Le Industrie del Regno di Napoli":
    • 1735: Prima Cattedra di Astronomia, in Italia, affidata a Napoli a Pietro De Martino
    • 1754: Prima Cattedra di Economia, nel mondo, affidata a Napoli ad Antonio Genovesi
    • 1762: Accademia di Architettura, una delle prime e più prestigiose in Europa
    • 1763: Primo Cimitero italiano per poveri (il "Cimitero delle 366 fosse", nei pressi di Poggioreale a Napoli, su disegno di Ferdinando Fuga)
    • 1781: Primo Codice Marittimo nel mondo (opera di Michele Jorio)
    • 1782: Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare
    • 1783: Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo)
    • 1789: Prima assegnazione di "Case Popolari" in Italia (San Leucio presso Caserta).
    Prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio)
    • 1792: Primo Atlante Marittimo nel mondo (Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, Atlante Marittimo delle Due Sicilie. (vol. I) elaborato dalla prestigiosa Scuola di Cartografia napoletana)
    • 1801: Primo Museo Mineralogico del mondo
    • 1807: Primo "Orto Botanico" in Italia a Napoli di concezione moderna,
    • 1812: Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo
    • 1813: Primo Ospedale Psichiatrico italiano (Reale Morotrofio di Aversa)
    • 1818: Prima nave a vapore nel mediterraneo "Ferdinando I"
    • 1819: Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte
    • 1832: Primo Ponte sospeso (il Ponte "Real Ferdinando" sul Garigliano), in ferro, in Europa continentale
    • 1833: Prima Nave da crociera in Europa "Francesco I"
    • 1835: Primo istituto italiano per sordomuti
    • 1836: Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel Mediterraneo
    • 1839: Prima Ferrovia italiana, tratto Napoli-Portici, poi prolungata sino a Salerno via Nocera, Castellammare di Stabia e a Caserta e Capua.
    Prima Illuminazione a Gas di una città italiana (terza in Europa dopo Londra e Parigi) con 350 lampade
    • 1840: Prima Fabbrica Metalmeccanica d'Italia per numero di operai (1050) a Pietrarsa presso Napoli
    • 1841: Primo Centro Sismologico in Italia presso il Vesuvio.
    Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia
    • 1843: Prima Nave da guerra a vapore d'Italia (pirofregata "Ercole"), varata a Castellammare.
    Primo Periodico Psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglia
    • 1845: Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa.
    Primo Osservatorio Meteorologico italiano (alle falde del Vesuvio)
    • 1848: Primo esperimento di illuminazione a luce elettrica d'Italia a Lecce, per opera di mons. Giuseppe Candido. Illuminazione dell'intera piazza in occasione della festa patronale.
    • 1852: Primo Telegrafo Elettrico in Italia (inaugurato il 31 Luglio).
    Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (nel porto di Napoli).
    • 1853: Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l'America (Il "Sicilia" della Società Sicula Transatlantica di Salvatore De Pace: 26 i giorni impiegati).
    Prima applicazione dei principi Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi
    • 1856: Primo Premio Internazionale per la Produzione di Pasta (Mostra Industriale di Parigi).
    Primo Premio Internazionale per la Lavorazione di Coralli (Mostra Industriale di Parigi) Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Calmieri
    • 1859: Primo Stato Italiano in Europa produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno)
    • 1860: Prima Flotta Mercantile e prima Flotta Militare d'Italia (seconda nel mondo).
    Prima nave ad elica (Monarca) in Italia varata a Castellammare. Più grande Industria Navale d'Italia per operai (Castellammare di Stabia 2000 operai) Primo tra gli Stati italiani per numero di Orfanotrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza e Formazione. La più bassa percentuale di mortalità infantile d'Italia. La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia. Prima città d'Italia per numero di Teatri (Napoli) Prima città d'Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli). Primo "Piano Regolatore" in Italia, per la Città di Napoli. Prima città d'Italia per numero di Tipografie (113, in Napoli). Prima città d'Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste. La più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120% alla Borsa di Parigi). Il Minore carico Tributario Erariale in Europa. Maggior quantità di Lire-oro nei Banchi Nazionali (dei 668 milioni di Lire-oro, patrimonio di tutti gli Stati italiani messi insieme, 443 milioni erano del regno delle Due Sicilie). Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Primati...le_Due_Sicilie"
    Categoria: Regno delle Due Sicilie








    Veduta di Napoli nella Tavola Strozzi; fine sec. XV. Napoli, Museo di San Martino.
    E' la più antica immagine nota di Napoli, dipinta tra il 1472 e il 1473 e donata da Filippo Strozzi al re Ferrante d'Aragona. Rappresenta l'arrivo in porto della flotta aragonese dopo la vittoria navale del 1465 su Giovanni d'Angiò.




    Gaeta nel XVI secolo, dal fondo Rocca presso la Biblioteca Angelica di Roma: disegno a penna con inchiostro marrone acquerellato in azzurro; rappresenta la città alle pendici del monte Orlando sovrastato dall'omonima torre, con il borgo antico fuori le mura; in basso, legenda dei punti di maggior interesse, tra cui "il monte rotto quando fu la passione di Cristo".

    Gaeta nel vol. IV di Costa da Torre Canneto / al Capo delle Armi, Isole Gaetane e Partenopee / Studi per la compilazione del Portolano / per Torpediniere ... comandante / Alfredo Lucifero / Tenente di Vascello, 1893 (Genova, I.I.M.)

    La città da una diversa angolazione in un secondo acquerello di Alfredo Lucifero.

  4. #4
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    questa è storia!!!!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da NOGARIBALDI Visualizza Messaggio
    questa è storia!!!!
    ...sui "record" del Regno, è stato omesso il più importante: mentre da tutte le Nazioni europee (Centro Nord italiano compreso...) si emigrava, dal Regno forse andava via "per spasso" solo qualche sparuto gruppo di cittadini...ma fondamentalmente non si emigrava.
    E se da una Nazione non si emigra, significa che la povertà esistente è ben controllata...
    Oggi, per esempio, si parla in Svizzera (il 20% della forza lavoro è straniera....e dove la disoccupazione è la maggiore) di 1 milione di poveri...ma nessuno fa la fame!

    ...per Messina ho trovato solo questa opera:

    Messina Il nome della città deriva dal greco M e s s h n h, divenuto in latino Messana, e registrato con vocabolo simile negli scrittori arabi medievali. In epoca precedente la città era invece chiamata Z a g k l h, derivato dal vocabolo che significa "falce", per via della forma del suo porto naturale.

    Il Porto di Messina dal Palazzo del Senato. Olio di Jacob Phillip Hackert presso la Reggia di Caserta (dal saggio critico di Paolo Bembo), Rivista Marittima, marzo 2002.

    Ma sulla Sicilia in generale:

    Pantelleria
    L'isola fu conquistata dagli Arabi all'inizio del secolo VIII. Anticamente era denominata Cossyra e come tale figura nei testi arabi medievali.
    Il nome attuale è di origine alquanto incerta: è stato messo in relazione con il basso latino Pontalaria, cioè "tettoia", come pure da un termine Panthalassia, composto da Pan, "tutto", e Thalassia, "marina", che ben si addice all'isola.

    W. H. Smyth, Pantelleria, 1823, Incisione di J. Walker, mm 460 x 605 (impronta del rame), scala grafica in iarde, [ca 10.000] (Genova, I.I.M.)

    Siracusa Il nome risale al greco S u r a k o u sa i e al latino Syracusae, che hanno termini corrispondenti presso autori arabi. Tutti deriverebbero, con riferimento alla locale palude salmastra, da una radice indoeuropea sur - composta con aku "acqua" - che ha generato le voci "salato, amaro", anche in lingue lontane da quelle mediterranee, per esempio sauer in tedesco o sour in inglese.

    Siracusa dal fondo Rocca presso l'Archivio Agostiniano: veduta a volo d'uccello della città ripresa da est, in un disegno a penna con inchiostro marrone e acquerello.

    Il lungomare di Siracusa, in un'incisione da La Terra / trattato popolare / di / geografia universale ..., di G. Marinelli e altri, vol. IV, Milano, Vallardi, 1894



    Marsala
    In epoca classica la città, nei pressi di Capo Lilibeo, corrispondeva appunto a D i l u b a i o n, la cui origine è oscura.
    Distrutta nel Medioevo, fu ricostruita e fortificata dal Conte Ruggero e assunse il nome arabo di marsa Ali, cioè "porto di Alì o Allah".

    Marsala, dall'album delle Vedute e descrizioni dei fari e semafori sulle coste d'Italia eseguite a bordo del R. Piroscafo Tripoli comandato dal Capitano di Fregata E. di Persano e pubblicate dell'Ufficio Idrografico della R. Marina sotto la direzione del Capitano di Fregata G. B. Magnaghi, 1887 (Genova, I.I.M.)



    Etna
    Narra la mitologia che Urano e Gea avevano per figlia la ninfa A i t n h, che viveva in Sicilia, la terra dei vulcani, la quale intervenne come mediatrice nella disputa tra Efesto e Demetra, per il controllo dell'isola.
    E' considerata la madre dei Palici che avrebbe avuto da Efesto. Costoro erano due dei gemelli che nacquero dal sottosuolo, dove la madre si era nascosta prima della nascita, per sfuggire dall'ira di Era. Il loro nome significa infatti "Quelli che tornano". Il loro culto era collocato nei pressi del lago di Naftia, vicino Lentini, ed erano considerati i numi dei giuramenti: quando qualcuno ne pronunciava uno, lo scriveva su una tavoletta che gettava nel lago; se la tavoletta galleggiava il giuramento era veritiero, altrimenti gli dei punivano gli spergiuri accecandoli.
    Etna deriva dalla radice indoeuropea aidh, con il significato di "fuoco", da cui il greco a i q w "brucio" e il latino aedes.
    Le origini leggendarie del vulcano si ricollegano ai miti di Efesto, dei Ciclopi, di Tifone.
    Il nome corrente del vulcano, invece, era anticamente Mongibello, dal latino mons reiterato dall'arabo gabal "monte", come a dire "il monte per eccellenza".

    Catania con l'Etna fumante, nella Nuova grande illuminante face del mare, pubblicata dal J. van Keulen nel 1695.



    Agrigento
    Fondata dai Greci, si chiamò Akragas, probabilmente dal greco akros "sommità (del monte)". Con la conquista romana, il nome fu latinizzato in Agrigentum, e divenne Karkint o Karint in arabo, che poi si modificò in Girgenti nel latino tardo dell'Alto Medioevo.

    Girgenti (Agrigento), dal III vol. del Nieuwe Groote Lichtende Zee-Fakkel, ovvero un portolano dei mari del mondo pubblicato da Johannes van Keulen tra il 1681 e il 1684 in cinque volumi in folio, ai quali - nel 1753 - se ne aggiunse un sesto per la navigazione lungo le coste asiatiche. Tale III volume fu pubblicato in italiano nel 1695 con il titolo La nuova grande illuminante face del mare (Genova, I.I.M.)



    ....e queste incisioni o pitture, dimostrano che le città del Meridione non erano poi così diverse dal quelle del Centro Nord...anche se appena i Piemontesi vi misero piede, dissero di essere giunti nei deserti e fra le popolazioni sporche e negre degli affricani...

  6. #6
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    ma non si può tornare indietro nel rempo???

    http://www.messinafortificata.it/messinafalce.htm

  7. #7
    Notturno tra fresche abetaie
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    [QUOTE=ARTISTA;5931495][CENTER][CENTER][CENTER][I][FONT=Times New


    Noi non siamo la ex Yungoslavia! I nostri padri morirono per unire l'Italia, ed i sicari come te la vogliono divedere.
    VERGOGNATI almeno un pò.

  8. #8
    L'Italia nn esiste
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    Noi non siamo la ex Yungoslavia! I nostri padri morirono per unire l'Italia, ed i sicari come te la vogliono divedere.
    VERGOGNATI almeno un pò.
    i

    i "tuoi" padri sono morti ammazzando la gente di uno stato che non gli apparteneva e che è stato annesso con l'inganno, la violenza e tutto quello che purtroppo ne è conseguito, vergognati tu e tutti i tuoi simili

  9. #9
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    [QUOTE=NOGARIBALDI;5933212]
    Citazione Originariamente Scritto da Gufo Reale Visualizza Messaggio
    i

    i "tuoi" padri sono morti ammazzando la gente di uno stato che non gli apparteneva e che è stato annesso con l'inganno, la violenza e tutto quello che purtroppo ne è conseguito, vergognati tu e tutti i tuoi simili
    Sei amico del polenta mezzarazza??
    Non è vero, i miei padri hanno ucciso nessuno! Forse i tuoi!!
    PISTOLA O SCIABOLA?

  10. #10
    L'Italia nn esiste
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    [quote=Gufo Reale;5933741]
    Citazione Originariamente Scritto da NOGARIBALDI Visualizza Messaggio

    Sei amico del polenta mezzarazza??
    Non è vero, i miei padri hanno ucciso nessuno! Forse i tuoi!!
    PISTOLA O SCIABOLA?
    figurati i miei io sono siciliano, abbastanza ovvio vista la stanza in cui siamo

 

 
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