Il problema del futuro patrimonio immobiliare del Pd.
Partito democratico s.p.a.
Ds e Margherita: verso un matrimonio con separazione dei beni
Genova, 19 giu. - La lunga marcia che porterà alla nascita del
Partito democratico appare piena di ostacoli. Non bastano i problemi causati dalla lotta per la leadership del nuovo soggetto: a questi si aggiungono anche quelli per il
patrimonio immobiliare passato (e cioè di Ds e Margherita) e futuro (ossia del Pd).
Le
sedi del Partito comunista italiano sono state ereditate dai Democratici di sinistra che, quando non le hanno vendute per pagare i debiti (l’esempio più famoso è quello di
Botteghe Oscure), le hanno mantenute come loro sezioni, federazioni o sedi regionali. Ad oggi sono oltre
settemila locali, spesso di pregio e di cospicuo valore, mentre i circoli della Margherita sono per lo più in affitto. A questo fa da contrappeso
una situazione debitoria piuttosto pesante per Fassino e compagni, anche se in via di risanamento, e fermo restando che comunque risulta
molto inferiore rispetto al valore delle attuali proprietà del partito.
Il tesoriere dei Ds,
Ugo Sposetti, ritiene che
non necessariamente le vecchie sedi dei soggetti fondatori dovranno diventare automaticamente del Pd. Anzi. Le stanze dove ancora oggi sono appesi alle pareti i ritratti di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, accanto a quelli dei partigiani caduti, non saranno trasformate e magari dipinte nell’arancione tanto gradito ai democratici. Nuove figure, scelte accuratamente tra quelle che formano il pantheon del nuovo partito, non sostituiranno le immagini dei vecchi leader, o almeno non per ora. Ma il motivo non è un improvviso ripensamento nostalgico o una nuova linea politica.
La ragione è solo ed esclusivamente economica. I dirigenti diessini devono aver pensato che fondere i propri averi con chi non ne ha non è una gran bella idea. Inoltre in caso di cattivo funzionamento del
matrimonio sarà più facile tornare indietro, mentre già adesso devono affrontare i
problemi che stanno sorgendo con le rivendicazioni da parte di Fabio Mussi e dei suoi di
Sinistra democratica, per le sezioni nelle quali sono maggioritari. La soluzione è semplice:
i soci promotori si terranno i loro rispettivi beni (e debiti),
magari creando apposite fondazioni che poi potranno affittare o vendere i locali sia al partito nascituro che, perché no, a privati.
Il Partito democratico non è ancora nato e già si trova spogliato di tutto. Appare abbastanza difficile capire come un nuovo soggetto politico potrà continuare a vivere se quello che doveva essere il suo patrimonio viene tenuto da chi, teoricamente, non esiste più. Forse è venuto il momento che la politica italiana riscopra il suo senso; o che si trasformi una volta per tutte
in società per azioni: anziché votare acquisteremo così pacchetti azionari e spereremo nei dividendi.
Matteo Lai