Nessun ripensamento? «No. Nonostante Delio Rossi e, soprattutto, mia moglie abbiano provato a farmi cambiare idea. Teme molto la mia maggiore presenza domestica...».
Di Moggi, suo ex d.g., che pensa? «Che è stato il dirigente più importante del nostro calcio degli ultimi anni. Nel bene e nel male. È arrivato un momento in cui ha pensato di poter fare qualsiasi cosa. Però se è giunto a tanto è anche perché gli altri glielo hanno consentito».
Alla Juve i suoi momenti più belli? «Sì. Su tutti la Coppa dei Campioni vinta con l'Ajax e l'Intercontinentale. Però di Champions potevamo vincerne almeno un'altra (finali perse con Borussia Dortmund e Real, ndr) ».
La delusione più grande? «Il flop della Lazio 2000-01: eravamo i più forti d'Europa, non vincemmo nulla. Il cruccio maggiore resta però la squalifica per doping (caso-Lipopill: lui e Carnevale fermati per un anno, ndr)».
E il processo per doping alla Juve? «Mah. Dico solo che il concetto di abuso di farmaci è un po' generico. Il doping si combatte con regole certe».
L'anno scorso in Germania ha saldato il debito con la Nazionale. Ancora una volta con Lippi in panchina. «Gli devo molto. Il suo pregio? Grande trascinatore. Il difetto lo conoscono tutti: è permaloso. Alla Juve lo prendevamo in giro perché si toccava sempre il naso: non si divertiva...».
E gli altri tecnici? «Sacchi è l'uomo che ha cambiato il calcio in Italia. Liedholm era una specie di totem, soprattutto per noi giovani. Delio Rossi è stato una rivelazione: non pensavo fosse così bravo».
E i dirigenti? «Viola e Boniperti avevano caratteri difficili, ma ce ne fossero così... L'avvocato Agnelli mi telefonava all'alba per chiedermi quanto pesavo. Moratti è un buono: è la sua forza, ma anche il suo limite. Lotito? La sua caparbietà lo porterà lontano, ma deve delegare un po' di più».
Potrebbe farlo con lei, chiamandola a fare il dirigente. «Mi piacerebbe. Ma non andrò ad elemosinare un ruolo».




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semplicemente non mi ero accorto che c'era già su un altro topic... 
